Mag 25, 2026 Scritto da 

Ss. Trinità

Ss. Trinità (anno A)

(2Cor 13,11-13)

 

11 Per il resto, fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi.

12 Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano.

13 La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi. 

 

È il grande finale della seconda lettera ai Corinzi di San Paolo. È una sintesi mirabile di come si compie il cammino della santità cristiana in seno alla comunità.

“Siate gioiosi”. Perché ci sia gioia occorre che nel cuore vi dimori la verità di Cristo, che vi sia una fede pura in Dio. In questa certezza il cristiano deve sempre crescere. Può un uomo mantenere la gioia vivendo in un mondo di sofferenza e di peccato? La risposta è sì, perché quando si è nella gioia di Dio, tutto il resto diviene sopportabile, tutto il resto si trasforma in un inno di onore e di gloria per il Signore nostro Dio. Gesù Cristo ha mandato i suoi nel mondo per portare questa certezza.

“Tendete alla perfezione”. Il battesimo non ci fa perfetti, ci immette sulla via della perfezione. Ognuno sarà responsabile di se stesso al fine di raggiungere la perfezione cui il Signore lo chiama. La perfezione è il raggiungimento della forma di vita di Cristo in noi. Vivere come è vissuto Cristo non significa compiere le cose che lui ha compiuto, ma ubbidire al Padre celeste come lui ha ubbidito.

“Fatevi coraggio a vicenda”. Nel cammino verso la perfezione, non siamo soli. Camminiamo insieme agli altri, formiamo una comunità, siamo un popolo in marcia verso il raggiungimento della terra promessa, che per noi è il paradiso. In questo lungo cammino, a volte duro e faticoso, è necessario che ci si sostenga a vicenda, che ci si incoraggi, che ci si offra la mano per aiutarci e aiutare. A volte è sufficiente una parola, un richiamo, un incoraggiamento, perché l’altro non si abbatti, non si scoraggi, non torni indietro. L’incoraggiamento deve essere un frutto di amore che sgorga dal nostro cuore pieno di Gesù Cristo. Se Gesù non è nel nostro cuore, non possiamo incoraggiare; l’incoraggiamento potrebbe rivelarsi deleterio per l’altro, perché potrebbe essere interpretato male dall’altro, come un giudizio severo, o peggio, come una umiliazione. Quando invece l’amore di Cristo sovrabbonda in noi, l’altro lo vede, lo coglie, può lasciarsi salvare da esso, riprendendo il cammino della perfezione verso il raggiungimento della salvezza.

“Abbiate gli stessi sentimenti”. È l'atteggiamento delle persone “simpatiche” che sanno entrare in sim-patia. Troppe volte la nostra comunità cristiana ha una faccia anti-patica e le persone molto devote e molto praticanti per lo più risultano antipatiche. Non è di certo autentica devozione se l'andare tante volte a messa e se lo stare tanto in chiesa produce un aspetto antipatico, per cui di fronte all'altro anziché “sentire insieme” ci si scontra. L'incontro con Dio deve renderci capaci di avere gli stessi sentimenti, di diventare simpatici, capaci di relazioni buone con gli altri. Gli stessi sentimenti sappiamo quali devono essere: sono quelli che erano nel cuore di Cristo Gesù, ovvero essere tra i fratelli colui che serve, non colui che è servito.

“Vivete in pace”. Non c’è lettera di Paolo che non risuoni di questo invito, che non sia un appello accorato alla pace. La pace è dono di Dio, ma come ogni dono, essa è posta nella volontà dell’uomo, il quale deve essere lui a voler conservare la pace che Dio ha posto nel cuore.  

“E il Dio dell'amore e della pace sarà con voi”. Realizzando la pace, i credenti avranno la gioia di  sperimentare la presenza di Dio in mezzo a loro. Dio si offre per primo; se l’uomo gli apre la porta, egli rimane nel suo cuore e nella sua vita. Se invece l’uomo gli chiude la porta, e gliela può chiudere in ogni momento, Dio abbandona la sua dimora e al suo posto subentra il satana che prende posto nel cuore dell’uomo e lo dirige verso il male.

“La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi”. Questo augurio, o preghiera, uno dei più bei testi trinitari del Nuovo Testamento, è divenuto saluto iniziale nella santa messa.

Nell'originale greco non c'è il verbo che la traduzione italiana riporta con “siano”. La liturgia adopera il singolare “sia” perché è una realtà sola, è il mistero trinitario. La grazia del Signore Gesù è la stessa cosa dell'amore di Dio ed è la stessa cosa della comunione dello Spirito Santo. Non sono tre cose che si sommano ma sono una unica realtà, e allora il testo greco, correttamente, non adopera il verbo. Il latino è una copia perfetta del greco: “Dominus vobiscum” cioè “Il Signore con voi”. Il verbo essere non c'è.

La formula “Il Signore con voi” sembra più asseverativa (cioè, sostiene una realtà), piuttosto che un augurio. Dal momento che nella celebrazione eucaristica siamo riuniti come assemblea credente, come Corpo di Cristo, allora “Il Signore con voi” diventa una presa di coscienza della realtà: Il Signore è presente perché siamo raccolti, noi sue membra, a formare il suo corpo che è la Chiesa.

La charis (grazia), l'agapē (l'amore divino), e la koinōnìa (la comunione). Le tre Persone divine sono qualificate da questi tre aspetti che però sono quasi sinonimi. Grazia, amore e comunione indicano lo stare insieme con affetto, con amicizia, con bontà, e la comunità può costituirsi come Chiesa di Dio solo se riceve continuamente questo stile che unisce la vita trinitaria. La Chiesa è il riflesso della Trinità, la Chiesa può essere Chiesa solo se vive dell'amore trinitario.

 

 

 Argentino Quintavalle, autore dei libri 

- Apocalisse commento esegetico 

- L'Apostolo Paolo e i giudaizzanti – Legge o Vangelo?

  • Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo nel mistero trinitario
  • Il discorso profetico di Gesù (Matteo 24-25)
  • Tutte le generazioni mi chiameranno beata
  •  Cattolici e Protestanti a confronto – In difesa della fede
  •  La Chiesa e Israele secondo San Paolo – Romani 9-11

 

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Argentino Quintavalle

Argentino Quintavalle è studioso biblico ed esperto in Protestantesimo e Giudaismo. Autore del libro “Apocalisse - commento esegetico” (disponibile su Amazon) e specializzato in catechesi per protestanti che desiderano tornare nella Chiesa Cattolica.

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Christ reveals his identity of Messiah, Israel's bridegroom, who came for the betrothal with his people. Those who recognize and welcome him are celebrating. However, he will have to be rejected and killed precisely by his own; at that moment, during his Passion and death, the hour of mourning and fasting will come (Pope Benedict)
Cristo rivela la sua identità di Messia, Sposo d'Israele, venuto per le nozze con il suo popolo. Quelli che lo riconoscono e lo accolgono con fede sono in festa. Egli però dovrà essere rifiutato e ucciso proprio dai suoi: in quel momento, durante la sua passione e la sua morte, verrà l'ora del lutto e del digiuno (Papa Benedetto)
For the prodigious and instantaneous healing of the paralytic, the apostle St. Matthew is more sober than the other synoptics, St. Mark and St. Luke. These add broader details, including that of the opening of the roof in the environment where Jesus was, to lower the sick man with his lettuce, given the huge crowd that crowded at the entrance. Evident is the hope of the pitiful companions: they almost want to force Jesus to take care of the unexpected guest and to begin a dialogue with him (Pope Paul VI)
Per la prodigiosa ed istantanea guarigione del paralitico, l’apostolo San Matteo è più sobrio degli altri sinottici, San Marco e San Luca. Questi aggiungono più ampi particolari, tra cui quello dell’avvenuta apertura del tetto nell’ambiente ove si trovava Gesù, per calarvi l’infermo col suo lettuccio, data l’enorme folla che faceva ressa all’entrata. Evidente è la speranza dei pietosi accompagnatori: essi vogliono quasi obbligare Gesù ad occuparsi dell’inatteso ospite e ad iniziare un dialogo con lui (Papa Paolo VI)
A life without love and without truth would not be life. The Kingdom of God is precisely the presence of truth and love and thus is healing in the depths of our being. One therefore understands why his preaching and the cures he works always go together: in fact, they form one message of hope and salvation (Pope Benedict)
Una vita senza amore e senza verità non sarebbe vita. Il Regno di Dio è proprio la presenza della verità e dell’amore e così è guarigione nella profondità del nostro essere. Si comprende, pertanto, perché la sua predicazione e le guarigioni che opera siano sempre unite: formano infatti un unico messaggio di speranza e di salvezza (Papa Benedetto)
His slumber causes us to wake up. Because to be disciples of Jesus, it is not enough to believe God is there, that he exists, but we must put ourselves out there with him; we must also raise our voice with him. Hear this: we must cry out to him. Prayer is often a cry: “Lord, save me!” (Pope Francis)
Il suo sonno provoca noi a svegliarci. Perché, per essere discepoli di Gesù, non basta credere che Dio c’è, che esiste, ma bisogna mettersi in gioco con Lui, bisogna anche alzare la voce con Lui. Sentite questo: bisogna gridare a Lui. La preghiera, tante volte, è un grido: “Signore, salvami!” (Papa Francesco)
"The girl is not dead, but asleep". These words, deeply revealing, lead me to think of the mysterious presence of the Lord of life in a world that seems to succumb to the destructive impulse of hatred, violence and injustice; but no. This world, which is yours, is not dead, but sleeps (Pope John Paul II)
Let our prayer spread out and continue in the churches, communities, families, the hearts of the faithful, as though in an invisible monastery from which an unbroken invocation rises to the Lord (John Paul II)
La nostra preghiera si diffonda e continui nelle chiese, nelle comunità, nelle famiglie, nei cuori credenti, come in un monastero invisibile, da cui salga al Signore una invocazione perenne (Giovanni Paolo II)

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don Giuseppe Nespeca

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