Feb 3, 2026 Scritto da 

5a Domenica T.O.

5a Domenica T.O. (anno A)

(Mt 5,13-16)

 

Matteo 5:15 né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa.

Matteo 5:16 Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli.

 

Dice Gesù: quando si accende una lampada non la si può mettere sotto un recipiente, sarebbe assurdo, ma la si pone su di un candeliere, perché possa dare luce a tutti quelli che sono nella casa. Questo è il compito dei discepoli, che mettendo in pratica il messaggio delle beatitudini possono rendere un servizio vitale al mondo. I credenti sono definiti luce e lucerna. Il significato è identico dato che la lucerna ha a che fare con la luce che illumina, ma diversa è la loro illuminazione. In quanto luce la comunità è in riferimento al mondo e deve rendersi visibile in mezzo agli uomini come una città che è posta su un monte; mentre i singoli credenti, definiti nei loro rapporti intracomunitari, sono chiamati ad essere lucerne nei confronti di “tutti quelli che sono nella casa”.

La luce, quindi, deve brillare sia all'interno che all'esterno della comunità. La luce che illumina gli uomini deve partire dall'interno della comunità, per poi irradiarsi su tutti. È una luce che sgorga dall'intimo stesso di ogni credente, radicato nel Cristo risorto, che permea l'intera comunità, espandendosi, poi, sul mondo. Solo se ogni singolo credente brilla della luce del Risorto, la comunità ne sarà illuminata e diventerà luce per il mondo. La luce non modifica la realtà, la luce fa vedere la realtà.

Infatti, la conseguenza immediata della luce è proprio il vedere: "perché vedano" (v. 16), cioè l'accorgersi di una cosa nuova che è nata in mezzo agli uomini - l’agire stesso di Dio tra di loro - che devono vedere attraverso "le vostre opere buone". Queste opere buone del credente richiamano da vicino il ritornello della creazione: "E Dio vide che questo era buono". Le buone opere compiute dal credente sono in parallelo alla creazione di Dio. È significativo come l'atto creatore di Dio incominci proprio con la luce (Gn 1,3), e in questo contesto di luce, viene poi collocata l'intera creazione. Così il compiersi delle opere buone da parte del discepolo diventa la nuova dimensione in cui l'umanità è chiamata a entrare. Anzi, sono proprio queste opere buone che diventano la causa di una nuova umanità che loda Dio: "rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli". Dare gloria è un’espressione un po’ astratta. Spiegando in maniera semplice, possiamo dire: l’amore tradotto in opere. Quando gli uomini vogliono rendere gloria a Dio, non devono far altro che tradurre l’amore che vivono in gesti concreti verso gli altri. Lo scopo di queste opere è che gli uomini possano riconoscere Dio, e sentendosi amati possano scoprire nella propria vita che c’è un Dio che è Padre, che manifesta questo amore.

Il verbo “doxazō”, tradotto “rendere gloria”, verrà in seguito presentato da Gesù parlando ai farisei che vogliono “essere lodati dagli uomini” (Mt 6,2), vogliono essere glorificati dalle proprie opere; questa è la vera idolatria. Se facendo le mie opere, le opere buone, non cerco la gloria di Dio, ma cerco la mia gloria, mi sostituisco a Dio e voglio essere io il punto di attenzione, il soggetto che si attira il plauso, le lodi. Se le opere hanno questo risvolto negativo, non abbiamo più la luce che risplende.

La luce del cristiano è la sua nuova vita che vive tra gli uomini. Vita fatta di verità e di carità, di misericordia e di perdono. La diversità di vita fa la differenza, e questa differenza si trasforma in rendimento di gloria a Dio. Oggi è proprio questa differenza che fa difetto. Se la differenza non esiste, è segno che le opere del cristiano non sono di luce.

La fede non viene “dimostrata” ma viene “mostrata”, semplicemente, non attraverso una dimostrazione, che è un fatto intellettuale, che magari sa anche di dialettica: convincere l’altro. La fede si mostra: la relazione che hai con Dio e con gli altri brilla, fa capire, fa sentire, comunica. Allora viene glorificato il Padre che è nei cieli. 

 

È grande sotto ogni aspetto la nostra responsabilità di cristiani. 

 

 

 Argentino Quintavalle, autore dei libri 

- Apocalisse commento esegetico 

- L'Apostolo Paolo e i giudaizzanti – Legge o Vangelo?

  • Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo nel mistero trinitario
  • Il discorso profetico di Gesù (Matteo 24-25)
  • Tutte le generazioni mi chiameranno beata
  •  Cattolici e Protestanti a confronto – In difesa della fede
  •  La Chiesa e Israele secondo San Paolo – Romani 9-11

 

(Disponibili su Amazon)

670 Ultima modifica il Martedì, 03 Febbraio 2026 11:19
Argentino Quintavalle

Argentino Quintavalle è studioso biblico ed esperto in Protestantesimo e Giudaismo. Autore del libro “Apocalisse - commento esegetico” (disponibile su Amazon) e specializzato in catechesi per protestanti che desiderano tornare nella Chiesa Cattolica.

Email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
The Fathers made a very significant commentary on this singular task. This is what they say: for a fish, created for water, it is fatal to be taken out of the sea, to be removed from its vital element to serve as human food. But in the mission of a fisher of men, the reverse is true. We are living in alienation, in the salt waters of suffering and death; in a sea of darkness without light. The net of the Gospel pulls us out of the waters of death and brings us into the splendour of God’s light, into true life (Pope Benedict)
I Padri […] dicono così: per il pesce, creato per l’acqua, è mortale essere tirato fuori dal mare. Esso viene sottratto al suo elemento vitale per servire di nutrimento all’uomo. Ma nella missione del pescatore di uomini avviene il contrario. Noi uomini viviamo alienati, nelle acque salate della sofferenza e della morte; in un mare di oscurità senza luce. La rete del Vangelo ci tira fuori dalle acque della morte e ci porta nello splendore della luce di Dio, nella vera vita (Papa Benedetto)
There is the path of those who, like those two on the outbound journey, allow themselves to be paralysed by life’s disappointments and proceed sadly; and there is the path of those who do not put themselves and their problems first, but rather Jesus who visits us, and the brothers who await his visit (Pope Francis)
C’è la via di chi, come quei due all’andata, si lascia paralizzare dalle delusioni della vita e va avanti triste; e c’è la via di chi non mette al primo posto se stesso e i suoi problemi, ma Gesù che ci visita, e i fratelli che attendono la sua visita (Papa Francesco)
So that Christians may properly carry out this mandate entrusted to them, it is indispensable that they have a personal encounter with Christ, crucified and risen, and let the power of his love transform them. When this happens, sadness changes to joy and fear gives way to missionary enthusiasm (John Paul II)
Perché i cristiani possano compiere appieno questo mandato loro affidato, è indispensabile che incontrino personalmente il Crocifisso risorto, e si lascino trasformare dalla potenza del suo amore. Quando questo avviene, la tristezza si muta in gioia, il timore cede il passo all’ardore missionario (Giovanni Paolo II)
This is the message that Christians are called to spread to the very ends of the earth. The Christian faith, as we know, is not born from the acceptance of a doctrine but from an encounter with a Person (Pope Benedict)
È questo il messaggio che i cristiani sono chiamati a diffondere sino agli estremi confini del mondo. La fede cristiana come sappiamo nasce non dall'accoglienza di una dottrina, ma dall'incontro con una Persona (Papa Benedetto)
From ancient times the liturgy of Easter day has begun with the words: Resurrexi et adhuc tecum sum – I arose, and am still with you; you have set your hand upon me. The liturgy sees these as the first words spoken by the Son to the Father after his resurrection, after his return from the night of death into the world of the living. The hand of the Father upheld him even on that night, and thus he could rise again (Pope Benedict)
Dai tempi più antichi la liturgia del giorno di Pasqua comincia con le parole: Resurrexi et adhuc tecum sum – sono risorto e sono sempre con te; tu hai posto su di me la tua mano. La liturgia vi vede la prima parola del Figlio rivolta al Padre dopo la risurrezione, dopo il ritorno dalla notte della morte nel mondo dei viventi. La mano del Padre lo ha sorretto anche in questa notte, e così Egli ha potuto rialzarsi, risorgere (Papa Benedetto)
The Church keeps watch. And the world keeps watch. The hour of Christ's victory over death is the greatest hour in history (John Paul II)

duevie.art

don Giuseppe Nespeca

Tel. 333-1329741


Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001.
Le immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione.
L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno insindacabilmente rimossi.