Set 7, 2026 Scritto da 

24a Domenica T.O.

24a Domenica T.O. (anno A)  [13 settembre 2026]

 

Prima Lettura dal libro del Siracide (27,30-28,7)

Nell’insegnamento del saggio Ben Sira, vissuto verso il 180 poco prima della nascita di Gesù, si sente la progressiva scoperta del perdono nell’Antico Testamento. La Bibbia infatti può considerarsi come il tentativo paziente di Dio, attraverso i profeti, di estirpare la vendetta dal nostro cuore. Caino fu vendicato 7 volte e dopo di lui la spirale della violenza era così diffusa che Lamek si vantava di vendicarsi settanta volte sette. C‘è voluto uno sforzo paziente attraverso le leggi e la predicazione dei profeti, per cambiare questa tendenza. Ben Sira è al termine di questa catena di vendette e mette in luce la scoperta di Israele di determinarne la fine. Nell’odierno testo Ben Sira ricorre a tre utili considerazioni per predicare l’indulgenza.  Anzitutto, non si deve dimenticare la costante fedeltà di Dio verso il suo popolo, che invece spesso gli è stato infedele. Inoltre, se vuoi osservare i comandamenti di Dio non puoi conservare rancore verso il prossimo perché il precetto di amare il prossimo come se stessi implica di saper perdonare. E infine se pensassimo alla nostra morte, rinunceremmo facilmente a ogni forma di odio e di vendetta. Dice Ben Sira: “Per questo il Signore è paziente verso loro ed effonde su di loro la sua misericordia, vede e sa che la loro sorte è penosa perché abbonda nel perdono. La misericordia dell’uomo riguarda il suo prossimo mentre la misericordia del Signore concerne ogni essere vivente (Si 18,11-13). Il saggio invita a saper andare oltre le offese.  Inoltre, nella frase “l’uomo che si vendica sperimenterà la vendetta di Dio” c’è una verità concreta che ci tocca da vicino. Sono i piccoli passi nella logica della misericordia che ci preparano ad accogliere la misericordia di Dio e del resto come immaginare che Dio sia verso di noi misericordioso se noi rifiutiamo il più piccolo gesto di perdono verso gli altri?  Infine l’ultimo versetto: “Ricorda i precetti e non odiare il prossimo” ci porta a pensare alle parole di Gesù in croce: “Padre perdonali perché non sanno quel che fanno”. Ci fa capire che talora facciamo il male senza valutarne ogni conseguenza. e l’indulgenza divina va fino a dire che commettiamo il male per ignoranza. La traduzione ecumenica della Bibbia propone questa traduzione del versetto (28,7) “ricordati dell’alleanza di Dio e va oltre l’offesa” una bella definizione di perdono. Non si può certo cancellare un’offesa, ma occorre saper andare al di là. Dopo una ferita la pelle conserva la cicatrice ed è uguale per le ferite morali perché niente può cancellare una calunnia, un gesto di disprezzo, l’infedeltà. Le parole e i comportamenti producono frutti di veleno e non si può pensare di tornare indietro come se nulla fosse. Come dice Ben Sira, andare oltre non significa ignorare il passato, ma provare a cercare di riallacciare una relazione lacerata per una offesa accettando la possibilità di un nuovo avvenire. La parola perdono “per e dono” può dirci che è possibile il perdono che vada al di là dell’offesa e il perdono perfetto è in fondo opera dello Spirito santo. 

 

Salmo responsoriale (102/103)

Il Salmo 102/103 contiene 22 versetti, tanti quante sono le lettere dell’alfabeto ebraico. Per questo è chiamato salmo alfabetico e appartiene alla tradizione dei salmi di ringraziamento per l’Alleanza. È un grande canto di riconoscenza a Dio per tutti i suoi doni e le sue benedizioni. Un’altra caratteristica del salmo è il parallelismo: ogni versetto presenta due frasi che si richiamano e si completano, quasi come un dialogo tra due cori. Questo modo di esprimersi è molto comune nella Bibbia e serviva sia a facilitare la memoria sia a rendere più profondo il significato delle parole. Nel primo versetto «Benedici il Signore, anima mia, benedici il suo Nome santo, tutto il mio essere» il parallelismo ci fa comprendere due cose importanti. Innanzitutto, nella Bibbia il Nome indica la persona stessa: benedire il Nome del Signore significa quindi benedire Dio nella sua totalità. In secondo luogo, la parola «anima» non indica semplicemente una parte spirituale dell’uomo contrapposta al corpo. Nella mentalità biblica l’uomo è visto come un essere unificato: «anima» significa quindi la persona intera, tutto il proprio essere. Il salmo insiste poi sulla misericordia di Dio: «Non è in lite per sempre, non conserva per sempre il suo sdegno. Non ci tratta secondo i nostri peccati e non ci ripaga secondo le nostre colpe». Dio non segue la logica del «dare per avere», né quella del castigo proporzionato alla colpa. La sua logica è quella della gratuità e della misericordia. La Bibbia mostra come Israele abbia scoperto progressivamente il vero volto di Dio: non un Dio che tiene i conti delle nostre colpe, ma un Dio «tenero e misericordioso, lento all’ira e grande nell’amore» (Es 34,6). È questa la grande rivelazione biblica: Dio è completamente diverso dalle nostre immagini umane di giustizia e di giudizio. Per questo anche l’espressione «timore di Dio» deve essere compresa correttamente. Non significa avere paura di Dio. Quando scopriamo che Dio è Padre misericordioso e pieno di tenerezza, la paura può trasformarsi in atteggiamento filiale. Il timore di Dio, in senso biblico, è quindi un rispetto profondo unito alla fiducia, alla gratitudine e al desiderio di seguire la sua volontà. È come un bambino che ascolta il padre quando gli dice di non avvicinarsi al fuoco: non obbedisce perché ha paura del padre, ma perché sa che il padre lo ama e vuole proteggerlo. Il Salmo stesso lo esprime con un’immagine bellissima: «Come è tenero un padre verso i figli, così il Signore è tenero verso quelli che lo temono». Il cammino spirituale consiste quindi nel trasformare la paura in fiducia, fino a vivere davanti a Dio come figli amati. Dio non ci chiede una perfezione senza errori: quando cadiamo, la sua misericordia ci permette di ricominciare. La sua tenerezza «passa sopra» i nostri peccati e ci rialza. È la stessa tenerezza che Gesù mostrerà nella parabola del Padre misericordioso e del figlio prodigo. In sintesi: il Salmo 102/103 ci invita a benedire Dio con tutto il nostro essere e a riconoscere che il suo amore è molto più grande delle nostre colpe. Il vero «timore di Dio» non è terrore, ma fiducia, rispetto e amore filiale. Con Dio possiamo sempre ricominciare, perché la sua misericordia non viene meno.

 

Lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (14,7-9)

La frase centrale del testo è «Noi apparteniamo al Signore. Nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso» (Rm 14,7). San Paolo ci ricorda che non siamo persone isolate, indipendenti le une dalle altre. Attraverso il tempo e lo spazio siamo profondamente solidali. Il progetto di Dio è un’umanità così unita da diventare una cosa sola in Cristo, unità che trova il suo fondamento nella morte e risurrezione di Gesù, diventato «Signore dei morti e dei vivi». Il problema è che, anche tra i cristiani, possono nascere divisioni. Al tempo di Paolo le discussioni riguardavano soprattutto le regole alimentari: alcuni cristiani, provenienti dal giudaismo, erano molto rigorosi; altri, provenienti dal mondo pagano, erano più liberi. Paolo invita tutti a non giudicarsi: «Tu, chi sei per giudicare il servitore di un altro?» (Rm 14,4). La cosa essenziale non è avere tutti le stesse abitudini nel vivere la fede. L’essenziale è che tutti apparteniamo a Cristo. Anche oggi le divisioni possono nascere da questioni liturgiche o da differenti orientamenti sociali e politici perché coloro che condividono la stessa fede e lo stesso Battesimo possono compiere scelte diverse. Per Paolo nessuno deve sentirsi autorizzato a giudicare l’altro: ma ciascuno cerchi sinceramente di servire il Signore secondo la propria coscienza: «Chi mangia, mangia per il Signore, perché rende grazie a Dio; e chi non mangia, lo fa per il Signore e rende grazie a Dio». Questo significa che non esiste un’unica maniera di rendere grazie a Dio e la stessa fede può essere espressa in modi differenti. Il vero «sacrificio spirituale» consiste nell’offrire a Dio tutta la propria persona, con sincerità e amore facendolo ognuno secondo ciò che ritiene giusto con forme diverse, persino opposte, ma ciò che conta è il desiderio sincero di servire Dio. Paolo indica ciò che deve restare il centro della vita cristiana:«Il regno di Dio non è questione di cibo o di bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo» (Rm 14,17). Occorre cercare ciò che costruisce la comunità, favorisce la pace e rafforza le relazioni e la regola fondamentale è l’amore reciproco: «Rivalutatevi nel rispetto gli uni degli altri». Questo è il messaggio centrale: Il Battesimo ci rende tutti appartenenti a Cristo e per questo le nostre differenze — nelle pratiche religiose, nelle sensibilità, nelle scelte sociali o politiche — non devono diventare motivo di giudizio e divisione. Ciò che ci unisce è molto più importante di ciò che ci divide e la maturità cristiana consiste nel rispettare chi vive la fede in modo diverso dal nostro, evitando di giudicarlo, sapendo che tutti siamo chiamati a costruire pace, unità, rispetto e amore, dato che «nessuno di noi vive per se stesso» : apparteniamo infatti tutti al Signore.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (18,21-35)

Il vangelo presenta la parabola del servo spietato in tre momenti. 1. Il re condona il debito: una parabola sull’amore gratuito di Dio, che supera ogni nostro calcolo. Un servo ha contratto con il re un debito enorme, impossibile da restituire e secondo le leggi del tempo dovrebbe essere imprigionato insieme alla sua famiglia. L’uomo però supplica il re di avere pazienza e, mosso a compassione, il sovrano non solo gli concede più tempo, ma gli condona completamente il debito: «Non mi devi più nulla». 2. Il servo che non sa perdonare. Lo stesso servo, appena uscito, incontra un uomo che gli deve una somma piccolissima rispetto a quella che gli è stata condonata e, invece di avere pietà, pretende immediatamente il pagamento e lo fa mettere in prigione. Ha ricevuto un dono immenso, ma non è capace di concedere agli altri neppure una piccola parte di ciò che ha ricevuto. Per questo il re lo rimprovera: «Non dovevi anche tu avere pietà del tuo compagno, come io ho avuto pietà di te?» 3. Perdonare senza fare calcoli. Pietro chiede a Gesù: «Signore, quante volte dovrò perdonare il mio fratello? Fino a sette volte?» Gesù risponde: «Non sette volte, ma settanta volte sette», cioè senza limite. Il perdono non può diventare una contabilità: non dobbiamo stabilire quante volte abbiamo già perdonato o fino a dove siamo obbligati di farlo. Gesù rovescia la logica della storia di Caino e Lamech, quando la vendetta genera altra vendetta e la violenza si moltiplica senza fine. Gesù, alla vendetta senza misura di Lamech, contrappone un perdono senza misura e così, nella Bibbia Dio conduce progressivamente l’umanità fuori dalla spirale della violenza: dalla legge del taglione (occhio per occhio e dente per dente), che almeno limita la vendetta, si arriva alla scoperta del perdono rivelazione che raggiunge il pieno compimento nel sacrificio della Croce. Ma perché il servo della parabola perde il beneficio di ciò che aveva ricevuto? Non perché Dio smetta di donare, ma perché il nostro cuore può diventare incapace di accogliere e di trasmettere ciò che riceve. È come una terra diventata secca e impermeabile quando anche una pioggia abbondante non riesce a penetrarla perché prima bisogna lavorarla. Allo stesso modo, imparare a perdonare apre il nostro cuore e ci rende disponibili a ricevere nuovamente ciò che Dio ci offre. Un cuore chiuso nel rancore diventa incapace di lasciarsi trasformare. Il servo avrebbe dovuto essere così profondamente riconoscente per il debito che gli era stato condonato da non rifiutare la richiesta del suo compagno. Il punto centrale della parabola è che chi riconosce ciò che ha ricevuto diventa capace di donarlo a sua volta. Lo vediamo anche nell’episodio della donna adultera (Gv 8). Gli accusatori arrivano con le pietre in mano, pronti per lapidarla; Gesù li invita a guardare prima dentro se stessi, e uno dopo l’altro se ne vanno, cominciando dai più anziani non sentendosi più autorizzati a giudicare l’adultera perché consapevoli della propria fragilità. La scena completa così il messaggio della parabola di questa domenica: prima di condannare l’altro, ricordati che anche tu vivi grazie alla pazienza e alla bontà di Dio. Il cristiano non è colui che non sbaglia mai, ma colui che, avendo sperimentato la possibilità di ripartire, ne offre anche agli altri possibilità. Ci convertiamo veramente quando ciò che riceviamo da Dio trasforma il nostro modo di trattare gli altri.

 

+Giovanni D’Ercole

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

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Mary "Girl" [...] point of convergence and arrival of a complex of divine promises, mysteriously echoed in the very heart of history (Pope John Paul II)
Maria “Bambina” […] punto di convergenza e di arrivo di un complesso di promesse divine, echeggiate misteriosamente nel cuore stesso della storia (Papa Giovanni Paolo II)
Luke’s passage puts before the eyes a double slavery: that of man «with his hand paralyzed, slave of his illness», and that of the «Pharisees, scribes, slaves of their rigid, legalistic attitudes» (Pope Francis)
Il racconto di Luca mette davanti agli occhi una duplice schiavitù: quella dell’uomo «con la mano paralizzata, schiavo della sua malattia», e quella «dei farisei, degli scribi, schiavi dei loro atteggiamenti rigidi, legalistici» (Papa Francesco)
Origen says “we should practise this symphony” (Commentary on the Gospel according to Matthew, 14,1), in other words this harmony within the Christian community [Pope Benedict]
Dice Origene che “dobbiamo esercitarci in questa sinfonia” (Commento al Vangelo di Matteo 14, 1), cioè in questa concordia all’interno della comunità cristiana [Papa Benedetto]
Thus in communion with Christ, in a faith that creates charity, the entire Law is fulfilled. We become just by entering into communion with Christ who is Love (Pope Benedict)
Così nella comunione con Cristo, nella fede che crea la carità, tutta la Legge è realizzata. Diventiamo giusti entrando in comunione con Cristo che è l'amore (Papa Benedetto)
«Francis was reproaching his brethren too harsh towards themselves, and who came to exhaustion by means of vigils, fasts, prayers and corporal penances» [FS 1470]
«Francesco muoveva rimproveri ai suoi fratelli troppo duri verso se stessi, e che arrivavano allo sfinimento a forza di veglie, digiuni, orazioni e penitenze corporali» [FF 1470]
From a human point of view, he thinks that there should be distance between the sinner and the Holy One. In truth, his very condition as a sinner requires that the Lord not distance Himself from him, in the same way that a doctor cannot distance himself from those who are sick (Pope Francis)
Da un punto di vista umano, pensa che ci debba essere distanza tra il peccatore e il Santo. In verità, proprio la sua condizione di peccatore richiede che il Signore non si allontani da lui, allo stesso modo in cui un medico non può allontanarsi da chi è malato (Papa Francesco)
The life of the Church in the Third Millennium will certainly not be lacking in new and surprising manifestations of "the feminine genius" (Pope John Paul II)
Il futuro della Chiesa nel terzo millennio non mancherà certo di registrare nuove e mirabili manifestazioni del « genio femminile » (Papa Giovanni Paolo II)
And it is not enough that you belong to the Son of God, but you must be in him, as the members are in their head. All that is in you must be incorporated into him and from him receive life and guidance (Jean Eudes)
E non basta che tu appartenga al Figlio di Dio, ma devi essere in lui, come le membra sono nel loro capo. Tutto ciò che è in te deve essere incorporato in lui e da lui ricevere vita e guida (Giovanni Eudes)
Consequently, just as for Christ carrying the cross was not an option but a mission to be embraced for love, so it is for Christians too. In our world today, where the forces that divide and destroy seem to dominate, Christ does not cease to offer to all his clear invitation [Pope Benedict]

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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