Ago 15, 2026 Scritto da 

20a Domenica T.O.

20a Domenica del Tempo Ordinario (anno A)  [16 Agosto 2026]

 

Prima Lettura dal libro del profeta Isaia (56,1.6-7)

Questo brano attribuito al cosiddetto “Terzo Isaia” risale a dopo il ritorno dall’esilio di Babilonia, tra la fine del VI e l’inizio del V secolo a.C. Tornati a Gerusalemme gli Ebrei trovano la città occupata da stranieri, dei quali alcuni hanno iniziato a partecipare alla vita religiosa. Nasce un conflitto: alcuni sono per la salvaguardia rigorosa della propria identità, altri invece favorevoli a maggiore apertura. Il profeta, a nome di Dio, afferma che lo straniero sinceramente devoto non va escluso, chi ama il Signore e rispetta la sua alleanza può entrare nella comunità. Gli stranieri vengono integrati se osservano il sabato, rispettano l’alleanza, praticano la giustizia, vivono secondo la torah. Si compie così un passo verso l’accettazione dell’idea che la salvezza non è riservata a Israele perché, dice il Signore, “la mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutti i popoli.” Nella tensione tra identità e apertura (esclusione e inclusione) la permanente  difficoltà sta nel salvaguardare le esigenze della  fedeltà all’Alleanza con Dio senza chiudersi agli altri; un equilibrio delicato che riguarda tutte le religioni. Con Isaia si compie in Israele un passo decisivo verso una fede più inclusiva con stranieri integrati alla religione deli Ebrei. che vengono chiamati “proseliti”. 

 

Salmo responsoriale (66/67)

Il Salmo riflette sulla benedizione di Dio, che è augurio di felicità e sulla missione universale del popolo d’Israele. Siamo in una grande celebrazione nel Tempio di Gerusalemme mentre i sacerdoti benedicono il popolo con parole tratte dal libro dei Numeri: “Il Signore ti benedica e ti custodisca; faccia risplendere il suo volto su di te e ti conceda pace.” Emerge qui una verità importante: Dio non comincia a benedire quando il sacerdote lo chiede, ma sempre, per cui quando si dice “Che Dio ti benedica”, il desiderio non riguarda Dio, ma la nostra disposizione ad accogliere la sua benedizione. Dio non ha altro progetto che il bene delle sue creature per cui benedire significa letteralmente porre il suo Nome su qualcuno e poiché il nome indica la persona, essere benedetti significa vivere sotto la protezione di Dio, entrare nella sua presenza e lasciarsi illuminare dal suo amore. La benedizione stabilisce una relazione viva con Dio a cui i fedeli rispondono sempre Amen, che esprime il consenso ad accogliere questo dono divino. La benedizione è inoltre per tutti i popoli: “Ti lodino i popoli, o Dio, ti lodino tutti i popoli” per cui il popolo eletto benedetto deve diventare strumento di benedizione di Dio per tutta l’umanità. 

 

Seconda Lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (11, 13-15.29-32)

San Paolo passa dall’evangelizzazione agli Ebrei ai pagani. Prima della conversione sulla via di Damasco, san Paolo divideva l’umanità in due gruppi: il popolo ebraico e i pagani. Dopo l’incontro con Cristo risorto, comprese che la missione di Israele era portare il Messia a tutte le nazioni. Per questo il suo progetto era semplice: annunciare Gesù agli Ebrei e attraverso Israele far giungere il Vangelo a tutti i popoli.  Ad Antiochia di Pisidia. Paolo e Barnaba iniziarono a predicare nella sinagoga e furono ascoltati con interesse. La settimana successiva alcuni Ebrei accolsero il messaggio; altri lo rifiutarono con ostilità; molti pagani mostrarono invece interesse. Di fronte al rifiuto di gran parte degli Ebrei, Paolo dichiarò: Poiché respingete la Parola di Dio, ci rivolgiamo ai pagani. Questa scelta si ripeterà in altre città durante i suoi viaggi missionari. Secondo Paolo, l’apertura ai pagani nacque dal fatto che molti Ebrei non riconobbero Gesù come Messia. Paradossalmente, proprio questo rifiuto favorì la diffusione del Vangelo tra le nazioni. Perciò i cristiani provenienti dal paganesimo non devono sentirsi superiori agli Ebrei, perché la loro conversione è legata alla storia e alla missione di Israele. Dio dunque ha abbandonato Israele? Questa è la domanda centrale della riflessione di Paolo. La sua risposta è netta: no. Dio non revoca le sue promesse perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili. L’Alleanza stipulata da Dio con Israele rimane sempre valida e Paolo arriva a una conclusione molto audace: Dio permette che gli uomini sperimentino il loro rifiuto e i loro errori e sa trasformare anche le situazioni negative per la salvezza. I pagani hanno ricevuto la misericordia di Dio e anche Israele, un giorno, potrà riconoscere la stessa misericordia perché il progetto finale di Dio riguarda tutti. La sua Alleanza con Israele resta valida e la sua misericordia è destinata sia agli Ebrei sia ai pagani. 

 

Dal Vangelo secondo Matteo (15,21-28)

La scena evangelica dell’ostinazione della Cananea arriva subito dopo un insegnamento di Gesù sulla purezza rituale. Nel mondo ebraico la purezza non è assenza di peccato, ma l’idoneità ad avvicinarsi a Dio e i farisei davano molta importanza alle regole di purezza rituale per essere degni di pregare e andare al Tempio. Gesù invece dice che la purezza è prima di tutto questione di cuore e di intenzione e afferma che è ciò che esce dalla bocca e proviene dal cuore a rendere impuro l’uomo. E’ dal cuore infatti che provengono i pensieri cattivi..., ma il mangiare senza lavarsi le mani non rende impuro l’uomo (Mt 15,18-20). Subito dopo questa polemica Gesù va in territorio pagano “impuro” perché non vi si rispettano le regole della Torah. Proprio lì una Cananea gli chiede di guarire sua figlia, ma Gesù non le da retta, tanto che i discepoli intervengono per mandarla via (Lc 11,5-8). Poiché però continua ad insistere Gesù risponde: “Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele” (Mt 15,24). Nella storia della salvezza, la prima tappa riguarda Israele, come anche Gesù indica agli apostoli: non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele (Mt 10,5-6).  Ed è ciò che anche san Paolo ha fatto. Si rivolse prima ai giudei e dopo il fallimento con la maggioranza dei giudei, si dedica ai pagani, come leggiamo nella seconda lettura di questa domenica. Gesù annuncia anche qui che la salvezza è  ora per tutti, Ebrei e gentili, e l’unica condizione è la fede, una fiducia come quella della Cananea che si ostina a fidarsi di lui. La fede in effetti non è proprio credere in Gesù e fidarsi totalmente di lui e affidarsi a lui? Gesù non chiede alla Cananea nessuna pratica della religione ebraica, ma solo la fede e il suo atteggiamento verso di lei costituisce il modello di accoglienza dei pagani. La cananea “ostinata” nella sua richiesta diventa il modello della nostra fede per noi e le nostre comunità.

 

+Giovanni D’Ercole

9 Ultima modifica il Sabato, 15 Agosto 2026 17:44
don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

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St Augustine rightly commented: “Christ showed himself indifferent to her, not in order to refuse her his mercy but rather to inflame her desire for it” (Sermo 77, 1: PL 38, 483) [Pope Benedict]
Sant’Agostino commenta giustamente: “Cristo si mostrava indifferente verso di lei, non per rifiutarle la misericordia, ma per infiammarne il desiderio” (Sermo 77, 1: PL 38, 483) [Papa Benedetto]
In the divine attitude justice is pervaded with mercy, whereas the human attitude is limited to justice. Jesus exhorts us to open ourselves with courage to the strength of forgiveness, because in life not everything can be resolved with justice. We know this (Pope Francis)
Nell’atteggiamento divino la giustizia è pervasa dalla misericordia, mentre l’atteggiamento umano si limita alla giustizia. Gesù ci esorta ad aprirci con coraggio alla forza del perdono, perché nella vita non tutto si risolve con la giustizia; lo sappiamo (Papa Francesco)
The Second Vatican Council's Constitution on the Sacred Liturgy refers precisely to this Gospel passage to indicate one of the ways that Christ is present:  "He is present when the Church prays and sings, for he has promised "where two or three are gathered together in my name there am I in the midst of them' (Mt 18: 20)" [Sacrosanctum Concilium, n. 7]
La Costituzione sulla Sacra Liturgia del Concilio Vaticano II si riferisce proprio a questo passo del Vangelo per indicare uno dei modi della presenza di Cristo: "Quando la Chiesa prega e canta i Salmi, è presente Lui che ha promesso: "Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io  sono in mezzo a loro" (Mt 18, 20)" [Sacrosanctum Concilium, 7]
For Jesus we are not a "mass", a "multitude"! We are individual "persons" with an eternal value, both as creatures and as re-deemed persons! He knows us! He knows me, and loves me and gave himself for me! (Gal 2:20) [John Paul II]
Non siamo “massa”, “moltitudine”, per Gesù! Siamo “persone” singole con un valore eterno, sia come creature sia come persone redente! lui ci conosce! lui mi conosce, e mi ama e ha dato se stesso per me! (Gal 2,20) [Giovanni Paolo II]
The grain of wheat that "falls to the ground and dies" becomes the promise of bread (Pope John Paul II)
Il chicco di grano che “cade in terra e muore” diventa la promessa del pane (Papa Giovanni Paolo II)
The power of faith can move mountains (cf. Mt 17:20): the Lord can illuminate even the deepest darkness [Pope Benedict]
La forza della fede può spostare le montagne (cfr Mt 17,20): il Signore può illuminare anche la tenebra più profonda [Papa Benedetto]
By willingly accepting death, Jesus carries the cross of all human beings and becomes a source of salvation for the whole of humanity. St Cyril of Jerusalem commented: “The glory of the Cross led those who were blind through ignorance into light, loosed all who were held fast by sin and brought redemption to the whole world of mankind” (Catechesis Illuminandorum XIII, 1: de Christo crucifixo et sepulto: PG 33, 772 B) [Pope Benedict]
Accettando volontariamente la morte, Gesù porta la croce di tutti gli uomini e diventa fonte di salvezza per tutta l’umanità. San Cirillo di Gerusalemme commenta: «La croce vittoriosa ha illuminato chi era accecato dall’ignoranza, ha liberato chi era prigioniero del peccato, ha portato la redenzione all’intera umanità» (Catechesis Illuminandorum XIII,1: de Christo crucifixo et sepulto: PG 33, 772 B) [Papa Benedetto]

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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