Considerazioni sul cibo
Diversi spunti mi hanno suggerito questa riflessione.
Uno è stato un film che Rai 1 il 2 aprile 26 (giovedì santo) ha trasmesso sul tema dei disordini alimentari. Il film era intitolato “Qualcosa di lilla.”
E’ la storia di un’adolescente che si imbatte nel problema dei disturbi alimentari, anche se nel film si parla maggiormente di bulimia. I disturbi dell’alimentazione sono principalmente l’anoressia e la bulimia.
Altro spunto è stato l’aver rivisto in centro una persona che in passato ha avuto questi problemi ed io l’ho seguita per la parte psicologica.
Infine circa un mese fa una signora che conoscevo da anni e afflitta da tempo da queste tematiche, è deceduta. Non ha voluto ascoltare nessuno, si è “consumata fino all’osso”.
E allora come per tutti i miei articoletti, ho “riesumato“ la mia formazione teorica acquisita negli anni insieme ad un osservazione dei casi, sul lavoro.
Il problema del cibo è importante per tutti gli esseri viventi. Se non ci alimentiamo, non viviamo.
Ma anche qui, come in tutte le situazioni della vita, la giusta misura non è sempre semplice.
Il concetto ideale consiste nel nutrirsi senza eccessi che possano dare disturbi del metabolismo e in modo tale che il nostro corpo funzioni bene.
A volte capita che per motivazioni diverse l‘essere umano alteri il suo rapporto col cibo. Pensiamo ai periodi in cui l’uomo ha sofferto di mancanza di cibo per guerre, epidemie, o altro.
Casi di digiuno autoimposto vengono descritti anche dalla Bibbia, ma è intorno al 1600 circa che inizia ad osservarsi casi di notevole dimagrimento dovuto all’alimentazione.
Inversamente al tempo degli antichi romani, dove facevano delle grandi abbuffate con vomiti auto indotti - se ricordo bene si solleticavano il palato con una piuma per procurarsi il vomito e poi iniziare di nuovo a mangiare.
La storia dei disturbi alimentari non è un fenomeno attuale, bensì affonda le origini in tempi lontani.
Nel Medioevo il digiuno era spesso accostato a possessioni demoniache, o contrariamente a comportamenti mistici.
Le “mistiche” attuavano digiuni per purificare il corpo, avvicinarsi il più possibile a Dio, e a volte per sottrarsi alla vita terrena. A differenza del disturbo che si mette in atto oggi, la motivazione non era la bellezza, ma l’aspirazione alla santità.
Nel tempo attuale i rapporti distorti col cibo vengono riconosciuti come disturbi complessi, influenzati da fattori culturali e psicologici.
Sono disturbi gravi, spesso connessi fra loro e che richiedono una presa in cura di diversi specialisti. Sinteticamente nell’anoressia c’è una paura grande di ingrassare, per una percezione errata del proprio corpo.
La bulimia consiste nel mangiare eccessivamente per poi vomitare o purgarsi - per non aumentare di peso.
Tali problematiche sono maggiormente presenti nelle culture industrializzate, dove esiste un benessere più alto e l’idea di essere affascinanti, viene associata alla magrezza.
Attraverso i mezzi di comunicazione l’idea di perfezione fisica è arrivata anche in culture meno sviluppate, portando l’aspirazione alla prestanza fisica; cosa non male, se non danneggiasse il corpo.
Non trascuriamo poi gli effetti dei modelli culturali; come ad es. modelle e modelli magrissimi che scatenano il desiderio di essere come loro - talora ad ogni costo. E qui ricordo che anni fa, si era pensato di far “ingrassare” immagini come la bambola Barbie, per correggere l’immagine che inconsapevolmente trasmetteva.
Nella maggioranza dei casi fino a qualche tempo fa erano più le giovani e le donne a essere afflitte da tali problemi alimentari. Ultimamente però la problematica riguarda anche il genere maschile.
Nella mia attività professionale mi sono imbattuto in tali tematiche. Ho effettuato diverse valutazioni psicodiagnostiche, dove i problemi principali erano i disturbi del comportamento alimentare, anche in soggetti molto giovani.
Si trattava maggiormente di soggetti di sesso femminile, ma ho incontrato anche qualche maschio adolescente.
In trattamento psicoterapeutico, insieme ad altre professionalità’, mi sono occupato di qualche caso di anoressia in giovani ragazze, mentre i pochi casi di bulimia li ho trovati in donne più grandi.
Questo in linea con i principi teorici che situa l’anoressia nella prima adolescenza, e la bulimia nella tarda adolescenza o nella prima età adulta.
Ricordo che le ragazze magre erano sempre inquiete, preoccupate, tormentate, mentre le donne più “in carne” erano allegre, a volte simpatiche. Una di loro riusciva anche ad ironizzare sul suo abbondante peso.
Lo sviluppo di queste problematiche può essere variabile; alcune sono gravi e possono compromettere la salute generale - ed esiste il rischio di mortalità.
Le persone anoressiche generalmente tendono ad essere un po’ più insistenti, possono rifiutare non solo il cibo, ma anche di fare nuove esperienze e avere atteggiamenti di chiusura; le persone con bulimia presentano principalmente una “variabilità emozionale”, momenti di rabbia e di vuoto che inconsapevolmente tentano di colmare col cibo.
Affettivamente queste persone possono sentire ansia, possono essere impulsive, e possono provare vergogna. Le anoressiche si vergognano del loro corpo che vedono sempre enorme, le bulimiche si turbano della loro mancanza di controllo che a volte va oltre l’aspetto alimentare .
Le caratteristiche di queste tematiche sono tenute nascoste per lungo tempo. Cosi facendo rendono difficile una relazione vera con l’altro, di solito i soggetti apparendo più immaturi e superficiali.
Queste persone sono accumunate in maniera esagerata da una fame di cure e di affetto. Hanno un timore immenso di essere abbandonate, e che le altre persone possano smettere di amarle.
Ma è una questione di “quanto è forte questo sentire” perché ogni persona desidera essere amata, vuole avere un rapporto sano di fiducia e di stima verso il prossimo e da parte del prossimo.
Intellettivamente chi presenta problematiche dell’alimentazione può presentare una rigidità di pensiero, una falsa intuizione dello stato del proprio corpo; e nei casi meno gravi permane una delusione verso il proprio aspetto fisico o ad alcune zone di esso.
Nei casi maggiormente conflittuali, la corporatura e come viene vissuta compromette sovente l’esame di realtà.
Dr. Francesco Giovannozzi Psicologo – Psicoterapeuta







