Giu 20, 2026 Scritto da 

Reputazione e domesticazioni, o Croce

Reputazione e obbedienza: crocevia della Verità di Fede

Mt 10,37-42 (34-42)

 

Ci chiediamo: cosa impedisce la crescita? Cosa viceversa rende intimi al Padre?

Portare la Croce è farsi “obbediente” alla propria Missione personale. Cristo vuole gente nuova e libera; non celebrità.

L’identificazione dell’apostolo è con la vita di Gesù di Nazaret, il pubblico ribelle alle autorità ufficiali, amico di pubblicani e peccatori (Mt 11,19) condannato per mancanza di conformismo.

Solo spingendoci verso il basso e incontrando il medesimo rifiuto,  incontriamo Dio (v.40) nella Libertà da ogni forma di condizionamento.

Il fedele non è riconosciuto per gesti eroici (vv.41-42), o prestigio - bensì nella scelta sociale.

Si tratta di una istintiva predilezione verso il ceto in basso; quello che non resiste alla Novità di Dio.

Il missionario non è contraddistinto da qualità straordinarie: spicca nella piccolezza (v.42).

Chi apprezza solo cose grandi non edifica il nuovo Regno, perché sotto sotto coltiva la vecchia ideologia di potenza che a proclami condanna.

 

Un confronto fra i testi paralleli in lingua greca di Mt 10,38 e Lc 14,27 (Gv 12,26) fa comprendere il significato di «prendere» o «sollevare la croce» per un discepolo che rivive Cristo e lo dilata nella storia degli uomini.

L’amico di Gesù si gioca l’onore. La sua fonte di vita raggiunge il dono totale anche sotto il profilo della pubblica considerazione.

Dopo la sentenza di tribunale, il condannato al supplizio veniva costretto a caricarsi sulle spalle il braccio orizzontale del patibolo.

Era il momento più straziante, perché di massima solitudine e percezione di fallimento.

Lo sventurato e già svergognato doveva in tal guisa procedere al luogo della crocifissione passando fra due ali di folla che per dovere religioso deridevano e malmenavano il disgraziato - ritenuto maledetto da Dio.

Pertanto, ai suoi intimi Gesù non indica la Croce nel senso corrivo d’una necessaria sopportazione delle inevitabili contrarietà della vita, che poi attraverso l’esercizio forzato cesellerebbe animi più capaci di abbozzare [oggi si dice: resilienti].

Rispetto alle solite proposte di sana disciplina esteriore e interiore, uguali per tutti e utili solo per tenere buona la situazione, il Maestro sta viceversa suggerendo un comportamento assai più radicale.

Il Signore indica un’ascetica totalmente differente da quella delle tante credenze antiche, addirittura capovolta: la paradossale opportunità del rifiuto sprezzante presso l’opinione pubblica.

 

Il Padre non dà alcuna “croce”, né siamo tenuti ad accettarla per obbedienza o forza maggiore: il discepolo la «prende» (v.38) in modo non passivo, indipendentemente dal credito che si aspetta!

Insomma, il seguace di Cristo rinuncia alla reputazione e ad ogni vetrina di consenso esteriore.

È uno spunto essenziale, propulsivo, dirimente, della persona di Fede. L’impegno per la rinomanza è totalmente incompatibile; non diffonde vita senza limiti.

Chi è legato alla sua buona fama, ai ruoli, al personaggio da recitare, alla mansione, al livello acquisito, non somiglierà mai al Signore.

Così anche oggi l’annuncio dell’autentico Messia crea divisioni.

La «spada» della sua Persona (v.34) separa la vicenda di ciascuno dal mondo di valori del clan di appartenenza, o dall’idea di rispettabilità.

E carica ogni apostolo della Croce di beffe conseguenti.

Eppure la ‘notte’ che incalza può farci vivere più arditi, preparati all’azione e al Dialogo.

Quindi: nessun legame di domesticazione - neppure con Dio.

 

 

[13.a Domenica T.O.  28 giugno 2026]

306 Ultima modifica il Domenica, 28 Giugno 2026 12:00
don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

Jesus invites us to discern the words and deeds which bear witness to the imminent coming of the Father’s kingdom. Indeed, he indicates and concentrates all the signs in the enigmatic “sign of Jonah”. By doing so, he overturns the worldly logic aimed at seeking signs that would confirm the human desire for self-affirmation and power (Pope John Paul II)
Gesù invita al discernimento in rapporto alle parole ed opere, che testimoniano l'imminente avvento del Regno del Padre. Anzi, Egli indirizza e concentra tutti i segni nell'enigmatico "segno di Giona". E con ciò rovescia la logica mondana tesa a cercare segni che confermino il desiderio di autoaffermazione e di potenza dell'uomo (Papa Giovanni Paolo II)
In reality, an abstract, distant god is more comfortable, one that doesn’t get himself involved in situations and who accepts a faith that is far from life, from problems, from society. Or we would even like to believe in a ‘special effects’ god (Pope Francis)
In realtà, è più comodo un dio astratto, distante, che non si immischia nelle situazioni e che accetta una fede lontana dalla vita, dai problemi, dalla società. Oppure ci piace credere a un dio “dagli effetti speciali” (Papa Francesco)
It is as though you were given a parcel with a gift inside and, rather than going to open the gift, you look only at the paper it is wrapped in: only appearances, the form, and not the core of the grace, of the gift that is given! (Pope Francis)
È come se a te regalassero un pacchetto con dentro un dono e tu, invece di andare a cercare il dono, guardi soltanto la carta nel quale è incartato: soltanto le apparenze, la forma, e non il nocciolo della grazia, del dono che viene dato! (Papa Francesco)
The Lord has our good at heart, that is, that every person should have life, and that especially the "least" of his children may have access to the banquet he has prepared for all (Pope Benedict)
Al Signore sta a cuore il nostro bene, cioè che ogni uomo abbia la vita, e che specialmente i suoi figli più "piccoli" possano accedere al banchetto che lui ha preparato per tutti (Papa Benedetto)
This Parable of the Sower is somewhat the ‘mother’ of all parables […] Such is the heart of God! Each one of us is ground on which the seed of the Word falls; no one is excluded! [Pope Francis]
Questa del seminatore è un po’ la “madre” di tutte le parabole […] Così è il cuore di Dio! Ognuno di noi è un terreno su cui cade il seme della Parola, nessuno è escluso [Papa Francesco]
Are we not perhaps all afraid in some way? If we let Christ enter fully into our lives, if we open ourselves totally to him, are we not afraid that He might take something away from us? Are we not perhaps afraid to give up something significant, something unique, something that makes life so beautiful? Do we not then risk ending up diminished and deprived of our freedom? (Pope Benedict)
Non abbiamo forse tutti in qualche modo paura - se lasciamo entrare Cristo totalmente dentro di noi, se ci apriamo totalmente a lui – paura che Egli possa portar via qualcosa della nostra vita? Non abbiamo forse paura di rinunciare a qualcosa di grande, di unico, che rende la vita così bella? Non rischiamo di trovarci poi nell’angustia e privati della libertà? (Papa Benedetto)
«Is there an attitude for those who want to follow Jesus» so that «they do not end badly, that they do not end up eaten alive - as my mother used to say: "Eat raw" - by others»? (Pope Francis)

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