Mar 18, 2026 Scritto da 

Controversia sulla discendenza (e sul mondo astratto)

Io Sono, e la nostra dignità

(Gv 8,51-59)

 

Il passo di Vangelo si rivolge ai discepoli delle comunità giovannee che ancora esitavano a dichiararsi pienamente di Cristo.

Braccati e ingiuriati dai veterani del sapere giudaico, essi facevano difficoltà a identificare l’immanenza dell’Eterno con un semplice falegname.

La dignità di Cristo non può essere stabilita mediante un paragone con le figure più celebri della storia della salvezza: il suo è un essere eterno, sebbene appaia [in noi] di figura insufficiente.

Ma quanto efficacemente comunica, non esiste solo in un luogo o in un momento determinato del tempo. Quindi non poteva essere strumento per rivendicazioni culturali.

Il suo Mistero sembra difficile da sondare e descrivere.

Per esprimerlo in breve possiamo riferirlo al paradossale ribaltamento delle categorie «di lassù» e «di quaggiù» (cf. vv.21-30).

 

La sua è una spiritualità fondata sulla Fede personale che supera il senso religioso comune.

In chi è a Lui unito, il Mistero implicito diventa creativo di luce, eppure senza pretese.

Come qualcuno che sottilmente non ha principio né fine, ovunque; anche nel sommario e modesto, ma continuo e presente.

Sebbene privi di fama conclamata, se ‘intimi’ al Signore anche noi possiamo diventare ‘ponte’ fra due mondi - senza troppe appariscenze.

Il che insegna a riconoscere «il suo giorno» (v.56).

Qui Gesù rivendica la condizione divina, ridicolizzando il sapere degli esperti, solo difensori di posizione.

 

I leaders antichi o nuovi si sentono sempre sminuiti dalla spada della Parola in atto.

Seme che in chi la riceve, fa propria, e coltiva, trasmette una potenza di rigenerazione indistruttibile.

Verbo che emana una prospettiva, un rallegramento dell’essere; nuovi albori, senza la cappa delle discendenze o delle idee à la page.

Chi vuole svincolarsi dalla terra di schiavitù custodisce tale Proposta. Essa ci emancipa dal senso di appartenenza a tutti i costi, e non muore.

Né capitola di fronte alle insidie del potere antico o glamour.

Sistema che malgrado le grandi promesse, non dona la qualità di vita dell’Eterno; non ci fa Alleati.

 

Il Nome di Dio che Gesù attribuisce a se stesso indica che Lui è sacramento d’illuminazione.

«Io Sono» non è l’attributo d’un personaggio da annoverare nella galleria di coloro che pur hanno combattuto e pagato le proprie idee - padri nella fede e profeti.

Il Signore è nostro Liberatore. In Lui possiamo dire: «io» con dignità.

Ora non siamo più a guinzaglio della terra di schiavitù.

Riusciamo a esprimere noi stessi. Non restiamo pedine di crepuscoli e contrade anguste.

 

Tale Amico interiore ‘non muore’: ci consente anche di vagare, ma ‘sa’ dove.

Egli ‘guida’ infallibilmente a destinazione; alla luminosità di orizzonti aperti, vitali perché ancora grezzi, non sofisticati.

Veniamo introdotti così nella conoscenza di Colui che ormai «esce» dal Tempio (v.59).

Con l’ampiezza smisurata che non pesa sul cuore.

 

 

[Giovedì 5.a sett. Quaresima, 26 marzo 2026]

221 Ultima modifica il Giovedì, 26 Marzo 2026 12:08
don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

Romano Guardini wrote that the Lord “is always close, being at the root of our being. Yet we must experience our relationship with God between the poles of distance and closeness. By closeness we are strengthened, by distance we are put to the test” (Pope Benedict)
Romano Guardini scrive che il Signore “è sempre vicino, essendo alla radice del nostro essere. Tuttavia, dobbiamo sperimentare il nostro rapporto con Dio tra i poli della lontananza e della vicinanza. Dalla vicinanza siamo fortificati, dalla lontananza messi alla prova” (Papa Benedetto)
In recounting the "sign" of bread, the Evangelist emphasizes that Christ, before distributing the food, blessed it with a prayer of thanksgiving (cf. v. 11). The Greek term used is eucharistein and it refers directly to the Last Supper, though, in fact, John refers here not to the institution of the Eucharist but to the washing of the feet. The Eucharist is mentioned here in anticipation of the great symbol of the Bread of Life [Pope Benedict]
Narrando il “segno” dei pani, l’Evangelista sottolinea che Cristo, prima di distribuirli, li benedisse con una preghiera di ringraziamento (cfr v. 11). Il verbo è eucharistein, e rimanda direttamente al racconto dell’Ultima Cena, nel quale, in effetti, Giovanni non riferisce l’istituzione dell’Eucaristia, bensì la lavanda dei piedi. L’Eucaristia è qui come anticipata nel grande segno del pane della vita [Papa Benedetto]
First, the world of the Bible presents us with a new image of God. In surrounding cultures, the image of God and of the gods ultimately remained unclear and contradictory (Deus Caritas est n.9)
Vi è anzitutto la nuova immagine di Dio. Nelle culture che circondano il mondo della Bibbia, l'immagine di dio e degli dei rimane, alla fin fine, poco chiara e in sé contraddittoria (Deus Caritas est n.9)
God loves the world and will love it to the end. The Heart of the Son of God pierced on the Cross and opened is a profound and definitive witness to God’s love. Saint Bonaventure writes: “It was a divine decree that permitted one of the soldiers to open his sacred wide with a lance… The blood and water which poured out at that moment was the price of our salvation” (John Paul II)
Il mondo è amato da Dio e sarà amato fino alla fine. Il Cuore del Figlio di Dio trafitto sulla croce e aperto, testimonia in modo profondo e definitivo l’amore di Dio. Scriverà San Bonaventura: “Per divina disposizione è stato permesso che un soldato trafiggesse e aprisse quel sacro costato. Ne uscì sangue ed acqua, prezzo della nostra salvezza” (Giovanni Paolo II)
Thus, paradoxically, from a sign of condemnation, death and failure, the Cross becomes a sign of redemption, life and victory, through faith, the fruits of salvation can be gathered (Pope Benedict)
Così la Croce, paradossalmente, da segno di condanna, di morte, di fallimento, diventa segno di redenzione, di vita, di vittoria, in cui, con sguardo di fede, si possono scorgere i frutti della salvezza (Papa Benedetto)
[Nicodemus] felt the fascination of this Rabbi, so different from the others, but could not manage to rid himself of the conditioning of his environment that was hostile to Jesus, and stood irresolute on the threshold of faith (Pope Benedict)
[Nicodemo] avverte il fascino di questo Rabbì così diverso dagli altri, ma non riesce a sottrarsi ai condizionamenti dell’ambiente contrario a Gesù e resta titubante sulla soglia della fede (Papa Benedetto)
Those wounds that, in the beginning were an obstacle for Thomas’s faith, being a sign of Jesus’ apparent failure, those same wounds have become in his encounter with the Risen One, signs of a victorious love (Pope Benedict)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

duevie.art

don Giuseppe Nespeca

Tel. 333-1329741


Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001.
Le immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione.
L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno insindacabilmente rimossi.