Mar 7, 2026 Scritto da 

Nato Cieco: il peccato originale

L’esperienza nitida personale, che inizia a diventare più valida dei giudizi

(Gv 9,1-41)

 

Scappato dal Tempio, Gesù incontra gli esclusi. Coglie l’occasione per farci comprendere chi è l’Eterno, e la nostra stessa vicenda di Fede, continuando l’opera creatrice del Padre.

Il venire a noi di Dio non procede dai decreti cesellati dalla classe sacerdotale e che inseguono Mosè (v.29), bensì dall’atteggiamento nei confronti del bisognoso.

In tal guisa, la «cecità» cui allude il brano è costitutiva di ogni donna e uomo: non sempre «vediamo» quali sono le scelte giuste da fare.

Ci rendiamo conto che il nostro cammino di Fede è anzitutto una storia d’amore, ma anche un «vedere» sempre più chiaro, un «aprire gli occhi» su tutta la realtà - sino ad acquisire un giudizio nitido e personale.

Essendo figura della situazione umana, creaturale, il protagonista del passo di Vangelo non ha nome, perché nascere con un difetto di visuale e di orientamento ci accomuna; non è colpa, bensì condizione.

Gesù propone di lasciarci spalancare gli occhi, in modo che il nostro “fango” e il suo Soffio possano scatenare la creazione di una persona nuova.

Nei capi religiosi non v’è alcuna gioia per la guarigione (vv.16ss). 

Gesù invece rincara la dose: una volta che siamo stati inviati alla Vita nello Spirito qui simboleggiata dall’Acqua, il Maestro esce di scena.

 

Per crescere, c’è da camminare sulle proprie gambe. Dio non è un paternalista che sta sempre lì a mettere il naso in tutto: ci vuole liberi [solo così capaci di amare].

E restano molte le porte da spalancare; tante, le soglie da varcare.

Il mondo delle élites si difende con ogni mezzo, tentando le solite intimidazioni. Tranquilli: non sono segni di forza, ma di sconfitta imminente.

Ora i vicini non riconoscono il nato cieco. Gli somiglia, ma non può essere lui... Quelli che gli stavano attorno restano perplessi.

L’ex cieco dice: «Io sono» (v.9), ossia nell’umanità risanata rivendica la condizione divina.

Quando incontriamo Cristo, la sua dignità è trasmessa. La timidezza si trasforma in una sempre rinnovata attitudine alla pienezza.

Nella Fede sciolta dai conformismi, avere un’opinione propria significa avviare Esodo, puntare la Terra della Libertà - perché la donna e l’uomo si sono resi conto a quale onore e Sogno sono chiamati.

Chi ha avuto in dono la Luce non si ferma, diventando sempre più sicuro, maturo, deciso. Ora l’uomo «vede», ed è finalmente emancipato.

 

Escluso dall’istituzione (v.34) proprio come il Signore (Gv 8,59), adesso sì ch’è veramente Persona. Perché inizia a considerare la sua esperienza più valida del giudizio delle guide spirituali d’ufficio.

È il primato della naturalezza e della coscienza personale sul pensiero standard o dominante, sui ruoli, e sui codici - i quali ormai non sono più in grado di comunicare vita. Ed è questo ciò che conta.

Infatti, anche se non ben visto, ora è Cristo che lo cerca e si pone al suo fianco (v.35). Senza condizioni.

Il nostro buonsenso istintivo e genuino sopravanza sia le opinioni fisse che le convinzioni glamour, correnti, à la page.

Cacciato dalla cerchia devota o che conta, il «nato cieco» - affetto da tale insicurezza, malformità, “peccato d’origine” - troverà la virtù in pienezza.

Mettendo finalmente sullo sfondo la routine che rende tutto banale, piatto, automatico… egli non fugge più.

Comprende l’importanza della variazione che scombina i piani. Li rende Unici.

Con Energia personale nuova affronta gli imprevisti: vita dell’Amore che realizza, e sa voltare pagina.

 

 

4.a Domenica di Quaresima (anno A), Laetare  [15 marzo 2026]

467 Ultima modifica il Domenica, 15 Marzo 2026 12:00
don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

Jesus, Good Shepherd and door of the sheep, is a leader whose authority is expressed in service, a leader who, in order to command, gives his life and does not ask others to sacrifice theirs. One can trust in a leader like this (Pope Francis)
Gesù, pastore buono e porta delle pecore, è un capo la cui autorità si esprime nel servizio, un capo che per comandare dona la vita e non chiede ad altri di sacrificarla. Di un capo così ci si può fidare (Papa Francesco)
To be Christians means to be missionaries, to be apostles (cfr. Decree Apostolicam Actuositatem, n.2). It is not enough to discover Christ - you must bring Him to others! [John Paul II]
Essere cristiani significa essere missionari-apostoli (cfr. «Apostolicam Actuositatem», 2). Non basta scoprire Cristo - bisogna portarlo agli altri! [Giovanni Paolo II]
What is meant by “eat the flesh and drink the blood” of Jesus? Is it just an image, a figure of speech, a symbol, or does it indicate something real? (Pope Francis)
Che significa “mangiare la carne e bere il sangue” di Gesù?, è solo un’immagine, un modo di dire, un simbolo, o indica qualcosa di reale? (Papa Francesco)
What does bread of life mean? We need bread to live. Those who are hungry do not ask for refined and expensive food, they ask for bread. Those who are unemployed do not ask for enormous wages, but the “bread” of employment. Jesus reveals himself as bread, that is, the essential, what is necessary for everyday life; without Him it does not work (Pope Francis)
Che cosa significa pane della vita? Per vivere c’è bisogno di pane. Chi ha fame non chiede cibi raffinati e costosi, chiede pane. Chi è senza lavoro non chiede stipendi enormi, ma il “pane” di un impiego. Gesù si rivela come il pane, cioè l’essenziale, il necessario per la vita di ogni giorno, senza di Lui la cosa non funziona (Papa Francesco)
In addition to physical hunger man carries within him another hunger — all of us have this hunger — a more important hunger, which cannot be satisfied with ordinary food. It is a hunger for life, a hunger for eternity which He alone can satisfy, as he is «the bread of life» (Pope Francis)
Oltre alla fame fisica l’uomo porta in sé un’altra fame – tutti noi abbiamo questa fame – una fame più importante, che non può essere saziata con un cibo ordinario. Si tratta di fame di vita, di fame di eternità che Lui solo può appagare, in quanto è «il pane della vita» (Papa Francesco)
The Eucharist draws us into Jesus' act of self-oblation. More than just statically receiving the incarnate Logos, we enter into the very dynamic of his self-giving [Pope Benedict]
L'Eucaristia ci attira nell'atto oblativo di Gesù. Noi non riceviamo soltanto in modo statico il Logos incarnato, ma veniamo coinvolti nella dinamica della sua donazione [Papa Benedetto]
Jesus, the true bread of life that satisfies our hunger for meaning and for truth, cannot be “earned” with human work; he comes to us only as a gift of God’s love, as a work of God (Pope Benedict)
Gesù, vero pane di vita che sazia la nostra fame di senso, di verità, non si può «guadagnare» con il lavoro umano; viene a noi soltanto come dono dell’amore di Dio, come opera di Dio (Papa Benedetto)
The locality of Emmaus has not been identified with certainty. There are various hypotheses and this one is not without an evocativeness of its own for it allows us to think that Emmaus actually represents every place: the road that leads there is the road every Christian, every person, takes. The Risen Jesus makes himself our travelling companion as we go on our way, to rekindle the warmth of faith and hope in our hearts and to break the bread of eternal life (Pope Benedict)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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