Feb 27, 2026 Scritto da 

Nessun avvilito

(Lc 15,1-3.11-32)

 

L’Amore è una Festa, non uno scambio di favori. Quindi non siamo segnati a vita, perché il Padre sa che le nostre fughe paradossali sono dettate da una necessità (o legittima fissazione): respirare.

E dobbiamo essere fieri di noi stessi.

Dentro casa non esiste libertà, perché i fratelli maggiori sono talora insopportabili.

Impongono prestazioni, capiscono tutto, controllano qualsiasi virgola; immaginano che ciascuno debba percepire stipendio secondo meriti, ritmo, capacità, fatica, ore di straordinario e Signorsì.

Arcigni su qualsiasi cosa, piagnucolano solo perché immaginano che si debba chiedere permesso all’autorità anche di gioire della vita e fare baccano gratuitamente. Il loro “dovere e obbedire” uccide la Tenerezza.

Il Padre viceversa impedisce che ci sentiamo dei degradati, perciò non vuole ascoltare l’elenco delle trasgressioni che il “puro” non sa ma immagina e scioccamente scandisce, perché le reprime dentro e nel segreto le coltiva [identificandole col piacere!].

Non vuole che facciamo l’errore che rovina la vita intera e non qualche tratto di cammino: sentirci salariati. Così educa a far prevalere il bene sul male, senza avvilire nessuno.

Dappertutto troviamo un padrone che sfrutta. E anche se poi torniamo a Casa solo per calcolo, Dio impedisce che ci mettiamo in ginocchio.

Recitiamo il Padre Nostro in piedi: con Lui siamo sempre dei valorosi faccia a faccia, e gradisce «sinfonie e cori».

 

Dice il Tao Tê Ching [x]: «Preserva l’Uno dimorando nelle due anime: sei capace di non farle separare?».

La contraddizione abita ciascuno di noi, e il Padre misericordioso non chiama nessuno a mettersi camicie di forza interiori o esteriori a pennello.

Non intende assorbire la vita delle nostre sottigliezze e sfumature, né ridurre la compresenza dei volti.

Sa che l’evoluzione di ciascuno si abbina a un linguaggio esperienziale variegato, in grado a suo tempo di coniugare ricchezza antica, inclinazioni personali anche momentanee, e novità impensate.

Se rinneghiamo l’universo molteplice dell’anima e la moltitudine delle sue antinomie, idiomi, e personaggi compresenti - come i due figli entrambi contraddittori ma infine complementari - mai avremmo a disposizione tutte le prospettive per una crescita della vita e per l’evoluzione nella forza espressiva della Fede.

Nell’Opera dello Spirito, Occasioni di Ricchezza per tutti, e… nessun umiliato.

Ormai tutti liberi. Che meraviglia, un ostensorio del genere! Un Corpo vivo di Cristo che profuma di Condivisione!

È questa la bella e regale consapevolezza che spiana e rende credibile il contenuto dell’Annuncio (vv.1-2).

D’ora in poi, la distinzione fra credenti o meno sarà assai più profonda che fra puri e impuri: tutta un’altra caratura - e principio di una vita da salvati.

Cristo chiama, accoglie e redime anche il figlio scombinato e quello preciso (in noi) ossia il lato più rubricista - o logoro - della nostra personalità.

Anche il nostro carattere insopportabile o giustamente odiato (quello rigido e quello distratto).

Li farà addirittura fiorire: diventeranno aspetti irrinunciabili e vincenti della futura testimonianza.

Dice il Tao Tê Ching [XLV]: «La grande dirittura è come sinuosità, la grande abilità è come inettitudine, la grande eloquenza è come balbettio».

 

 

Per interiorizzare e vivere il messaggio:

 

Quando mi colgo ipocrita e stretto di cuore? Quando mi accorgo invece di essere protagonista di quel che il Padre condivide?

 

 

[Sabato 2.a sett. Quaresima, 7 marzo 2026]

432 Ultima modifica il Sabato, 07 Marzo 2026 12:00
don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

Romano Guardini wrote that the Lord “is always close, being at the root of our being. Yet we must experience our relationship with God between the poles of distance and closeness. By closeness we are strengthened, by distance we are put to the test” (Pope Benedict)
Romano Guardini scrive che il Signore “è sempre vicino, essendo alla radice del nostro essere. Tuttavia, dobbiamo sperimentare il nostro rapporto con Dio tra i poli della lontananza e della vicinanza. Dalla vicinanza siamo fortificati, dalla lontananza messi alla prova” (Papa Benedetto)
In recounting the "sign" of bread, the Evangelist emphasizes that Christ, before distributing the food, blessed it with a prayer of thanksgiving (cf. v. 11). The Greek term used is eucharistein and it refers directly to the Last Supper, though, in fact, John refers here not to the institution of the Eucharist but to the washing of the feet. The Eucharist is mentioned here in anticipation of the great symbol of the Bread of Life [Pope Benedict]
Narrando il “segno” dei pani, l’Evangelista sottolinea che Cristo, prima di distribuirli, li benedisse con una preghiera di ringraziamento (cfr v. 11). Il verbo è eucharistein, e rimanda direttamente al racconto dell’Ultima Cena, nel quale, in effetti, Giovanni non riferisce l’istituzione dell’Eucaristia, bensì la lavanda dei piedi. L’Eucaristia è qui come anticipata nel grande segno del pane della vita [Papa Benedetto]
First, the world of the Bible presents us with a new image of God. In surrounding cultures, the image of God and of the gods ultimately remained unclear and contradictory (Deus Caritas est n.9)
Vi è anzitutto la nuova immagine di Dio. Nelle culture che circondano il mondo della Bibbia, l'immagine di dio e degli dei rimane, alla fin fine, poco chiara e in sé contraddittoria (Deus Caritas est n.9)
God loves the world and will love it to the end. The Heart of the Son of God pierced on the Cross and opened is a profound and definitive witness to God’s love. Saint Bonaventure writes: “It was a divine decree that permitted one of the soldiers to open his sacred wide with a lance… The blood and water which poured out at that moment was the price of our salvation” (John Paul II)
Il mondo è amato da Dio e sarà amato fino alla fine. Il Cuore del Figlio di Dio trafitto sulla croce e aperto, testimonia in modo profondo e definitivo l’amore di Dio. Scriverà San Bonaventura: “Per divina disposizione è stato permesso che un soldato trafiggesse e aprisse quel sacro costato. Ne uscì sangue ed acqua, prezzo della nostra salvezza” (Giovanni Paolo II)
Thus, paradoxically, from a sign of condemnation, death and failure, the Cross becomes a sign of redemption, life and victory, through faith, the fruits of salvation can be gathered (Pope Benedict)
Così la Croce, paradossalmente, da segno di condanna, di morte, di fallimento, diventa segno di redenzione, di vita, di vittoria, in cui, con sguardo di fede, si possono scorgere i frutti della salvezza (Papa Benedetto)
[Nicodemus] felt the fascination of this Rabbi, so different from the others, but could not manage to rid himself of the conditioning of his environment that was hostile to Jesus, and stood irresolute on the threshold of faith (Pope Benedict)
[Nicodemo] avverte il fascino di questo Rabbì così diverso dagli altri, ma non riesce a sottrarsi ai condizionamenti dell’ambiente contrario a Gesù e resta titubante sulla soglia della fede (Papa Benedetto)
Those wounds that, in the beginning were an obstacle for Thomas’s faith, being a sign of Jesus’ apparent failure, those same wounds have become in his encounter with the Risen One, signs of a victorious love (Pope Benedict)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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