Gen 30, 2026 Scritto da 

In disparte, e la vera vacanza (che preserva la forza vitale)

(Mc 6,30-34)

 

«Venite voi stessi in disparte, in un luogo deserto»: il richiamo esplicito al «deserto» è quello dell’Esodo - che ricorda il tempo del primo Amore.

Esperienza dei grandi Ideali che il cammino della Libertà poteva ancora infondere nel Popolo nuovo.

Stirpe generata nel silenzio, lontano dal trambusto degli idoli: in guisa di riflessione e attenzione, sobrietà di vita, accoglienza, condivisione reale.

Gesù si allontana in modo sempre più deciso dal suo ambiente, e non vuole attorno a sé un orizzonte di eletti supponenti, attratti dalla visibilità improvvisamente esplosa - finendo per ritenersi indispensabili.

Infatti qui inseguono le molte cose da fare, ma restano poco attenti. Sollevano un gran polverone, ma stanno nell’abitudine.

Allora il Signore non chiama «in disparte» per un “ritiro spirituale”. Gli apostoli - che si danno aria di ‘maestri’ (v.30) - ricevono il solo compito di «annunciare», non di sovrintendere, presiedere, coordinare gli altri.

Ancora dopo il suo fallimento persino a Nazareth (vv.1-6) - i suoi banditori hanno volentieri confuso il Servo che li stava educando, col Messia vincitore, sospirato, rispettato, glorioso.

Per questo motivo, di fronte a masse bisognose di tutto, per prima cosa il Signore «cominciò a insegnare» (v.34).

Insomma, il giovane Rabbi deve ricominciare daccapo, onde correggere le facilonerie illusorie trasmesse dai seguaci. Magari solo per lasciare una traccia, farsi riconoscere e avere successo - con la gente smarrita!

I più stretti collaboratori di Gesù non avevano ancora capito che esiste un altro Mondo, evolutivo e capovolto - però ignorato.

Per questo hanno una fortuna tutta loro, ma producono una pessima evangelizzazione; senza energia creatrice.

Le folle che si accalcano attorno al Signore erano infatti ancora rimaste esattamente tali e quali a prima: «come pecore che non hanno pastore» (v.34). Intrise di sgomento.

Malgrado l’affermazione di cerchia dei discepoli che avevano puntato sul modello della sudditanza e del prestigio, l'umanità continuava a gridare. 

La loro ‘stabilità’ rendeva ancor più insicuri gli altri.

Mancava tutta l’amicizia che nutre più del cibo, una percezione di adeguatezza che soddisfa più della salute; l’adesione che trasmette vita.

E il senso del proprio nascere e cercare. L’Incontro che fa spostare lo sguardo; l’unione intimamente riconosciuta con la Verità.

Apostoli o non apostoli, senza la Persona stessa del Cristo, quel popolo che cercava le sue radici non sarebbe fiorito - tantomeno a partire dalle proprie sfumature grigie, fragili, poco brillanti.

Le esigenze profonde dei malfermi erano assolutamente intatte, malgrado il gran daffare dei leaders - un’intensa occupazione attorno… purtroppo artificiosa e disattenta, ancora ambigua e immatura, dirigista e superficiale.

Questa invece la vera vacanza, l’autentico Appuntamento decisivo: rimanere con la Persona giusta; quella che non snerva coi suoi ritmi esterni, né aggiunge confusione a confusione.

 

Insomma, nel riferimento [assodato o alla moda] nessuna persona viene cullata nella sua novità, o bilanciata e rigenerata.

Basta dunque con i tanti ‘modelli’ senz’anima né profezia, che ci rimproverano - e i luoghi comuni che anestetizzano.

Infatti in ciascuno di noi, ogni espediente o artificio fa scattare il viceversa: una perdita di capacità.

«Come pecore che non hanno pastore» (v.34).

Preparandoci alla metamorfosi che ci appartiene, l’Amico del Viaggio non intende sempre analizzare e controllare.

Così non spegne le piccole energie, il carattere, le sporgenze uniche, le  azioni silenziose, e l’Incanto.

Lasciandoci respirare, solo il Pastore autentico raccoglie il nostro ‘nocciolo’ dalla dispersione, il nostro Seme dalla frammentarietà; il nostro Fiore, dalla vita senza scopo intimo.

 

 

[Sabato 4.a sett. T.O.  7 febbraio 2026]

356 Ultima modifica il Sabato, 07 Febbraio 2026 12:04
don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

The people thought that Jesus was a prophet. This was not wrong, but it does not suffice; it is inadequate. In fact, it was a matter of delving deep, of recognizing the uniqueness of the person of Jesus of Nazareth and his newness. This is how it still is today: many people draw near to Jesus, as it were, from the outside (Pope Benedict)
La gente pensa che Gesù sia un profeta. Questo non è falso, ma non basta; è inadeguato. Si tratta, in effetti, di andare in profondità, di riconoscere la singolarità della persona di Gesù di Nazaret, la sua novità. Anche oggi è così: molti accostano Gesù, per così dire, dall’esterno (Papa Benedetto)
Because of this unique understanding, Jesus can present himself as the One who revealsr the Father with a knowledge that is the fruit of an intimate and mysterious reciprocity (John Paul II)
In forza di questa singolare intesa, Gesù può presentarsi come il rivelatore del Padre, con una conoscenza che è frutto di un'intima e misteriosa reciprocità (Giovanni Paolo II)
Yes, all the "miracles, wonders and signs" of Christ are in function of the revelation of him as Messiah, of him as the Son of God: of him who alone has the power to free man from sin and death. Of him who is truly the Savior of the world (John Paul II)
Sì, tutti i “miracoli, prodigi e segni” di Cristo sono in funzione della rivelazione di lui come Messia, di lui come Figlio di Dio: di lui che, solo, ha il potere di liberare l’uomo dal peccato e dalla morte. Di lui che veramente è il Salvatore del mondo (Giovanni Paolo II)
It is known that faith is man's response to the word of divine revelation. The miracle takes place in organic connection with this revealing word of God. It is a "sign" of his presence and of his work, a particularly intense sign (John Paul II)
È noto che la fede è una risposta dell’uomo alla parola della rivelazione divina. Il miracolo avviene in legame organico con questa parola di Dio rivelante. È un “segno” della sua presenza e del suo operare, un segno, si può dire, particolarmente intenso (Giovanni Paolo II)
In the rite of Baptism, the presentation of the candle lit from the large Paschal candle, a symbol of the Risen Christ, is a sign that helps us to understand what happens in the Sacrament. When our lives are enlightened by the mystery of Christ, we experience the joy of being liberated from all that threatens the full realization (Pope Benedict)
Nel rito del Battesimo, la consegna della candela, accesa al grande cero pasquale simbolo di Cristo Risorto, è un segno che aiuta a cogliere ciò che avviene nel Sacramento. Quando la nostra vita si lascia illuminare dal mistero di Cristo, sperimenta la gioia di essere liberata da tutto ciò che ne minaccia la piena realizzazione (Papa Benedetto)
Doing a good deed almost instinctively gives rise to the desire to be esteemed and admired for the good action, in other words to gain a reward. And on the one hand this closes us in on ourselves and on the other, it brings us out of ourselves because we live oriented to what others think of us or admire in us (Pope Benedict)
Quando si compie qualcosa di buono, quasi istintivamente nasce il desiderio di essere stimati e ammirati per la buona azione, di avere cioè una soddisfazione. E questo, da una parte rinchiude in se stessi, dall’altra porta fuori da se stessi, perché si vive proiettati verso quello che gli altri pensano di noi e ammirano in noi (Papa Benedetto)
Each of us can discover in Joseph – the man who goes unnoticed, a daily, discreet and hidden presence – an intercessor, a support and a guide in times of trouble [Patris Corde, intr.]

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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