Mar 13, 2026 Scritto da 

Tragica perdita d’identità

Ma quella vittoria ha aperto, per Giovanni Paolo II, un altro fronte, non meno importante e non meno sentito, in cui anzi egli ha profuso energie enormi e che ha fatto oggetto di continui richiami pastorali e dottrinali. Si tratta del timore, per lui piuttosto una consapevolezza, che dopo la fine del comunismo, nei paesi del capitalismo vincente potesse nascere un connubio tra la democrazia e il relativismo culturale, frutto della società consumistica e materialista. Nell'analisi largamente profetica di Giovanni Paolo II, questa alleanza avrebbe prodotto una tragica perdita di identità a causa della secolarizzazione e della scomparsa della dimensione religiosa dalla coscienza degli individui e dai comportamenti collettivi delle società civili.

Nella sua più impegnata enciclica sociale, la Centesimus Annus del 1° maggio 1991, è chiarissimo che la miscela della libertà senza verità apparve a papa Wojtyla esplosiva e fatale. Da questa consapevolezza nacque o si acuì in lui una diffidenza tenace verso la modernità, la sua pressione, le sue esigenze, i suoi meccanismi e automatismi secolaristici. E questa diffidenza rafforzò in lui il rigetto deciso dei compromessi che la modernità richiede o impone al credente, soprattutto a quel credente che aveva pensato di accettare la logica della modernità, così come avevano inteso fare il Concilio Vaticano II e, dopo il Concilio, molta parte di quel clero e di quei credenti che reclamavano una Chiesa più democratica, più liberale, più in sintonia con i tempi.

Ma la sintonia con i tempi moderni non era sirena che attraesse Giovanni Paolo II. Al pericolo relativista egli oppose il cristianesimo come pensiero forte, la verità come antidoto allo scetticismo, la fede come difesa dal nichilismo, così come mostrano due documenti che non poco divisero le coscienze e non poco procurarono al Papa l'accusa di dogmatismo o conservatorismo o restaurazione pre-conciliare. Uno è l'enciclica Redemptoris missio del 7 dicembre 1990, in cui si parla di "Gesù Cristo unico salvatore", l'altro è la Dichiarazione Dominus Iesus del 6 agosto 2000, in cui si dichiara "contraria alla fede della Chiesa la tesi circa il carattere limitato, incompleto e imperfetto della rivelazione di Gesù Cristo".

Sempre dal timore dell'alleanza fra democrazia e relativismo discesero le posizioni intransigenti di Papa Wojtyla su due questioni fondamentali.

La prima questione è quella dell'identità, in particolare l'identità europea, che Giovanni Paolo II non smise mai di ricondurre alle sue radici cristiane e per il cui riconoscimento, anche formale, in seno alla nuova costituzione dell'Europa egli si battè senza arretramenti. Di fronte all'Europa dei mercati e dei diritti, egli rivendicò l'Europa dei valori e dello spirito, quella degli apostoli Pietro e Paolo, e dei santi e martiri Cirillo e Metodio, che nell'Est del continente svolsero la medesima opera di cristianizzazione che i primi portarono a Ovest. Era l'Europa dei "due polmoni", l'Europa spiritualmente unificata e non solo politicamente allargata.

La seconda questione è quella del riconoscimento della dignità della persona in qualunque manifestazione e fase di esistenza, da cui nacque la sua condanna ferma e senza tentennamenti di ogni forma di mancanza di rispetto dell'uomo, dall'aborto all'eutanasia, dalla contraccezione alla fecondazione artificiale, dalle sperimentazioni genetiche alle ricerche sugli embrioni. Giovanni Paolo II, quello stesso che aveva chiesto "scusa" per gli errori della Chiesa nel caso Galileo, ma che mai aveva abbracciato il principio scientista della completa autonomia della ricerca scientifica, rifiutò l'idea e la pratica dell'illimitatezza dei confini della bioetica, che invece deve arrestarsi laddove si scontri con il rispetto della vita e della dignità dell'uomo. La battaglia contro il relativismo culturale segna anche un momento di tensione o di ripensamento nell'opera di Giovanni Paolo II. Egli era stato l'iniziatore del progetto di dialogo interreligioso, il cui scopo era riunire sotto la comune bandiera della spiritualità le tre grandi religioni monoteistiche per esaltarne i punti di contatto e rafforzarne la missione. Ma proprio questo dialogo, per la sua stessa logica, rischiava di incorrere nel relativismo culturale.

Il problema è noto e terribilmente intricato. Il dialogo parte dal presupposto che la verità dell'uno può essere scambiata o corretta con la verità dell'altro. Perciò il dialogo rifiuta l'assolutezza e ammette la reciprocità delle posizioni. Ma, allora, se si pratica il dialogo, come può Cristo essere detto la sola verità e dunque la verità assoluta? E di converso, se Cristo è la sola verità, su quali basi, oltre quelle del rispetto personale degli interlocutori, è possibile il dialogo?

Proprio nel mezzo del relativismo dilagante, Giovanni Paolo II si trovò di fronte a questo angosciante dilemma. Non poteva rifiutare il dialogo interreligioso, che fu parte della sua concezione e azione, e non poteva correre il rischio che questo dialogo scuotesse le fondamenta della fede cristiana.

La lotta contro il relativismo culturale ha segnato un'altra tensione nell'opera di Giovanni Paolo II, soprattutto negli ultimi anni, quando i cambiamenti globali si sono accelerati drammaticamente e nella storia si è di nuovo profilato il male di un nuovo totalitarismo, quello del fondamentalismo di matrice islamica responsabile dell'11 settembre. Di fronte a questo tragico evento e alle sue conseguenze, papa Wojtyla scelse la posizione forte di schierarsi sul fronte della pace e anche del pacifismo, contro la guerra e recisamente contro l'ipotesi di uno scontro di civiltà. Una tensione anche questa, perché per affermare il bene e portare la pace è necessario a volte lottare contro il male, come Giovanni Paolo II sapeva in prima persona, lui figlio di una terra martire, vittima continua di aggressioni e oppressioni, ultime quella nazista e quella comunista.

Ho parlato di tensioni, altri hanno detto di contraddizioni e hanno assunto posizioni critiche, anche duramente critiche di fronte a quelle che sono sembrate le "chiusure" di Giovanni Paolo II. Ma per chi comprenda il senso della fede, la critica è decisamente fuori luogo. La contraddizione è lo spirito del Vangelo, è l'essenza del cristianesimo, che sta nel mondo per dare al mondo un senso che è fuori dal mondo, che vive la condizione storica per redimerla, non per accomodarvisi o adagiarvisi. I problemi teologici e pastorali provocati da queste tensioni, sempre essenziali e mai eludibili, saranno il patrimonio e la sfida di chi succederà a Giovanni Paolo II. Con la storia che si è rimessa in moto, il male che ritorna, e una nuova esigenza di identità religiosa che preme, a costui occorrerà visione salda e chiara, fermezza e dolcezza, tenacia e apertura. Quelle stesse doti di cui Papa Wojtyla è stato instancabile testimone nei suoi 27 anni di pontificato.

[Papa Giovanni Paolo II, Discorso al Senato 5 aprile 2005; commento sul sito]

269
don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

Email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Thus, paradoxically, from a sign of condemnation, death and failure, the Cross becomes a sign of redemption, life and victory, through faith, the fruits of salvation can be gathered (Pope Benedict)
Così la Croce, paradossalmente, da segno di condanna, di morte, di fallimento, diventa segno di redenzione, di vita, di vittoria, in cui, con sguardo di fede, si possono scorgere i frutti della salvezza (Papa Benedetto)
[Nicodemus] felt the fascination of this Rabbi, so different from the others, but could not manage to rid himself of the conditioning of his environment that was hostile to Jesus, and stood irresolute on the threshold of faith (Pope Benedict)
[Nicodemo] avverte il fascino di questo Rabbì così diverso dagli altri, ma non riesce a sottrarsi ai condizionamenti dell’ambiente contrario a Gesù e resta titubante sulla soglia della fede (Papa Benedetto)
Those wounds that, in the beginning were an obstacle for Thomas’s faith, being a sign of Jesus’ apparent failure, those same wounds have become in his encounter with the Risen One, signs of a victorious love. These wounds that Christ has received for love of us help us to understand who God is and to repeat: “My Lord and my God!” Only a God who loves us to the extent of taking upon himself our wounds and our pain, especially innocent suffering, is worthy of faith (Pope Benedict)
Quelle piaghe, che per Tommaso erano dapprima un ostacolo alla fede, perché segni dell’apparente fallimento di Gesù; quelle stesse piaghe sono diventate, nell’incontro con il Risorto, prove di un amore vittorioso. Queste piaghe che Cristo ha contratto per amore nostro ci aiutano a capire chi è Dio e a ripetere anche noi: “Mio Signore e mio Dio”. Solo un Dio che ci ama fino a prendere su di sé le nostre ferite e il nostro dolore, soprattutto quello innocente, è degno di fede (Papa Benedetto)
We see that the disciples are still closed in their thinking […] How does Jesus answer? He answers by broadening their horizons […] and he confers upon them the task of bearing witness to him all over the world, transcending the cultural and religious confines within which they were accustomed to think and live (Pope Benedict)
Vediamo che i discepoli sono ancora chiusi nella loro visione […] E come risponde Gesù? Risponde aprendo i loro orizzonti […] e conferisce loro l’incarico di testimoniarlo in tutto il mondo oltrepassando i confini culturali e religiosi entro cui erano abituati a pensare e a vivere (Papa Benedetto)
The Fathers made a very significant commentary on this singular task. This is what they say: for a fish, created for water, it is fatal to be taken out of the sea, to be removed from its vital element to serve as human food. But in the mission of a fisher of men, the reverse is true. We are living in alienation, in the salt waters of suffering and death; in a sea of darkness without light. The net of the Gospel pulls us out of the waters of death and brings us into the splendour of God’s light, into true life (Pope Benedict)
I Padri […] dicono così: per il pesce, creato per l’acqua, è mortale essere tirato fuori dal mare. Esso viene sottratto al suo elemento vitale per servire di nutrimento all’uomo. Ma nella missione del pescatore di uomini avviene il contrario. Noi uomini viviamo alienati, nelle acque salate della sofferenza e della morte; in un mare di oscurità senza luce. La rete del Vangelo ci tira fuori dalle acque della morte e ci porta nello splendore della luce di Dio, nella vera vita (Papa Benedetto)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

duevie.art

don Giuseppe Nespeca

Tel. 333-1329741


Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001.
Le immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione.
L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno insindacabilmente rimossi.