Gen 23, 2026 Scritto da 

Dio in ostaggio, o la diversa visione del pericolo

(Mc 4,35-41)

 

Tutto il Vangelo di Mc è una risposta articolata alla domanda: ‘chi è Gesù?’ (v.41). Il suo senso di marcia sembra contromano, e infrange sfacciatamente le regole accettate da tutti.

Mentre i discepoli accarezzavano desideri nazionalisti, il Maestro inizia a far capire che Egli non è il Messia volgarmente atteso, restauratore del defunto impero di Davide [o dei Cesari, in lotta di successione sotto gli occhi della comunità romana di Mc: Galba, Otone, Vitellio, Vespasiano].

Il Regno di Dio è aperto a tutta l'umanità, che in quei tempi di sballottamento - straziata dalla guerra civile successiva alle follie di Nerone - cercava sicurezze, accoglienza, punti di riferimento.

Ciascuno poteva trovarvi casa e riparo (v.32b).

Ma alcuni rimanevano insensibili a un’idea troppo larga di Fraternità. La proposta del giovane Rabbi li spiazzava.

L’insegnamento e richiamo imposto agli intimi di Gesù è quello di passare all’altra riva (v.35) ossia di non trattenere per sé.

Le ricchezze del Padre dovevano essere comunicate ai pagani.

Eppure alcuni “reduci” non ne volevano sapere di ‘sproporzioni rischiose’. Erano tarati su consuetudini di religiosità comune, e un’ideologia di potere circoscritta.

Quindi per esorcizzare il pericolo della missione, già tentavano di prendere in ostaggio il Maestro (v.36).

Sin dagli esordi, la resistenza all’incarico divino e il dibattito interno lacerante che ne era derivato, scatenò una grande tempesta nelle assemblee dei credenti.

«E viene una grande burrasca di vento e le onde si rovesciavano nella barca, così che la barca già si riempiva» (v.37).

La bufera riguarda i soli discepoli, unici sgomenti; non Gesù - a poppa, ossia al timone, alla guida [v.38 - e sul «cuscino»: si tratta del Risorto].

 

Quel che accade ‘dentro’ non è il semplice riflesso di ciò che capita “fuori”! Questo l’errore da correggere.

Dalla pace della condizione divina che domina il caos (v.39) il Signore richiama l’attenzione e rimprovera gli apostoli, accusandoli di non avere «Fede» (v.40).

 

Insomma, siamo confusi, nell’imbarazzo, e infuria il caos degli schemi? Andiamo paradossalmente sulla strada giusta dell’Esodo - ma non bisogna farsi prendere dal timore.

Le situazioni emotivamente rilevanti hanno il loro senso, recano un appello significativo, introducono una diversa introspezione, il cambiamento decisivo; una nuova ‘Genesi’.

La prova infatti attiva le anime nel modo più efficace, perché ci sgancia dall’idea di stabilità, e pone in contatto con energie sottaciute, avviando il nuovo dialogo con gli eventi.

In Lui, eccoci dunque intrisi d’una ‘diversa visione del pericolo’.

Sembra infatti che Gesù voglia espressamente i “momenti scuri” del confronto e del dubbio (v.35).

Le attese da manuale e l’abitudine ad allestire armonie conformiste bloccano la fioritura di ciò che siamo e speriamo.

Quel che è seccante o addirittura ‘contro’ ha qualcosa di decisivo da dirci.

 

Così anche nella barchetta delle chiese (v.36) il disagio deve esprimersi.

La nostra è una stabilità invertita, capovolta, non pareggiabile - incerta, sconveniente - eppure energica, capace di reinventarsi.

Sarà perfino eccessiva, ma dai dissesti. E osservando negli altri i propri lati oscuri.

Per una proposta di Tenerezza senza un piano, non corrispondente; che non è zona relax.

Amore che fa rima con ansia terribile, la quale però ci pone a contatto immediato con i nostri strati profondi - e le ‘periferie’!

 

 

[Sabato 3.a sett. T.O.  31 gennaio 2025]

311 Ultima modifica il Sabato, 31 Gennaio 2026 12:00
don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

It is known that faith is man's response to the word of divine revelation. The miracle takes place in organic connection with this revealing word of God. It is a "sign" of his presence and of his work, a particularly intense sign (John Paul II)
È noto che la fede è una risposta dell’uomo alla parola della rivelazione divina. Il miracolo avviene in legame organico con questa parola di Dio rivelante. È un “segno” della sua presenza e del suo operare, un segno, si può dire, particolarmente intenso (Giovanni Paolo II)
In the rite of Baptism, the presentation of the candle lit from the large Paschal candle, a symbol of the Risen Christ, is a sign that helps us to understand what happens in the Sacrament. When our lives are enlightened by the mystery of Christ, we experience the joy of being liberated from all that threatens the full realization (Pope Benedict)
Nel rito del Battesimo, la consegna della candela, accesa al grande cero pasquale simbolo di Cristo Risorto, è un segno che aiuta a cogliere ciò che avviene nel Sacramento. Quando la nostra vita si lascia illuminare dal mistero di Cristo, sperimenta la gioia di essere liberata da tutto ciò che ne minaccia la piena realizzazione (Papa Benedetto)
Doing a good deed almost instinctively gives rise to the desire to be esteemed and admired for the good action, in other words to gain a reward. And on the one hand this closes us in on ourselves and on the other, it brings us out of ourselves because we live oriented to what others think of us or admire in us (Pope Benedict)
Quando si compie qualcosa di buono, quasi istintivamente nasce il desiderio di essere stimati e ammirati per la buona azione, di avere cioè una soddisfazione. E questo, da una parte rinchiude in se stessi, dall’altra porta fuori da se stessi, perché si vive proiettati verso quello che gli altri pensano di noi e ammirano in noi (Papa Benedetto)
Since God has first loved us (cf. 1 Jn 4:10), love is now no longer a mere “command”; it is the response to the gift of love with which God draws near to us [Pope Benedict]
Siccome Dio ci ha amati per primo (cfr 1 Gv 4, 10), l'amore adesso non è più solo un « comandamento », ma è la risposta al dono dell'amore, col quale Dio ci viene incontro [Papa Benedetto]
Another aspect of Lenten spirituality is what we could describe as "combative" […] where the "weapons" of penance and the "battle" against evil are mentioned. Every day, but particularly in Lent, Christians must face a struggle […] (Pope Benedict)
Un altro aspetto della spiritualità quaresimale è quello che potremmo definire "agonistico" […] là dove si parla di "armi" della penitenza e di "combattimento" contro lo spirito del male. Ogni giorno, ma particolarmente in Quaresima, il cristiano deve affrontare una lotta […] (Papa Benedetto)
Jesus wants to help his listeners take the right approach to the prescriptions of the Commandments given to Moses, urging them to be open to God who teaches  us true freedom and responsibility through the Law. It is a matter of living it as an instrument of freedom (Pope Francis)
Gesù vuole aiutare i suoi ascoltatori ad avere un approccio giusto alle prescrizioni dei Comandamenti dati a Mosè, esortando ad essere disponibili a Dio che ci educa alla vera libertà e responsabilità mediante la Legge. Si tratta di viverla come uno strumento di libertà (Papa Francesco)
In the divine attitude justice is pervaded with mercy, whereas the human attitude is limited to justice. Jesus exhorts us to open ourselves with courage to the strength of forgiveness, because in life not everything can be resolved with justice. We know this (Pope Francis)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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