Gen 22, 2026 Scritto da 

Ritmo di Natura. Il fattore evolutivo

Dal basso, non da su una vetta

(Mc 4,26-34)

 

Eccoci introdotti a una differente mentalità, in una nuova Famiglia, a un altro Regno, poco “elevato”; anzi, completamente rovesciato. Diverso, rispetto a quello atteso su un monte imponente (Ez 17,22).

Esso non sarà raffigurato dalla maestà del cedro del Libano [che un tempo ricopriva i pendii montuosi del Vicino Oriente] bensì da un semplice arbusto dell’orto di casa (Mc 4,32a). 

E le stesse origini di tale realtà novella non deriveranno dagli apici di un fusto altissimo, bensì da un piccolo seme, semplicemente piantato a terra.

Granellino come gli altri. Niente di ragguardevole in sé. Che sviluppa in orizzontale, piuttosto (v.32b).

 

Quanto gas bisogna dare per accelerare la diffusione del Regno? Secondo Gesù si deve attendere che ciascuno incontri se stesso, senza nevrosi.

Proposta che non conosce frontiere: si rivolge a tutti. Basta lasciar fare alla semente le sue cose normali - così integrando le energie; dando spazio, persino cedendo.

Il Seme cresce da solo, intrecciato al terreno e al clima, eppure secondo carattere-individuo profondo.

Sfugge alle spiegazioni cerebrali: «Come, egli stesso non sa» (v.27).

 

Dopo la seminagione, l’autore del gesto riprende la vita normale.

Lasciando fare, il piccolo granello nascosto percorre la sua strada, sino in fondo.

Questo il fattore evolutivo.

Nessun agricoltore calpesta il suo campo, né indaga cosa succede, importunando: sviluppo, crescita e maturazione sono per sé garantiti.

Chi volesse entrare disturberebbe i germogli.

Chi scavasse per controllare il chicco che sta intrecciando le sue radici col terreno, rovinerebbe tutto.

 

La nostra identità sacra è inestricabilmente legata alla singolarità personale: si aggroviglia a una irripetibile sensibilità e vicenda.

È il buio, il silenzio, l’attesa, che fanno spuntare i suoi teneri germogli, nella loro unicità e autenticità.

Li danneggerebbe solo colui che volesse interferire, modificando, sovrapponendo suoi schemi e andamenti - mai conformi alle realtà in sviluppo singolare spontaneo.

Attenzione alla precipitazione di chi vuole subito un risultato… che non sia quello di essere noi stessi in relazione all’essenza innata e missione personale, che sprizzano dalla Sorgente nascosta.

Il tempo dell’amore non è immediato: si svolge lungo un sentiero, i cui periodi non possono essere scanditi da disegni frettolosi - solo irritanti - se non dallo Spirito, affinché manifestiamo l’inedito intrinseco.

Nessuno può importunare tale eccezionale ricchezza, che nasce e sviluppa «automaticamente» (v.28), affinché siamo messi in grado di partorire il mondo interno, la quintessenza, il Gesù che cova in cuore; non altri.

 

«Metter mano alla falce» (v.29) significa che a questo punto l’anima è desta per il Regno, pronta a ‘dare vita’ a sé e ai fratelli, traboccando la sua completezza ad altri, anche lontani o vaganti come uccelli (v.32).

Insieme, una Chiesa che - senza troppo pensare “come dovrebbe essere” - convince tutti i bisognosi di riparo dalle arsure.

E il Seme potrà esser trasmesso ovunque dagli stessi «volatili» che vi si posano anche solo quanto basta a ciascuno per spiccare di nuovo il volo.

 

Le ‘parabole del regno’ in Mt 13 e qui in Mc 4 non narrano una realtà solenne, epocale, maestosa, che intestardisce e s’impone.

Piuttosto, il regno ‘novello’ sarà paragonabile a un arbusto comune, che cresce modestamente - silente, nell’orto di casa (v.32).

Come dire: evolviamo in segni minuscoli - niente di straordinario - però siamo persone, non facsimili.

Così annunciamo il Paradiso.

 

 

[Venerdì 3.a sett. T.O.  30 gennaio 2026]

332 Ultima modifica il Venerdì, 30 Gennaio 2026 12:02
don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

Since God has first loved us (cf. 1 Jn 4:10), love is now no longer a mere “command”; it is the response to the gift of love with which God draws near to us [Pope Benedict]
Siccome Dio ci ha amati per primo (cfr 1 Gv 4, 10), l'amore adesso non è più solo un « comandamento », ma è la risposta al dono dell'amore, col quale Dio ci viene incontro [Papa Benedetto]
Another aspect of Lenten spirituality is what we could describe as "combative" […] where the "weapons" of penance and the "battle" against evil are mentioned. Every day, but particularly in Lent, Christians must face a struggle […] (Pope Benedict)
Un altro aspetto della spiritualità quaresimale è quello che potremmo definire "agonistico" […] là dove si parla di "armi" della penitenza e di "combattimento" contro lo spirito del male. Ogni giorno, ma particolarmente in Quaresima, il cristiano deve affrontare una lotta […] (Papa Benedetto)
Jesus wants to help his listeners take the right approach to the prescriptions of the Commandments given to Moses, urging them to be open to God who teaches  us true freedom and responsibility through the Law. It is a matter of living it as an instrument of freedom (Pope Francis)
Gesù vuole aiutare i suoi ascoltatori ad avere un approccio giusto alle prescrizioni dei Comandamenti dati a Mosè, esortando ad essere disponibili a Dio che ci educa alla vera libertà e responsabilità mediante la Legge. Si tratta di viverla come uno strumento di libertà (Papa Francesco)
In the divine attitude justice is pervaded with mercy, whereas the human attitude is limited to justice. Jesus exhorts us to open ourselves with courage to the strength of forgiveness, because in life not everything can be resolved with justice. We know this (Pope Francis)
Nell’atteggiamento divino la giustizia è pervasa dalla misericordia, mentre l’atteggiamento umano si limita alla giustizia. Gesù ci esorta ad aprirci con coraggio alla forza del perdono, perché nella vita non tutto si risolve con la giustizia; lo sappiamo (Papa Francesco)
The true prophet does not obey others as he does God, and puts himself at the service of the truth, ready to pay in person. It is true that Jesus was a prophet of love, but love has a truth of its own. Indeed, love and truth are two names of the same reality, two names of God (Pope Benedict)
Il vero profeta non obbedisce ad altri che a Dio e si mette al servizio della verità, pronto a pagare di persona. E’ vero che Gesù è il profeta dell’amore, ma l’amore ha la sua verità. Anzi, amore e verità sono due nomi della stessa realtà, due nomi di Dio (Papa Benedetto)
“Give me a drink” (v. 7). Breaking every barrier, he begins a dialogue in which he reveals to the woman the mystery of living water, that is, of the Holy Spirit, God’s gift [Pope Francis]
«Dammi da bere» (v. 7). Così, rompendo ogni barriera, comincia un dialogo in cui svela a quella donna il mistero dell’acqua viva, cioè dello Spirito Santo, dono di Dio [Papa Francesco]
The mystery of ‘home-coming’ wonderfully expresses the encounter between the Father and humanity, between mercy and misery, in a circle of love that touches not only the son who was lost, but is extended to all (Pope John Paul II)
Il mistero del ‘ritorno-a-casa’ esprime mirabilmente l’incontro tra il Padre e l’umanità, tra la misericordia e la miseria, in un circolo d’amore che non riguarda solo il figlio perduto, ma si estende a tutti (Papa Giovanni Paolo II)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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