Due Nomi di Dio
(Lc 4,24-30)
Gesù è fastidioso e genera sospetto in coloro che amano schemi esteriori, perché proclama solo Giubileo, invece che confronto duro e vendetta.
In sinagoga il suo ‘villaggio’ resta perplesso su questo amore troppo comprensivo - proprio ciò di cui abbiamo bisogno.
Il luogo di culto è quello in cui i credenti meno consapevoli sono stati educati al contrario!
Il loro carattere scontroso è frutto acerbo d’una religiosità martellante, che nega il diritto di esprimere idee e sentimenti.
Il codice “sinagogale” ha prodotto fedeli finti, condizionati da una personalità disarmonica e scissa.
Ancora oggi e sin da piccoli, quest’intima lacerazione si manifesta nell’eccesso di controllo sull’apertura verso gli altri.
Conseguenza: un’accentuazione dell’incertezza giovanile - sotto la quale cova chissà cosa - e un carattere rigido da adulti.
Insomma, il martellamento che non fa il balzo della Fede ci blocca, impedisce di capire, e inquina tutta la vita.
Anche ai tempi di Gesù l’insegnamento arcaico acuiva nazionalismi, la percezione stessa di traumi o violazioni, e paradossalmente proprio le situazioni ingabbiate da cui si voleva uscire.
Spiritualità esclusiva: è vuota - rozza o sofisticata che sia.
Il pensiero selettivo è la peggiore malattia delle visioni del mondo, che poi stanno sempre a dirci ‘come dobbiamo essere’.
Di fronte a convinzioni spigolose e illusioni da conventicola, il Profeta marca distanza, opera per diffondere consapevolezze, non immagini rassicuranti - né idee disincarnate.
Ma gli araldi critici irritano violentemente la folla degli abituali, i quali d’improvviso passano da una sorta di curiosità allo sdegno vendicativo.
Come nel paesino, così - si legge in filigrana - nella Città Santa [Monte Sion], da cui subito ti vogliono buttare giù (Lc 4,29). Dovunque si parli di persona reale e i suoi sogni eterni.
Nell’ostilità che li attornia, gli intimi del Signore sfidano a viso aperto le convinzioni normalizzate - acquisite dall’ambiente e non rielaborate.
Per loro non conta solo l’analogia calcolata a un contorno meschino. Vedono altri obbiettivi e non vogliono solo “arrivare”.
Se vengono sopraffatti, lasciano dietro sé quella scia d’intuizioni che prima o poi farà riflettere.
Quindi nei suoi Amici è il Risorto che scampa e riprende il cammino, attraversando chi vuol farlo fuori (v. 30).
In ogni tempo, i testimoni fanno pensare: non cercano complimenti e risultati piacevoli, ma recuperano i ‘lati opposti’ e accettano la felicità altrui.
Sanno che l’Unicità deve fare la sua corsa: sarà ricchezza per tutti, e su questo punto non si lasciano inibire.
Sulla base della personale esperienza del Padre, i fedeli ispirati valorizzano diversi approcci.
Essi creano una stima sconosciuta, caldeggiando nuovi atteggiamenti - differenti modi di rapportarsi con Dio.
Non per aggiungere proseliti e considerarsi indispensabili.
Anche se «in patria» (v. 24) sono personaggi scomodi per la mentalità ratificata, i nessuno-Profeti fanno sopravvivere il Personalismo di Gesù, strappandolo da chi lo vuole sopito e sequestrato.
Come Lui, a rischio d’impopolarità e senza mendicare approvazioni.
Con le cicatrici di quel che è andato via, per un nuovo Viaggio.
[Lunedì 3.a sett. Quaresima, 24 marzo 2025]