(Gv 4,5-42)
Nel brano della Samaritana Gv contrappone i meccanismi della religiosità e le dinamiche della Fede, comparando le immagini d’un Pozzo antico a una fresca Sorgente di Acqua [cf. testo greco].
Mentre su un pozzo ci si deve chinare per attingere con sforzo, la Fonte è lì a disposizione. Essa non assorbe energie, le attiva.
E in ottica di Fede, si fa complessiva, generatrice: cosmica fuori e acutamente divina nell’intimo.
Ci si può anche immergere senza pericolo di rimanervi in trappola e affogare.
La polla d’acqua corrente e sempre nuova è ogni proposta che la Provvidenza offre di cogliere nelle vicende della vita interiore e nella realtà in perenne divenire.
L’acqua del pozzo è in fondo a un cunicolo buio – solo animato da riflessi qua e là, provenienti da fonti di luce esterna e distante.
Essa è quasi stagnante e non cura definitivamente la sete, anzi chiede di essere attinta di nuovo, con immutato sudore.
A volte il secchio con cui si pretende di attingere la Persona del Cristo che già c’è, vien maltirato, oscilla e cade giù – senza possibilità di recupero.
Il senso religioso comune porta a dover continuamente recuperare o procacciarsi perfezioni – centrando l’esame, la terapia, e le relazioni, su di sé: esaminare, individuare, correggere, rifare; verificare e ricominciare daccapo.
Stremati, delusi, stizziti.
La devozione e gli adempimenti non producono sazietà – lo sappiamo bene – anzi paradossalmente accentuano l’arsura del Volto di Dio.
In tale lacerazione crescente, il desiderio non colmato rischia di rovinare le linee portanti della nostra personalità, e l’impulso al Cammino verso un’Altra realizzazione – imprecisa forse, ma Nostra.
Malgrado il continuo forzato ritorno ad abbeverarsi e nonostante la “certezza” delle dottrine e discipline, quando la pietà religiosa si avvita su di sé produce insoddisfazione esistenziale e smarrimento spirituale.
La Fede viva è una Relazione. Essa procede da un Dio che si rivela, c’interpella e chiama per nome.
Nell’evoluzione, tale dinamica stabilisce una Presenza invisibile nel Sé celato, fuoco inestinguibile del nostro Eros fondante.
La Relazione del credente con Dio ha diversi approcci. Un primo stadio è quello della Fede Assenso: la persona si riconosce in un mondo di saperi che gli corrisponde.
Ma la Fede già nel Primo Testamento dice un vincolo più forte: l’affidarsi della Sposa che ha piena fiducia nello Sposo.
La Fede vissuta nello Spirito del Risorto gode poi di altre sfaccettature, decisive per dare colore, maturazione, pienezza, e gioia di vivere.
Il figlio di Dio si rende fratello e intimo al Signore non semplicemente con un credere comune anche appassionato, ma con una azione interiore personale.
Passo che è appunto una sorta di Appropriazione. Fede-Calamita: essa si configura come un colpo di mano.
L’anima-sposa legge il segno dei tempi, interpreta la realtà circostante, le proprie inclinazioni… e cogliendo la portata del Futuro, lo anticipa e attualizza.
Ma lo stadio ultimo (direi la vetta) forse ancor più “perfetto”, di tale Fede-Innesco, è quello della Fede-Meraviglia.
Rivelazione-Sbalordimento: configura il credere specifico dell’Incarnazione, perché riconosce i Tesori che si nascondono dietro i nostri lati oscuri.
Perle che sarà uno stupore scoprire.
In tal guisa, il bozzolo bucato farà la sua Farfalla, che non è “conferma”, o costruzione omologata a dei prototipi, bensì Incanto.
Magia e nuovo Patto di tramonti e albe. Svelamento, da un magma incandescente, che zampilla.
Cristo siede sulla Sorgente, non sul pozzo. Ad esso, piuttosto, si sovrappone.
[3.a Domenica di Quaresima (anno A), 8 marzo 2026]







