Feb 28, 2026 Scritto da 

Pozzo Sorgente

(Gv 4,5-42)

 

Nel brano della Samaritana Gv contrappone i meccanismi della religiosità e le dinamiche della Fede, comparando le immagini d’un Pozzo antico a una fresca Sorgente di Acqua [cf. testo greco].

Mentre su un pozzo ci si deve chinare per attingere con sforzo, la Fonte è lì a disposizione. Essa non assorbe energie, le attiva.

E in ottica di Fede, si fa complessiva, generatrice: cosmica fuori e acutamente divina nell’intimo.

Ci si può anche immergere senza pericolo di rimanervi in trappola e affogare.

La polla d’acqua corrente e sempre nuova è ogni proposta che la Provvidenza offre di cogliere nelle vicende della vita interiore e nella realtà in perenne divenire.

L’acqua del pozzo è in fondo a un cunicolo buio – solo animato da riflessi qua e là, provenienti da fonti di luce esterna e distante.

Essa è quasi stagnante e non cura definitivamente la sete, anzi chiede di essere attinta di nuovo, con immutato sudore.

A volte il secchio con cui si pretende di attingere la Persona del Cristo che già c’è, vien maltirato, oscilla e cade giù – senza possibilità di recupero.

Il senso religioso comune porta a dover continuamente recuperare o procacciarsi perfezioni – centrando l’esame, la terapia, e le relazioni, su di sé: esaminare, individuare, correggere, rifare; verificare e ricominciare daccapo.

Stremati, delusi, stizziti.

La devozione e gli adempimenti non producono sazietà – lo sappiamo bene – anzi paradossalmente accentuano l’arsura del Volto di Dio.

In tale lacerazione crescente, il desiderio non colmato rischia di rovinare le linee portanti della nostra personalità, e l’impulso al Cammino verso un’Altra realizzazione – imprecisa forse, ma Nostra.

Malgrado il continuo forzato ritorno ad abbeverarsi e nonostante la “certezza” delle dottrine e discipline, quando la pietà religiosa si avvita su di sé produce insoddisfazione esistenziale e smarrimento spirituale.

 

La Fede viva è una Relazione. Essa procede da un Dio che si rivela, c’interpella e chiama per nome.

Nell’evoluzione, tale dinamica stabilisce una Presenza invisibile nel Sé celato, fuoco inestinguibile del nostro Eros fondante.

La Relazione del credente con Dio ha diversi approcci. Un primo stadio è quello della Fede Assenso: la persona si riconosce in un mondo di saperi che gli corrisponde.

Ma la Fede già nel Primo Testamento dice un vincolo più forte: l’affidarsi della Sposa che ha piena fiducia nello Sposo.

La Fede vissuta nello Spirito del Risorto gode poi di altre sfaccettature, decisive per dare colore, maturazione, pienezza, e gioia di vivere.

Il figlio di Dio si rende fratello e intimo al Signore non semplicemente con un credere comune anche appassionato, ma con una azione interiore personale.

Passo che è appunto una sorta di Appropriazione. Fede-Calamita: essa si configura come un colpo di mano.

L’anima-sposa legge il segno dei tempi, interpreta la realtà circostante, le proprie inclinazioni… e cogliendo la portata del Futuro, lo anticipa e attualizza.

Ma lo stadio ultimo (direi la vetta) forse ancor più “perfetto”, di tale Fede-Innesco, è quello della Fede-Meraviglia.

Rivelazione-Sbalordimento: configura il credere specifico dell’Incarnazione, perché riconosce i Tesori che si nascondono dietro i nostri lati oscuri.

Perle che sarà uno stupore scoprire.

In tal guisa, il bozzolo bucato farà la sua Farfalla, che non è “conferma”, o costruzione omologata a dei prototipi, bensì Incanto.

Magia e nuovo Patto di tramonti e albe. Svelamento, da un magma incandescente, che zampilla.

 

Cristo siede sulla Sorgente, non sul pozzo. Ad esso, piuttosto, si sovrappone.

 

 

[3.a Domenica di Quaresima (anno A), 8 marzo 2026]

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

“Give me a drink” (v. 7). Breaking every barrier, he begins a dialogue in which he reveals to the woman the mystery of living water, that is, of the Holy Spirit, God’s gift [Pope Francis]
«Dammi da bere» (v. 7). Così, rompendo ogni barriera, comincia un dialogo in cui svela a quella donna il mistero dell’acqua viva, cioè dello Spirito Santo, dono di Dio [Papa Francesco]
The mystery of ‘home-coming’ wonderfully expresses the encounter between the Father and humanity, between mercy and misery, in a circle of love that touches not only the son who was lost, but is extended to all (Pope John Paul II)
Il mistero del ‘ritorno-a-casa’ esprime mirabilmente l’incontro tra il Padre e l’umanità, tra la misericordia e la miseria, in un circolo d’amore che non riguarda solo il figlio perduto, ma si estende a tutti (Papa Giovanni Paolo II)
The image of the vineyard is clear: it represents the people whom the Lord has chosen and formed with such care; the servants sent by the landowner are the prophets, sent by God, while the son represents Jesus. And just as the prophets were rejected, so too Christ was rejected and killed (Pope Francis)
L’immagine della vigna è chiara: rappresenta il popolo che il Signore si è scelto e ha formato con tanta cura; i servi mandati dal padrone sono i profeti, inviati da Dio, mentre il figlio è figura di Gesù. E come furono rifiutati i profeti, così anche il Cristo è stato respinto e ucciso (Papa Francesco)
‘Lazarus’ means ‘God helps’. Lazarus, who is lying at the gate, is a living reminder to the rich man to remember God, but the rich man does not receive that reminder. Hence, he will be condemned not because of his wealth, but for being incapable of feeling compassion for Lazarus and for not coming to his aid. In the second part of the parable, we again meet Lazarus and the rich man after their death (vv. 22-31). In the hereafter the situation is reversed [Pope Francis]
“Lazzaro” significa “Dio aiuta”. Lazzaro, che giace davanti alla porta, è un richiamo vivente al ricco per ricordarsi di Dio, ma il ricco non accoglie tale richiamo. Sarà condannato pertanto non per le sue ricchezze, ma per essere stato incapace di sentire compassione per Lazzaro e di soccorrerlo. Nella seconda parte della parabola, ritroviamo Lazzaro e il ricco dopo la loro morte (vv. 22-31). Nell’al di là la situazione si è rovesciata [Papa Francesco]
Brothers and sisters, a frequent flaw of those in authority, whether civil or ecclesiastic authority, is that of demanding of others things — even righteous things — that they do not, however, put into practise in the first person. They live a double life. Jesus says: “They bind heavy burdens, hard to bear, and lay them on men’s shoulders; but they themselves will not move them with their finger (v.4). This attitude sets a bad example of authority, which should instead derive its primary strength precisely from setting a good example. Authority arises from a good example, so as to help others to practise what is right and proper, sustaining them in the trials that they meet on the right path. Authority is a help, but if it is wrongly exercised, it becomes oppressive; it does not allow people to grow, and creates a climate of distrust and hostility, and also leads to corruption (Pope Francis)
Fratelli e sorelle, un difetto frequente in quanti hanno un’autorità, sia autorità civile sia ecclesiastica, è quello di esigere dagli altri cose, anche giuste, che però loro non mettono in pratica in prima persona. Fanno la doppia vita. Dice Gesù: «Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito» (v.4). Questo atteggiamento è un cattivo esercizio dell’autorità (Papa Francesco)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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don Giuseppe Nespeca

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