Feb 28, 2026 Scritto da 

Pozzo Sorgente

Gv 4,5-42 (5-54)

 

Nel brano della Samaritana Gv contrappone i meccanismi della religiosità e le dinamiche della Fede, comparando le immagini d’un Pozzo antico a una fresca Sorgente di Acqua [cf. testo greco].

Mentre sopra un pozzo ci chiniamo e si deve attingere con sforzo, la Sorgente è a disposizione. E ci si può anche tuffare dentro, senza il pericolo di rimanervi in trappola e affogare.

La polla d’acqua corrente e sempre nuova è la Persona di Cristo: proposta che la Provvidenza offre di cogliere nelle circostanze della vita reale, in perenne divenire.

L’acqua del pozzo è in fondo a un cunicolo buio - solo animato da riflessi qua e là (provenienti da fonti di luce esterna e distante).

Essa è quasi stagnante - e non cura definitivamente la sete, anzi chiede di essere attinta di nuovo e con immutato sudore.

A volte il secchio con cui si pretende di attingere vien maltirato, oscilla e cade giù - senza possibilità di recupero.

Il senso religioso comune porta a dover continuamente riacciuffare o procacciarsi perfezioni - centrando l’esame, la terapia, e le relazioni, su di sé: esaminare, individuare, correggere, rifare; verificare e ricominciare daccapo.

Stremati, delusi, stizziti.

La devozione e gli adempimenti non producono sazietà - lo sappiamo bene - anzi paradossalmente accentuano l’arsura.

Il corteo di obbedienze esterne, e perbenismi di maniera, da porgere continuamente per ingraziarsi questo Dio muto e i suoi eletti (altrettanto indifferenti) snervano l’anima.

In tale lacerazione intima crescente, anche inespressa, il desiderio non colmato rischia di rovinare le linee portanti della nostra personalità - e l’impulso al Cammino verso un’Altra realizzazione, forse imprecisa ma Nostra.

Malgrado il continuo forzato ritorno ad abbeverarsi e nonostante la “certezza” delle dottrine e discipline, la pietà religiosa [che si avvita] produce infine totale insoddisfazione esistenziale, e smarrimento spirituale.

 

La Fede viva non è una sorta di oggetto né una ideologia (che si può avere o meno), bensì una Relazione.

Essa procede da un Dio che si rivela, c’interpella e chiama per nome. E si rivolge agli strati profondi dell’essere e della realtà.

Il suo volto variegato, ricco, aperto, non collima col pensiero comune, bensì intercetta il nostro desiderio di pienezza di vita. In tal guisa ci corrisponde e conquista.

In detto rapporto, la Fede che appunto nasce dall’ascolto si accende quando l’iniziativa del Padre che si manifesta e svela in una proposta che viene a noi, è accolta e non rifiutata.

Non si tratta di una circostanza puntuale, ma che appunto zampilla e procede di onda in onda nel corso dell’esistenza. Con tutto il carico delle sue sorprese nel tempo.

Magma incandescente, il quale di quando in quando contesta, sabotandoci, o sbalordisce.

Nell’evoluzione, tale dinamica stabilisce una Presenza invisibile nel Sé celato, fuoco vivo inestinguibile del nostro Eros fondante.

Eco percepibile - anche nel genio del tempo, nei solchi della storia personale, nelle pieghe delle vicende e relazioni, consigli, valutazioni (opposte) e persino fratture.

 

La Relazione di Fede ha diversi approcci. Un primo stadio è quello della Fede Assenso: la persona si riconosce in un mondo di saperi che gli corrisponde.

È un livello assai dignitoso, ma comune a tutte le religioni e filosofie.

Scrutando la Parola, comprendiamo che lo specifico della Fede biblica riguarda assai più l’esistere concreto che il pensiero o la disciplina: ha un carattere diverso dai codici, è sponsale.

La Fede già nel Primo Testamento è tipicamente quell’affidarsi della Sposa [in ebraico Israèl è di genere femminile] che ha piena fiducia nello Sposo.

Sa che poggiando sul Dio-Con fiorirà autenticamente e godrà di pienezza di vita, anche passando tra peripezie spiacevoli.

 

La Fede vissuta nello Spirito del Risorto gode di altre sfaccettature, decisive per dare colore al nostro andare nel mondo e alla maturazione piena, con gioia di vivere.

[In tutto è fondamentale sia l’ascolto della sacra Scrittura, che il passare dalla ridda di pensieri che frammentano il nostro occhio interiore alla percezione, ossia a uno sguardo contemplativo più intenso, che sappia posarsi su noi stessi e le cose].

 

Il figlio di Dio si rende fratello e intimo al Signore non semplicemente con un credere comune anche appassionato, ma con una azione interiore personale.

Il terzo passo della fede cristologica è appunto una sorta di Appropriazione: il soggetto riconosce negli eventi e in sé il Senso dei Vangeli.

Egli ormai s’identifica negli episodi del Signore, senza nevrosi né caricature. Dal Verbo dentro egli estrae soluzioni, in modo naturale, immediato.

Ormai sicuro della reciprocità amicale sperimentata nei Doni, prende possesso del cuore mite e forte del Vivente in lui, con un colpo di mano e senza alcun merito prescritto.

Citando s. Bernardo, Alfonso Maria de’ Liguori afferma: «Quel merito che manca a me per entrare nel Paradiso, io me l'usurpo da' meriti di Gesù Cristo».

Nessuna trafila o disciplina dell’arcano.

Attenzione: non si tratta di “prove” di sostituzione vicaria - come se Gesù avesse dovuto colmare un debito di peccati, perché il Padre aveva bisogno di sangue e di almeno uno che la pagasse cara.

Dio ci recupera con rischio educativo.

È vero che inviando un agnello in mezzo a lupi la sua fine è segnata. Ma è anche l’unico modo per convincere gli uomini - ancora in condizione preumana - che quella della competizione non è vita di persone, piuttosto di bestie feroci.

L’agnello è l’essere mansueto che fa riflettere persino i lupi: solo appropriandosene completamente, le belve si accorgono di essere tali.

Così possiamo cominciare a dire: “Io” da uomini invece che bestie. 

Certo, solo le persone conciliate con la propria vicenda fanno il bene. Ma il meglio autentico e pieno è critico e globale; fuori della nostra portata.

Non è produzione geniale o propria. Non siamo onnipotenti.

 

Una ulteriore tappa del percorso della vita in Cristo e nello Spirito è quella della cosiddetta Fede-Calamita.

Anch’essa si configura come un’azione, perché l’anima-sposa legge il segno dei tempi, interpreta la realtà circostante e le proprie inclinazioni... e cogliendo il peso specifico del Futuro, lo anticipa e attualizza.

Così evitando di sprecare la vita a sostegno di rami secchi.

Ma lo stadio ultimo (direi la vetta) forse ancor più “perfetto” di tale Fede-Innesco, è quello della Fede-Meraviglia.

Rivelazione-Sbalordimento: configura il credere specifico dell’Incarnazione, perché riconosce i Tesori che si nascondono dietro i nostri lati oscuri.

Tali Perle scenderanno in campo nel corso dell’esistenza [attiveranno quel che devono quando sarà necessario] e sarà uno stupore scoprirle.

Il bozzolo bucato farà la sua Farfalla, che non è “conferma”, o costruzione omologata a dei prototipi, bensì incanto. Svelamento.

Magia e nuovo Patto di tramonti e albe.

 

Per comparare l’opera variegata della Fede in noi, e la sua ricchezza poliedrica - e per sottolinearne (forse in modo gestuale e crudo, ma efficacemente paradossale) la specificità, citerei a contrappunto il dipinto di James Ensor «L’entrata di Cristo a Bruxelles nel 1888».

L’autore pone l’accento sul qualunquismo spersonalizzante della vita religiosa diffusa, dove nel minestrone della devozione indistinta, tutto fa brodo.

Nel folklore della massa variopinta, si confondono volti pii e ghigni caricaturali. Un effetto di contrasto in cui forse ci riconosciamo: gente pagana, dai molti «mariti» [ossia idoli].

Come a dire: nel senso religioso occidentale comune e più consuetudinario, desiderare che Gesù venga nella nostra vita o meno - seguire o tradire il Signore crocifisso - non fa poi molta differenza.

 

Cristo siede sulla Sorgente, non sul pozzo. Ad esso, piuttosto, si sovrappone.

 

 

Ciò che non sapevo ci fosse: Fede, occhio nudo, garanzia

(Gv 4, 43-54)

 

A partire dalla quarta settimana il cammino della liturgia quaresimale prende un deciso avvio verso Gerusalemme, che già si delinea nella luce pasquale.

L’evangelista vuole introdurci in una più intima famigliarità col mistero della persona e della vicenda del Figlio di Dio; una comunione sul piano dell’essere che bagna altre contrade.

Egli prende il ritmo del viaggio interiore del catecumeno (v.47) per introdurci nella sua Visione, la quale rigenera la nostra carne e ci rimette nell’Esodo (v.50) che scatena tutto un dinamismo attorno (v.51).

Sulla Via si restituisce ogni creatura a se stessa e alla bontà radicale del progetto originario - riscoperto prima dentro, poi fuori di sé.

Avere Fede è partire, e lasciarsi traumatizzare. «Infatti Gesù stesso aveva attestato che un profeta nella propria patria non ha onore» (v.44). Perché?

Con il termine «patria» i sinottici sottintendono Nazaret.

Il quarto Vangelo invece allude a una dimensione più teologica: quella propria del Verbo che valica i privilegi locali, prendendo di mira l’ideologia del centro religioso, nonché l’istituzione nazionale.

Dopo aver mostrato nell’episodio della samaritana (vv.1-42) il significato di Cristo come nuovo Tempio sia per ebrei che per “eretici”, Gv ne illustra il senso per i pagani.

Come se la dimensione di Risurrezione («dopo i due giorni»: v.43) spostasse la Casa di Dio a tutto il mondo.

Agli osservanti del giudaismo era fatto divieto passare per la Samaria e trattenersi coi samaritani (cf. Gv 4,9) considerati meticci (teologicamente poligami: Gv 4,17-18).

Gesù non si limita alla propria stirpe, e neppure alla sua religione.

In Galilea riceve un super-pagano, che implora aiuto perché si accorge che il mondo da cui proviene non è in grado di generare vita (vv.46-47.49.53).

 

Spesso la nostra pietà impedisce l’amicizia fra diverse culture e neutralizza la potenza di autoguarigione intima che ciascuno - di qualsiasi etnia o credo - porta con sé.

Gli auspici banali del bagaglio culturale bloccano la libertà di pensiero da ciò che ancora non si prevede, fissando stereotipi.

L’impregnato d’idoli non vede più nulla; non incontra neppure se stesso e i suoi intimi.

E non sperimenta forze ignote. Al massimo crede nel dio pagano protettore, che fa miracoli a lotteria.

Chi si regola a occhio nudo... suppone di vedere il Signore che guarisce attraverso gesti straordinari (v.48: «se non vedete segni e prodigi, non credete»).

Gli sfugge il potere vivificante della Parola, che tocca senza essere vista, ma rende presente Gesù nella sua opera e nella sua interezza incisiva, efficace.

Al Cristo interessa far capire come “funziona” la Fede nella sua pura qualità: quali dinamismi attiva - non lo show della religione spettacolo, tutta esterna, che fa rima con impressione, evasione, sensazione, devozione.

Queste espressioni epidermiche chiudono la folla nell’intimismo, o suscitano interesse per bizzarrie che fanno trasalire i sensi, destando sì un attimo di entusiasmo, non il centro di ciascuna persona.

 

La novità di Cristo non viene trasmessa per contatto, bensì accogliendo a fondo la sua inattesa Parola-evento. Non è soggetta a un principio di località o altra garanzia religiosa.

Lo sguardo esteriore si fa convincere da miracoli, ma non coglie il senso profondo del Segno che ci parla della Persona del Signore - il vero spettacolo. Tutto ancora da sperimentare.

A commento del Tao Tê Ching (xii) il maestro Wang Pi afferma: «Chi è per l’occhio, si fa schiavo delle creature. Per questo il santo non è per l’occhio».

Aggiunge il maestro Ho-shang Kung: «L’amante dei colori nuoce all’essenza e perde l’illuminazione (...) Lo sguardo disordinato fa traboccare l’essenza all’esterno».

I curiosi aspettano di vedere e constatare. Così muoiono di speranze relative, senza radice in se stessi.

Solo nella Fede si scopre ciò che a occhio nudo ancora non si vede, né sapevamo ci fosse.

 

 

Per interiorizzare e vivere il messaggio:

 

Come l’adesione alla Parola di Cristo aiuta a vincere il desiderio banale di clamore o evasione?

Tornando a “casa tua”, hai scoperto ciò che non sapevi ci fosse? Qualcuno ti ha annunciato la Novità?

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

“Give me a drink” (v. 7). Breaking every barrier, he begins a dialogue in which he reveals to the woman the mystery of living water, that is, of the Holy Spirit, God’s gift [Pope Francis]
«Dammi da bere» (v. 7). Così, rompendo ogni barriera, comincia un dialogo in cui svela a quella donna il mistero dell’acqua viva, cioè dello Spirito Santo, dono di Dio [Papa Francesco]
The mystery of ‘home-coming’ wonderfully expresses the encounter between the Father and humanity, between mercy and misery, in a circle of love that touches not only the son who was lost, but is extended to all (Pope John Paul II)
Il mistero del ‘ritorno-a-casa’ esprime mirabilmente l’incontro tra il Padre e l’umanità, tra la misericordia e la miseria, in un circolo d’amore che non riguarda solo il figlio perduto, ma si estende a tutti (Papa Giovanni Paolo II)
The image of the vineyard is clear: it represents the people whom the Lord has chosen and formed with such care; the servants sent by the landowner are the prophets, sent by God, while the son represents Jesus. And just as the prophets were rejected, so too Christ was rejected and killed (Pope Francis)
L’immagine della vigna è chiara: rappresenta il popolo che il Signore si è scelto e ha formato con tanta cura; i servi mandati dal padrone sono i profeti, inviati da Dio, mentre il figlio è figura di Gesù. E come furono rifiutati i profeti, così anche il Cristo è stato respinto e ucciso (Papa Francesco)
‘Lazarus’ means ‘God helps’. Lazarus, who is lying at the gate, is a living reminder to the rich man to remember God, but the rich man does not receive that reminder. Hence, he will be condemned not because of his wealth, but for being incapable of feeling compassion for Lazarus and for not coming to his aid. In the second part of the parable, we again meet Lazarus and the rich man after their death (vv. 22-31). In the hereafter the situation is reversed [Pope Francis]
“Lazzaro” significa “Dio aiuta”. Lazzaro, che giace davanti alla porta, è un richiamo vivente al ricco per ricordarsi di Dio, ma il ricco non accoglie tale richiamo. Sarà condannato pertanto non per le sue ricchezze, ma per essere stato incapace di sentire compassione per Lazzaro e di soccorrerlo. Nella seconda parte della parabola, ritroviamo Lazzaro e il ricco dopo la loro morte (vv. 22-31). Nell’al di là la situazione si è rovesciata [Papa Francesco]
Brothers and sisters, a frequent flaw of those in authority, whether civil or ecclesiastic authority, is that of demanding of others things — even righteous things — that they do not, however, put into practise in the first person. They live a double life. Jesus says: “They bind heavy burdens, hard to bear, and lay them on men’s shoulders; but they themselves will not move them with their finger (v.4). This attitude sets a bad example of authority, which should instead derive its primary strength precisely from setting a good example. Authority arises from a good example, so as to help others to practise what is right and proper, sustaining them in the trials that they meet on the right path. Authority is a help, but if it is wrongly exercised, it becomes oppressive; it does not allow people to grow, and creates a climate of distrust and hostility, and also leads to corruption (Pope Francis)
Fratelli e sorelle, un difetto frequente in quanti hanno un’autorità, sia autorità civile sia ecclesiastica, è quello di esigere dagli altri cose, anche giuste, che però loro non mettono in pratica in prima persona. Fanno la doppia vita. Dice Gesù: «Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito» (v.4). Questo atteggiamento è un cattivo esercizio dell’autorità (Papa Francesco)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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don Giuseppe Nespeca

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