(Mt 5,17-37)
Abolire o Compiere [vv.17-19]
I religiosi criticavano i convertiti alla Fede di essere trasgressori e contrari alla ricchezza della Tradizione.
Così mentre alcuni sottolineavano la salvezza per sola Fede in Cristo e non per opere di legge, altri non accettavano la libertà di Spirito che si manifestava in modo crescente proprio in coloro che iniziavano a credere in Gesù Messia.
Nuove correnti più radicali desideravano già prescindere dalla sua vicenda storica e dalla sua Persona, per sbarazzarsene e rifugiarsi in una generica indipendenza - senza spina dorsale.
Mt aiuta a capire il dissidio: la direzione della Freccia scoccata dalle Scritture giudaiche è quella giusta, ma non ha uno spunto concorde e totalmente chiaro, né la forza per giungere a Bersaglio.
L’evangelista armonizza le tensioni, sottolineando che l’osservanza autentica non ci consente di mettere fra parentesi il Cristo storico, reale - magari restando neutrali o sognatori indifferenti.
Senza riduzioni o modelli, Egli si fa presente nelle sfaccettature delle più diverse correnti di pensiero. Non è un binario unilaterale, né astratto.
Parole nuove, Parole antiche, e Spirito che rinnova la faccia della terra, fanno parte di un unico Disegno.
E solo nel Risorto il nostro raccolto approda alla vita completa - obbiettivo pieno della Legge - diventando per sempre.
Primo debito: una Giustizia superiore [vv.20-26]
Mt aiuta i contendenti a comprendere il contenuto delle Scritture antiche e capire l’atteggiamento di “continuità e taglio” dato ad esse dal Signore: «Avete udito che [...] Ora io vi dico» (vv.21-22).
L’ideale della religiosità antica era di presentarsi puri davanti a Dio, Gesù ne fa emergere l’obbiettivo: la Giustizia superiore dell’Amore.
Lo splendore, la bellezza e ricchezza della Gloria del Dio vivente non si producono nell’osservare, ma nella capacità di manifestarlo Presente.
La Vita di Dio trapela in un mondo non di puri e flemmatici sterilizzati, ma in una convivialità delle differenze che gli Somiglia.
La Rivelazione della pari dignità [vv.27-32]
Nel diritto matrimoniale semitico la donna era valutata come un patrimonio del marito: anche nel Primo Testamento il peccato di adulterio era valutato come una sorta di grave violazione del diritto di proprietà del maschio [nonché, impurità di sangue].
Gesù rivela il valore della persona come tale, e porta in primo piano il senso più intimo degli approcci e delle trasgressioni, che ledono e offendono l’esistere dei deboli.
Addirittura introduce l’annuncio della pari dignità fra uomo e donna.
Il matrimonio è comunità d’amore; non unione dissolubile dal capriccio e dal calcolo materiale.
L’opportunismo dei prepotenti condanna la persona indifesa - la quale poi (abbandonata) per vivere sarà condannata a subire altre violazioni di sé (v.32).
Con parole taglienti, il Signore richiama la necessità di una dura intransigenza verso ogni deviazione pedestre dell’egoismo, che umilia l’innocente privo di tutele.
Per salvare l’amore e dargli vigore, il Maestro prospetta anche amputazioni dolorose. Porre in atto i più gravi sacrifici può liberare il forte dal suo delirio.
Insomma, un’attrazione senza dono di sé non esprime la persona alla persona; è frutto acerbo d’immaturità e conduce all’alienazione.
La donna - ossia il malfermo e innocente, che ama di più e sul serio - non è creatura passibile di beffe, né riducibile a possesso, cosa, bene di consumo, solo utile all’arrogante di casa.
La perfezione del Gratis, la deficienza degli sgabelli [vv.33-37]
Sì quando è sì, No quando è no. Non c’è bisogno di dare forza alla fiducia: il teatrino delle formule roboanti ammette solo la convinzione che dell’altro non ci si possa fidare appieno.
La trasparenza totale nei rapporti non ha bisogno di «sgabelli» a sostegno. Le buone relazioni, l’ideale di giustizia, e tutta la nostra vita, giungono a perfezione in modo limpido.
Veniamo al punto teologico: ciò che conta per Dio è la Persona, non le sue espressioni simboliche o i suoi meriti - finti puntelli al tu-per-tu, da apparecchiare in vetrina per dirottarlo.
Il faccia a faccia vale tutta la partita: assai più di ciò che suona a orecchio, e ben più della contabilità di quanto la donna e l’uomo hanno osservato o meno.
Il Padre è impressionato dal suo capolavoro creaturale, non dalle prestazioni, né dal fumo negli occhi di espressioni conformiste: rituali, sigle, frasi fatte.
Non c’è nulla di più alto del nostro Volto. Non dobbiamo migliorare se non col suo Gratis, assai più affidabile ed efficace delle nostre osservanze, non di rado vanitose e omologanti.
Il potere che abbiamo in dote non può incidere neppure sul colore naturale di un capello (v.36): questa la realtà - dietro le grandi quinte che mettiamo a punto per non ammettere che… qualcosa non va.
L’integrità che conta è tranquilla, trasparente, spontanea, schietta. Inutile fare e rifare giuramenti per ingannare persino Dio.
[6.a Domenica T.O. (anno A), 15 febbraio 2026]







