(Mc 3,7-12)
Il Regno del Padre annunciato da Gesù non era affatto legato a un credo qualsiasi: Dio non aveva solo un Volto diverso dal ‘sistema Impero’ e dal gran Sovrano delle religioni, ma addirittura opposto.
Questo il senso della lieta notizia che il suo Corpo vivente pressato da ogni dove e sballottato dalle onde [le sue fraternità, allora assediate] è sempre chiamato a proclamare con le opere di recupero delle persone in difficoltà, escluse dal giro dei forti.
In questo senso assai concreto, il Vangelo di Mc insiste sulla espulsione dei demoni - a partire da un genere di neutralizzazione che si radichi in una qualità di sguardo interiore e di rapporti eminenti, privi dell’istinto alla concorrenza. Persino laddove può sembrare impossibile.
In Cristo, medico dell'umanità sofferente, le cose dell’anima appaiono diverse, e così i rapporti. Tutto ciò porta il suo gruppo a una differente visione di sé, della storia, del mondo, delle moltitudini (vv.7-9) e dei problemi.
E con Lui in mezzo, i suoi intimi si configurano come nucleo di una società dai modi semplici, ma dal discernimento solido, e relazioni divine.
Al tempo di Mc, in un momento di consapevolezza dello sgretolamento dell’età dell’oro promessa dal regime, ecco accentuarsi la paura popolare e la credenza nel predominio degli spiriti immondi sul bene.
D’altro canto, invece di liberare la gente, tutte le autorità delle varie espressioni religiose ne risucchiavano le energie - proprio diffondendo fantasie e timori che finivano per alimentare angosce diffuse.
Sulla base dell’insegnamento alternativo e l’opera del Signore, la Chiesa intendeva liberare il popolo dei soggiogati da torture al cardiopalmo e incubo di scrupoli - attraverso una proposta di vita che non facesse più leva sui sensi d’indegnità e le fobie del castigo degli dèi.
L’esempio concreto del Cristo vivente [nella «Barchetta» qui al v.9: la minuscola Assemblea dei figli] doveva non lasciarsi schiacciare dalle inquietudini epocali e da sensi di colpa.
Le false guide spirituali del tempo inculcavano nel popolo bisognoso di tutto un’accentuazione del sentimento d’inadeguatezza.
Grazie alla loro diseducazione, le persone semplici non erano restituite a se stesse, bensì rese radicalmente insufficienti.
Per gli intimi del Signore, ciascuno deve invece avere ‘accesso’ - e vita nuova.
E la turba affranta può diventare convivenza di nuove armonie, di altre alleanze; ma a partire dalla sua debolezza integrata, conciliata - non più per via d’ignoranza e sottrazione, o psicosi.
Aderendo a Cristo, anche noi facciamo un’esperienza preziosa: qualità di sostegno, vocazione, naturalezza, carattere personale, e concretezza, si abbinano.
Così il Signore non vuole una istituzione “spiritata” e vuota - che possa creare scalpori, o piramidi, e mettere soggezione. Neppure magniloquente, bensì ridotta a «piccola barca» [v.9 testo greco].
Per questo motivo, mai Gesù ha sopportato la ricerca di fama o l’esibizionismo (v.12) inconcludenti.
La sua Amicizia non paternalista ci accompagna, comprende, sovviene, recupera, e sta pure un passo indietro.
Ecco la Comunione in grado di amalgamare; dalla configurazione intima, che accosta e congiunge tutti. Unica condizione convincente e amabile.
[Giovedì 2.a sett. T.O. 22 gennaio 2026]







