Gen 14, 2026 Scritto da 

Cuore, teatro di una lotta. E Gesù non è Maestro statico

Il cuore di ogni cristiano è teatro di una «lotta». Ogni volta che il Padre «ci attira» verso Gesù, c’è «qualcun altro che ci fa la guerra». Lo ha sottolineato Papa Francesco nell’omelia della messa celebrata a Santa Marta giovedì 19 gennaio, durante la quale, commentando il vangelo del giorno (Marco, 3, 7-12) si è soffermato sulle ragioni che spingono l’uomo a seguire Gesù. E ad analizzare come questa sequela non sia mai priva di difficoltà, anzi se non si combattesse ogni giorno con una serie di «tentazioni», si rischierebbe una religiosità formale e ideologica.

Nel passo evangelico, ha notato il Pontefice, per ben tre volte «si dice la parola “folla”: lo seguì molta folla da tutte le parti; una grande folla; e la folla si gettava su di lui, per toccarlo». Una folla «calda di entusiasmo, che seguiva Gesù con calore e veniva da tutte le parti: da Tiro e Sidone, dall’Idumea e dalla Transgiordania». In tanti «facevano questo cammino a piedi per trovare il Signore». E di fronte a tale insistenza viene da chiedersi: «Perché veniva questa folla? Perché questo entusiasmo? Di cosa aveva bisogno?». Le motivazioni suggerite da Francesco possono essere molteplici. «Lo stesso Vangelo ci dice che c’erano ammalati che cercavano di guarire» ma c’erano anche molti che erano giunti «per ascoltarlo». Del resto «a questa gente piaceva sentire Gesù, perché parlava non come i loro dottori, ma parlava con autorità. Questo toccava il cuore». Di sicuro, ha sottolineato il Papa, «era una folla di gente che veniva spontaneamente: non la portavano nei bus, come abbiamo visto tante volte quando si organizzano manifestazioni e tanti devono andare lì per “verificare” la presenza, per non perdere poi il posto di lavoro».

Quindi questa gente «andava perché sentiva qualcosa». Ed erano talmente numerosi «che Gesù ha dovuto chiedere una barca e andare un po’ lontano dalla riva, perché questa gente non lo schiacciasse». Ma il vero motivo, quello profondo, quale era? Secondo il Pontefice «Gesù stesso nel Vangelo spiega» questa sorta di «fenomeno sociale» e dice: «Nessuno può venire da me se non lo attira il Padre». Infatti, ha chiarito Francesco, se è vero che questa folla andava da Gesù perché «aveva bisogno» o perché «alcuni erano curiosi» il vero motivo si ritrova nel fatto che «questa folla la attirava il Padre: era il Padre che attirava la gente a Gesù». E Cristo «non rimaneva indifferente, come un maestro statico che diceva le sue parole e poi si lavava le mani. No! Questa folla toccava il cuore di Gesù». Proprio nel vangelo si legge che «Gesù era commosso, perché vedeva questa gente come pecore senza pastore».

Quindi, ha spiegato il Pontefice, «il Padre, tramite lo Spirito Santo, attira la gente a Gesù». È inutile andare a cercare «tutte le argomentazioni». Ogni motivo può essere «necessario» ma «non è sufficiente per far muovere un dito. Tu non puoi muovere» fare «un passo solo con gli argomenti apologetici». Ciò che è davvero necessario e decisivo invece è «che sia il Padre a tirarti a Gesù».

Lo spunto decisivo per la riflessione del Pontefice è giunto quando ha preso in esame le ultime righe del breve stralcio evangelico proposto dalla liturgia: «È curioso» — ha notato — che in questo passo mentre si parla «di Gesù, si parla della folla, dell’entusiasmo, anche con quanto amore con cui Gesù li riceveva e li guariva» si trovi un finale un po’ insolito. È scritto infatti: «Gli spiriti impuri quando lo vedevano cadevano ai suoi piedi e gridavano “Tu sei il Figlio di Dio!”».

Ma proprio questa — ha detto il Papa — «è la verità; questa è la realtà che ognuno di noi sente quando si avvicina Gesù» e cioè che «gli spiriti impuri cercano di impedirlo, ci fanno la guerra».

Qualcuno potrebbe obbiettare: «Ma, padre, io sono molto cattolico; io vado sempre a messa... Ma mai, mai ho queste tentazioni. Grazie a Dio!». E invece no. La risposta è: «No! Prega, perché sei su una strada sbagliata!» poiché «una vita cristiana senza tentazioni non è cristiana: è ideologica, è gnostica, ma non è cristiana». Succede infatti che «quando il Padre attira la gente a Gesù, c’è un altro che attira in modo contrario e ti fa la guerra dentro!». Non a caso san Paolo «parla della vita cristiana come di una lotta: una lotta di tutti i giorni. Per vincere, per distruggere l’impero di satana, l’impero del male». Ed proprio per questo, ha aggiunto il Papa, che «è venuto Gesù, per distruggere satana! Per distruggere il suo influsso sui nostri cuori».

Con questa notazione finale nel brano evangelico si sottolinea l’essenziale: «sembra che, in questa scena», spariscano «sia Gesù, sia la folla e soltanto restino il Padre e gli spiriti impuri, cioè lo spirito del male. Il Padre che attira la gente a Gesù e lo spirito del male che cerca di distruggere, sempre!».

Capiamo così — ha concluso il Pontefice — che «la vita cristiana è una lotta» nella quale «o tu ti lasci attirare da Gesù, per mezzo del Padre, o puoi dire “Io rimango tranquillo, in pace”... Ma nelle mani di questa gente, di questi spiriti impuri». Però «se tu vuoi andare avanti devi lottare! Sentire il cuore che lotta, perché Gesù vinca».

Perciò, è la conclusione, ogni cristiano deve fare questo esame di coscienza e chiedersi: «Io sento questa lotta nel mio cuore?». Questo conflitto «fra la comodità o il servizio agli altri, fra divertirmi un po’ o fare preghiera e adorare il Padre, fra una cosa e l’altra?». Sento «la voglia di fare il bene» o c’è «qualcosa che mi ferma, mi torna ascetico?». E ancora: «Io credo che la mia vita commuova il cuore di Gesù? Se io non credo questo — ha ammonito il Papa — devo pregare tanto per crederlo, perché mi sia data questa grazia».

[Papa Francesco, s. Marta, in L’Osservatore Romano 20/01/2017]

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

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And this is the problem: when the People put down roots in the land and are the depository of the Law, they are tempted to place their security and joy in something that is no longer the Word of God: in possessions, in power, in other ‘gods’ that in reality are useless, they are idols. Of course, the Law of God remains but it is no longer the most important thing, the rule of life; rather, it becomes a camouflage, a cover-up, while life follows other paths, other rules, interests that are often forms of egoism, both individual and collective. Thus religion loses its authentic meaning, which is to live listening to God in order to do his will — that is the truth of our being — and thus we live well, in true freedom, and it is reduced to practising secondary customs which instead satisfy the human need to feel in God’s place. This is a serious threat to every religion which Jesus encountered in his time and which, unfortunately, is also to be found in Christianity. Jesus’ words against the scribes and Pharisees in today’s Gospel should therefore be food for thought for us as well (Pope Benedict)
Ed ecco il problema: quando il popolo si stabilisce nella terra, ed è depositario della Legge, è tentato di riporre la sua sicurezza e la sua gioia in qualcosa che non è più la Parola del Signore: nei beni, nel potere, in altre ‘divinità’ che in realtà sono vane, sono idoli. Certo, la Legge di Dio rimane, ma non è più la cosa più importante, la regola della vita; diventa piuttosto un rivestimento, una copertura, mentre la vita segue altre strade, altre regole, interessi spesso egoistici individuali e di gruppo. E così la religione smarrisce il suo senso autentico che è vivere in ascolto di Dio per fare la sua volontà - che è la verità del nostro essere - e così vivere bene, nella vera libertà, e si riduce a pratica di usanze secondarie, che soddisfano piuttosto il bisogno umano di sentirsi a posto con Dio. Ed è questo un grave rischio di ogni religione, che Gesù ha riscontrato nel suo tempo, ma che si può verificare, purtroppo, anche nella cristianità. Perciò le parole di Gesù nel Vangelo di oggi contro gli scribi e i farisei devono far pensare anche noi (Papa Benedetto)
Salt, in the cultures of the Middle East, calls to mind several values such as the Covenant, solidarity, life and wisdom. Light is the first work of God the Creator and is a source of life; the word of God is compared to light (Pope Benedict)
Il sale, nella cultura mediorientale, evoca diversi valori quali l’alleanza, la solidarietà, la vita e la sapienza. La luce è la prima opera di Dio Creatore ed è fonte della vita; la stessa Parola di Dio è paragonata alla luce (Papa Benedetto)
Even after his failure even in Nazareth (vv.1-6) - his heralds gladly confused the Servant [who was educating them] with the victorious, sighed, respected and glorious Messiah…
Ancora dopo il suo fallimento persino a Nazareth (vv.1-6) - i suoi banditori hanno ben volentieri confuso il Servo [che li stava educando] col Messia vincitore, sospirato, rispettato e glorioso…
During more than 40 years of his reign, Herod Antipas had created a class of functionaries and a system of privileged people who had in their hands the government, the tax authorities, the economy, the justice, every aspect of civil and police life, and his command covered the territory extensively…
Durante più di 40 anni di regno, Erode Antipa aveva creato una classe di funzionari e un sistema di privilegiati che avevano in pugno il governo, il fisco, l’economia, la giustizia, ogni aspetto della vita civile e di polizia, e il suo comando copriva capillarmente il territorio…

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