Feb 23, 2026 Scritto da 

Rabbì, Padre e precettori? In balia dell’approvazione

Essere presenti a se stessi: non sostituire l’Amore coi fiocchi, l’osservanza, le deferenze

(Mt 23,1-12)

 

La Nuova Relazione fra Dio e l’uomo non poteva essere contenuta all’interno delle minuziose norme della Prima Alleanza e delle sue pesanti consuetudini.

Al tempo di Gesù, dominavano tali ossessioni malate di verticismo spocchioso, quindi solo epidermiche; incapaci di dare respiro, libertà, motivazioni propulsive.

La concezione piramidale del mondo e l’idea esteriore della trama della vita spirituale mai corrispondono alla Rivelazione, né ai semplici criteri della sapienza naturale.

Dice infatti il Tao Tê Ching (iv): «Il Tao mitiga il suo splendore, si rende simile alla sua polvere. Quale Profondità! Sembra che da sempre esista».

Commenta il maestro Wang Pi: «[Quel che non ha origine] smussando le sue punte, non ferisce le creature; districando i suoi nodi, non le affatica; mitigando la sua luce, non svilisce il loro corpo; rendendosi simile alla sua polvere, non turba la loro genuinità».

Aggiunge il maestro Ho-shang Kung: «Pur avendo uno splendore straordinario, bisogna sapersi tenere nell’oscurità e nella tenebra [...], rendersi simile alla sporcizia e alla polvere, insieme alle folle: non bisogna differenziarsi da esse».

 

La nostra realtà è intessuta di stati contrapposti, che la innervano e completano; addirittura facendola avanzare. Anche trasformandola in un torrente in piena.

Un rifiuto, un abbandono, un’esperienza di fallimento, di limite, malattia o disistima altrui - persino un rovescio - possono riportarci alle energie sopite della vita e far nascere la Persona nuova.

In tal guisa:

Come contattare i nostri nuovi modi di essere? Quali accorgimenti mettere in atto per introdursi in un dinamismo di rigenerazione che aiuti a sviluppare un clima vivo - e dove iniziare?

 

Gesù propone Fede: una Relazione fondante, ossia un nuovo modo di porsi dinanzi al Padre e al mondo… con attitudine fiduciosa, sponsale e creativa; nell’iniziativa di un Altro punto di vista.

Amore poliedrico, Eros che viene a noi in un dialogo palpabile - non privo di lotte interiori.

Ciò nel tempo d’un percorso (singolare, affatto ricalcato o esterno). Anche su due piedi fastidioso, perché controcorrente.

Le autorità religiose cercavano invece la loro sicurezza nell’osservanza rigorosa e appariscente della Legge scritta e orale.

Senza rischio, né personalizzazioni da capogiro.

 

Dinanzi a tale mentalità accomodante, priva di vertigini, il giovane Maestro insiste sulla pratica dell’Amicizia [assai più forte del volontarismo] la quale relativizza gli adempimenti.

Egli dà così alla Tradizione profonda il suo vero significato, riscoprendo il senso autentico della Torah e delle norme di comportamento.

Del resto, proprio le guide spirituali della religione ufficiale erano i primi a non credere a quel che predicavano agli altri... ovvero se ne sentivano esenti, perché abituati a pensare se stessi come modelli elettivi, riconosciuti, selezionati, prescelti - quasi calati dall’alto.

Un vizio di ritorno che il Risorto sembra scorgere nei dirigenti spirituali del suo stesso popolo nuovo, dove i responsabili - pur annunciando il Cristo stesso - iniziavano a farsi amanti perfino dell’ossequiosità.

Proprio come gli antichi professionisti della religione, i quali spingevano al conformismo, legalismo e moralismo; abituati a fare mostra di sé, dettare sentenza, e condizionare lo stesso corso della Legge.

Poi da abili specialisti essi trovavano sempre qualsiasi scusa per dire e non fare - e passare da ‘fedeli impeccabili’:

«Legano insieme carichi pesanti e difficili a portare, e li impongono sulle spalle degli uomini; ma essi nemmeno con il loro dito vogliono smuoverli» (v.4).

 

Ancora oggi i veri esperti della comunicazione agiscono sempre in pubblico, per essere acclamati.

Ma nella condotta non hanno un principio intimo determinante e radicato, restando preda delle situazioni; leggeri come farfalle.

Guidati dall’ambizione, eccoli tutta appariscenza e vanità - anche per l’amor proprio suscitato dall’influsso sociale che volentieri desiderano ed esercitano.

Uno spirito di verticismo e innalzamento vacuo che Mt nota serpeggiare anche fra i suoi veterani di comunità in Galilea e Siria.

Piccole assemblee allora assediate dall’afflusso di pagani, ai quali gli anziani giudaizzanti chiedevano anzitutto il rispetto gerarchico.

Ipocritamente spodestando Cristo e il Padre, tali reduci della religiosità antica ambivano anche farsi chiamare rabbì, padri, precettori (vv.7-10). 

Sedicenti superiori, dal metro di giudizio limitato e riduttivo.

 

In ordine all’esperienza di Fede, il Signore ordina invece di essere tutti fratelli - ossia alla pari - nella certezza d’un unico Padre.

Vale anche per noi, in specie nel tempo della rinascita dalla crisi globale.

 

Nella Deus Caritas est (n.35):

«Questo giusto modo di servire rende l'operatore umile. Egli non assume una posizione di superiorità di fronte all'altro, per quanto misera possa essere sul momento la sua situazione. Cristo ha preso l'ultimo posto nel mondo — la croce — e proprio con questa umiltà radicale ci ha redenti e costantemente ci aiuta. Chi è in condizione di aiutare riconosce che proprio in questo modo viene aiutato anche lui; non è suo merito né titolo di vanto il fatto di poter aiutare. Questo compito è grazia. Quanto più uno s'adopera per gli altri, tanto più capirà e farà sua la parola di Cristo: “Siamo servi inutili” (Lc 17, 10). Egli riconosce infatti di agire non in base ad una superiorità o maggior efficienza personale, ma perché il Signore gliene fa dono. A volte l'eccesso del bisogno e i limiti del proprio operare potranno esporlo alla tentazione dello scoraggiamento. Ma proprio allora gli sarà d'aiuto il sapere che, in definitiva, egli non è che uno strumento nelle mani del Signore; si libererà così dalla presunzione di dover realizzare, in prima persona e da solo, il necessario miglioramento del mondo. In umiltà farà quello che gli è possibile fare e in umiltà affiderà il resto al Signore. È Dio che governa il mondo, non noi. Noi gli prestiamo il nostro servizio solo per quello che possiamo e finché Egli ce ne dà la forza. Fare, però, quanto ci è possibile con la forza di cui disponiamo, questo è il compito che mantiene il buon servo di Gesù Cristo sempre in movimento: “L'amore del Cristo ci spinge” (2 Cor 5, 14) ».

 

Quanto servirebbe un bagno di umiltà, nell’anima di ciascuno che desideri farsi presente alle sue azioni!

Possiamo iniziare ad es. evitando di usare devozione e Chiesa quali mezzi di promozione, per apparire importanti e sottolineare un qualche rango “spirituale” più elevato di altri.

Atteggiamento fasullo in sé - causa forzature eccessive, sorde al nucleo interiore. Ma deleterio anche per l’edificazione d’una atmosfera di famiglia, o cultura dell’Incontro, cammino sinodale; così via.

Insistendo viceversa sull’attitudine [questa sì infallibile] di servizio reciproco, non rimarrà più tempo per farsi prendere dalla vanità, dalla disputa sulle precedenze, dalle discussioni, dal divario fra dire e fare.

 

Da dove può ripartire invece il teatrino del disamore, che non vitalizza bensì deprime il popolo di Dio?

Dagli imperituri scribi e farisei (v.2) sempre esagerati nello spirito di controllo.

Ebbene, secondo i Vangeli chi assume compiti ecclesiali direttivi non ha diritto ad alcun “fiocco”: è semplicemente «diacono» (v.11) dei fratelli.

 

 

Per interiorizzare e vivere il messaggio:

 

Ti piacciono i fiocchi? Cosa dice la tua anima dei pavoni?

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

Thus, paradoxically, from a sign of condemnation, death and failure, the Cross becomes a sign of redemption, life and victory, through faith, the fruits of salvation can be gathered (Pope Benedict)
Così la Croce, paradossalmente, da segno di condanna, di morte, di fallimento, diventa segno di redenzione, di vita, di vittoria, in cui, con sguardo di fede, si possono scorgere i frutti della salvezza (Papa Benedetto)
[Nicodemus] felt the fascination of this Rabbi, so different from the others, but could not manage to rid himself of the conditioning of his environment that was hostile to Jesus, and stood irresolute on the threshold of faith (Pope Benedict)
[Nicodemo] avverte il fascino di questo Rabbì così diverso dagli altri, ma non riesce a sottrarsi ai condizionamenti dell’ambiente contrario a Gesù e resta titubante sulla soglia della fede (Papa Benedetto)
Those wounds that, in the beginning were an obstacle for Thomas’s faith, being a sign of Jesus’ apparent failure, those same wounds have become in his encounter with the Risen One, signs of a victorious love. These wounds that Christ has received for love of us help us to understand who God is and to repeat: “My Lord and my God!” Only a God who loves us to the extent of taking upon himself our wounds and our pain, especially innocent suffering, is worthy of faith (Pope Benedict)
Quelle piaghe, che per Tommaso erano dapprima un ostacolo alla fede, perché segni dell’apparente fallimento di Gesù; quelle stesse piaghe sono diventate, nell’incontro con il Risorto, prove di un amore vittorioso. Queste piaghe che Cristo ha contratto per amore nostro ci aiutano a capire chi è Dio e a ripetere anche noi: “Mio Signore e mio Dio”. Solo un Dio che ci ama fino a prendere su di sé le nostre ferite e il nostro dolore, soprattutto quello innocente, è degno di fede (Papa Benedetto)
We see that the disciples are still closed in their thinking […] How does Jesus answer? He answers by broadening their horizons […] and he confers upon them the task of bearing witness to him all over the world, transcending the cultural and religious confines within which they were accustomed to think and live (Pope Benedict)
Vediamo che i discepoli sono ancora chiusi nella loro visione […] E come risponde Gesù? Risponde aprendo i loro orizzonti […] e conferisce loro l’incarico di testimoniarlo in tutto il mondo oltrepassando i confini culturali e religiosi entro cui erano abituati a pensare e a vivere (Papa Benedetto)
The Fathers made a very significant commentary on this singular task. This is what they say: for a fish, created for water, it is fatal to be taken out of the sea, to be removed from its vital element to serve as human food. But in the mission of a fisher of men, the reverse is true. We are living in alienation, in the salt waters of suffering and death; in a sea of darkness without light. The net of the Gospel pulls us out of the waters of death and brings us into the splendour of God’s light, into true life (Pope Benedict)
I Padri […] dicono così: per il pesce, creato per l’acqua, è mortale essere tirato fuori dal mare. Esso viene sottratto al suo elemento vitale per servire di nutrimento all’uomo. Ma nella missione del pescatore di uomini avviene il contrario. Noi uomini viviamo alienati, nelle acque salate della sofferenza e della morte; in un mare di oscurità senza luce. La rete del Vangelo ci tira fuori dalle acque della morte e ci porta nello splendore della luce di Dio, nella vera vita (Papa Benedetto)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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don Giuseppe Nespeca

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