Ago 2, 2026 Scritto da 

Chicco, tramite della Vita in forma nuova

(Gv 12,20-33)

 

«Se il granello di frumento caduto a terra non muore, esso rimane solo; ma se muore, porta molto frutto» [Gv 12,24].

 

Ci chiediamo: in che modo è possibile in qualsiasi situazione far germogliare cose preziose? Qual è il modo migliore per occuparsi di sé? Come diventare fecondi, senza restringere il proprio spazio vitale?

Cosa attinge una propria linfa persino dai traumi, dai disagi, dagli insuccessi, o da ciò che non ci lascia tranquilli? E il piacere di vivere? Possiamo sperimentare almeno brevi momenti di eternità?

Cristo è davvero in grado di fornire alla nostra esistenza un colpo d’ala,  far esplodere vita - gestire gli impegni in modo diverso, e trasalire di felicità?

Oppure ci scava definitivamente la fossa, col suo Nascondimento (che sembra un’opzione di morte)?

Siamo già ampiamente introdotti, ma forse non ci sentiamo abbastanza consapevoli: vorremmo approfondire, e magari da semplici ammiratori diventare Apostoli - coinvolti nel segreto brioso e crescente di Gesù.

 

Nell’avanzamento del cammino spirituale, scopriamo che non basta essere lontani dagli idoli e celebrare la fede: desideriamo fare passi successivi (vv.20-22), sperimentare immensi regali.

Vogliamo pienezza, espansione, gioia; non rimanere soffocati nelle mansioni senza incanto, nei meccanismi senza passo lirico.

E addentrarci nella Fede che sia già amore non compulsivo - così accedere alla salvezza integrale.

Desideriamo essere nella completezza - e quello del chicco di frumento che marcisce facendosi tramite dell’integrità perfetta non è un invito ad accumulare fatiche, né al dolorismo (intimista o catartico) bensì al  rigoglio totale.

Insomma c’è crisi fra l’attaccamento al sé consolidato e approvato, e la sequela senza quelle ansie dentro. Discepolato che porta a letizia compiuta: vedersi sviluppare, espandere, fiorire - manifestando in forma nuova tutta la propria onda vitale.

 

Gv presenta il primo contatto dei già credenti con gli stranieri mettendo in campo dei «greci», arrivati a Gerusalemme per salire al Tempio in occasione della grande festa di Pasqua.

Forse desideravano «vedere Gesù» come la star del momento - ma in Lui incontrano una proposta di dono agli antipodi della concezione ellenista. Il contrasto che fa da sfondo all’episodio è acuto.

In Grecia era stato coniato il termine «aristoi» per indicare le persone di successo, che si stagliavano sugli altri: i migliori. Erano i ragguardevoli, coloro che ottenevano prestigio, fama, visibilità, onori consistenti.

Il Maestro toglie il velo delle illusioni [anche poi ecclesiastiche] insipienti. Ritiene questo ideale di vita infecondo.

E spiega in cosa consiste la Gloria che ha peso specifico: «cadere a terra» - affinché sia quest’ultima e le sue energie nascoste a rigenerare il nostro e altrui destino.

Insomma, in ogni persona ci sono forze sopite che attendono - anche se non le si volesse ammettere.

Esse pretendono una via propria; non modelli. In tal guisa, esse vengono liberate soltanto quando non ci si precipita ad aggiustare le cose come “dovrebbero essere”.

 

Sentiamo talora l’inconscio che vuole una evoluzione; ma i volti inespressi non emergono... le virtù primordiali restano soffocate.

Forse anche nel tempo della crisi globale pretendiamo di continuare così, a galleggiare sulle procedure, disinteressandoci della Vita come sorgente - non camuffata, a tutto tondo e senza lustrini.

Chi pensa ancora in modo conforme rimane nel recinto… diventato la tomba dell’anima.

Costui si ripiega sulla gloria fatua, resta sempre a distanza di sicurezza da altre possibilità, e perde il se stesso che dà origine al futuro.

Dice infatti il Tao Tê Ching (xxviii): «Chi sa d’esser glorioso e si mantiene nell’ignominia, è la valle del mondo; essendo la valle del mondo, la virtù sempre si ferma in lui, ed egli ritorna ad esser grezzo. Quando quel ch’è grezzo vien tagliato, allora se ne fanno strumenti; quando l’uomo santo ne usa, allora ne fa i primi tra i ministri».

 

Il modo migliore di «vedere» il Signore [v.21b - ossia capire e sperimentare il suo Volto generatore di vita] sembra quello di accostarsi a un processo naturale.

E l’immagine evangelica è presa dal mondo agricolo.

Affinché in un campo possano germogliare spighe, è necessario che i chicchi scompaiano nella terra, scivolando nell’oblio.

Solo da una trasmutazione (senza resistenze) può sbocciare il prodigio: un processo di nuova genesi e sviluppo, e quella nascita che porge il cento per uno [genesi ben dilatata, per es. a paragone delle piccine speranze di ruolo sociale].

La posta in palio è sconcertante: sembra paradossale, ma la vita non sviluppa a partire da un qualche proposito artificioso, bensì dalla natura stessa del seme, che dentro ha tutta una vitalità particolare.

Per realizzare ciò che ci caratterizza, il successo o la capacità di farsi “direttori” di sé non c’entra.

Anzi, forse è meglio imparare ad attendere, e agire con lentezza, ospitando la linfa che viene - invece che diventare frettolosamente persone “con” posizione sociale ragguardevole.

Neppure possiamo cavarcela allestendo un’osservanza religiosa sostitutiva che non ci corrisponde e non vogliamo, la quale spesso [cercando di mettere le cose a posto, all’istante, all’esterno] si tramuta in serbatoio d’intimi disagi e nevrosi.

 

Attivati dal Mistero paradossale, che chiama per Nome, passo passo e sapientemente, siamo invitati a rispettare i processi reali e gli sviluppi complessivi.

La crescita missionale in pienezza di personalità e di essere è tutta naturale - e solo così contrasta le opposizioni, anzi le coglie come opportunità che accendono il cammino, e opportunamente lo deviano.

Il nostro sviluppo è crescita globale.

Esso contrasta ogni falsa voce interiore o potenza esteriore: inclinazioni eterodirette - volte all’apparire. [Rincorse per farsi riconoscere al primo colpo… tutte opinioni a buon mercato; lontane dalle radici dell’essenza e delle metamorfosi].

 

Sulla base della propria esperienza, Gesù vuol dire:

Compagna di vita del Profeta che corrisponde alla propria “assurda” Chiamata non è l’affermazione d’emblée (statica, di sé) che non dà spazio al sogno inespresso.

Piuttosto, ecco la solitudine, lo stare all’angolo, il non essere cercato - e sentirsi trattare come inadeguato, disonorevole o fallito (proprio dagli esperti e da gente di rango).

 

Non è previsto che si possa sbrigare questo tipo di pratica schietta con se stessi, con Dio e gli uomini imboccando scorciatoie di zucchero filato: bisogna incontrare i nostri e altrui “piani bassi”.

La via dei rapporti fatui - di facciata, spesso subiti e di sovrappeso - non ci corrisponderà mai.

Proprio così: andremo dritti all’obbiettivo solo entrando in una nuova normalità: per voltare pagina, restando concentrati sulla nostra autentica trama caratteriale, ove si annida l’Appello imprevedibile di Dio che fa spazio all’istinto di libertà.

Le situazioni amare si riveleranno transitorie.

E se nel frattempo non ci saremo lasciati andare a motivo di qualche mancato riconoscimento o appartenenza, la storia ci troverà da un’altra parte.

 

Ma facciamo continuamente attenzione alle proposte spirituali poco evangeliche - appunto, carenti di  ri-Nascite.

La dimensione sapiente del «Chicco che muore» non riguarda il volontarismo e l’autocontrollo, che ci faranno sconcertare dentro, sminuendo la sacra Unicità dell’anima e della Vocazione.

La disciplina di maniera che assume a ‘modello’ il già stabilito [e “come dovremmo essere”] trametterà solo lacerazioni; ci farà ammalare!

L’eccesso di controllo infatti, in ogni circostanza concreta attenuerà la nostra eccezionale inclinazione dell’essere variegato, dissanguerà il Mistero personale, e la crescente fioritura di Vita nuova.

Invece, il Signore ci vuole Pronti a ricreare noi stessi e far rigenerare il mondo - anche nel tempo della crisi globale.

 

Insomma, le attese “adeguate” sono armi a doppio taglio, assurdi alibi; ideali annebbiati - prodotti dall’artifizio. Senz’alcun Mistero che respiri dentro.

Chi invece consegna la reputazione, apparentemente sembra che marcisca, eppure (come Gesù) troverà immensità di raccolto.

 

Il Segno del Pane aiuta a non farci illusioni: il ministero dei discepoli non è per chiudersi, neppure per narrare l’ammirazione esterna e rimanere nella tana - bensì per farlo «vedere».

Anche nel tempo dei rivolgimenti complessivi.

 

 

Per interiorizzare e vivere il messaggio:

 

In cosa riconosci i tramiti della vita, o a cosa accordi un altissimo onore?

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

Consequently, just as for Christ carrying the cross was not an option but a mission to be embraced for love, so it is for Christians too. In our world today, where the forces that divide and destroy seem to dominate, Christ does not cease to offer to all his clear invitation [Pope Benedict]
Come per Cristo, così pure per i cristiani portare la croce non è dunque facoltativo, ma è una missione da abbracciare per amore. Nel nostro mondo attuale, dove sembrano dominare le forze che dividono e distruggono, il Cristo non cessa di proporre a tutti il suo chiaro invito [Papa Benedetto]
We see this great figure, this force in the Passion, in resistance to the powerful. We wonder: what gave birth to this life, to this interiority so strong, so upright, so consistent, spent so totally for God in preparing the way for Jesus? The answer is simple: it was born from the relationship with God (Pope Benedict)
Noi vediamo questa grande figura, questa forza nella passione, nella resistenza contro i potenti. Domandiamo: da dove nasce questa vita, questa interiorità così forte, così retta, così coerente, spesa in modo così totale per Dio e preparare la strada a Gesù? La risposta è semplice: dal rapporto con Dio (Papa Benedetto)
The lamp is a symbol of the faith that illuminates our life, while the oil is a symbol of the charity that nourishes the light of faith, making it fruitful and credible (Pope Francis)
La lampada è il simbolo della fede che illumina la nostra vita, mentre l’olio è il simbolo della carità che alimenta, rende feconda e credibile la luce della fede (Papa Francesco)
Jesus wants our existence to be laborious, that we never lower our guard, so as to welcome with gratitude and wonder each new day given to us by God. Every morning is a blank page on which a Christian begins to write with good works (Pope Francis)
Gesù vuole che la nostra esistenza sia laboriosa, che non abbassiamo mai la guardia, per accogliere con gratitudine e stupore ogni nuovo giorno donatoci da Dio. Ogni mattina è una pagina bianca che il cristiano comincia a scrivere con le opere di bene (Papa Francesco)
And this is the problem: when the People put down roots in the land and are the depository of the Law, they are tempted to place their security and joy in something that is no longer the Word of God (Pope Benedict)
Ed ecco il problema: quando il popolo si stabilisce nella terra, ed è depositario della Legge, è tentato di riporre la sua sicurezza e la sua gioia in qualcosa che non è più la Parola del Signore (Papa Benedetto)
Despite the scarcity of information about him, St Bartholomew stands before us to tell us that attachment to Jesus can also be lived and witnessed to without performing sensational deeds. Jesus himself, to whom each one of us is called to dedicate his or her own life and death, is and remains extraordinary (Pope Benedict)
La figura di san Bartolomeo, pur nella scarsità delle informazioni che lo riguardano, resta comunque davanti a noi per dirci che l'adesione a Gesù può essere vissuta e testimoniata anche senza il compimento di opere sensazionali. Straordinario è e resta Gesù stesso, a cui ciascuno di noi è chiamato a consacrare la propria vita e la propria morte (Papa Benedetto)
And it is not enough that you belong to the Son of God, but you must be in him, as the members are in their head. All that is in you must be incorporated into him and from him receive life and guidance (Jean Eudes)
E non basta che tu appartenga al Figlio di Dio, ma devi essere in lui, come le membra sono nel loro capo. Tutto ciò che è in te deve essere incorporato in lui e da lui ricevere vita e guida (Giovanni Eudes)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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