Lug 8, 2026 Scritto da 

Collocarsi negli eventi di persecuzione

Valori e indipendenza emotiva

(Mt 10,16-23)

 

Il corso della storia è tempo in cui Dio compone il confluire della nostra libertà e delle circostanze.

In tali pieghe c’è spesso un vettore di vita, un aspetto essenziale, una sorte definitiva, che ci sfugge.

Ma all’occhio non mediocre della persona di Fede, anche i soprusi e perfino il martirio sono un dono.

Per imparare le lezioni importanti della vita, ogni giorno il credente si avventura in ciò che ha paura di fare, superando i timori.

L’amore sponsale e gratuito ricevuto colloca in una condizione di reciprocità, d’attivo desiderio di unire la vita al Cristo - sebbene nell’esiguità delle nostre risposte.

Continuando invece a lamentarsi degli insuccessi, pericoli, calamità, tutti vedranno in noi donne come le altre e uomini comuni - e ogni cosa terminerà a questo livello.

Non saremo sull’altro lato.

Al massimo tenteremo di sottrarci alle asprezze, o si finirà per cercare alleati di circostanza (vv.19-20).

 

Mt intende aiutare le sue comunità a urtare la logica mondana e collocarsi negli eventi di persecuzione in maniera fervente.

Le angherie sociali non sono fatalità, bensì occasioni per la missione; luoghi di alta testimonianza eucaristica (vv.16-18).

I perseguitati non hanno bisogno di stampelle esterne, né devono vivere nell’angoscia del crollo.

Essi hanno il compito di essere segni del Regno di Dio, che man mano porta i lontani e gli stessi usurpatori a una diversa consapevolezza.

Nessuno è arbitro della realtà e tutti sono fuscelli soggetti a rovesci, ma nella condizione umanizzante degli apostoli traluce un’indipendenza emotiva.

Ciò avviene per il senso intimo, vivo, di una Presenza, e la lettura delle vicende esterne come azione eccezionale del Padre che si rivela.

In tale magma energetico plasmabile, ecco affiorare percorsi unici, inedite opportunità di crescita... anche nelle avversità.

Atteggiamento senz’alibi né certezze granitiche: con la sola convinzione che tutto verrà rimesso in gioco (non per sforzo: per aver spostato lo sguardo, semplicemente).

Tempo sacro e profano vengono a coincidere in un Patto fervente, che si annida e cova frutti persino nei momenti del travaglio e paradosso.

Qui unica risorsa necessaria è la forza spirituale di andare sino in fondo… nei paradossi d’altro versante.

 

Così anche la famiglia o il “clan” di appartenenza vanno condotti a un differente mondo di convinzioni; non senza contrasti laceranti (v.21).

La Torah stessa obbligava alla denuncia degli infedeli alla religione dei padri - perfino parenti strettissimi - sino a metterli a morte (Dt 13,7-12).

L’Annuncio non poteva che causare divisioni estreme, e su temi di fondo come il successo, o il progresso in questa vita - la visione di un mondo nuovo, dell’utopia di altre e altrui esigenze.

Tutto sembrerà congiurare e farsi beffe del nostro ideale (v.22).

 

Il riferimento al Nome allude alla vicenda storica di Gesù di Nazaret, col suo carico non solo di bontà ideale ed esplicita, ma pure di attività di denuncia contro l’istituzione ufficiale e le false guide che avevano messo sotto sequestro il Dio dell’Esodo.

Malgrado le interferenze, l’essere fraintesi, calunniati, messi in ridicolo, ricattati e odiati... ancorati a Cristo sperimenteremo che le tappe della storia e della vita procedono verso la Speranza.

La “protezione” di Dio non preserva da tinte cupe, né dal subire danni, ma garantisce che nulla vada perduto (v.22b). Introduce alla Felicità che fa consapevoli di esistere in tutta la personale realtà.

Nel tempo delle scelte epocali, dell’emergenza che sembra mettere tutto in scacco - ma vuole farci meno artificiali - tale consapevolezza può rovesciare il nostro giudizio di sostanza, sul piccolo e il grande.

Infatti, per l’avventura d’amore non c’è contabilità né clamore.

È nel Signore e nella realtà insidiosa o sommaria il “posto” per ciascuno di noi. Non senza lacerazioni.

Eppure traiamo energia spirituale dalla conoscenza del Cristo, dal senso di legame profondo con Lui e la realtà anche minuta e variegata, o temibile - sempre personale (v.22b).

Il “Cielo” vince la morte. Il destino dell’unicità non va in rovina: è prezioso e caro. 

Bisogna scorgerne la Bellezza, futura e già attuale.

Neppure conterà collocarsi sopra e davanti: piuttosto sullo sfondo, già ricchi e perfetti, nel senso intimo della pienezza di essere.

 

Gesù ci mette in guardia: non potremo contare su amicizie inattaccabili, né su potenze umane schierate a difesa della trama terrestre.

Anche colui che credevamo vicino ci scruterà con sospetto: il prezzo della verità sta sempre nella scelta contraria al mondo della menzogna (anche sacrale-datata o effimera) tutto coalizzato contro.

La nostra vicenda non sarà come un romanzo facile e a lieto fine.

Ma avremo possibilità di testimoniare nel presente le più genuine radici antiche: che in ogni istante Dio chiama, si manifesta - e ciò che sembra fallimento diviene Cibo e sorgente di Vita.

Ostinati solo nel cambio di proporzioni, tra spogliamento ed elevazione. Nella contrapposizione dei criteri e dei fondamenti stessi del pensare.

 

 

 

Perseguitare e confinare, o Sincerità e Trasparenza

 

È questo di Mt 10,16-23 il medesimo passo di Vangelo della Festa di s. Stefano protomartire - ove celebriamo la forza disarmante del martirio dei figli. Scelta perfetta.

Il giorno successivo al Natale togliamo le tendine bianche del Tabernacolo per sostituirle con quelle rosse.

Paradossale consapevolezza: semplicità del Presepe e vicende di regalità-persecuzione s’intrecciano, per intima fedeltà alla Lieta Notizia (talora considerata una vera seccatura, proprio da chi ci ha fatto il callo).

Il passaggio è brusco, ma il senso è viscerale e acuto, anche per motivi storici e - diremmo così - teologici, cristologici, ecclesiali.

Infatti, gli amici biblisti discutono ancora sui reali responsabili della denuncia e dell’uccisione del leader della chiesa non giudaizzante: un fervoroso faccia tosta e impertinente, ma sincero e genuino - come una «colomba». 

Certo non a tutti è chiesto il martirio sino al momento cruento: spesso una lenta e anonima consumazione può assomigliarci al primo Testimone della Fede autentica.

Stefano osò infatti criticare le usanze, il monopolio del Tempio [cui la chiesa degli apostoli restava ancora legata] e l’interpretazione fondamentalista della Legge.

 

I testimoni critici urtano tutte le potestà della terra, anche le più prossime (v.21). Siamo esattamente la Parola squilibrata di Dio, che smantella le barriere tranquille.

Esse ci fanno strisciare; ma sembra una pazzia.

Se incapace di evolvere e desideroso di confinarsi, persino il potere famigliare si rivolterà contro, quando tenteremo di sostituire il calcolo tribale dei «lupi» con l’innocenza che elargisce e rinnova i rapporti.

Anche il clan di appartenenza va condotto a un differente mondo di convinzioni; non senza contrasti laceranti.

La Torah stessa obbligava i credenti in Dio alla denuncia degli infedeli alla religione dei padri - anche parenti strettissimi - sino a metterli a morte (Dt 13,7-12).

Per rimanere in sella e difendere il mondo antico in cui sono collocati, i poteri mondani della sinagoga e della reggia non esiteranno a usare esclusione, menzogna e intimidazioni: non hanno altro.

Gente come Stefano ha voluto che non solo la piramide dei culti, ma anche la situazione “ecclesiale” dominata dalle consuetudini ufficiali si capovolgesse.

Chi è chiamato a farsi alimento deve contare non sul potere d’influsso e sul timore della gerarchia, bensì sul Dono di sé credibile. Unica realtà amabile e convincente.

Il Testimone che riflette Gesù non può immaginare di giungere a compromesso, poi allearsi con gente che conta e ricorrere a sotterfugi, inganni, bustarelle o appoggi vergognosi (cf. vv.19-20).

Alleati di circostanza, per sottrarsi alle asprezze e mantenere la reputazione.

 

Mt intende aiutare le sue comunità - e noi oggi - a urtare la logica mondana o la guerra delle opinioni, e collocarsi negli eventi di persecuzione in maniera fervente.

Le angherie non sono fatalità, bensì occasioni per la Missione trasparente, senza espedienti; luoghi di alta testimonianza eucaristica.

I perseguitati non devono vivere nell’angoscia del crollo, perché hanno il compito di essere segni del Regno di Dio.

Essi man mano portano i lontani e gli stessi usurpatori interni a una diversa consapevolezza.

 

Dice il Tao Tê Ching (xvii):

«Dei grandi sovrani il popolo sapeva che esistevano; vennero poi quelli che amò ed esaltò, e poi quelli che temette, e poi quelli di cui si fece beffe: quando la sincerità venne meno, s’ebbe l’insincerità».

L’attrazione della Chiesa sta nel non trasformarsi in un potere come un altro, attaccato a egemonia e ricchezze.

Potestà ipocrita, molesta e sfruttatrice dell’ingenuità dei semplici, dei malfermi - rapidamente fatti sudditi e trattati da zerbino.

Più che in cosette pusillanimi [che non compromettono] o più che nella lotta e in un nuovo dirigismo, l’Altrove è solo nella trasparenza clemente e benevolente dello Spirito (v.20).

Per una Lealtà e Giustizia superiori: quelle disposte perfino a perdere amici, farsi deridere e rigettare. Tutelando solo l’essere se stessi, in naturalezza e semplicità.

Ma lasciando che nuove energie s’introducano, che spalanchino la porta al Mistero ineffabile.

Qui sacro e profano vengono a coincidere in un Patto fervente.

Alleanza che si annida e cova frutti, proprio nei momenti del travaglio e del paradosso.

Unica risorsa necessaria è la forza spirituale di andare sino in fondo.

 

L’Annuncio non poteva che causare divisioni estreme, e su temi di fondo come il successo, o il progresso in questa vita - in luogo della visione di un mondo nuovo; dell’utopia di altre e altrui esigenze.

E prima o poi forse tutto sembrerà congiurare e farsi beffe del nostro ideale.

Il riferimento al «Nome» (v.22) allude alla vicenda storica di Gesù di Nazaret, con tutto il suo carico non solo di bontà ideale ed esplicita, ma pure d’attività di denuncia contro l’istituzione ufficiale - e le false guide che avevano messo sotto sequestro il Dio dell’Esodo.

Malgrado le interferenze - l’essere fraintesi, calunniati, beffeggiati, ricattati e odiati... ancorati a Cristo sperimenteremo personalmente che le tappe della storia e della vita procedono verso una Speranza indispensabile, che scardina i blocchi.

[La cosiddetta “protezione” di Dio non ci preserva da tinte cupe, né dal subire danni, ma garantisce che nulla vada perduto].

Certo, Gesù ci mette in guardia: non potremo contare su amicizie inattaccabili, né su potenze umane schierate a difesa. Storia di autentica Incarnazione.

Anche colui che credevamo vicino scruterà con sospetto i testimoni critici.

Il prezzo della verità sta sempre nella scelta contraria al mondo della menzogna - anche sacrale omologante - tutto coalizzato contro.

La nostra vicenda non sarà come un romanzo facile e a lieto fine. Ma avremo la possibilità di manifestare che in ogni istante Dio si rivela, e ciò che sembra fallimento diviene Cibo e sorgente di Vita.

Solo questo è al di là del provvisorio ed ha forza di maturazione incisiva, rigenerante.

 

 

Per interiorizzare e vivere il messaggio:

 

Che tipo di lettura fai, e come ti collochi negli eventi di persecuzione? 

Sei consapevole che gli intoppi non vengono per la disperazione, bensì per liberarti dalla chiusura in schemi culturali stagnanti (e non tuoi)?

 

 

 

Sull’altro versante del mondo

 

I cristiani devono dunque farsi trovare sempre sull’“altro versante” del mondo, quello scelto da Dio: non persecutori, ma perseguitati; non arroganti, ma miti; non venditori di fumo, ma sottomessi alla verità; non impostori, ma onesti.

Questa fedeltà allo stile di Gesù – che è uno stile di speranza – fino alla morte, verrà chiamata dai primi cristiani con un nome bellissimo: “martirio”, che significa “testimonianza”. C’erano tante altre possibilità, offerte dal vocabolario: lo si poteva chiamare eroismo, abnegazione, sacrificio di sé. E invece i cristiani della prima ora lo hanno chiamato con un nome che profuma di discepolato. I martiri non vivono per sé, non combattono per affermare le proprie idee, e accettano di dover morire solo per fedeltà al vangelo. Il martirio non è nemmeno l’ideale supremo della vita cristiana, perché al di sopra di esso vi è la carità, cioè l’amore verso Dio e verso il prossimo. Lo dice benissimo l’apostolo Paolo nell’inno alla carità, intesa come l’amore verso Dio e verso il prossimo. Lo dice benissimo l’Apostolo Paolo nell’inno alla carità: «Se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe» (1Cor 13,3). Ripugna ai cristiani l’idea che gli attentatori suicidi possano essere chiamati “martiri”: non c’è nulla nella loro fine che possa essere avvicinato all’atteggiamento dei figli di Dio.

A volte, leggendo le storie di tanti martiri di ieri e di oggi - che sono più numerosi dei martiri dei primi tempi -, rimaniamo stupiti di fronte alla fortezza con cui hanno affrontato la prova. Questa fortezza è segno della grande speranza che li animava: la speranza certa che niente e nessuno li poteva separare dall’amore di Dio donatoci in Gesù Cristo (cfr Rm 8,38-39).

Che Dio ci doni sempre la forza di essere suoi testimoni. Ci doni di vivere la speranza cristiana soprattutto nel martirio nascosto di fare bene e con amore i nostri doveri di ogni giorno. Grazie.

(Papa Francesco, Udienza Generale 28 giugno 2017)

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

Dear friends, “in the Eucharist Jesus also makes us witnesses of God’s compassion towards all our brothers and sisters. The Eucharistic mystery thus gives rise to a service of charity towards neighbour” (Post-Synodal Apostolic Exhortation Sacramentum Caritatis, 88) [Pope Benedict]
Cari amici, “nell’Eucaristia Gesù fa di noi testimoni della compassione di Dio per ogni fratello e sorella. Nasce così intorno al Mistero eucaristico il servizio della carità nei confronti del prossimo” (Esort. ap. postsin. Sacramentum caritatis, 88) [Papa Benedetto]
We see this great figure, this force in the Passion, in resistance to the powerful. We wonder: what gave birth to this life, to this interiority so strong, so upright, so consistent, spent so totally for God in preparing the way for Jesus? The answer is simple: it was born from the relationship with God (Pope Benedict)
Noi vediamo questa grande figura, questa forza nella passione, nella resistenza contro i potenti. Domandiamo: da dove nasce questa vita, questa interiorità così forte, così retta, così coerente, spesa in modo così totale per Dio e preparare la strada a Gesù? La risposta è semplice: dal rapporto con Dio (Papa Benedetto)
Christian's are a priestly people for the world. Christians should make the living God visible to the world, they should bear witness to him and lead people towards him (Pope Benedict)
I cristiani sono popolo sacerdotale per il mondo. I cristiani dovrebbero rendere visibile al mondo il Dio vivente, testimoniarLo e condurre a Lui (Papa Benedetto)
Christ says: the kingdom of heaven is similar "to a net thrown into the sea, which gathers all kinds of fish" (Mt 13:47). These simple words completely change the physiognomy of the world: the physiognomy of our human world, as we make it [Pope John Paul II]
Cristo dice: il regno dei cieli è simile “a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci” (Mt 13,47). Queste semplici parole mutano completamente la fisionomia del mondo: la fisionomia del nostro mondo umano, come noi ce la facciamo [Papa Giovanni Paolo II]
Christ is not resigned to the tombs that we have built for ourselves (Pope Francis)
Cristo non si rassegna ai sepolcri che ci siamo costruiti (Papa Francesco)
Many situations, then, which unfortunately do not conform to the legitimate predictions and rules established, are anything but negative; and instead of taking away confidence for the harassment they cause, They should have it more generous and far-sighted in favor of their process of responsible decantation (Pope Paul VI)
Molte situazioni, poi, che non sono purtroppo conformi alle legittime previsioni e alle norme stabilite, sono tutt’altro che del tutto negative; e invece di togliere la fiducia per la molestia che arrecano, esse dovrebbero averla più generosa e lungimirante in favore del loro processo di responsabile decantazione (Papa Paolo VI)
We must not fear the humility of taking little steps, but trust in the leaven that penetrates the dough and slowly causes it to rise (cf. Mt 13:33) [Pope Benedict]
Occorre non temere l’umiltà dei piccoli passi e confidare nel lievito che penetra nella pasta e lentamente la fa crescere (cfr Mt 13,33) [Papa Benedetto]
The joy of the Gospel fills the hearts and lives of all who encounter Jesus. Those who accept his offer of salvation are set free from sin, sorrow, inner emptiness and loneliness. With Christ joy is constantly born anew [Evangelii Gaudium n.1]

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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don Giuseppe Nespeca

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