Mar 15, 2025 Scritto da 

La Fede del quarto anno

Conversione e Tempi

Lc 13,1-9 (1-17)

 

Conversione si riferisce a un processo che scuote l’anima, a motivo di un Incontro. Un ritrovarsi che apre alla conoscenza di noi stessi.

Un dialogo che proietta mente e azioni sulla realtà e sul Mistero, i quali rimandano incessantemente a un nuovo Esodo.

Ancora oggi, la controparte paludosa della vita di Fede s’incunea come un tarlo costante, ed è simboleggiata da un confronto arido, espresso nell’assenza di frutti sopra un albero inutilmente frondoso.

La vigna è icona del popolo eletto e il fico della sua prosperità centrale. Qui evoca il Tempio, in particolare il suo nucleo liturgico: il Santuario.

Secondo pregiudizi religiosi - di ceto, condizioni di purità, ministero, scremature progressive - all’interno di perimetri rigorosamente delimitati si rendeva omaggio al Dio d’Israele.

Il culto che si svolgeva nella zona sacra della vasta area del monte Sion doveva esprimere la lode d’un popolo in continuo ascolto, chiamato a una vita di condivisione e fraternità.

I frutti deliziosi che il Signore attendeva avrebbero dovuto essere dolci e teneri (come fichi), viceversa risultavano duri e immangiabili. Il suo Appello era stato lasciato cadere nel vuoto.

Le tante e vistose “foglie” del rito devotissimo non celebravano una vita di accoglienza e comprensione, bensì tendevano proprio a nascondere le bacche amare d’uno stile in nulla conforme al progetto divino.

 

Ci chiediamo: quanto tempo abbiamo a disposizione per emendarci e non regredire, vivendo appieno il presente? L’azione di governo del Padre è punitiva o solo responsabile e vivificante?

Nella parabola del fico sterile apprendiamo: unica condizione che può mutare una storia d’infertilità e squallore - nonché il pericolo del formalismo - è il tempo ancora necessario per assimilare la Parola.

Processo in avanti, legato all’imprevedibile modalità in cui il Richiamo vitale del Seme e il particolare protendersi delle sue radici s’intreccia alla terra dell’anima, quindi trabocca in relazione agli accadimenti.

Appello che non cessa; nel cui riverbero si elabora e rafforza il cambiamento di mentalità che introduce nel reciproco ospitale delle convivialità e nel disegno di liberazione per un mondo alternativo: il Regno di Dio.

Ormai in mano a una casta inutile e corrotta che aveva lasciato spegnere il rapporto vitale, i fili dell’ignorato disegno di Salvezza e Giustizia (nel senso anzitutto di autentiche posizioni Dio-uomo e rapporti giusti) vengono riannodati dall’intensità di relazione Padre-Figlio.

 

Dopo i tre anni di vita pubblica, c’è un “quarto anno” che si estende alla storia della Chiesa (vv.7-9).

Essa non vuole celare il rigoglio della vita ma farla sbocciare, e senza posa richiama una crescita fiorente; per un sentimento di Famiglia dal frutto dolcissimo, che non s’accontenta di pratiche esteriori.

Onde superare condizionamenti, sospetti, blocchi, insuccessi, c’è bisogno di respiro: si tratta di calcare una lunga via di esplorazioni.

Non esistono scorciatoie, né utili conversioni a U secondo il codice di autorità ufficiali, perennemente impegnate ad attenuare e omologare i picchi carismatici.

Gesù aveva infatti invitato le folle ad avere capacità di pensiero e giudizio autonomi (Lc 12,57: «Ora, perché non giudicate anche da voi stessi quel ch’è giusto?»).

Guai a farsi assoggettare, accettando l’omertà per calcolo o paura. Ne va della nostra dignità e della ricchezza missionaria cui Dio chiama.

Per questo motivo le autorità consideravano Gesù alla stregua d’un galileo: sovversivo e rivoltoso.

Egli subisce un’altra intimidazione da parte di mandatari dei capi religiosi (Lc 13,1). Sembra di assistere a una sceneggiata di prevaricazioni che forse conosciamo.

 

Come sottolinea l’enciclica Fratelli Tutti, il Signore sogna ancora un progetto «con grandi obiettivi, per lo sviluppo di tutta l'umanità (n.16)».

A tale scopo «abbiamo bisogno di costituirci in un “noi” che abita la Casa comune. Tale cura non interessa ai poteri economici che hanno bisogno di entrate veloci» (n.17).

La logica precipitosa - come pure la fretta epidermica della società degli eventi - crea sperequazioni, non solo in campo mercantile.

Insomma, tutto diventa opportunità di fioritura e terreno d’azione dell’Eterno, storia davvero nostra: magistero di teologia autentica e umanizzazione - se la vicenda del popolo si dispiega in cammino.

Nei processi che innescano una storia di redenzione secondo logica evangelica, la memoria del passato non estrania ma interpella: non fornisce banalmente inerti criteri indefettibili per giudicare il presente e ottenere ripercussioni o capacità di pronostico per il futuro.

Il credo dell’idealismo filosofico-religioso può essere un bozzolo in cui cullarsi, ma dalla Fede attenta e propulsiva scaturisce una vita d’amore anche imprevedibile, capace di recuperi inspiegabili: esige giudizio personale e nuova grinta in situazione.

Dannoso rispolverare e riadattare cose antiche o sogni unilaterali.

È necessario avere occhi aperti e insieme dare tempo, affinché superiamo i fatalismi del monoteismo arcaico, i sentimenti che confondono l’emotivismo intimista con la passione per le cose di Dio, i fondamentalismi riduzionisti e schematici, le illusioni di essere già a posto sul sentiero della conversione.

Il Dio della religione antica ha le sue pretese e non appare longanime. Il Padre di Gesù sa attendere. Tollera sia la cocciutaggine che le incaute accelerazioni.

Non s’irrita, non cede alla frenesia del colpo su colpo. Non si disinteressa, però non si lagna; né si vendica.

Propone soluzioni.

Ribadisce occasioni che sciolgano la dura tempra dei nostri idoli - per una evoluzione verso un rinnovato capolavoro di celestiale Pazienza.

Ha lo stile della mamma o comunque del genitore - parente stretto - che a furia di carezze e baci convince il ragazzino capriccioso affinché si nutra di quel cibo che lo farà crescere (con calma) e così superarsi.

In tal modo non provoca guai irreparabili - anzi ci sbalordirà.

Per una nuova Primavera, in cui il fico dia il suo irripetibile frutto zuccherino [mai già asciutto o essiccato] succoso e altamente energetico - prima delle molte foglie.

Affinché la fraternità non permanga «tutt’al più come un’espressione romantica» (FT, 109).

 

 

Per interiorizzare e vivere il messaggio:

Come tuteli in Cristo il vissuto comunitario e le tue trasposizioni di Fede? Qual è il punto di omologazione nelle soddisfazioni, e dove collochi la tua Preziosità?

 

 

Gesù e l'umanità curva

 

I teatranti e la neutralità

(Lc 13,10-17)

 

La passione per l’esistenza piena e le cose vorrebbe guidarci chissà dove, ma c’è talora una forza esterna che ci trattiene. Potenza tenebrosa, che impedisce persino di scoprire la nostra vera natura.

L’opinione altrui, le dottrine, i costumi o le idee comuni vecchie e nuove si frappongono alla vita che ci chiama.

E intanto, la percezione che stiamo mancando di percorrere la strada giusta fa soffrire, colpevolizza e blocca.

Chi poi ci accusa… fa leva sul timore di dover pagare il prezzo della libertà (caratteriale e vocazionale), per gli eventuali “errori” cui si rischia di andare incontro stando fuori dei binari prescritti.

Tutto questo - specie nelle religioni senza il balzo della Fede - anche dovesse sembrare che percorrendo i sentieri che ci appartengono, i rischi potrebbero recarci gioie, maggiore completezza, e realizzazione.

 

Come sempre, Gesù si fa Presente in “sinagoga” non per fare orazioni codificate: è tra la sua gente ad «istruire» (v.10).

In particolare, Egli insegna che il Padre non è in conflitto con dei sudditi, anzi sostiene tutti i suoi figli, e dona una postura diversa da quella del “mondo animale” (cui le credenze normali potrebbero forse ridurci).

A quel tempo nessuna donna poteva partecipare direttamente a una liturgia, ma nei Vangeli le figure femminili sono parabola del popolo stesso (in ebraico il termine Israel è di genere femminile).

Lc mette in scena una donna per alludere anche a tutte le figure oppresse, cui la comunità in preghiera non porge conforto alcuno, né concede un’azione concreta di emancipazione.

Persone sottomesse al paradigma “culturale” dell’ambiente particolare e al potere condizionante della tradizione famigliare (che allora trasmetteva una spiritualità paradigmatica e conforme).

Gente sottoposta in tutto al capofamiglia, suddita del potere politico, asservita perfino al fondamentalismo delle autorità religiose. Un panorama umiliante, perfino atroce, bestiale appunto.

Nel luogo di culto il Maestro (che in realtà sta educando con forza i suoi) trova un’umanità e un panorama di minimi ancora vessati dall’ossessione religiosa - quindi ripiegati su di sé, fiaccati, incapaci di sollevare la testa.

Lo spirito di debolezza che quello stesso ambiente inoculava proprio ai malfermi, rendeva i fedeli dell’assemblea (o gli abitudiari in essa) totalmente passivi.

Un’esistenza - di tutti - ricurva, trascinata alla meno peggio, senza orizzonti.

L’azione di Cristo estrae dalla folla assuefatta, libera dal conformismo e dalla massificazione; rimette in piedi la “donna” vacillante, che prende a lodare Dio sul serio, con gioia, immediatamente (vv.12-13).

Era pur “partecipe” del rito e sempre in mezzo alla gente riunita, ma prima d’incontrare personalmente il Signore non glorificava il Padre in modo reale - né onorava la sua stessa esistenza.

Nessuna espressione lieta per la guarigione, da parte dei leaders religiosi - abituati a inoculare un clima soporifero - anzi, solo condanna. Illustri e distanti.

Individualisti negoziatori del potere di turno, incapaci di vicinanza. Ciò anche per vari interessi di cerchia, dottrina, di supremazia e istituzionali.

Poi - nell’idea comune - sembrava che in termini legalistici o di rubrica la santificazione del giorno dedicato al Signore escludesse qualsiasi coinvolgimento, e le opere di bene!

In aggiunta a tale credenza malsana, anche toccare una “carne” ferita s’immaginava potesse rendere impuri!

Insomma, lo spirito del comandamento che imponeva il riposo del sabato (nato storicamente per la tutela di vaste esigenze sociali, cultuali, identitarie) era stato completamente manipolato e rovesciato.

La logica del giovane Rabbi è opposta ai protocolli: solo la trascuratezza dei marginali e asserviti disonora Dio.

Unico principio non negoziabile è il bene della donna e dell’uomo reali: questa l’unica chiave di lettura dei Vangeli.

E il rito deve celebrare proprio la vita d’accoglienza e condivisione, di felicità, personalizzazione, cura, amore.

Il resto è per Gesù una commedia insopportabile, dalla quale i suoi responsabili di chiesa devono tenersi alla larga: «Teatranti» (v.15) li definirebbe anche oggi - altrimenti - nostro Signore.

Valiamo ben più di buoi e asini (vv.15-16). Il rapporto con Dio è festa, guarigione, salvezza: tutto concreto - frutto di scelta, perfino sociale.

E finalmente anche il nuovo Magistero si distacca dalla mentalità precedente, spesso diplomatica e neutrale:

«La conclusione di Gesù è una richiesta: Va’ e anche tu fa’ così (Lc 10,37). Vale a dire, ci interpella perché mettiamo da parte ogni differenza e, davanti alla sofferenza, ci facciamo vicini a chiunque. Dunque, non dico più che ho dei “prossimi” da aiutare, ma che mi sento chiamato a diventare io un prossimo degli altri» (Fratelli Tutti, n.81).

Spiritualità non vuota.

24
don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

Knowing God, knowing Christ, always means loving him, becoming, in a sense, one with him by virtue of that knowledge and love. Our life becomes authentic and true life, and thus eternal life, when we know the One who is the source of all being and all life (Pope Benedict)
Conoscere Dio, conoscere Cristo significa sempre anche amarLo, diventare in qualche modo una cosa sola con Lui in virtù del conoscere e dell’amare. La nostra vita diventa quindi una vita autentica, vera e così anche eterna, se conosciamo Colui che è la fonte di ogni essere e di ogni vita (Papa Benedetto)
Christians are a priestly people for the world. Christians should make the living God visible to the world, they should bear witness to him and lead people towards him. When we speak of this task in which we share by virtue of our baptism, it is no reason to boast (Pope Benedict)
I cristiani sono popolo sacerdotale per il mondo. I cristiani dovrebbero rendere visibile al mondo il Dio vivente, testimoniarLo e condurre a Lui. Quando parliamo di questo nostro comune incarico, in quanto siamo battezzati, ciò non è una ragione per farne un vanto (Papa Benedetto)
Because of this unique understanding, Jesus can present himself as the One who reveals the Father with a knowledge that is the fruit of an intimate and mysterious reciprocity (John Paul II)
In forza di questa singolare intesa, Gesù può presentarsi come il rivelatore del Padre, con una conoscenza che è frutto di un'intima e misteriosa reciprocità (Giovanni Paolo II)
Yes, all the "miracles, wonders and signs" of Christ are in function of the revelation of him as Messiah, of him as the Son of God: of him who alone has the power to free man from sin and death. Of him who is truly the Savior of the world (John Paul II)
Sì, tutti i “miracoli, prodigi e segni” di Cristo sono in funzione della rivelazione di lui come Messia, di lui come Figlio di Dio: di lui che, solo, ha il potere di liberare l’uomo dal peccato e dalla morte. Di lui che veramente è il Salvatore del mondo (Giovanni Paolo II)
It is known that faith is man's response to the word of divine revelation. The miracle takes place in organic connection with this revealing word of God. It is a "sign" of his presence and of his work, a particularly intense sign (John Paul II)
È noto che la fede è una risposta dell’uomo alla parola della rivelazione divina. Il miracolo avviene in legame organico con questa parola di Dio rivelante. È un “segno” della sua presenza e del suo operare, un segno, si può dire, particolarmente intenso (Giovanni Paolo II)
That was not the only time the father ran. His joy would not be complete without the presence of his other son. He then sets out to find him and invites him to join in the festivities (cf. v. 28). But the older son appeared upset by the homecoming celebration. He found his father’s joy hard to take; he did not acknowledge the return of his brother: “that son of yours”, he calls him (v. 30). For him, his brother was still lost, because he had already lost him in his heart (Pope Francis)
Ma quello non è stato l’unico momento in cui il Padre si è messo a correre. La sua gioia sarebbe incompleta senza la presenza dell’altro figlio. Per questo esce anche incontro a lui per invitarlo a partecipare alla festa (cfr v. 28). Però, sembra proprio che al figlio maggiore non piacessero le feste di benvenuto; non riesce a sopportare la gioia del padre e non riconosce il ritorno di suo fratello: «quel tuo figlio», dice (v. 30). Per lui suo fratello continua ad essere perduto, perché lo aveva ormai perduto nel suo cuore (Papa Francesco)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

duevie.art

don Giuseppe Nespeca

Tel. 333-1329741


Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001.
Le immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione.
L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno insindacabilmente rimossi.