Dualità o pratica integrale: rami e Radici
(Mt 23,23-32)
Su come mantenersi nella Via che attiva lo sviluppo, e corrispondere alla propria chiamata naturale, il Tao Tê Ching afferma (LIX):
«Affondare le radici e rinsaldare il tronco, Via della lunga vita e dell’eterna giovinezza».
E il maestro Wang Pi commenta: «Accumulare virtù significa aver di mira la radice e solo dopo innalzare i rami».
Quando i capi di una religiosità equivoca vogliono accreditarsi, insistono sulle idee astratte o sui dettagli, e fanno finta di non vedere l’abnorme.
Anticamente, la doppiezza fra ciò che mostravano e ciò che coltivavano era proverbiale.
Per coprire il loro ignobile spirito di rapina (v.25), eccoli far spuntare ogni sorta di sottigliezze legalistiche, e mettere in ombra le esigenze sostanziali.
Anche in Israele, mai erano sulla linea dei Profeti: calcolavano di far soffrire Gesù che li smascherava, per scoraggiarlo con oltraggi beffardi e accuse - allo scopo di minarne l’audacia.
Eppure il nuovo Rabbi continuava nella sferzante condanna del formalismo religioso, che creava barriere ad ogni ricerca profonda delle motivazioni dell’agire.
Tuttavia la sua vicenda ci fa comprendere che anche le condizioni aspre e gli atteggiamenti ambigui degli stessi leaders possono essere un’occasione e uno spunto.
Forse un dono, per agire. L’uomo interiore vivifica anche rompendo una maschera, un ruolo, una mansione formale, un personaggio; un’icona consolidata del voler apparire e non essere.
Si tratta comunque anche per noi oggi, di correre il massimo rischio con Cristo, in favore d’una lunga avventura interiore.
Qui si toccano quegli spazi ove l’Appello per Nome non assomiglia a nessun altro.
Lì dove incontriamo noi stessi, la nostra identità vocazionale profonda, i talenti inespressi, e la firma d’Autore divina, nell’Unicità.
Se non lo tacitiamo, ecco allora affiorare in noi il Seme vocazionale che non mente, e guida; il Risorto presente, che si svela comprensivo, delicato, attento, assolutamente personale, ma nitido.
La cura di dettagli e minuzie è buona e propulsiva (v.23) solo se si unisce a quest’intima scoperta della propria singolare Missione.
Qui il richiamo ai valori sostanziali non comporta noncuranza o disprezzo per ciò che sembra secondario: tale appello può celare un carattere irripetibile.
Privo di sollecitazioni estreme, il movente delle nostre azioni resterebbe forse il tornaconto e la preoccupazione della propria fama, e così via.
Ciò che pervaderebbe l’anima dal non fare o dal non dirsi nulla, rendendo arido e screditato il vissuto di Fede.
In tal guisa, anche una contraddizione interna o esterna può contribuire a partorire il nostro lato più profondo.
Perfino la rabbia per un disordine può attivare lo sviluppo, affinché corrispondiamo al nostro Nome.
Così… farci affondare le radici, e rinsaldare il tronco; stimolare intima giovinezza. Avendo di mira il Seme nascosto, prima d’innalzare rami.
Il Maestro propone una risalita all’essenzialità - anche affinché possiamo seguire la «via unica e specifica che il Signore ha in serbo per noi» [Gaudete et Exsultate n.11].
Tutto in una grande voglia di nascere ancora, nel piccolo e nel grande, per partorire il nostro lato più profondo.
Per interiorizzare e vivere il messaggio:
Qual è il tuo moscerino ben filtrato, che qualcuno ti ha condizionato a considerare cammello? Quale mostruosità contorta hai dovuto ingoiare a forza, per farti considerare adeguato alla sequela del Signore?
Belli fuori, putridi dentro
Parvenze: vuoto
(Mt 23,27-32)
Giovanni Crisostomo scrive nel Commento al Vangelo di Mt:
«Se si potesse aprire la coscienza di ciascuno, quanti vermi, quanta putredine e quale lezzo inimmaginabile vi troveremmo dentro. Desideri turpi e perversi, più sudici degli stessi vermi» (73,2).
Forse ci ha spiazzato il severo impegno del Papa contro forme allegre, disinvolte e ambigue di gestione dei beni, e in campo di moralità interna alla Chiesa Cattolica - una vera e propria opera di bonifica clericale, che si è spinta sino alla riapertura delle carceri.
Ma prendendo posizione contro il sistema delle grandi parvenze [l’ipocrisia e l’estrinsecismo incoerente] Gesù rincara la dose.
Lo fa nei confronti delle autorità antiche, dei capi religiosi e mestieranti del sacro - leaders che salvano le vesti, le idee e l’immagine, ma radicalmente infedeli.
Si duole del loro apparire fittizio e corretto, mentre dentro sono la negazione totale del rispetto verso Dio che allestiscono in vetrina.
Così fanno stagnare il lato oscuro del mondo, invece di aiutarci a rimuoverlo.
La pietà ostentata per i grandi antenati denuncia un complesso di colpa (vv.29-32), non una cifra intima profonda - ambito unificatore dell’essere e dell’agire.
Isterismo che esorcizza il vizio degli “eletti” di sempre: togliersi dai piedi chi smaschera il loro esistere vuoto; nonché il loro ascendente ben adornato, cerebrale o legalista, che ancora costringe la vita di tanta gente nei sepolcri.
I maestri spirituali sono in campo non per fare mostra di sé - né incarnarsi a mo’ di guide minacciose.
Essi devono agire per beneficare, dare colore, nuova linfa; promuovere situazioni autentiche e contenuti nuovi, rallegranti e creativi.
Nel puntuale Commento al Vangelo di Mt, s. Girolamo scrive:
«I sepolcri all’esterno sono candidi di calce, adorni di marmi e d’oro, splendenti nei loro colori; ma all’interno sono pieni di ossa di morti. Così anche i maestri perversi, che una cosa dicono e l’altra fanno: nell’abito mostrano la purezza e nella parola l’umiltà; ma dentro sono pieni d’ogni marciume e di ogni desiderio impuro» (4).
Il Signore propone un rinnovamento che giunga in profondità, più intimo dell’agitarsi epidermico; che tocchi il luogo e la dimensione dell’incontro col Padre.
Egli non si accontenta di ‘monumenti’ con la sorpresina dentro.
Siamo sempre tentati di rimanere sul piano d’una superficie abbellita, alla ricerca di facili e immediate soddisfazioni, stima, onore - soprattutto noi preti, che non di rado amiamo cullarci nei riconoscimenti futili.
E i nostri diversi teatri della religiosità vistosa ma sorda sono largamente disponibili a truccare con rango spirituale l’appartenenza dei grandi primattori alla civiltà delle fictions - pulita e ornata.
Ci appaghiamo di cose epidermiche, perché? Incontrare se stessi, gli altri e la realtà richiede un impegno gravoso: quello di mettersi in discussione; uscire dalle forme, e dalle mode esterne.
Ma non sono sufficienti le buone maniere, per coprire tante pessime abitudini.
Non basta più la falsa sicurezza di presentare la nostra facciata da soap opera: figura apparecchiata dal rango anche religioso e devoto che si vuol mostrare.
L’ipocrisia delle interpretazioni accomodate o delle caratterizzazioni plateali è un atteggiamento non di rado camuffato e perfino delittuoso.
Esso ci sta portando allegramente al male oscuro della più decadente vacuità, e diffusa tristezza.
Le tombe imbiancate del nostro camposanto anticipato appaiono sacre e graziose, ma si sa cosa talora contengono.
Non sempre diamanti cristallini; non sempre espressioni di filo diretto con gli altri e con Dio.
Quindi il sorprendente impegno delle attuali gerarchie per la purificazione interna resta un punto fermo, del tutto opportuno.
È la vita che conta e va promossa, non l’apparire in cartapesta di tutto ciò che di sconosciuto o coperto ci è cresciuto in casa.
Anzi, proprio i manieristi o modernisti, i moralizzatori di facciata, i più vanitosi protagonisti della bellezza rituale o à la page… si rivelano le peggiori persone - dalla doppia vita; amanti d’uno stile da satrapi [forse per riscatto sociale].
Ecco il confondere idee anche a se stessi, e la paradossale opera di disidentificazione.
Insomma, la vistosità di fastigi e parvenze, o di patinature che strizzano sempre l’occhiolino, è una sorta di proiezione.
Artificio che non consente di elaborare pensieri; solo allontana gli incubi faticosi - nel modo più puerile.
L’Amore invece vive di scintille reali - non le varca indenne accontentandosi di autorappresentarsi nei segni decorativi, o nell’ideologia che adesca gli ingenui.
Paraventi d’incredibile vuoto.
Pur riconoscendo lecite le sfaccettature di grandi espressioni artistiche e le opinioni difformi, Gesù avrebbe sottoscritto il principio dei laici puritani anglosassoni: «Maggiori sono le cerimonie, minore è la Verità».
Per interiorizzare e vivere il messaggio:
Quali ipocrisie clericali [o adesioni-scapicollo] ti danno fastidio, malgrado il loro fastigio?







