Mar 7, 2026 Scritto da 

Nato Cieco: l’esperienza nitida personale, che inizia a diventare più valida dei giudizi

Il peccato originale

(Gv 9,1-41)

 

L’enciclica Fratelli Tutti invita a uno sguardo prospettico, che suscita la decisione e l’azione: un occhio nuovo, colmo di Speranza.

Essa «ci parla di una realtà che è radicata nel profondo dell’essere umano, indipendentemente dalle circostanze concrete e dai condizionamenti storici in cui vive. Ci parla di una sete, di un’aspirazione, di un anelito di pienezza, di vita realizzata, di un misurarsi con ciò che è grande, con ciò che riempie il cuore ed eleva lo spirito verso cose grandi, come la verità, la bontà e la bellezza, la giustizia e l’amore. [...] La speranza è audace, sa guardare oltre la comodità personale, le piccole sicurezze e compensazioni che restringono l’orizzonte, per aprirsi a grandi ideali che rendono la vita più bella e dignitosa» (n.55) [da un Saluto ai giovani de L’Avana, settembre 2015].

 

Scappato dal Tempio, Gesù incontra gli esclusi dai sacri recinti. Coglie l’occasione per farci comprendere chi è l’Eterno, e la nostra stessa vicenda di Fede, continuando l’opera creatrice del Padre.

Per i prìncipi della religione, andare al Dio d’Israele dipendeva dall’adempimento delle norme.

Per il Figlio, il venire a noi del Padre non procede dai decreti cesellati dalla classe sacerdotale e che inseguono un morto: Mosè (v.29), bensì dall’atteggiamento nei confronti del bisognoso.

 

Dice il Tao Tê Ching [xii]: «I cinque colori fan sì che s’acciechi l’occhio dell’uomo, le cinque note fan sì che s’assordi l’orecchio dell’uomo, i cinque sapori fan sì che falli la bocca dell’uomo, la corsa e la caccia fan sì che s’imbestì il cuore dell’uomo».

Molti sono i condizionamenti che fin dalla nascita intaccano la spontaneità.

Di conseguenza, tali pressioni ledono ogni semplice soluzione dei veri problemi [per i quali basterebbe spostare lo sguardo anche sulle ombre, ospitarle, e accogliersi; dare spazio ai nuovi sviluppi, che ci chiamano].

 

La cecità cui allude il brano non è caratteristica esistenziale solo di chi si sente allo sbando, ma una condizione costitutiva di ogni donna e uomo: non sempre vediamo quali sono le scelte giuste da fare.

Per questo nei primi secoli i neo battezzati erano anche chiamati «illuminati».

Sotto molti aspetti della vita, prima della conversione essi erano simili a ciechi, che procedevano a tentoni - perché bombardati e menomati dalla società dell’esterno.

 

Ci rendiamo conto che il cammino di Fede è anzitutto una storia d’amore, ma anche un «vedere» sempre più chiaro, un «aprire gli occhi» su tutta la realtà - sino ad acquisire un giudizio nitido e personale.

Tutti fanno... in un certo modo? Gesù non vuole persone come pecore, che percependo appena qualche metro avanti, stanno tutte assieme - quindi sempre dove va la prima seguono le altre, tenendosi strette e impedendo qualsiasi movimento agile fuori spartito.

 

Essendo figura della situazione umana, creaturale, il protagonista del passo di Vangelo non ha nome, perché nascere con un difetto di visuale e orientamento ci accomuna.

Non è colpa, bensì condizione.

Se vogliamo, è il modo semplice e aderente alla nostra piccola esperienza, in cui il Maestro e Signore narra di peccato originale - che appunto non è “peccato”, e non è “originale”.

Gesù non tratta mai di quel nerbo imparaticcio del catechismo a memoria.

Propone invece di lasciarci spalancare gli occhi, in modo che il nostro “fango” e il suo Soffio possano scatenare la fioritura, la creazione di un viandante rigenerato.

 

L’uomo antico non sapeva dove andare: Chi gli spalancherà gli occhi e lo farà vivere da creatura autentica? E quale stoffa ha l’uomo nuovo, rinato dalla Luce?

Nei capi religiosi non v’è alcuna gioia per la guarigione dell'umanità (vv.16ss). 

Gesù invece rincara la dose: una volta che siamo stati inviati alla Vita nello Spirito qui simboleggiata dall’Acqua, il Maestro esce di scena.

 

Le false guide spirituali erano solo interessate alla conservazione della loro istituzione e posizione, della “sana dottrina” e di tutto il codazzo.

Essi pretendono di venire ancora considerati «luce del popolo», «guide dei ciechi» - in realtà sono essi stessi i primi a essere ‘accecati’ o non voler ‘vedere’ l’azione reale e benefica del Creatore (vv.39-41).

Insomma, per crescere, c’è da camminare sulle proprie gambe.

Dio non è un paternalista che sta sempre lì a mettere il naso in tutto: ci vuole liberi [solo così capaci di amare].

Basta coi bambinetti che diventano solo bambinoni. Restano molte le porte da spalancare; tante, le soglie da varcare.

 

Il mondo del passato o delle élites si difende con ogni mezzo, tentando le solite intimidazioni. Tranquilli: non sono segni di forza, ma di sconfitta imminente.

 

Primo interrogatorio:

I vicini non lo riconoscono. Gli somiglia, ma non può essere lui... Quelli che gli stavano attorno restano perplessi.

Ad esempio: come mai non pensa alla carriera, non campa di rendita di posizione... così via.

E perché non tiene la bocca chiusa, e non si fa raccomandare?

L’ex cieco dice: «Io sono» (v.9), ossia nell’umanità risanata rivendica la condizione divina.

Quando incontriamo Cristo, la sua dignità profetica è trasmessa - a tutti coloro che accolgono la sua Persona.

La timidezza si trasforma in una sempre rinnovata attitudine alla pienezza.

 

Secondo interrogatorio:

I mestieranti della luce sono i primi nemici della Luce.

Ostaggio dei loro stessi pregiudizi e di convinzioni idolatriche comuni, immaginano che se qualcuno osasse non genuflettersi alle loro “sacre” disposizioni, certo non verrebbe da Dio.

In realtà, coloro che non vengono da Dio sono esattamente quelli che soffocano la vita e non la rallegrano.

Nella Fede sciolta da nomenclature, concatenazioni, maniere, mode, religiosità conformiste, avere un’opinione propria significa avviare Esodo.

Senza l’imprimatur dei padroni delle anime, qui ci si affranca dall’oppressione.

E puntiamo la Terra della Libertà - perché la donna e l’uomo si sono resi conto a quale onore e Sogno sono chiamati.

Così essi cambiano criterio di giudizio: principio assoluto e non negoziabile non è più l’osservanza della Legge canonica o di un’ideologia disincarnata, ma il bene concreto dell’uomo reale (non di quello finto).

Le autorità custodi della consuetudinarietà o della loro “elezione” sociale, sono addirittura infastidite che qualcuno apra gli occhi senza autorizzazione.

Che storia è questa di un miserabile che prima era figlio devoto e obbediente, seguiva i capi veterani in tutto... invece adesso «vede» in modo diverso dal club dei dirigenti e dimostra autonomia di giudizio?

 

Terzo interrogatorio:

Anche i genitori sembrano aver paura della guarigione.

Invero sono preoccupati per il fatto che le “autorità” minacciano senza complimenti chi non s’allinea ai dettati consolidati.

Essere cacciati dalla sinagoga significava diventare degli esclusi: morte civile.

Ancora oggi per chi vive in ambiente provinciale religiosissimo, unilaterale, strutturato, monopolista, è così.

C’è poco da scherzare con quelli che sanno usare come clava sociale l’arma della religione. O con noi, o sei fuori tu e la tua famiglia.

Purtroppo il potere reale sul territorio intimidisce e «acceca» spesso anche coloro che devono subirlo.

 

Quarto interrogatorio:

«Dà gloria a Dio!» (v.24) - ossia: «riconosci che hai sbagliato e vedrai che troveremo il modo di accordarci».

Ma chi ha avuto in dono la Luce non si ferma, diventando sempre più sicuro, maturo, deciso.

Per questo continua a dire «non so» - mentre i capi affermano solennemente: «noi sappiamo!» rimanendo ciechi.

Per i padroni del culto ufficiale la propria autorità è qualcosa di indiscutibile, pertanto si sentono abilitati a trattare la persona (non in linea) da eretico.

Dall’insulto passano alla violenza: stile tipico, forse ne sappiamo qualcosa.

Ma ora l’uomo «vede», ed è finalmente emancipato.

 

Escluso dall’istituzione (v.34) proprio come il Signore (Gv 8,59), adesso sì ch’è veramente Persona. Perché inizia a considerare la sua esperienza più valida del giudizio delle guide spirituali d’ufficio.

È il primato della naturalezza e della coscienza personale sulla dottrina, sui ruoli, sull’immagine, sul pensiero standard o dominante, e sui codici - i quali ormai non sono più in grado di comunicare vita. Ed è questo ciò che conta.

Infatti, anche se non ben visto dal mondo dei finti padroni, condizionanti e dirigisti, ora è Cristo che lo cerca e si pone al suo fianco (v.35). Senza condizioni.

Ossia: se i dirigenti ti hanno bollato come profano, sappi che gli autentici scomunicati da Dio sono coloro che non hanno a cuore il rispetto dell’intelligenza altrui - e sono esattamente coloro cui il bene non interessa.

Il nostro buonsenso istintivo e genuino sopravanza sia le opinioni fisse che le convinzioni glamour, correnti, à la page.

In tal guisa sorvoliamo tutte le dottrine fasulle che impediscono di leggere il segno dei tempi e gli accadimenti della nostra stessa storia.

 

Cacciato dalla cerchia devota o che conta, il «nato cieco» - affetto da tale insicurezza, malformità, “peccato d’origine” - troverà la virtù in pienezza.

Mettendo finalmente sullo sfondo la routine che rende tutto banale, piatto, automatico… egli non fugge più.

Comprende l’importanza della variazione che scombina i piani. Li rende Unici.

Con Energia personale nuova affronta gli imprevisti: vita dell’Amore che realizza, e sa voltare pagina.

462 Ultima modifica il Sabato, 07 Marzo 2026 04:11
don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

In this passage, the Lord tells us three things about the true shepherd:  he gives his own life for his sheep; he knows them and they know him; he is at the service of unity [Pope Benedict]
In questo brano il Signore ci dice tre cose sul vero pastore: egli dà la propria vita per le pecore; le conosce ed esse lo conoscono; sta a servizio dell'unità [Papa Benedetto]
Let us permit St Augustine to speak once more: "If only good shepherds be not lacking! Far be it from us that they should be lacking, and far be it from divine mercy not to call them forth and establish them. It is certain that if there are good sheep, there are also good shepherds: in fact it is from good sheep that good shepherds are derived." (Sermones ad populum, Sermo XLIV, XIII, 30) [John Paul II]
Lasciamo ancora una volta parlare Sant’Agostino: “Purché non vengano a mancare buoni pastori! Lungi da noi che manchino, e lungi dalla misericordia divina il non farli sorgere e stabilirli. Certo è che se ci sono buone pecore, ci sono anche buoni pastori: infatti è dalle buone pecore che derivano i buoni pastori” (S. Agostino, Sermones ad populum, I, Sermo XLIV, XIII, 30) [Giovanni Paolo II]
Jesus, Good Shepherd and door of the sheep, is a leader whose authority is expressed in service, a leader who, in order to command, gives his life and does not ask others to sacrifice theirs. One can trust in a leader like this (Pope Francis)
Gesù, pastore buono e porta delle pecore, è un capo la cui autorità si esprime nel servizio, un capo che per comandare dona la vita e non chiede ad altri di sacrificarla. Di un capo così ci si può fidare (Papa Francesco)
To be Christians means to be missionaries, to be apostles (cfr. Decree Apostolicam Actuositatem, n.2). It is not enough to discover Christ - you must bring Him to others! [John Paul II]
Essere cristiani significa essere missionari-apostoli (cfr. «Apostolicam Actuositatem», 2). Non basta scoprire Cristo - bisogna portarlo agli altri! [Giovanni Paolo II]
What is meant by “eat the flesh and drink the blood” of Jesus? Is it just an image, a figure of speech, a symbol, or does it indicate something real? (Pope Francis)
Che significa “mangiare la carne e bere il sangue” di Gesù?, è solo un’immagine, un modo di dire, un simbolo, o indica qualcosa di reale? (Papa Francesco)
What does bread of life mean? We need bread to live. Those who are hungry do not ask for refined and expensive food, they ask for bread. Those who are unemployed do not ask for enormous wages, but the “bread” of employment. Jesus reveals himself as bread, that is, the essential, what is necessary for everyday life; without Him it does not work (Pope Francis)
Che cosa significa pane della vita? Per vivere c’è bisogno di pane. Chi ha fame non chiede cibi raffinati e costosi, chiede pane. Chi è senza lavoro non chiede stipendi enormi, ma il “pane” di un impiego. Gesù si rivela come il pane, cioè l’essenziale, il necessario per la vita di ogni giorno, senza di Lui la cosa non funziona (Papa Francesco)
In addition to physical hunger man carries within him another hunger — all of us have this hunger — a more important hunger, which cannot be satisfied with ordinary food. It is a hunger for life, a hunger for eternity which He alone can satisfy, as he is «the bread of life» (Pope Francis)
Oltre alla fame fisica l’uomo porta in sé un’altra fame – tutti noi abbiamo questa fame – una fame più importante, che non può essere saziata con un cibo ordinario. Si tratta di fame di vita, di fame di eternità che Lui solo può appagare, in quanto è «il pane della vita» (Papa Francesco)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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