Ago 24, 2026 Scritto da 

Sfondo biblico messianico

1. Come abbiamo considerato nelle precedenti catechesi, il nome “Cristo” significa nel linguaggio dell’Antico Testamento “Messia”. Israele, il popolo di Dio dell’antica alleanza, visse nell’attesa della realizzazione della promessa del Messia, che ebbe compimento in Gesù di Nazaret. Per questo fin dall’inizio Gesù è stato chiamato Cristo, cioè “Messia”, e come tale accettato da tutti coloro che “l’hanno accolto” (Gv 1, 12).

2. Abbiamo visto che, secondo la tradizione dell’antica alleanza, il Messia è re e che questo Re messianico viene anche chiamato Figlio di Dio, nome che nell’ambito del monoteismo jahvistico dell’Antico Testamento ha un significato esclusivamente analogico, o addirittura metaforico. Non si tratta in quei libri del figlio “generato” da Dio, ma di qualcuno che Dio sceglie affidandogli una particolare missione o ministero.

3. In questo senso anche tutto il popolo viene talvolta denominato “figlio” come per esempio nelle parole di Jahvè indirizzate a Mosè: “Tu dirai al faraone: . . . Israele è il mio figlio primogenito . . . lascia partire il mio figlio perché mi serva!” (Es 4, 22-23; cf. anche Os 11, 1; Gen 31, 9). Se dunque il re viene chiamato nell’antica alleanza “figlio di Dio”, è perché, nella teocrazia israeliana, egli è un rappresentante particolare di Dio.

Lo vediamo, ad esempio, nel salmo 2, in relazione all’intronizzazione del re: “Egli mi ha detto: Tu sei il mio figlio, io oggi ti ho generato” (Sal 2, 7). Anche nel salmo 88/89 leggiamo: “Egli (Davide) mi invocherà: Tu sei mio padre . . . Io lo costituirò mio primogenito, il più alto tra i re della terra” (Sal 89, 27-28). In seguito il profeta Natan così dirà a proposito della discendenza di Davide: “Io gli sarò padre ed egli mi sarà figlio. Se farà il male, lo castigherò . . .” (2 Sam 7, 14).

Tuttavia, nell’Antico Testamento, attraverso il significato analogico e metaforico dell’espressione “figlio di Dio”, sembra ne penetri un altro, che rimane oscuro. Così nel citato salmo 2, Dio dice al re: “Tu sei mio figlio: oggi ti ho generato” (Sal 2, 7), e nel salmo 109/110: “Dal seno dell’aurora, come rugiada, io ti ho generato” (Sal 110, 3).

4. Bisogna aver presente questo sfondo biblico-messianico per rendersi conto che il modo di agire e di esprimersi di Gesù indica la consapevolezza di una realtà completamente nuova.

Anche se nei vangeli sinottici Gesù non si definisce mai Figlio di Dio (come non si chiama Messia), tuttavia in diversi modi afferma e fa capire di essere il Figlio di Dio, e non in senso analogico o metaforico, ma naturale.

5. Egli anzi sottolinea la esclusività della sua relazione di Figlio di Dio. Mai dice di Dio: “nostro Padre”, ma solo “mio Padre”, oppure distingue: “Padre mio, Padre vostro”. Non esita ad affermare: “Tutto mi è stato dato dal Padre mio” (Mt 11, 27).

Questa esclusività del rapporto filiale con Dio si manifesta particolarmente nella preghiera, quando Gesù si rivolge a Dio come a Padre, usando la parola aramaica “abbà”, che indica una particolare vicinanza filiale e in bocca di Gesù costituisce un’espressione della sua totale dedizione alla volontà del Padre: “Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice” (Mc 14, 36).

Altre volte Gesù usa l’espressione “il Padre vostro”; per esempio: “come è misericordioso il Padre vostro” (Lc 6, 36); “il Padre vostro che è nei cieli” (Mc 11, 25). Egli sottolinea in questo modo la specificità della propria relazione al Padre, pur desiderando che questa divina paternità si comunichi ad altri, come attesta la preghiera del “Padre nostro” che Gesù insegnò ai suoi apostoli e seguaci.

6. La verità sul Cristo come figlio di Dio è il punto di convergenza di tutto il Nuovo Testamento. I Vangeli, e specialmente il Vangelo di Giovanni, e gli scritti degli apostoli, in modo particolare le Lettere di san Paolo, ci offrono testimonianze esplicite. Nella presente catechesi ci concentriamo soltanto su alcune affermazioni particolarmente significative, che in certo senso ci “aprono la strada” verso la scoperta della verità su Cristo come Figlio di Dio e ci avvicinano alla retta percezione di questa “figliolanza”.

7. È importante costatare che la convinzione della figliolanza divina di Gesù è stata confermata da una voce dal cielo durante il battesimo nel Giordano (cf. Mc 1, 11) e sul monte della trasfigurazione (cf. Mc 9, 7). In entrambi i casi gli evangelisti ci parlano della proclamazione fatta dal Padre circa Gesù “(suo) Figlio prediletto” (cf. Mt 3, 17; Lc 3, 22).

Un’analoga conferma gli apostoli la ebbero anche dagli spiriti maligni che inveivano contro Gesù: “Che c’entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio” (Mc 1, 24). “Che hai tu in comune con me . . . Figlio del Dio altissimo?” (Mc 5, 7).

8. Se poi ascoltiamo la testimonianza degli uomini, merita un’attenzione particolare la professione di Simon Pietro vicino a Cesarea di Filippo: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16, 16). Si noti che questa professione è stata confermata in modo insolitamente solenne da Gesù: “Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli” (Mt 16, 17).

Non si tratta di un fatto isolato. Nello stesso Vangelo di Matteo leggiamo che al vedere Gesù camminare sulle acque del lago di Genezaret, calmare il vento e salvare Pietro, gli apostoli si prostrarono davanti al Maestro, dicendo: “Tu sei veramente il Figlio di Dio!” (Mt 14, 33).

9. Così dunque ciò che Gesù faceva e insegnava alimentava negli apostoli la convinzione che egli era non solo il Messia, ma anche il vero “Figlio di Dio”. E Gesù confermò tale convinzione.

Furono proprio alcune delle affermazioni proferite da Gesù a suscitare contro di lui l’accusa di bestemmia. Ne scaturirono momenti particolarmente drammatici, come attesta il Vangelo di Giovanni, dove si legge che i Giudei “cercavano . . . di ucciderlo: perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio” (Gv 5, 18).

Il medesimo problema venne risollevato nel processo intentato a Gesù davanti al sinedrio: Caifa, sommo sacerdote, lo interpellò: “Ti scongiuro, per il Dio vivente, perché ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio”. A questa domanda Gesù risponde semplicemente: “Tu l’hai detto”, cioè “Sì, io lo sono” (cf. Mt 26, 63-64). E anche nel processo davanti a Pilato, pur essendo un altro il capo d’accusa, quello cioè di essersi proclamato re, tuttavia i Giudei ripeterono l’imputazione fondamentale: “Noi abbiamo una legge e secondo questa legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio” (Gv 19, 7).

10. Così possiamo dire che in definitiva Gesù morì sulla croce per la verità circa la sua figliolanza divina. Anche se l’iscrizione collocata sulla croce a dichiarazione ufficiale della condanna diceva: “Gesù il Nazareno, il re dei Giudei”, tuttavia, fa rilevare san Matteo, “quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: . . . Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce” (Mt 27, 39-40). E ancora: “Ha confidato in Dio: lo liberi lui ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: Sono Figlio di Dio!” (Mt 27, 43).

Questa verità si trova al centro dell’avvenimento del Golgota. Nel passato era stata oggetto della convinzione, della proclamazione e della testimonianza resa dagli apostoli, ora è divenuta oggetto di scherno. E tuttavia anche qui, il centurione romano che sorveglia l’agonia di Gesù e sente le parole, con le quali egli si rivolge al Padre, al momento della morte, dà un’ultima sorprendente testimonianza, lui pagano, all’identità divina di Cristo: “Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!” (Mc 15, 39).

11. Le parole del centurione romano sulla verità fondamentale del Vangelo e di tutto il Nuovo Testamento intero, ci richiamano a quelle che l’angelo rivolse a Maria al momento dell’annunciazione: “Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo . . .” (Lc 1, 31-32). E quando Maria chiede: “Come è possibile?”, il messaggero le risponde: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio” (Lc 1, 34-35).

12. In forza della consapevolezza che Gesù ebbe di essere Figlio di Dio nel senso reale naturale della parola, egli “chiamava Dio suo Padre . . .” (Gv 5, 18). Con la medesima convinzione non esitò a dire ai suoi avversari ed accusatori: “In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io sono” (Gv 8, 58).

In questo “Io sono” c’è la verità sulla figliolanza divina che precede non soltanto il tempo di Abramo, ma ogni tempo e ogni esistenza creata.

Dirà san Giovanni a conclusione del suo Vangelo:“Questi (segni compiuti da Gesù) sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché credendo, abbiate la vita nel suo nome” (Gv 20, 31).

[Papa Giovanni Paolo II, Udienza Generale 13 maggio 1987]

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

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Consequently, just as for Christ carrying the cross was not an option but a mission to be embraced for love, so it is for Christians too. In our world today, where the forces that divide and destroy seem to dominate, Christ does not cease to offer to all his clear invitation [Pope Benedict]
Come per Cristo, così pure per i cristiani portare la croce non è dunque facoltativo, ma è una missione da abbracciare per amore. Nel nostro mondo attuale, dove sembrano dominare le forze che dividono e distruggono, il Cristo non cessa di proporre a tutti il suo chiaro invito [Papa Benedetto]
We see this great figure, this force in the Passion, in resistance to the powerful. We wonder: what gave birth to this life, to this interiority so strong, so upright, so consistent, spent so totally for God in preparing the way for Jesus? The answer is simple: it was born from the relationship with God (Pope Benedict)
Noi vediamo questa grande figura, questa forza nella passione, nella resistenza contro i potenti. Domandiamo: da dove nasce questa vita, questa interiorità così forte, così retta, così coerente, spesa in modo così totale per Dio e preparare la strada a Gesù? La risposta è semplice: dal rapporto con Dio (Papa Benedetto)
The lamp is a symbol of the faith that illuminates our life, while the oil is a symbol of the charity that nourishes the light of faith, making it fruitful and credible (Pope Francis)
La lampada è il simbolo della fede che illumina la nostra vita, mentre l’olio è il simbolo della carità che alimenta, rende feconda e credibile la luce della fede (Papa Francesco)
Jesus wants our existence to be laborious, that we never lower our guard, so as to welcome with gratitude and wonder each new day given to us by God. Every morning is a blank page on which a Christian begins to write with good works (Pope Francis)
Gesù vuole che la nostra esistenza sia laboriosa, che non abbassiamo mai la guardia, per accogliere con gratitudine e stupore ogni nuovo giorno donatoci da Dio. Ogni mattina è una pagina bianca che il cristiano comincia a scrivere con le opere di bene (Papa Francesco)
And this is the problem: when the People put down roots in the land and are the depository of the Law, they are tempted to place their security and joy in something that is no longer the Word of God (Pope Benedict)
Ed ecco il problema: quando il popolo si stabilisce nella terra, ed è depositario della Legge, è tentato di riporre la sua sicurezza e la sua gioia in qualcosa che non è più la Parola del Signore (Papa Benedetto)
Despite the scarcity of information about him, St Bartholomew stands before us to tell us that attachment to Jesus can also be lived and witnessed to without performing sensational deeds. Jesus himself, to whom each one of us is called to dedicate his or her own life and death, is and remains extraordinary (Pope Benedict)
La figura di san Bartolomeo, pur nella scarsità delle informazioni che lo riguardano, resta comunque davanti a noi per dirci che l'adesione a Gesù può essere vissuta e testimoniata anche senza il compimento di opere sensazionali. Straordinario è e resta Gesù stesso, a cui ciascuno di noi è chiamato a consacrare la propria vita e la propria morte (Papa Benedetto)
And it is not enough that you belong to the Son of God, but you must be in him, as the members are in their head. All that is in you must be incorporated into him and from him receive life and guidance (Jean Eudes)
E non basta che tu appartenga al Figlio di Dio, ma devi essere in lui, come le membra sono nel loro capo. Tutto ciò che è in te deve essere incorporato in lui e da lui ricevere vita e guida (Giovanni Eudes)

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