Lug 22, 2026 Scritto da 

“Il regno dei cieli è simile ad una rete...” (Mt 13,47)

Permettetemi, reverendo Vescovo dell’antica, veneranda Chiesa di Colonia, reverendi confratelli Cardinali e Vescovi, permettetemi tutti, amati fratelli e sorelle, che io cerchi di chiarire in questa celebrazione eucaristica l’importanza del nostro incontro straordinario di oggi con l’aiuto di questa parabola, con l’aiuto della parola di Cristo, che ha ripetutamente spiegato il regno di Dio a mezzo di parabole. Servendosi di esse, egli ha annunciato la presenza di questo regno al mondo.

Anche noi dobbiamo incontrarci in questa dimensione. Questa è, in certo qual modo, la premessa essenziale della visita odierna del successore dell’apostolo Pietro nella sede episcopale di Roma alla vostra Chiesa in Germania, a voi qui a Colonia, che rappresentate la Chiesa di Dio quale si è formata nel corso di molti secoli attorno alla romana “Colonia Agrippina”. Il simbolo eminente di questa Chiesa è stato fino ad oggi il vostro splendido duomo, la cui importanza spirituale si è rinnovata in voi grazie al giubileo di quest’anno: con forza esso vi parla del regno di Dio fra noi.

Noi, che formiamo adesso la Chiesa di Cristo sulla terra, su questa parte del territorio tedesco dobbiamo incontrarci nella dimensione dell’unità del regno di Dio: Cristo è venuto per annunziare questo regno e diffonderlo su questa terra, in ogni luogo della terra, negli uomini e tra gli uomini.

Questo regno di Dio è in mezzo a noi (cf. Lc 17,21), così come è stato in tutte le generazioni dei vostri padri ed antenati. Come loro, noi però preghiamo ancora nel “Padre nostro” ogni giorno: “Venga il tuo regno”. Queste parole testimoniano che il regno di Dio sta ancora davanti a noi, che gli andiamo incontro e ad esso andiamo avanzando per sentieri confusi, e anzi qualche volta perfino falsi, della nostra esistenza terrena. Noi testimoniamo con queste parole, che il regno di Dio si realizza in continuazione e si avvicina, anche se noi spesso lo perdiamo d’occhio e non percepiamo più il suo profilo determinato dal Vangelo. Sembra spesso che l’unica ed esclusiva dimensione della nostra esistenza sia “questo mondo”: il “regno di questo mondo” con il suo profilo visibile, il suo affascinante progresso nella scienza e nella tecnica, nella cultura e nella economia... affascinante e spesso anche preoccupante! Se noi però ogni giorno, o almeno di quando in quando, ci inginocchiamo per pregare, pronunciamo tra le circostanze della vita sempre le stesse parole: “Venga il tuo regno”.

Cari fratelli e sorelle! Queste ore, nelle quali noi ci incontriamo qui, il tempo, che grazie al vostro invito ed alla vostra ospitalità posso trascorrere tra voi, è il tempo del regno di Dio: del regno “che è già qui”, e di quello che ancora “viene”. Per questo dobbiamo interpretare tutto l’essenziale, che si riferisce a questa visita, con l’aiuto della parabola, che ascoltiamo nel Vangelo di oggi: “Il regno dei cieli è simile...”.

2. A che cosa è simile?

Secondo le parole di Gesù come ce le hanno tramandate i quattro evangelisti, questo regno viene spiegato con diverse parabole e paragoni. Il paragone di oggi è uno dei tanti. Ci sembra collegato molto strettamente con quel lavoro, che facevano gli apostoli di Cristo, tra cui anche Pietro, come molti dei suoi ascoltatori sulla spiaggia del lago di Genezaret. Cristo dice: il regno dei cieli è simile “a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci” (Mt 13,47). Queste semplici parole mutano completamente la fisionomia del mondo: la fisionomia del nostro mondo umano, come noi ce la facciamo con l’esperienza e la scienza. Esperienza e scienza non possono valicare quei confini del “mondo” e della esistenza umana in esso, che sono necessariamente congiunti con il “mare del tempo”: i confini di un mondo, nel quale l’uomo nasce e muore, in corrispondenza con le parole della Genesi: “Tu sei polvere ed in polvere ritornerai” (Gen 3,19). Il paragone di Cristo, al contrario, parla della trasposizione dell’uomo in un altro “mondo”, in un’altra dimensione della sua esistenza. Il regno dei cieli è propriamente questa nuova dimensione, che si apre sopra il “mare del tempo” ed è allo stesso tempo la “rete”, che lavora in questo mare per il destino dell’uomo e di tutti gli uomini in Dio.

La parabola odierna ci invita a riconoscere il regno dei cieli come l’adempimento definitivo di quella giustizia, desiderata dall’uomo con nostalgia insopprimibile, che il Signore gli ha posto nel cuore, di quella giustizia che Gesù stesso realizzò ed annunciò, di quella giustizia, infine, che Cristo ha suggellato con il suo proprio sangue sulla croce.

Nel regno dei cieli, nel regno “della giustizia, dell’amore e della pace” (prefatio in festo Christi Regis) anche l’uomo si troverà perfetto. Poiché l’uomo è l’essere, che scaturisce dalla profondità di Dio e nasconde in se stesso una tale profondità, che soltanto Dio la può riempire. Egli, l’uomo, è in tutto il suo essere una copia di Dio ed è simile a lui.

3. Gesù ha fondato la sua Chiesa su dodici apostoli, di cui parecchi erano pescatori. Così l’immagine della rete era immediata. Gesù li volle fare pescatori di uomini. Anche la Chiesa è una rete, unita allo Spirito Santo, collegata dalla missione apostolica, efficiente per la unità in fede, vita ed amore.

Penso in questo momento alla rete ampiamente distesa della Chiesa universale.

Contemporaneamente mi sta davanti agli occhi ogni singola Chiesa nella vostra terra, specialmente la grande Chiesa di Colonia e le diocesi vicine. E finalmente mi sta davanti agli occhi la più piccola di queste chiese, la “ecclesiola”, la chiesa domestica, che il recentissimo Sinodo dei Vescovi in Roma ha ricordato con tanto grande attenzione nel tema sopra “i compiti della famiglia cristiana”.

La famiglia: chiesa domestica, inconfondibile ed insostituibile comunità di persone, di cui parla san Paolo nella seconda lettura di oggi. In questa egli ha davanti agli occhi naturalmente la famiglia cristiana del suo tempo, ma ciò che dice dobbiamo ugualmente applicarlo ai problemi delle famiglie del nostro tempo: ciò che dice ai mariti, ciò che dice alle mogli, ai figli ed ai genitori. Ed infine ciò che egli dice a noi tutti: “Rivestitevi dunque di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza, sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente... Al di sopra di tutto poi vi sia la carità che è il vincolo della perfezione. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E siate riconoscenti!” (Col 3,12-15).

Che grande lezione di spiritualità matrimoniale e familiare!

4. Noi però non possiamo chiudere gli occhi neppure dinanzi all’altra faccia; i padri sinodali in Roma si sono occupati molto seriamente anche di essa: intendo le difficoltà, cui oggi è esposto l’alto ideale della intelligenza cristiana della famiglia e della vita di famiglia. La società industriale moderna ha fondamentalmente mutato le condizioni di vita per il matrimonio e la famiglia.

Matrimonio e famiglia prima non erano soltanto comunità di vita, ma erano anche comunità di produzione e di economia. Esse furono respinte da molte funzioni pubbliche. Il clima pubblico non è sempre favorevole nei confronti del matrimonio e della famiglia. E tuttavia, nella nostra civilizzazione di massa, si dimostrano come luogo di rifugio nella ricerca di protezione e felicità. Matrimonio e famiglia sono più importanti che mai: cellule viventi per il rinnovamento della società, sorgenti di forza, per le quali la vita vien fatta più umana. Posso afferrare l’immagine: rete, che dà sostegno ed unità e solleva dalle correnti del profondo.

Non permettiamo che questa rete si spezzi. Stato e società avviano il proprio decadimento, se non sostengono il matrimonio e la famiglia più efficacemente e non li proteggono più e li mettono alla pari con altre comunità di vita non matrimoniali. Tutti gli uomini di buona volontà, particolarmente noi cristiani siamo chiamati a riscoprire la dignità ed il valore del matrimonio e della famiglia e di viverli davanti agli uomini in maniera convincente. La Chiesa, con la luce della fede, offre il suo consiglio ed il suo servizio spirituale.

5. Matrimonio e famiglia sono assai profondamente congiunti con la dignità personale dell’uomo. Essi non derivano soltanto dall’istinto e dalla passione, neppure soltanto dal sentimento; essi derivano prima di tutto da una decisione della libera volontà, da un amore personale, per il quale gli sposi diventano non soltanto una carne, ma anche un cuore ed un’anima. La comunione fisica e sessuale è qualche cosa di grande e di bello. Ma è soltanto degna dell’uomo, se è integrata in una unione personale, riconosciuta dalla comunità civile ed ecclesiastica. La piena comunione sessuale tra l’uomo e la donna ha perciò il luogo legittimo soltanto nell’ambito dell’esclusivo e definitivo personale vincolo di fedeltà nel matrimonio. La indissolubilità della fedeltà coniugale, che oggi a molti non riesce più comprensibile, è ugualmente una espressione della incondizionata dignità dell’uomo. Non si può vivere solo per prova, non si può morire solo per prova. Non si può amare solo per prova, accettare un uomo solo per prova ed a tempo.

6. Così il matrimonio è orientato alla durata, all’avvenire. Esso guarda oltre i suoi confini. Il matrimonio è l’unico luogo idoneo alla generazione e all’educazione dei bambini. Quindi l’amore matrimoniale è orientato per la sua essenza anche alla fecondità. In questo compito di tramandare la vita, i coniugi sono collaboratori con l’amore di Dio creatore. So che anche qui nella società di oggi le difficoltà sono grandi. Gravano specialmente la donna. Abitazioni ristrette, problemi economici e sanitari, spesso perfino un dichiarato atteggiamento non favorevole alle famiglie prolifiche costituiscono un ostacolo ad una maggiore fertilità. Faccio appello a tutti i responsabili, a tutte le forze della società: fate di tutto per portare aiuto. Faccio appello prima di tutto alla vostra coscienza ed alla vostra responsabilità personale, cari fratelli e sorelle. Nella vostra coscienza voi dovete, alla presenza di Dio, prendere la decisione sul numero dei vostri figli.

Come coniugi siete chiamati ad una paternità responsabile. Ciò però significa una tale pianificazione della famiglia, che rispetti le norme ed i criteri etici, come è stato sottolineato anche dal recentissimo Sinodo dei Vescovi. Con grande premura desidero oggi richiamarvi alla memoria su tale motivo solo questa cosa: l’uccisione della vita non nata non è un legittimo mezzo della pianificazione della famiglia. Ripeto ciò che ho detto il 31 maggio di questo anno ai lavoratori nella periferia parigina di Saint-Denis: “Il primo diritto dell’uomo è il diritto alla vita. Noi dobbiamo difendere questo diritto e questo valore. Altrimenti verrebbe scossa tutta la logica della fede nell’uomo, tutto il programma di un progresso veramente umano e cadrebbe tutto a terra”. In realtà si tratta di questo: servire la vita.

7. Cari fratelli e sorelle! Sulla indispensabile piattaforma e sul presupposto di quanto detto vogliamo rivolgerci al più profondo mistero del matrimonio e della famiglia. Il matrimonio dal punto di vista della nostra fede è un Sacramento di Gesù Cristo. L’amore e la fedeltà coniugale sono compresi e trasmessi dall’amore e dalla fedeltà di Dio in Gesù Cristo. La forza della sua croce e della sua resurrezione porta e santifica i coniugi cristiani.

Come ha rilevato il recente Sinodo dei Vescovi nel suo messaggio alle famiglie cristiane del mondo di oggi, la famiglia cristiana è chiamata in modo particolare a collaborare al piano salvifico di Dio, in quanto essa aiuta i suoi membri “a diventare protagonisti della storia della salvezza e insieme segni viventi del progetto che Dio ha sul mondo” (Synodi Episcoporum Nuntius ad Christianas Familias, 8).

Come “Chiesa in piccolo”, sacramentalmente fondata, ovvero Chiesa domestica, matrimonio e famiglia debbono essere una scuola di fede e luogo di preghiera comune. Io attribuisco proprio alla preghiera nella famiglia grande significato. Essa dà forza per il superamento di tanti problemi e difficoltà. Nel matrimonio e nella famiglia debbono crescere e maturarsi gli atteggiamenti fondamentali umani e cristiani, senza i quali la Chiesa e la società non possono sussistere. Qui sta il primo luogo per l’apostolato cristiano dei laici e del sacerdozio comune a tutti i battezzati. Tali matrimoni e famiglie impregnati di spirito cristiano, sono anche i veri seminari, vale a dire i vivai per vocazioni spirituali per lo stato sacerdotale e religioso.

Cari coniugi e genitori, care famiglie! Che cosa vi potrei augurare in occasione dell’odierno incontro eucaristico con più cordialità di questo: che voi tutti ed ogni singola famiglia siate una tale “chiesa domestica”, una Chiesa in piccolo! Che si realizzi in voi la parabola del regno di Dio! Che sperimentiate la presenza del regno di Dio, in quanto siete voi stessi la “rete” viva, che unisce e porta e dà rifugio - per voi stessi e per molti intorno a voi.

Questo è il mio desiderio di benedizione, che vi esprimo come vostro ospite e pellegrino e come servo della vostra salvezza.

8. Ed ora permettetemi che alla fine di questa fondamentale riflessione sul regno di Dio e sulla famiglia cristiana mi rivolga anche a sant’Alberto Magno, la cui festa del settimo centenario mi ha condotto nella vostra città. Infatti è qui la tomba di questo celebre figlio della vostra terra, che nacque in Lauingen e nella sua lunga vita fu allo stesso tempo un grande scienziato, un figlio spirituale di san Domenico ed il maestro di san Tommaso d’Aquino. Egli fu uno dei più grandi uomini di intelligenza nel XIII secolo. Egli come nessun altro ha congiunto la “rete” che unisce insieme fede e ragione, sapienza di Dio e scienza del mondo. Almeno in spirito visito anche la sua città dove nacque, Lauingen, mentre oggi, a Colonia, presso la sua tomba, mi fermo a meditare insieme a voi le parole con le quali la odierna liturgia lo celebra: “Se questa è la volontà del Signore grande / egli sarà ricolmato di spirito di intelligenza. / Come pioggia effonderà parole di sapienza, / nella preghiera renderà lode al Signore. / Egli dirigerà il suo consiglio e la sua scienza, mediterà sui misteri di Dio. / Farà brillare la dottrina del suo insegnamento, / si vanterà della legge dell’alleanza del Signore. / Molti loderanno la sua intelligenza, / egli non sarà mai dimenticato, / non scomparirà il suo ricordo, / il suo nome vivrà di generazione in generazione. / I popoli parleranno della sua sapienza, / l’assemblea proclamerà le sue lodi” (Sir 39,6-10).

A queste parole del saggio Gesù Sirach non c’è da aggiungere niente. Però non si deve neppure lasciarne alcuna. Esse infatti descrivono perfettamente la figura di quell’uomo, la cui patria, la vostra città con ragione si onora e che è di gioia per l’intera Chiesa. Alberto Magno, dottore universale - Alberto Magno, dalla dottrina molto ampia: un vero “discepolo del regno di Dio”! Se noi oggi abbiamo riflettuto insieme sulla vocazione della famiglia cristiana alla costruzione del regno di Dio sulla terra, le parole della parabola di Cristo ci devono dare anche il più profondo significato di questo santo, che oggi noi ricordiamo solennemente. Cristo infatti dice: “Ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile ad un padrone di casa, che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche” (Mt 13,52).

A tale padrone di casa è simile anche sant’Alberto! Il suo esempio e la sua intercessione mi accompagnino, mentre nel mio pellegrinaggio attraverso il vostro paese tento, come pescatore di uomini, di annodare più strettamente la rete e di gettarla ancora, affinché venga il regno di Dio.

[Papa Giovanni Paolo II, omelia Colonia 15 novembre 1980]

6 Ultima modifica il Mercoledì, 22 Luglio 2026 00:52
don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

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Christ says: the kingdom of heaven is similar "to a net thrown into the sea, which gathers all kinds of fish" (Mt 13:47). These simple words completely change the physiognomy of the world: the physiognomy of our human world, as we make it [Pope John Paul II]
Cristo dice: il regno dei cieli è simile “a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci” (Mt 13,47). Queste semplici parole mutano completamente la fisionomia del mondo: la fisionomia del nostro mondo umano, come noi ce la facciamo [Papa Giovanni Paolo II]
Christ is not resigned to the tombs that we have built for ourselves (Pope Francis)
Cristo non si rassegna ai sepolcri che ci siamo costruiti (Papa Francesco)
Many situations, then, which unfortunately do not conform to the legitimate predictions and rules established, are anything but negative; and instead of taking away confidence for the harassment they cause, They should have it more generous and far-sighted in favor of their process of responsible decantation (Pope Paul VI)
Molte situazioni, poi, che non sono purtroppo conformi alle legittime previsioni e alle norme stabilite, sono tutt’altro che del tutto negative; e invece di togliere la fiducia per la molestia che arrecano, esse dovrebbero averla più generosa e lungimirante in favore del loro processo di responsabile decantazione (Papa Paolo VI)
We must not fear the humility of taking little steps, but trust in the leaven that penetrates the dough and slowly causes it to rise (cf. Mt 13:33) [Pope Benedict]
Occorre non temere l’umiltà dei piccoli passi e confidare nel lievito che penetra nella pasta e lentamente la fa crescere (cfr Mt 13,33) [Papa Benedetto]
The joy of the Gospel fills the hearts and lives of all who encounter Jesus. Those who accept his offer of salvation are set free from sin, sorrow, inner emptiness and loneliness. With Christ joy is constantly born anew [Evangelii Gaudium n.1]
La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia [Evangelii Gaudium n.1]
The Spirit of the Lord continues to pour out his gifts upon the Church to guide us into all truth, to show us the meaning of the Scriptures and to make us credible heralds of the word of salvation before the world [Pope Benedict, Verbum Domini]
Lo Spirito del Signore continua ad effondere i suoi doni sulla Chiesa perché siamo condotti alla verità tutta intera, dischiudendo a noi il senso delle Scritture e rendendoci nel mondo annunciatori credibili della Parola di salvezza [Papa Benedetto, Verbum Domini]
This belonging to each other and to him is not some ideal, imaginary, symbolic relationship, but – I would almost want to say – a biological, life-transmitting state of belonging to Jesus Christ (Pope Benedict)
Questo appartenere l’uno all’altro e a Lui non è una qualsiasi relazione ideale, immaginaria, simbolica, ma – vorrei quasi dire – un appartenere a Gesù Cristo in senso biologico, pienamente vitale (Papa Benedetto)
Jesus invites us to discern the words and deeds which bear witness to the imminent coming of the Father’s kingdom. Indeed, he indicates and concentrates all the signs in the enigmatic “sign of Jonah”. By doing so, he overturns the worldly logic aimed at seeking signs that would confirm the human desire for self-affirmation and power (Pope John Paul II)

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