Giu 13, 2026 Scritto da 

Giudizio: Potere con facoltà di dare Vita

1. Dio è il giudice dei vivi e dei morti. Il giudice ultimo. Il giudice di tutti.

Già nella catechesi che precede la discesa dello Spirito Santo sui pagani san Pietro proclama di Cristo: “Egli è il giudice dei vivi e dei morti costituito da Dio” (At 10, 42). Questo divino potere (“exousía”) è, già nell’insegnamento di Cristo, collegato col Figlio dell’uomo. Il noto testo sul giudizio finale nel Vangelo di Matteo inizia con le parole: “Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri” (Mt 25, 31-33). Il testo parla poi dello svolgimento del processo e preannuncia la sentenza, quella di approvazione: “Venite, benedetti dal Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo” (Mt 25, 34); e quella di condanna: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli” (Mt 25, 41).

2. Gesù Cristo, che è Figlio dell’uomo, è nello stesso tempo vero Dio perché ha il potere divino di giudicare le opere e le coscienze umane, e questo potere è definitivo e universale. Egli stesso spiega perché proprio lui ha questo potere dicendo: “Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha rimesso ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre” (Gv 5, 22-23).

Questo potere è collegato da Gesù con la facoltà di dare la vita. “Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi vuole” (Gv 5, 21). “Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso al Figlio di avere la vita in se stesso; e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo” (Gv 5, 26-27). Dunque, secondo questa asserzione di Gesù, il potere divino di giudicare è stato legato alla missione di Cristo, quale Salvatore, quale Redentore del mondo. E il giudicare stesso appartiene all’opera della salvezza, all’ordine della salvezza: è un atto salvifico definitivo. Infatti lo scopo del giudizio è la partecipazione piena alla vita divina come ultimo dono fatto all’uomo: il compimento definitivo della sua eterna vocazione. Nello stesso tempo il potere di giudicare si collega con la rivelazione esteriore della gloria del Padre nel suo Figlio come Redentore dell’uomo. “Poiché il Figlio dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo . . . e renderà a ciascuno secondo le sue azioni” (Mt 16, 27). L’ordine della giustizia è stato iscritto, fin dall’inizio, nell’ordine della grazia. Il giudizio finale deve essere la riconferma definitiva di questo legame: Gesù dice chiaramente che “i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre” (Mt 13, 43), ma non meno chiaramente annunzia anche il rigetto di quelli che hanno operato l’iniquità (cf. Mt 7, 23).

Infatti, come risulta dalla parabola dei talenti (Mt 25, 14-30) la misura del giudizio sarà la collaborazione con il dono ricevuto da Dio, collaborazione con la grazia oppure rifiuto di essa.

3. Il potere divino di giudicare tutti e ciascuno appartiene al Figlio dell’uomo. Il testo classico nel Vangelo di Matteo (cf. Mt 25, 31-46) mette in particolare rilievo il fatto che Cristo esercita questo potere non soltanto come Dio-Figlio, ma anche come Uomo, Lo esercita - e pronunzia le sentenze - nel nome della solidarietà con ogni uomo, che dagli altri riceve il bene oppure il male: “Io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare” (Mt 25, 35), oppure “ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare” (Mt 25, 42). Una “materia” fondamentale del giudizio sono le opere di carità nei riguardi dell’uomo-prossimo. Cristo s’identifica proprio con questo prossimo. “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25, 40); “Ogni volta che non l’avete fatto . . . non l’avete fatto a me” (Mt 25, 45).

Secondo questo testo di Matteo, ognuno sarà giudicato soprattutto sull’amore. Ma non c’è dubbio che gli uomini saranno giudicati anche sulla loro fede: “Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio” (Lc 12, 8). Chi si vergognerà di me e delle mie parole, di lui si vergognerà il Figlio dell’uomo, quando verrà nella gloria sua e del Padre” (Lc 9, 26; cf. anche Mc 8, 38).

4. Dal Vangelo apprendiamo dunque questa verità - che è una delle fondamentali verità della fede - cioè che Dio è giudice di tutti gli uomini in modo definitivo e universale, e che questo potere è stato rimesso dal Padre al Figlio (cf. Gv 5, 22) in stretto rapporto con la sua missione di salvezza. Lo attestano in modo particolarmente eloquente le parole pronunziate da Gesù durante il colloquio notturno con Nicodemo: “Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui” (Gv 3, 17).

Se è vero che Cristo, come ci risulta specialmente dai Sinottici, è giudice nel senso escatologico, lo è altrettanto che il potere divino di giudicare viene messo in connessione con la volontà salvifica di Dio, che si manifesta nell’intera missione messianica di Cristo, come viene sottolineato specialmente da Giovanni: “Io sono venuto in questo mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano (e quelli che vedono diventino ciechi)” (Gv 9, 39). “Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno: perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il Mondo” (Gv 12, 47).

5. Senza dubbio, Cristo è e si presenta soprattutto come Salvatore. Non ritiene sua missione giudicare gli uomini secondo principi solamente umani (cf. Gv 8, 15). Egli è, prima di tutto, Colui che insegna la via della salvezza e non l’accusatore dei colpevoli. “Non crediate che sia io ad accusarvi davanti al Padre; c’è già chi vi accusa, Mosè . . . perché di me egli ha scritto” (Gv 5, 45-46). In che cosa consiste quindi il giudizio? Gesù risponde: “E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie” (Gv 3, 19).

6. Occorre, quindi, dire che, dinanzi a questa Luce che è Dio rivelato in Cristo, dinanzi a tale Verità, in certo senso le stesse opere giudicano ciascuno. La volontà di salvare l’uomo da parte di Dio ha la sua manifestazione definitiva nella parola e nell’opera di Cristo, nell’intero Vangelo fino al mistero pasquale della croce e della risurrezione. Essa diventa, nello stesso tempo, il fondamento più profondo, per così dire, il criterio centrale del giudizio sulle opere e coscienze umane. Soprattutto in questo senso “il Padre . . . ha rimesso ogni giudizio al Figlio” (Gv 5, 22), offrendo in lui a ogni uomo la possibilità di salvezza.

7. In questo stesso senso, purtroppo, l’uomo è già stato condannato, quando rifiuta la possibilità che gli è offerta: “Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato” (Gv 3, 18). Non credere vuol dire propriamente: rifiutare la salvezza offerta all’uomo in Cristo (“Non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio”) (Gv 3, 18). È la stessa verità adombrata nella profezia del vecchio Simeone, riportata nel Vangelo di Luca, quando annunciava di Cristo: “Egli è per la rovina e la risurrezione di molti in Israele” (Lc 2, 34). Lo stesso si può dire dell’accenno alla “pietra scartata dai costruttori” (cf. Lc 20, 17-18).

8. È però certezza di fede che “il Padre . . . ha rimesso ogni giudizio al Figlio” (Gv 5, 22). Ora, se il potere divino di giudicare appartiene a Cristo, è segno che lui - il Figlio dell’uomo - è vero Dio, perché solo a Dio appartiene il giudizio. E poiché questo potere di giudizio è profondamente unito alla volontà di salvezza, come ci risulta dal Vangelo, esso è una nuova rivelazione del Dio dell’alleanza, che viene agli uomini come Emmanuele, per liberarli dalla schiavitù del male. È la rivelazione cristiana del Dio che è Amore.

Resta così corretto quel modo troppo umano di concepire il giudizio di Dio, visto come fredda giustizia soltanto, se non addirittura come vendetta. In realtà tale espressione, che è di chiara derivazione biblica, appare come l’ultimo anello dell’amore di Dio, Dio giudica perché ama e in vista dell’amore. Il giudizio che il Padre affida al Cristo è secondo la misura dell’amore del Padre e della nostra libertà.

[Papa Giovanni Paolo II, Udienza Generale 30 settembre 1987]

96
don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

Email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Dear friends, “in the Eucharist Jesus also makes us witnesses of God’s compassion towards all our brothers and sisters. The Eucharistic mystery thus gives rise to a service of charity towards neighbour” (Post-Synodal Apostolic Exhortation Sacramentum Caritatis, 88) [Pope Benedict]
Cari amici, “nell’Eucaristia Gesù fa di noi testimoni della compassione di Dio per ogni fratello e sorella. Nasce così intorno al Mistero eucaristico il servizio della carità nei confronti del prossimo” (Esort. ap. postsin. Sacramentum caritatis, 88) [Papa Benedetto]
We see this great figure, this force in the Passion, in resistance to the powerful. We wonder: what gave birth to this life, to this interiority so strong, so upright, so consistent, spent so totally for God in preparing the way for Jesus? The answer is simple: it was born from the relationship with God (Pope Benedict)
Noi vediamo questa grande figura, questa forza nella passione, nella resistenza contro i potenti. Domandiamo: da dove nasce questa vita, questa interiorità così forte, così retta, così coerente, spesa in modo così totale per Dio e preparare la strada a Gesù? La risposta è semplice: dal rapporto con Dio (Papa Benedetto)
Christian's are a priestly people for the world. Christians should make the living God visible to the world, they should bear witness to him and lead people towards him (Pope Benedict)
I cristiani sono popolo sacerdotale per il mondo. I cristiani dovrebbero rendere visibile al mondo il Dio vivente, testimoniarLo e condurre a Lui (Papa Benedetto)
Christ says: the kingdom of heaven is similar "to a net thrown into the sea, which gathers all kinds of fish" (Mt 13:47). These simple words completely change the physiognomy of the world: the physiognomy of our human world, as we make it [Pope John Paul II]
Cristo dice: il regno dei cieli è simile “a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci” (Mt 13,47). Queste semplici parole mutano completamente la fisionomia del mondo: la fisionomia del nostro mondo umano, come noi ce la facciamo [Papa Giovanni Paolo II]
Christ is not resigned to the tombs that we have built for ourselves (Pope Francis)
Cristo non si rassegna ai sepolcri che ci siamo costruiti (Papa Francesco)
Many situations, then, which unfortunately do not conform to the legitimate predictions and rules established, are anything but negative; and instead of taking away confidence for the harassment they cause, They should have it more generous and far-sighted in favor of their process of responsible decantation (Pope Paul VI)
Molte situazioni, poi, che non sono purtroppo conformi alle legittime previsioni e alle norme stabilite, sono tutt’altro che del tutto negative; e invece di togliere la fiducia per la molestia che arrecano, esse dovrebbero averla più generosa e lungimirante in favore del loro processo di responsabile decantazione (Papa Paolo VI)
We must not fear the humility of taking little steps, but trust in the leaven that penetrates the dough and slowly causes it to rise (cf. Mt 13:33) [Pope Benedict]
Occorre non temere l’umiltà dei piccoli passi e confidare nel lievito che penetra nella pasta e lentamente la fa crescere (cfr Mt 13,33) [Papa Benedetto]
The joy of the Gospel fills the hearts and lives of all who encounter Jesus. Those who accept his offer of salvation are set free from sin, sorrow, inner emptiness and loneliness. With Christ joy is constantly born anew [Evangelii Gaudium n.1]

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

duevie.art

don Giuseppe Nespeca

Tel. 333-1329741


Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001.
Le immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione.
L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno insindacabilmente rimossi.