Apr 3, 2026 Scritto da 

 “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo” (Mc 16, 15) 

Carissimi giovani,

1. Il Signore ha benedetto in modo davvero straordinario la VI Giornata Mondiale della Gioventù, celebrata lo scorso agosto presso il Santuario di Jasna Gora a Czestochowa. Nell’annunziarvi il tema della prossima Giornata, ritorno con il pensiero a quei momenti meravigliosi, rendendo grazie alla divina Provvidenza per i frutti spirituali che quell’Incontro Mondiale ha portato non solo alla Chiesa, ma all’intera umanità.

Quanto vorrei che il soffio dello Spirito Santo, che abbiamo sentito a Czestochowa, si diffondesse dappertutto! In quei giorni indimenticabili il Santuario Mariano era diventato cenacolo di una nuova Pentecoste, con le porte spalancate verso il terzo Millennio. Ancora una volta il mondo ha potuto vedere la Chiesa, così giovane e così missionaria, piena di gioia e di speranza.

Ho provato una felicità immensa nel vedere tanti giovani, i quali, per la prima volta, si sono trovati insieme dall’Est e dall’Ovest, dal Nord e dal Sud, uniti dallo Spirito Santo nel vincolo della preghiera. Abbiamo vissuto un evento storico, un evento la cui incommensurabile portata salvifica ha aperto una nuova tappa nel cammino di evangelizzazione, del quale i giovani sono i protagonisti.

Eccoci, dunque, alla VII Giornata Mondiale della Gioventù 1992. Come tema di quest’anno, ho scelto le parole di Cristo: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo” (Mc 16, 15). Queste parole, indirizzate agli Apostoli, toccano, mediante la Chiesa, ogni battezzato. Come è facile notare, si tratta di una tematica intimamente collegata a quella dell’anno scorso. Lo stesso Spirito, che ci ha resi figli di Dio, ci spinge all’evangelizzazione. La vocazione cristiana, infatti, implica una missione.

Alla luce del mandato missionario che Cristo ci ha affidato, appaiono con maggior chiarezza il significato e l’importanza delle Giornate Mondiali della Gioventù nella Chiesa. Partecipando a questi raduni, i giovani intendono confermare e rinvigorire il proprio “sì” a Cristo e alla sua Chiesa, ripetendo, con le parole del profeta Isaia: “Eccomi, manda me!” (cf. Is 6, 8). È stato appunto questo il significato del rito di invio, che ha avuto luogo a Czestochowa, quando ho consegnato ad alcuni vostri rappresentanti dei ceri accesi, invitando tutti i giovani a portare la luce di Cristo nel mondo. Sì, a Jasna Gora - alla Montagna Luminosa - lo Spirito Santo ha acceso una luce che è segno di speranza per la Chiesa e per tuta l’unità.

2. La Chiesa è, per sua natura, una comunità missionaria (cf. Ad gentes, 2). Essa vive costantemente protesa in questo slancio missionario, che ha ricevuto dallo Spirito Santo nel giorno della Pentecoste: “avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni” (At 1, 7). Infatti, lo Spirito Santo è il protagonista di tutta la missione ecclesiale (cf. Ioannis Pauli PP. II, Redemptoris missio, III). Di conseguenza, anche la vocazione cristiana è proiettata verso l’apostolato, verso l’evangelizzazione, verso la missione. Ogni battezzato è chiamato da Cristo a diventare suo apostolo nel proprio ambiente di vita e nel mondo: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi” (Gv 20, 21). Cristo, tramite la sua Chiesa, vi affida la missione fondamentale di comunicare agli altri il dono della salvezza e vi invita a partecipare alla costruzione del suo Regno. Sceglie voi, nonostante i limiti che ciascuno porta con sé, perché vi ama e crede in voi. Questo amore di Cristo, così incondizionato, deve costituire l’anima stessa del vostro apostolato, secondo le parole di San Paolo: “l’amore del Cristo ci spinge” (2 Cor 5, 14).

Essere discepoli di Cristo non è un fatto privato. Al contrario, il dono della fede deve essere condiviso con gli altri. Per questo lo stesso Apostolo scrive: “Non è infatti per me un vanto predicare il Vangelo; è un dovere per me: guai a me se non predicassi il Vangelo!” (1 Cor 9, 16). Non dimenticate, inoltre, che la fede si fortifica e cresce proprio quando la si dona agli altri (cf.  Ioannis Pauli PP. II, Redemptoris missio, 2).

3. “Andate in tutto il mondo”.

Le terre di missione, in cui siete chiamati ad operare, non sono situate necessariamente nei paesi lontani, ma possono trovarsi in tutto il mondo, anche nei vostri ambienti quotidiani. Nei paesi di più antica tradizione cristiana c’è oggi un urgente bisogno di rimettere in luce l’annuncio di Gesù tramite una nuova evangelizzazione, essendo ancora diffusa la schiera di persone che non conoscono Cristo, o che lo conoscono poco; molte, prese dai meccanismi del secolarismo e dell’indifferentismo religioso, se ne sono allontanate (cf. Eiusdem, Christifideles laici, 4).

Lo stesso mondo dei giovani, miei cari, costituisce per la Chiesa contemporanea una terra di missione. È a tutti noto quali problemi tormentano gli ambienti giovanili: la caduta dei valori, il dubbio, il consumismo, la droga, la delinquenza, l’erotismo, ecc. Ma, al tempo stesso, è viva in ogni giovane una grande sete di Dio, anche se a volte si nasconde dietro un atteggiamento di indifferenza o addirittura di ostilità. Quanti giovani, smarriti e insoddisfatti, sono andati a Czestochowa per dare un senso più profondo e decisivo alla propria vita! Quanti sono venuti da lontano - non solo geograficamente - pur non essendo battezzati! Sono certo che per la vita di molti giovani l’incontro a Czestochowa ha costituito una forma di “preparazione evangelica”; per alcuni, ha addirittura segnato una svolta essenziale, un’occasione di autentica conversione.

La messe è abbondante! Eppure, mentre sono tanti i giovani che cercano Cristo, sono ancora pochi gli apostoli in grado di annunciarlo in modo credibile. C’è bisogno di tanti sacerdoti, di maestri ed educatori nella fede, ma c’è anche bisogno di giovani animati dallo spirito missionario, poiché sono i giovani che “debbono diventare primi e immediati apostoli dei giovani, esercitando da loro stessi l’apostolato fra di loro” (Apostolicam actuositatem, 12). Questa è una basilare pedagogia della fede. Ecco, dunque, il vostro grande compito!

Il mondo di oggi lancia molte sfide al vostro impegno ecclesiale. In particolare, il crollo del sistema marxista nei paesi dell’Europa Centro-orientale e la conseguente apertura di numerosi paesi all’annuncio di Cristo costituiscono un nuovo segno dei tempi, a cui la Chiesa è chiamata a dare una risposta adeguata. Allo stesso modo la Chiesa cerca le vie per superare le barriere di varia natura che permangono in molti altri paesi. Sono indispensabili lo slancio e l’entusiasmo che proprio voi, carissimi giovani, potete offrire alla Chiesa.

4. “Predicate il Vangelo”.

Annunciare Cristo significa soprattutto esserne testimoni con la vita. Si tratta della forma di evangelizzazione più semplice e, al tempo stesso, più efficace a vostra disposizione. Essa consiste nel manifestare la presenza visibile di Cristo nella propria esistenza, attraverso l’impegno quotidiano e la coerenza con il Vangelo in ogni scelta concreta. Oggi il mondo ha bisogno innanzi tutto di testimoni credibili. Voi, cari giovani, che tanto amate l’autenticità nelle persone e che quasi istintivamente condannate ogni tipo di ipocrisia, siete disposti ad offrire al Cristo una testimonianza limpida e sincera.

Testimoniate, dunque, la vostra fede, anche tramite il vostro impegno nel mondo. Il discepolo di Cristo non è mai un osservatore passivo ed indifferente di fronte agli eventi. Al contrario, egli si sente responsabile della trasformazione della realtà sociale, politica, economica e culturale.

Annunziare, inoltre, significa propriamente proclamare, farsi portatore della Parola di salvezza agli altri. Molte persone rifiutano Dio per ignoranza. C’è, infatti, molta ignoranza intorno alla fede cristiana, ma c’è anche un profondo desiderio di ascoltare la Parola di Dio. E la fede nasce dall’ascolto. Scrive San Paolo: “E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi?” (Rm 10, 14). Annunziare la Parola di Dio, cari giovani, non spetta soltanto ai sacerdoti o ai religiosi, ma anche a voi. Dovete avere il coraggio di parlare di Cristo nelle vostre famiglie, nel vostro ambiente di studio, di lavoro o di ricreazione, animati dallo stesso fervore degli Apostoli quando affermavano: “Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto ed ascoltato” (At 4, 20). Neanche voi dovete tacere! Esistono luoghi e situazioni in cui solo voi potete portare il seme della Parola di Dio.

Non abbiate paura di proporre Cristo a chi non lo conosce ancora. Cristo è la vera risposta, la più completa a tutte le domande che riguardano l’uomo e il suo destino. Senza di lui l’uomo rimane un enigma senza soluzione. Abbiate, dunque, il coraggio di proporre Cristo! Certo, bisogna farlo con il dovuto rispetto della libertà di coscienza di ciascuno, ma bisogna pur farlo (cf. Ioannis Pauli PP. II,  Redemptoris missio, 39). Aiutare un fratello o una sorella a scoprire Cristo, Via, Verità e Vita (cf. Gv 14, 6) è un vero atto di amore verso il prossimo.

Parlare di Dio, oggi, non è un compito facile. Molte volte si incontra un muro di indifferenza, e anche una certa ostilità. Quante volte sarete tentati di ripetere con il profeta Geremia: “Ahimè, Signore Dio, ecco io non so parlare, perché sono giovane!” Ma Dio risponde sempre: “Non dire: sono giovane, ma va’ da coloro a cui ti manderò” (cf. Ger 1, 6-7). Quindi non scoraggiatevi, perché non siete mai soli. Il Signore non mancherà di accompagnarvi, come ha promesso: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20).

5. “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo”.

Il tema della VII Giornata Mondiale della Gioventù vi invita anche a guardare la storia dei popoli, in particolare la storia della loro evangelizzazione.

In vari casi si tratta di storia antichissima, in altri è, invece, storia recente. Ma è meraviglioso il dinamismo con cui proprio le Chiese più giovani crescono nella fede, arricchendo il patrimonio spirituale dell’intera Chiesa universale.

In occasione di questa Giornata, carissimi giovani di tutto il mondo, vi invito a riflettere, alla luce della fede, sulle figure degli apostoli e missionari, i quali per primi hanno innalzato la Croce di Cristo nei vostri paesi. Cercate di trarre dal loro esempio lo zelo e il coraggio per meglio affrontare le sfide dei nostri tempi.

Grati per il dono della fede che hanno portato ai popoli, vogliate assumervi in prima persona la responsabilità della eredità della Croce di Cristo, che siete chiamati a trasmettere alle generazioni future.

A questo punto, desidero rivolgere un incoraggiamento speciale ai giovani del Continente Latinoamericano, dove quest’anno si celebra il V Centenario della prima evangelizzazione. Questo evento, di grande importanza per la Chiesa intera, è per voi un’occasione per ringraziare il Signore della fede che vi ha donato e per rinnovare il vostro impegno di fronte alle sfide della nuova evangelizzazione, alle soglie del terzo Millennio.

6. Con la pubblicazione di questo Messaggio, si apre il cammino di preparazione spirituale alla celebrazione della prossima Giornata Mondiale della Gioventù, che vi riunirà intorno ai vostri Vescovi, il giorno della Domenica delle Palme.

Il carattere ordinario della celebrazione, tuttavia, non deve significare un impegno minore. Al contrario, invito voi, giovani, e gli animatori della pastorale giovanile, nonché i responsabili dei movimenti, associazioni e comunità ecclesiali a intensificare lo sforzo, affinché questo cammino si trasformi in una vera scuola di evangelizzazione e di formazione apostolica.

Spero che molti ragazzi e ragazze, animati da sincero zelo apostolico, vorranno consacrare la propria vita a Cristo e alla sua Chiesa, come sacerdoti, religiosi e religiose, oppure come laici disposti anche a lasciare il proprio paese per accorrere là dove scarseggiano gli operai della vigna di Cristo. Ascoltate, dunque, con attenzione la voce del Signore, che anche oggi non cessa di chiamarvi, così come chiamò Pietro ed Andrea: “Seguitemi, vi farò pescatori di uomini” (Mt 4, 19).

Nell’approssimarsi dell’anno 2000, la Chiesa sente l’esigenza di un rinnovato slancio missionario e ripone molta speranza in voi, carissimi giovani, proprio per questo. Non dimenticate di ringraziare ogni giorno lo Spirito Santo, il quale continua ad accendere tanti focolai di impegno apostolico nella Chiesa di oggi. Le comunità parrocchiali vive e dinamiche ne costituiscono un terreno assai fertile, così come le associazioni, i movimenti ecclesiali e le nuove comunità che crescono e si diffondono con tanta abbondanza di carismi, soprattutto negli ambienti giovanili. È, questo, un nuovo soffio che lo Spirito Santo dona ai nostri tempi: come vorrei che esso entrasse nella vita di ciascuno di voi!

Affido a Maria, Regina degli Apostoli, la celebrazione della Giornata Mondiale della Gioventù 1992. Ella vi insegni che per portare Gesù agli altri non è necessario compiere gesti straordinari, ma occorre semplicemente avere un cuore ricolmo d’amore per Dio e i fratelli, un amore che spinga a condividere i tesori inestimabili della fede, della speranza e della carità.

Lungo tutto il cammino di preparazione alla VII Giornata Mondiale della Gioventù vi accompagni, carissimi giovani e carissime giovani, la mia speciale benedizione apostolica.

Dal Vaticano, il 24 novembre 1991, Solennità di N. S. Gesù Cristo, Re dell’Universo.

[Papa Giovanni Paolo II, Messaggio per annunciare il Tema della VII GMG]

87
don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

Email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Unity is not made with glue [...] The great prayer of Jesus is to «resemble» the Father (Pope Francis)
L’Unità non si fa con la colla […] La grande preghiera di Gesù» è quella di «assomigliare» al Padre (Papa Francesco)
Divisions among Christians, while they wound the Church, wound Christ; and divided, we cause a wound to Christ: the Church is indeed the body of which Christ is the Head (Pope Francis)
Le divisioni tra i cristiani, mentre feriscono la Chiesa, feriscono Cristo, e noi divisi provochiamo una ferita a Cristo: la Chiesa infatti è il corpo di cui Cristo è capo (Papa Francesco)
The glorification that Jesus asks for himself as High Priest, is the entry into full obedience to the Father, an obedience that leads to his fullest filial condition [Pope Benedict]
La glorificazione che Gesù chiede per se stesso, quale Sommo Sacerdote, è l'ingresso nella piena obbedienza al Padre, un'obbedienza che lo conduce alla sua più piena condizione filiale [Papa Benedetto]
All this helps us not to let our guard down before the depths of iniquity, before the mockery of the wicked. In these situations of weariness, the Lord says to us: “Have courage! I have overcome the world!” (Jn 16:33). The word of God gives us strength [Pope Francis]
Tutto questo aiuta a non farsi cadere le braccia davanti allo spessore dell’iniquità, davanti allo scherno dei malvagi. La parola del Signore per queste situazioni di stanchezza è: «Abbiate coraggio, io ho vinto il mondo!» (Gv 16,33). E questa parola ci darà forza [Papa Francesco]
It does not mean that the Lord has departed to some place far from people and from the world. Christ's Ascension is not a journey into space toward the most remote stars […] Christ's Ascension means that he no longer belongs to the world of corruption and death that conditions our life. It means that he belongs entirely to God (Pope Benedict)
Non vuol dirci che il Signore se ne è andato in qualche luogo lontano dagli uomini e dal mondo. L’Ascensione di Cristo non è un viaggio nello spazio verso gli astri più remoti […] L’Ascensione di Cristo significa che Egli non appartiene più al mondo della corruzione e della morte che condiziona la nostra vita. Significa che Egli appartiene completamente a Dio (Papa Benedetto)
«When the servant of God is troubled, as it happens, by something, he must get up immediately to pray, and persevere before the Supreme Father until he restores to him the joy of his salvation. Because if it remains in sadness, that Babylonian evil will grow and, in the end, will generate in the heart an indelible rust, if it is not removed with tears» (St Francis of Assisi, FS 709)
«Il servo di Dio quando è turbato, come capita, da qualcosa, deve alzarsi subito per pregare, e perseverare davanti al Padre Sommo sino a che gli restituisca la gioia della sua salvezza. Perché se permane nella tristezza, crescerà quel male babilonese e, alla fine, genererà nel cuore una ruggine indelebile, se non verrà tolta con le lacrime» (san Francesco d’Assisi, FF 709)
Wherever people want to set themselves up as God they cannot but set themselves against each other. Instead, wherever they place themselves in the Lord’s truth they are open to the action of his Spirit who sustains and unites them (Pope Benedict
Dove gli uomini vogliono farsi Dio, possono solo mettersi l’uno contro l’altro. Dove invece si pongono nella verità del Signore, si aprono all’azione del suo Spirito che li sostiene e li unisce (Papa Benedetto)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

duevie.art

don Giuseppe Nespeca

Tel. 333-1329741


Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001.
Le immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione.
L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno insindacabilmente rimossi.