Mar 31, 2026 Scritto da 

Testimoni che Egli Rimane

2. Cari fratelli e sorelle! Anche noi, in questa ora, preghiamo il Signore: “Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino” (Lc 24, 29). Questo invito che i discepoli di Emmaus rivolgono al Signore guidi la nostra odierna liturgia festiva; infatti, il Vangelo di questa terza domenica di Pasqua ci conduce sulla via di Emmaus. Questo luogo ha una grande importanza nel contesto degli avvenimenti pasquali: è un luogo d’incontro con Cristo, un luogo dell’apparizione del Signore risorto.

Nell’interpretazione dei popoli veterotestamentari, la festa pasquale ricorda il “passaggio” del Signore, l’esodo degli Israeliti dalla “casa della servitù” dell’Egitto sulla via della terra promessa. Dio stesso guida, libera e salva il suo popolo. All’inizio di quest’esodo vi era stato il segno dell’agnello: il suo sangue avrebbe contraddistinto le case degli Israeliti ed avrebbe salvato i loro abitanti dalla punizione della morte; la sua carne rifocillò gli Israeliti nell’ultima cena prima della partenza.

Animati da questa fede del loro popolo, i due discepoli di Emmaus avevano partecipato alla festa pasquale degli Ebrei di Gerusalemme, ed avevano anche visto la crocifissione di Gesù Cristo. Quando, sulla strada del ritorno, era apparso loro il Signore senza che lo riconoscessero immediatamente, egli spiegò loro in quale modo la festa pasquale della nuova alleanza fosse stata preannunciata negli avvenimenti dell’Antico Testamento; e precisamente nell’esodo dalla servitù verso la libertà. Quest’esodo si compie ora nel passaggio dalla morte alla vita, dal peccato all’amicizia con Dio. E questo nuovamente avviene con l’ausilio di un agnello: l’Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo, Gesù Cristo, il nostro Redentore. Di lui e del suo destino parlano già Mosè ed i profeti, addirittura l’“intera Scrittura”. Per questo il Signore risorto poté domandare a buon diritto: “Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?” (Lc 24, 25s.).

3. In effetti, molte affermazioni contenute nell’Antico Testamento predicono gli eventi dell’Ultima Cena e del Golgota. Questi annunci, però, non si sarebbero adempiuti se gli avvenimenti pasquali non si fossero svolti nei tempi e nei modi prestabiliti da Dio a Gerusalemme. E nonostante tutto ciò, i discepoli di Gesù non hanno riconosciuto l’evento così drammatico e toccante, vissuto con il loro Maestro durante la festa di Pasqua degli Ebrei, immediatamente nel suo vero significato e nella sua più profonda verità. Riuscì loro difficile “credere alla parola dei profeti” (Lc 24, 25s.). Questa verità era così difficile da riconoscere per loro, che erano abituati ad un’altra comprensione delle sacre Scritture. Per quale motivo il Messia avrebbe dovuto soffrire, essere condannato e morire sulla croce, essere disprezzato e schernito come un reietto? Così, in un primo momento, sono come accecati, scoraggiati e tristi, come paralizzati.

Per l’uomo è e rimarrà sempre incomprensibile perché la via della salvezza debba passare attraverso la sofferenza. Per questo l’incontro sulla via da Gerusalemme ad Emmaus è così significativo; non solo in relazione agli eventi pasquali di allora, ma per sempre, per tutti i tempi - anche per noi. Su questa via i discepoli hanno imparato da Gesù un nuovo modo di leggere le sacre Scritture ed a scoprire in esse una testimonianza profetica su di lui, una predizione su di lui, sul suo messaggio e sulla sua missione di salvezza. Attraverso questo insegnamento i discepoli vengono istruiti dal Signore stesso per diventare suoi testimoni. Così Pietro, nella liturgia odierna, rende testimonianza della risurrezione del Signore da questa nuova, più profonda comprensione dell’evento pasquale davanti agli uomini. In questa luce di Cristo, del Risorto, egli comprende ed annuncia anche il salmo di Davide: “Perché tu non abbandonerai l’anima mia negli inferi” (At 2, 27).

Quando Gesù rivela ai due discepoli sulla via di Emmaus il vero senso della sacra Scrittura, gli apostoli che sono a Gerusalemme già sanno, che questo salmo si è realizzato concretamente: “Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone” (Lc 24, 26).

4. L’incontro sulla via di Emmaus ha una grande importanza anche perché in questo modo Gesù ha sottolineato ai suoi discepoli, dopo la sua morte sulla croce, che egli rimane con loro. Egli è con loro nonostante o proprio a causa del venerdì, di passione e rimarrà per sempre con la sua Chiesa secondo la sua promessa: “Non vi lascerò orfani tornerò da voi” (Gv 14, 18).

Cristo non è solamente colui che è stato, ma molto di più colui che è. Egli fu presente sulla via per Emmaus, ed egli è anche presente su tutte le vie del mondo, per le quali camminano, attraverso le generazioni ed i secoli, i suoi discepoli.

5. Cari fratelli e sorelle! Dall’incontro con il Signore risorto sulla via di Emmaus, nuova luce è scesa per i due discepoli sulle sacre Scritture e sugli avvenimenti del Calvario, nuova luce scese nel buio della loro stessa vita. Luce scende anche sulla storia e sui destini dell’umanità e della Chiesa, e quindi anche sulla Chiesa di Augusta. Cristo ha dimostrato come il Messia “dovesse” soffrire, per poter compiere la sua missione salvifica. Non è forse vero che proprio in questa luce riusciamo a vedere ed a comprendere, a volte, il buio e le sofferenze che i discepoli di Cristo e la Chiesa hanno affrontato nel loro cammino attraverso la storia? Attraverso di essa spesso si riesce a riconoscere, nelle prove e nelle sofferenze, la mano buona e premurosa di Dio, che attraverso l’esperienza della croce ci porta alla salvezza ed alla resurrezione.

[Papa Giovanni Paolo II, omelia in Augusta 3 maggio 1987]

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

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Dear friends, the mission of the Church bears fruit because Christ is truly present among us in a quite special way in the Holy Eucharist. His is a dynamic presence which grasps us in order to make us his, to liken us to him. Christ draws us to himself, he brings us out of ourselves to make us all one with him. In this way he also inserts us into the community of brothers and sisters: communion with the Lord is always also communion with others (Pope Benedict)
Cari amici, la missione della Chiesa porta frutto perché Cristo è realmente presente tra noi, in modo del tutto particolare nella Santa Eucaristia. La sua è una presenza dinamica, che ci afferra per farci suoi, per assimilarci a Sé. Cristo ci attira a Sé, ci fa uscire da noi stessi per fare di noi tutti una cosa sola con Lui. In questo modo Egli ci inserisce anche nella comunità dei fratelli: la comunione con il Signore è sempre anche comunione con gli altri (Papa Benedetto)
«Doctrina eius (scilicet Catharinae) non acquisita fuit; prius magistra visa est quam discipula» [Pope Pius II, Canonization Edict]
«Doctrina eius (scilicet Catharinae) non acquisita fuit; prius magistra visa est quam discipula» [Papa Pio II, Bolla di Canonizzazione]
In this passage, the Lord tells us three things about the true shepherd:  he gives his own life for his sheep; he knows them and they know him; he is at the service of unity [Pope Benedict]
In questo brano il Signore ci dice tre cose sul vero pastore: egli dà la propria vita per le pecore; le conosce ed esse lo conoscono; sta a servizio dell'unità [Papa Benedetto]
Let us permit St Augustine to speak once more: "If only good shepherds be not lacking! Far be it from us that they should be lacking, and far be it from divine mercy not to call them forth and establish them. It is certain that if there are good sheep, there are also good shepherds: in fact it is from good sheep that good shepherds are derived." (Sermones ad populum, Sermo XLIV, XIII, 30) [John Paul II]
Lasciamo ancora una volta parlare Sant’Agostino: “Purché non vengano a mancare buoni pastori! Lungi da noi che manchino, e lungi dalla misericordia divina il non farli sorgere e stabilirli. Certo è che se ci sono buone pecore, ci sono anche buoni pastori: infatti è dalle buone pecore che derivano i buoni pastori” (S. Agostino, Sermones ad populum, I, Sermo XLIV, XIII, 30) [Giovanni Paolo II]
Jesus, Good Shepherd and door of the sheep, is a leader whose authority is expressed in service, a leader who, in order to command, gives his life and does not ask others to sacrifice theirs. One can trust in a leader like this (Pope Francis)
Gesù, pastore buono e porta delle pecore, è un capo la cui autorità si esprime nel servizio, un capo che per comandare dona la vita e non chiede ad altri di sacrificarla. Di un capo così ci si può fidare (Papa Francesco)
To be Christians means to be missionaries, to be apostles (cfr. Decree Apostolicam Actuositatem, n.2). It is not enough to discover Christ - you must bring Him to others! [John Paul II]
Essere cristiani significa essere missionari-apostoli (cfr. «Apostolicam Actuositatem», 2). Non basta scoprire Cristo - bisogna portarlo agli altri! [Giovanni Paolo II]
What is meant by “eat the flesh and drink the blood” of Jesus? Is it just an image, a figure of speech, a symbol, or does it indicate something real? (Pope Francis)
Che significa “mangiare la carne e bere il sangue” di Gesù?, è solo un’immagine, un modo di dire, un simbolo, o indica qualcosa di reale? (Papa Francesco)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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don Giuseppe Nespeca

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