Mar 3, 2026 Scritto da 

Anche il modo

1. “Maestro che devo fare di buono per ottenere la vita eterna?. Osserva i comandamenti” (Mt 19, 16-17).

Questa domanda e questa risposta ci tornano alla memoria quando ascoltiamo con attenzione le letture della liturgia odierna.

Il tema principale di queste letture è infatti quello dei comandamenti di Dio, la Legge del Signore.

2. Di essa canta oggi la Chiesa nel salmo responsoriale:

Beato l’uomo di integra condotta, / che cammina nella legge del Signore. / Tu hai dato i tuoi precetti / perché siano osservati fedelmente. / Siano diritte le mie vie, / nel custodire i tuoi decreti . . . / Apri gli occhi perché io veda / le meraviglie della tua legge . . .”.

Ed ancora:

“Indicami Signore, la via dei tuoi precetti / e la seguirò sino alla fine. / Dammi intelligenza, perché io osservi la tua legge / e la custodisca con tutto il cuore” (Sal 119, 1-34).

L’idea racchiusa nei versetti di questo salmo è così trasparente, che non richiede alcun commento.

3. Invece conviene aggiungere un breve commento alle parole del libro del Siracide, nella prima lettura:

Se vuoi, osserverai i comandamenti: l’essere fedele dipenderà dal tuo buonvolere. Egli ti ha posto davanti il fuoco e l’acqua; là dove vuoi stenderai la tua mano. Davanti agli uomini stanno la vita e la morte; a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà” (Sir 15, 16-17).

Il Siracide mette in evidenza lo stretto legame che esiste tra comandamento e libera volontà dell’uomo: “Se vuoi . . .”. E allo stesso tempo manifesta che dalla scelta e dalla decisione dell’uomo dipende il bene o il male, la vita o la morte, s’intende nel significato spirituale.

L’osservanza dei comandamenti è la via del bene, la via della vita.

La loro trasgressione è la via del male, la via della morte.

4. Ora passiamo al discorso della montagna nel Vangelo di oggi, secondo san Matteo.

Cristo dice prima:

“Non pensate che io sia venuto per abolire la Legge (o i Profeti); non sono venuto per abolire, ma per dare compimento”.(Mt 5, 17).

Chi trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. (Ivi, 5, 19)

Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli”. (Ivi)

E Cristo aggiunge:

“Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 5, 17-20).

Dunque sono importanti la Legge, i Comandamenti, le Norme non solo in se stessi, ma anche il modo di comprenderli, di insegnarli, di osservarli. Ciò dev’essere davanti agli occhi di tutti coloro che spiegano la legge di Dio e che interpretano i principi della morale cristiana, in ogni epoca e anche nell’epoca contemporanea.

5. E Cristo dà tre esempi del comandamento e della sua interpretazione nello spirito della Nuova Alleanza.

“Non uccidere” (Mt 5, 21).

“Non commettere adulterio” (Mt 5, 27).

“Non spergiurare” (Mt 5, 33).

Non uccidere”: vuol dire non solo non togliere la vita ad altri, ma anche non vivere nell’odio e nell’ira verso gli altri. “Non commettere adulterio”: vuol dire non solo non prendere la moglie d’altri, ma anche non desiderarla, non commettere adulterio nel cuore.

Non spergiurare . . .”, “ma io vi dico: non giurate affatto” (Mt 5, 34), ma sia il vostro parlare vero: “sì, sì; no, no” (Mt 5, 37).

6. Che cosa è il Vangelo? Che cosa è il discorso della montagna?

È forse soltanto un “codice di morale?”.

Certamente sì. È un codice della morale cristiana. Indica le principali esigenze etiche. Ma è di più: indica anche la via della perfezione. Questa via corrisponde alla natura della libertà umana: alla libera volontà. L’uomo infatti, con la sua libera volontà, può scegliere non soltanto tra il bene e il male, ma anche tra “il bene” “il meglio” e il “più” nell’ambito della morale, anche per non discendere verso “il meno bene” o addirittura verso il “male”.

Infatti, come continua il libro del Siracide:

“Grande infatti è la sapienza del Signore, egli è onnipotente e vede tutto. I suoi occhi su coloro che lo temono, egli conosce ogni azione degli uomini. Egli non ha comandato a nessuno di essere empio e non ha dato a nessuno il permesso di peccare” (Sir 15, 18-20).

E san Paolo va oltre, quando nella prima lettera ai Corinzi scrive:

“Tra i perfetti parliamo, sì, di sapienza . . .; parliamo di una sapienza divina, misteriosa, che è rimasta nascosta, e che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria. Nessuno dei dominatori di questo mondo ha potuto conoscerla” (1 Cor 2, 6-8).

Quelle cose che Dio ha preparato per coloro che lo amano “a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio” (1 Cor 2, 10).

7. Cari parrocchiani della comunità romana dedicata a sant’Ippolito! Le notizie sicure sulla vita e l’opera del vostro patrono, come saprete, purtroppo scarseggiano, e tuttavia conosciamo con certezza quel fatto che, da solo, basta già a provare la grandezza della sua vita e della sua santità: il martirio insieme con il papa Ponziano.

Quale che sia stata la vita precedente di Ippolito, egli ha saputo giungere alla vetta della santità esemplare con quel gesto supremo d’amore a Cristo e al suo vicario in terra. Il suo esempio è quindi motivo di incoraggiamento e di speranza anche per voi.

Voglio salutare per ora tutti i presenti: il cardinale vicario, il vescovo del settore, monsignor Alessandro Plotti, il parroco, padre Maurilio Beltramo, la comunità dei frati Cappuccini, le suore Sacramentine, gli altri sacerdoti e religiosi, che collaborano all’attività parrocchiale, tutti i gruppi, e il popolo di Dio di questa porzione di Chiesa, anzi di questa piccola Chiesa che è la parrocchia, immagine e segno della Chiesa universale sparsa in tutto il mondo.

La parrocchia è il tramite normale e concreto attraverso il quale gli uomini possono conoscere la grande e misteriosa realtà della Chiesa universale. Da qui la perenne necessità, da parte della parrocchia, di presentare, con la sua stessa esistenza, al mondo, un’immagine la più fedele possibile alla Chiesa universale, contribuendo attivamente e responsabilmente alla sua costruzione e al suo sviluppo.

So che la vostra popolazione parrocchiale è molto numerosa e composita dal punto di vista dei ceti sociali e delle professioni. La messe è dunque abbondante per gli operai del Vangelo.

So anche che tra voi le iniziative, i gruppi, le attività non mancano. Raccomando che questo vostro pluralismo vivace e rigoglioso sappia sempre estrinsecarsi sulla base di una indiscussa fedeltà agli autentici principi di unità nella fede e nella carità, in comunione con i vostri pastori. Tali principi infatti fondano la vera efficacia delle molteplici e diverse attività.

8. “Beato l’uomo di integra condotta, che cammina nella legge del Signore”.

Che queste parole, prese dalla liturgia odierna, rimangano in voi, cari fratelli e sorelle, come espressione dei fervidi auguri che vi fa il Vescovo di Roma in occasione della visita odierna.

Cercate Dio, seguite le strade della verità e dell’amore: seguitele secondo i principi della morale cristiana, secondo la luce dell’eterna sapienza di Dio.

E che i vostri cuori non cessino di essere sempre aperti all’azione dello Spirito Santo che “scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio”.

Amen.

[Papa Giovanni Paolo II, omelia 12 febbraio 1984]

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

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Jesus wants to help his listeners take the right approach to the prescriptions of the Commandments given to Moses, urging them to be open to God who teaches  us true freedom and responsibility through the Law. It is a matter of living it as an instrument of freedom (Pope Francis)
Gesù vuole aiutare i suoi ascoltatori ad avere un approccio giusto alle prescrizioni dei Comandamenti dati a Mosè, esortando ad essere disponibili a Dio che ci educa alla vera libertà e responsabilità mediante la Legge. Si tratta di viverla come uno strumento di libertà (Papa Francesco)
In the divine attitude justice is pervaded with mercy, whereas the human attitude is limited to justice. Jesus exhorts us to open ourselves with courage to the strength of forgiveness, because in life not everything can be resolved with justice. We know this (Pope Francis)
Nell’atteggiamento divino la giustizia è pervasa dalla misericordia, mentre l’atteggiamento umano si limita alla giustizia. Gesù ci esorta ad aprirci con coraggio alla forza del perdono, perché nella vita non tutto si risolve con la giustizia; lo sappiamo (Papa Francesco)
The true prophet does not obey others as he does God, and puts himself at the service of the truth, ready to pay in person. It is true that Jesus was a prophet of love, but love has a truth of its own. Indeed, love and truth are two names of the same reality, two names of God (Pope Benedict)
Il vero profeta non obbedisce ad altri che a Dio e si mette al servizio della verità, pronto a pagare di persona. E’ vero che Gesù è il profeta dell’amore, ma l’amore ha la sua verità. Anzi, amore e verità sono due nomi della stessa realtà, due nomi di Dio (Papa Benedetto)
“Give me a drink” (v. 7). Breaking every barrier, he begins a dialogue in which he reveals to the woman the mystery of living water, that is, of the Holy Spirit, God’s gift [Pope Francis]
«Dammi da bere» (v. 7). Così, rompendo ogni barriera, comincia un dialogo in cui svela a quella donna il mistero dell’acqua viva, cioè dello Spirito Santo, dono di Dio [Papa Francesco]
The mystery of ‘home-coming’ wonderfully expresses the encounter between the Father and humanity, between mercy and misery, in a circle of love that touches not only the son who was lost, but is extended to all (Pope John Paul II)
Il mistero del ‘ritorno-a-casa’ esprime mirabilmente l’incontro tra il Padre e l’umanità, tra la misericordia e la miseria, in un circolo d’amore che non riguarda solo il figlio perduto, ma si estende a tutti (Papa Giovanni Paolo II)
The image of the vineyard is clear: it represents the people whom the Lord has chosen and formed with such care; the servants sent by the landowner are the prophets, sent by God, while the son represents Jesus. And just as the prophets were rejected, so too Christ was rejected and killed (Pope Francis)
L’immagine della vigna è chiara: rappresenta il popolo che il Signore si è scelto e ha formato con tanta cura; i servi mandati dal padrone sono i profeti, inviati da Dio, mentre il figlio è figura di Gesù. E come furono rifiutati i profeti, così anche il Cristo è stato respinto e ucciso (Papa Francesco)
‘Lazarus’ means ‘God helps’. Lazarus, who is lying at the gate, is a living reminder to the rich man to remember God, but the rich man does not receive that reminder. Hence, he will be condemned not because of his wealth, but for being incapable of feeling compassion for Lazarus and for not coming to his aid. In the second part of the parable, we again meet Lazarus and the rich man after their death (vv. 22-31). In the hereafter the situation is reversed [Pope Francis]

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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