Feb 24, 2026 Scritto da 

Al fondo di tutte le tentazioni

1. All’“inizio” della missione messianica di Gesù appartiene un altro fatto - per noi così interessante e suggestivo - narrato dagli evangelisti, che lo fanno dipendere dall’azione dello Spirito Santo: si tratta dell’“esperienza del deserto”. Leggiamo nel Vangelo secondo Marco: “Subito dopo (il battesimo) lo Spirito lo sospinse nel deserto” (Mc 1, 12). Inoltre, Matteo (Mt 4, 1) e Luca (Lc 4, 1) dicono che Gesù “fu condotto dallo Spirito nel deserto”. Questi testi ci offrono vari spunti che ci stimolano a un’ulteriore indagine sul mistero dell’intima unione di Gesù-Messia con lo Spirito Santo, fin dall’esordio dell’opera della redenzione.

Innanzitutto un’osservazione di ordine linguistico: i verbi usati dagli evangelisti (“fu condotto” per Matteo e Luca, “lo sospinse” per Marco) esprimono un’iniziativa particolarmente energica da parte dello Spirito Santo. Essa s’innesta pienamente nella logica della vita spirituale e nella stessa psicologia di Gesù: egli ha ricevuto da Giovanni un “battesimo di penitenza”, e sente quindi il bisogno di un periodo di riflessione e di austerità (anche se personalmente non ha bisogno di penitenza, essendo “pieno di grazia” e “santo” fin dal momento del suo concepimento, in preparazione al suo ministero messianico.

La sua missione esige anche che egli viva in mezzo agli uomini peccatori, che è mandato a evangelizzare e a salvare, in lotta con la potenza del demonio. Di qui l’opportunità di questa sosta nel deserto “per essere tentato dal diavolo”. Gesù pertanto asseconda la spinta interiore e si reca dove vuole lo Spirito Santo.

2. Il deserto, oltre che essere luogo dell’incontro con Dio, è anche il luogo della tentazione e della lotta spirituale. Durante la peregrinazione attraverso il deserto, protrattasi per quarant’anni, il popolo d’Israele aveva sperimentato molte tentazioni e vi aveva anche ceduto. Gesù va nel deserto quasi ricollegandosi all’esperienza storica del suo popolo. Ma, a differenza del comportamento di Israele, egli, al momento di inaugurare l’attività messianica, è soprattutto docile all’azione dello Spirito Santo, che gli chiede dall’intimo quella definitiva preparazione al compimento della sua missione. È un periodo di solitudine e di prova spirituale, che egli supera con l’aiuto della parola di Dio e con la preghiera.

Nello spirito della tradizione biblica, e in linea con la psicologia israelitica, quel numero di “quaranta giorni” poteva essere facilmente collegato con altri avvenimenti antichi, carichi di significato per la storia della salvezza: i quaranta giorni del diluvio (Gen 7, 4. 17); i quaranta giorni di permanenza di Mosè sul monte (Es 24, 18); i quaranta giorni di cammino di Elia, rifocillato dal pane prodigioso che gli aveva dato nuova forza (1 Re 19, 8). Secondo gli evangelisti, Gesù, sotto la mozione dello Spirito Santo, si adegua, quanto alla permanenza nel deserto, a questo numero tradizionale e quasi sacro. Altrettanto farà anche per il periodo in cui apparirà agli apostoli tra la risurrezione e l’ascensione al Cielo (cf. At 1, 3).

3. Gesù viene dunque condotto nel deserto, perché affronti le tentazioni di Satana e perché possa avere un contatto più libero e più intimo col Padre. Qui occorre anche tener presente che nei Vangeli il deserto è presentato più volte come il luogo dove soggiorna Satana: basti ricordare il passo di Luca sullo “spirito immondo”, che “quando esce dall’uomo, si aggira per luoghi aridi in cerca di riposo . . .”; e l’altro sull’indemoniato geraseno, che “veniva spinto dal demonio in luoghi deserti” (Lc 11, 24; 8, 29).

Nel caso delle tentazioni di Gesù, la spinta nel deserto viene dallo Spirito Santo e prima di tutto significa l’inizio di una dimostrazione - si può dire anche di una nuova presa di coscienza - della lotta che dovrà condurre sino alla fine contro Satana, artefice del peccato. Sconfiggendo le sue tentazioni, egli manifesta così la propria potenza salvifica sul peccato e l’avvento del regno di Dio, come dirà un giorno: “Se io scaccio i demoni per virtù dello Spirito di Dio, è certo giunto fra voi il regno di Dio” (Mt 12, 28).

Anche in questa potenza di Cristo sul male e su Satana, anche in questo “avvento del regno di Dio” per opera di Cristo, vi è la rivelazione dello Spirito Santo.

4. A ben osservare, nelle tentazioni subite e superate da Gesù durante l’“esperienza del deserto”, si nota l’opposizione di Satana contro l’avvento del regno di Dio nel mondo umano, direttamente o indirettamente espressa nei testi degli evangelisti. Le risposte date da Gesù al tentatore smascherano gli intenti essenziali del “padre della menzogna” (Gv 8, 44), il quale tenta in modo perverso di servirsi delle parole della Scrittura per raggiungere i suoi scopi. Ma Gesù lo confuta sulla base della stessa parola di Dio, applicata correttamente.

La narrazione degli evangelisti include forse qualche reminiscenza e stabilisce un parallelismo sia con le analoghe tentazioni del popolo d’Israele nei quarant’anni di peregrinazione nel deserto (la ricerca di nutrimento; la pretesa della protezione divina per soddisfare se stessi; l’idolatria), sia con vari momenti della vita di Mosè. Ma l’episodio rientra specificamente nella storia di Gesù, si può dire, per una sua logica biografica e teologica. Pur essendo esente da peccato, Gesù ha potuto conoscere le seduzioni esterne del male: ed era bene che fosse tentato per divenire nuovo Adamo, nostro capo, nostro redentore clemente.

Al fondo di tutte le tentazioni vi era la prospettiva di un messianismo politico e glorioso, quale si era diffuso ed era penetrato nell’anima del popolo d’Israele. Il diavolo cerca di indurre Gesù ad accogliere questa falsa prospettiva, perché è l’avversario del disegno di Dio, della sua legge, della sua economia di salvezza, e quindi di Cristo, come risulta dal Vangelo e dagli altri scritti del Nuovo Testamento. Se anche Cristo cadesse, l’impero di Satana, il quale si vanta di essere il padrone del mondo (cf. Lc 4, 5-6), avrebbe la vittoria definitiva nella storia. Quel momento della lotta nel deserto è dunque decisivo.

5. Gesù sa di essere stato mandato dal Padre per introdurre il regno di Dio nel mondo degli uomini. A questo scopo egli, da una parte, accetta di essere tentato, per prendere il proprio posto tra i peccatori, come aveva già fatto sul Giordano, così da essere a tutti di esempio. Ma, dall’altra, in virtù dell’“unzione” dello Spirito Santo, raggiunge le radici stesse del peccato e sconfigge colui che è il “padre della menzogna” (Gv 8, 44). Perciò va volontariamente incontro alla tentazione fin dall’inizio del suo ministero, assecondando la spinta dello Spirito Santo (cf. S. Agostino, De Trinitate, 4, 13; 13, 13).

Un giorno, col compimento della sua opera, potrà proclamare: “Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori”. E alla vigilia della sua passione ripeterà ancora una volta: “Viene il principe del mondo; egli non ha nessun potere su di me”; anzi, “Il principe di questo mondo è stato (già) giudicato”; “Abbiate fiducia: io ho vinto il mondo”. La lotta contro il “padre della menzogna”, che è il “principe di questo mondo” (Gv 12, 31; 14, 30; 16, 11. 33), iniziata nel deserto, raggiungerà il suo culmine sul Golgota: la vittoria avverrà per mezzo della croce del Redentore.

6. Siamo dunque richiamati al valore integrale del deserto come luogo di una particolare esperienza di Dio, quale era stato per Mosè e per Elia, e quale è soprattutto per Gesù, che, “condotto” dallo Spirito Santo, accetta di compiere la stessa esperienza: il contatto con Dio Padre in contrasto con le potenze opposte a Dio. La sua esperienza è esemplare, e ci può servire anche come lezione sulla necessità della penitenza, non per Gesù che era senza peccato, ma per noi tutti. Gesù stesso un giorno ammonirà i suoi discepoli sulla necessità della preghiera e del digiuno per cacciare gli “spiriti immondi” (cf. Mc 9, 29) e nella tensione della solitaria orazione nel Getsemani raccomanderà agli apostoli presenti: “Vegliate e pregate per non entrare in tentazione; lo spirito è pronto ma la carne è debole” (Mc 14, 38). Conformandoci a Cristo vittorioso nell’esperienza del deserto sappiamo che avremo anche noi un divino confortatore: lo Spirito Santo Paraclito, poiché Gesù ha promesso che “prenderà del suo” e ce lo darà (cf. Gv 16, 14): prenderà della vittoria di Cristo sul peccato e su Satana, suo primo artefice, per farne parte a chiunque viene tentato, egli che condusse il Messia nel deserto non solo “per essere tentato”, ma anche perché desse la prima prova della sua potenza vittoriosa sul diavolo e sul suo regno.

[Papa Giovanni Paolo II, Udienza Generale 21 luglio 1990]

187
don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

Email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Thus, paradoxically, from a sign of condemnation, death and failure, the Cross becomes a sign of redemption, life and victory, through faith, the fruits of salvation can be gathered (Pope Benedict)
Così la Croce, paradossalmente, da segno di condanna, di morte, di fallimento, diventa segno di redenzione, di vita, di vittoria, in cui, con sguardo di fede, si possono scorgere i frutti della salvezza (Papa Benedetto)
[Nicodemus] felt the fascination of this Rabbi, so different from the others, but could not manage to rid himself of the conditioning of his environment that was hostile to Jesus, and stood irresolute on the threshold of faith (Pope Benedict)
[Nicodemo] avverte il fascino di questo Rabbì così diverso dagli altri, ma non riesce a sottrarsi ai condizionamenti dell’ambiente contrario a Gesù e resta titubante sulla soglia della fede (Papa Benedetto)
Those wounds that, in the beginning were an obstacle for Thomas’s faith, being a sign of Jesus’ apparent failure, those same wounds have become in his encounter with the Risen One, signs of a victorious love. These wounds that Christ has received for love of us help us to understand who God is and to repeat: “My Lord and my God!” Only a God who loves us to the extent of taking upon himself our wounds and our pain, especially innocent suffering, is worthy of faith (Pope Benedict)
Quelle piaghe, che per Tommaso erano dapprima un ostacolo alla fede, perché segni dell’apparente fallimento di Gesù; quelle stesse piaghe sono diventate, nell’incontro con il Risorto, prove di un amore vittorioso. Queste piaghe che Cristo ha contratto per amore nostro ci aiutano a capire chi è Dio e a ripetere anche noi: “Mio Signore e mio Dio”. Solo un Dio che ci ama fino a prendere su di sé le nostre ferite e il nostro dolore, soprattutto quello innocente, è degno di fede (Papa Benedetto)
We see that the disciples are still closed in their thinking […] How does Jesus answer? He answers by broadening their horizons […] and he confers upon them the task of bearing witness to him all over the world, transcending the cultural and religious confines within which they were accustomed to think and live (Pope Benedict)
Vediamo che i discepoli sono ancora chiusi nella loro visione […] E come risponde Gesù? Risponde aprendo i loro orizzonti […] e conferisce loro l’incarico di testimoniarlo in tutto il mondo oltrepassando i confini culturali e religiosi entro cui erano abituati a pensare e a vivere (Papa Benedetto)
The Fathers made a very significant commentary on this singular task. This is what they say: for a fish, created for water, it is fatal to be taken out of the sea, to be removed from its vital element to serve as human food. But in the mission of a fisher of men, the reverse is true. We are living in alienation, in the salt waters of suffering and death; in a sea of darkness without light. The net of the Gospel pulls us out of the waters of death and brings us into the splendour of God’s light, into true life (Pope Benedict)
I Padri […] dicono così: per il pesce, creato per l’acqua, è mortale essere tirato fuori dal mare. Esso viene sottratto al suo elemento vitale per servire di nutrimento all’uomo. Ma nella missione del pescatore di uomini avviene il contrario. Noi uomini viviamo alienati, nelle acque salate della sofferenza e della morte; in un mare di oscurità senza luce. La rete del Vangelo ci tira fuori dalle acque della morte e ci porta nello splendore della luce di Dio, nella vera vita (Papa Benedetto)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

duevie.art

don Giuseppe Nespeca

Tel. 333-1329741


Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001.
Le immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione.
L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno insindacabilmente rimossi.