Giu 26, 2026 Scritto da 

Il vero digiuno si preoccupa della vita del fratello

Il «fantasma dell’ipocrisia» ci fa dimenticare come si accarezza un malato, un bambino o un anziano. E non ci fa guardare negli occhi la persona a cui diamo frettolosamente l’elemosina ritraendo subito la mano per non sporcarci. È un monito a «non vergognarsi» mai della «carne del fratello» quello rivolto da Papa Francesco durante la messa celebrata nella mattina del 7 marzo nella cappella della Casa Santa Marta.

Nel giorno del venerdì dopo le ceneri la Chiesa, ha spiegato il Pontefice, propone una meditazione sul vero significato del digiuno. E lo fa attraverso due letture incisive, tratte dal libro del profeta Isaia (58, 1-9a) e dal Vangelo di Matteo (9, 14-15). «Dietro le letture di oggi — ha subito affermato il Pontefice — c’è il fantasma dell’ipocrisia, della formalità nel compiere i comandamenti, in questo caso il digiuno». Dunque «Gesù torna sul tema dell’ipocrisia tante volte quando vede che i dottori della legge pensano di essere perfetti: compiono tutto quello che è nei comandamenti come se fosse una formalità».

E qui, ha avvertito il Papa, c’è «un problema di memoria», che riguarda «questa doppia faccia nell’andare sulla strada della vita». Gli ipocriti infatti «hanno dimenticato che loro sono stati eletti da Dio in un popolo, non da soli. Hanno dimenticato la storia del loro popolo, quella storia di salvezza, di elezione, di alleanza, di promessa» che viene direttamente dal Signore.

E così facendo, ha proseguito, «hanno ridotto questa storia a un’etica. La vita religiosa per loro era un’etica». Così «si spiega che al tempo di Gesù, dicono i teologi, c’erano trecento comandamenti più o meno» da osservare. Ma «ricevere dal Signore l’amore di un padre, ricevere dal Signore l’identità di un popolo e poi trasformarla in un’etica» significa «rifiutare quel dono di amore». Del resto, ha precisato, gli ipocriti «sono persone buone, fanno tutto quello che si deve fare, sembrano buone». Ma «sono eticisti, eticisti senza bontà, perché hanno perso il senso di appartenenza a un popolo».

«La salvezza — ha spiegato il Pontefice — il Signore la dà dentro un popolo, nell’appartenenza a un popolo». E «così si capisce come il profeta Isaia ci parla oggi del digiuno, della penitenza: qual è il digiuno che vuole il Signore? Il digiuno che ha un rapporto con il popolo, popolo al quale noi apparteniamo: il nostro popolo, nel quale noi siamo chiamati, nel quale noi siamo inseriti».

Papa Francesco ha riletto, in particolare, questo passo del libro di Isaia: «Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti?».

Ecco, dunque, il senso del vero «digiuno che — ha ribadito il vescovo di Roma — si preoccupa della vita del fratello, che non si vergogna della carne del fratello, come dice Isaia stesso». Infatti «la nostra perfezione, la nostra santità va avanti con il nostro popolo, nel quale noi siamo eletti e inseriti». E «il nostro atto di santità più grande è proprio nella carne del fratello e nella carne di Gesù Cristo».

Così, ha sottolineato, anche «l’atto di santità di oggi — noi qui nell’altare — non è un digiuno ipocrita. È non vergognarsi delle carne di Cristo che viene oggi qui: è il mistero del corpo e del sangue di Cristo. È andare a dividere il pane con l’affamato, a curare gli ammalati, gli anziani, quelli che non possono darci niente in contraccambio: quello è non vergognarsi della carne».

«La salvezza di Dio — ha ribadito il Pontefice — è in un popolo. Un popolo che va avanti, un popolo di fratelli che non si vergognano uno dell’altro». Ma proprio questo, ha avvertito, «è il digiuno più difficile: il digiuno della bontà. La bontà ci porta a questo». E «forse — ha spiegato citando il Vangelo — il sacerdote che passò vicino a quell’uomo ferito ha pensato» riferendosi ai comandamenti del tempo: «Ma se io tocco quel sangue, quella carne ferita, rimango impuro e non posso celebrare il sabato! E si è vergognato della carne di quell’uomo. Questa è ipocrisia!». Invece, ha fatto notare il Santo Padre, «quel peccatore è passato e lo ha visto: ha visto la carne del suo fratello, la carne di un uomo del suo popolo, figlio di Dio come lui. E non si è vergognato».

«La proposta della Chiesa oggi» suggerisce perciò un vero e proprio esame di coscienza attraverso una serie di domande che il Papa ha posto ai presenti: «Io mi vergogno della carne del mio fratello, della mia sorella? Quando io do elemosina, lascio cadere la moneta senza toccare la mano? E se per caso la tocco, faccio così subito?» ha chiesto mimando il gesto di chi si ripulisce la mano. E ancora: «Quando io do l’elemosina, guardo gli occhi di mio fratello, di mia sorella? Quando io so che una persona è ammalata vado a trovarla? La saluto con tenerezza?».

Per completare questo esame di coscienza, ha precisato il Papa, «c’è un segno che forse ci aiuterà». Si tratta di «una domanda: so accarezzare gli ammalati, gli anziani, i bambini? O ho perso il senso della carezza?». Gli ipocriti, ha proseguito, non sanno più accarezzare, si sono dimenticati come si fa. Ecco allora la raccomandazione di «non vergognarsi della carne del nostro fratello: è la nostra carne». E «saremo giudicati», ha concluso il Pontefice, proprio sul nostro comportamento verso «questo fratello, questa sorella» e non certamente «sul digiuno ipocrita».

[Papa Francesco, s. Marta, in L’Osservatore Romano 08/03/2014]

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

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The Spirit of the Lord continues to pour out his gifts upon the Church to guide us into all truth, to show us the meaning of the Scriptures and to make us credible heralds of the word of salvation before the world [Pope Benedict, Verbum Domini]
Lo Spirito del Signore continua ad effondere i suoi doni sulla Chiesa perché siamo condotti alla verità tutta intera, dischiudendo a noi il senso delle Scritture e rendendoci nel mondo annunciatori credibili della Parola di salvezza [Papa Benedetto, Verbum Domini]
This belonging to each other and to him is not some ideal, imaginary, symbolic relationship, but – I would almost want to say – a biological, life-transmitting state of belonging to Jesus Christ (Pope Benedict)
Questo appartenere l’uno all’altro e a Lui non è una qualsiasi relazione ideale, immaginaria, simbolica, ma – vorrei quasi dire – un appartenere a Gesù Cristo in senso biologico, pienamente vitale (Papa Benedetto)
Jesus invites us to discern the words and deeds which bear witness to the imminent coming of the Father’s kingdom. Indeed, he indicates and concentrates all the signs in the enigmatic “sign of Jonah”. By doing so, he overturns the worldly logic aimed at seeking signs that would confirm the human desire for self-affirmation and power (Pope John Paul II)
Gesù invita al discernimento in rapporto alle parole ed opere, che testimoniano l'imminente avvento del Regno del Padre. Anzi, Egli indirizza e concentra tutti i segni nell'enigmatico "segno di Giona". E con ciò rovescia la logica mondana tesa a cercare segni che confermino il desiderio di autoaffermazione e di potenza dell'uomo (Papa Giovanni Paolo II)
In reality, an abstract, distant god is more comfortable, one that doesn’t get himself involved in situations and who accepts a faith that is far from life, from problems, from society. Or we would even like to believe in a ‘special effects’ god (Pope Francis)
In realtà, è più comodo un dio astratto, distante, che non si immischia nelle situazioni e che accetta una fede lontana dalla vita, dai problemi, dalla società. Oppure ci piace credere a un dio “dagli effetti speciali” (Papa Francesco)
It is as though you were given a parcel with a gift inside and, rather than going to open the gift, you look only at the paper it is wrapped in: only appearances, the form, and not the core of the grace, of the gift that is given! (Pope Francis)
È come se a te regalassero un pacchetto con dentro un dono e tu, invece di andare a cercare il dono, guardi soltanto la carta nel quale è incartato: soltanto le apparenze, la forma, e non il nocciolo della grazia, del dono che viene dato! (Papa Francesco)
The Lord has our good at heart, that is, that every person should have life, and that especially the "least" of his children may have access to the banquet he has prepared for all (Pope Benedict)
Al Signore sta a cuore il nostro bene, cioè che ogni uomo abbia la vita, e che specialmente i suoi figli più "piccoli" possano accedere al banchetto che lui ha preparato per tutti (Papa Benedetto)
This Parable of the Sower is somewhat the ‘mother’ of all parables […] Such is the heart of God! Each one of us is ground on which the seed of the Word falls; no one is excluded! [Pope Francis]
Questa del seminatore è un po’ la “madre” di tutte le parabole […] Così è il cuore di Dio! Ognuno di noi è un terreno su cui cade il seme della Parola, nessuno è escluso [Papa Francesco]
Are we not perhaps all afraid in some way? If we let Christ enter fully into our lives, if we open ourselves totally to him, are we not afraid that He might take something away from us? (Pope Benedict)

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