Mag 22, 2026 Scritto da 

Autorità Coerenza

Quanto male fanno i cristiani «incoerenti» e i pastori «schizofrenici» che non danno testimonianza allontanandosi così dallo stile del Signore, dalla sua autentica «autorità». Ruota intorno a queste parole chiave l’omelia del Papa nella messa di martedì mattina, 14 gennaio, a Casa Santa Marta, rivolta al popolo di Dio, un popolo «mite» e «saggio» che tollera ma sa distinguere.

«Gesù insegnava come uno che ha autorità». Il Vangelo di Marco (1,21b-28) ci narra di Gesù che insegna al tempio e della reazione che tra la gente suscita il suo modo di agire con «autorità», diversamente dagli scribi. È da questa comparazione che il Papa ha preso spunto subito per spiegare la differenza che esiste tra «avere autorità», «autorità interiore» come Gesù appunto, e «esercitare l’autorità senza averla, come gli scribi», i quali pur essendo specialisti nell’insegnamento della legge e ascoltati dal popolo, non erano creduti.

«Qual è l’autorità che ha Gesù?» si è interrogato Francesco, e ha spiegato: «È quello stile del Signore, quella “signoria” — diciamo così — con la quale il Signore si muoveva, insegnava, guariva, ascoltava». E ha aggiunto: «questo stile signorile — che è una cosa che viene da dentro — fa vedere... Cosa fa vedere? Coerenza. Gesù aveva autorità perché era coerente tra quello che insegnava e quello che faceva, [cioè] come viveva. Quella coerenza è quello che dà l’espressione di una persona che ha autorità: “Questo ha autorità, questa ha autorità, perché è coerente”, cioè dà testimonianza. L’autorità si fa vedere in questo: coerenza e testimonianza».

Al contrario, gli scribi non erano coerenti e Gesù — ha fatto notare il Papa — da una parte ammonisce il popolo a «fare ciò che dicono ma non ciò che fanno», dall’altra non perde occasione per rimproverarli, perché «con questo atteggiamento — ha rimarcato — sono caduti in una schizofrenia pastorale: dicono una cosa e ne fanno un’altra». E accade in diversi episodi del Vangelo che il Papa accenna: a volte Gesù reagisce — ha detto — mettendoli all’angolo, a volte non dando loro alcuna risposta e altre volte ancora, “qualificandoli”». E qui il Papa si è soffermato: «E la parola che usa Gesù per qualificare questa incoerenza, questa schizofrenia, è “ipocrisia”. È un rosario di qualificativi!». Quindi, facendo riferimento al capitolo ventitreesimo di Matteo, ha ricordato quando Gesù li qualifica «ipocriti» e ha chiarito: «L’ipocrisia è il modo di agire di coloro che hanno responsabilità sulla gente — in questo caso responsabilità pastorale — ma non sono coerenti, non sono signori, non hanno autorità. E il popolo di Dio è mite e tollera; tollera tanti pastori ipocriti, tanti pastori schizofrenici che dicono e non fanno, senza coerenza».

Ma il popolo di Dio — ha aggiunto ancora Francesco — che tanto tollera, sa distinguere la forza della grazia. A questo proposito Francesco ha fatto riferimento alla prima Lettura della liturgia, in cui l’anziano Eli «aveva perso tutta l’autorità» e «soltanto gli rimaneva la grazia dell’unzione e con quella grazia» — ha spiegato — «benedice e fa il miracolo» ad Anna che affranta dal dolore sta pregando per essere madre. Da qui nasce la considerazione finale del Papa sul popolo di Dio, sui cristiani e sui pastori: «Il popolo di Dio — ha affermato — distingue bene fra l’autorità di una persona e la grazia dell’unzione. “Ma tu vai a confessarti da quello, che è questo, e questo e questo...?” — “Ma per me quello è Dio. Punto. Quello è Gesù”. E questa è la saggezza del nostro popolo che tollera tante volte, tanti pastori incoerenti, pastori come gli scribi, e anche cristiani? — che vanno a messa tutte le domeniche e poi vivono come pagani. E la gente dice: “Questo è uno scandalo, un’incoerenza”. Quanto male fanno i cristiani incoerenti che non danno testimonianza e i pastori incoerenti, schizofrenici che non danno testimonianza!».

L’occasione che offre dunque questa riflessione è la preghiera che il Papa ha elevato al Signore, a conclusione dell’omelia, perché tutti i battezzati abbiano «l’autorità», «che non consiste in comandare e farsi sentire, ma nell’essere coerente, essere testimone e per questo, essere compagni di strada nella via del Signore».

[Papa Francesco a s. Marta, Osservatore Romano 15.01.2020]

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

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This Parable of the Sower is somewhat the ‘mother’ of all parables […] Such is the heart of God! Each one of us is ground on which the seed of the Word falls; no one is excluded! [Pope Francis]
Questa del seminatore è un po’ la “madre” di tutte le parabole […] Così è il cuore di Dio! Ognuno di noi è un terreno su cui cade il seme della Parola, nessuno è escluso [Papa Francesco]
Are we not perhaps all afraid in some way? If we let Christ enter fully into our lives, if we open ourselves totally to him, are we not afraid that He might take something away from us? Are we not perhaps afraid to give up something significant, something unique, something that makes life so beautiful? Do we not then risk ending up diminished and deprived of our freedom? (Pope Benedict)
Non abbiamo forse tutti in qualche modo paura - se lasciamo entrare Cristo totalmente dentro di noi, se ci apriamo totalmente a lui – paura che Egli possa portar via qualcosa della nostra vita? Non abbiamo forse paura di rinunciare a qualcosa di grande, di unico, che rende la vita così bella? Non rischiamo di trovarci poi nell’angustia e privati della libertà? (Papa Benedetto)
«Is there an attitude for those who want to follow Jesus» so that «they do not end badly, that they do not end up eaten alive - as my mother used to say: "Eat raw" - by others»? (Pope Francis)
«Esiste un atteggiamento per quelli che vogliono seguire Gesù» in modo che «non finiscano male, che non finiscano mangiati vivi — come diceva mia mamma: “Mangiati crudi” — dagli altri»? (Papa Francesco)
For Christians, volunteer work is not merely an expression of good will. It is based on a personal experience of Christ (Pope Benedict)
Per i cristiani, il volontariato non è soltanto espressione di buona volontà. È basato sull’esperienza personale di Cristo (Papa Benedetto)
Christ reveals his identity of Messiah, Israel's bridegroom, who came for the betrothal with his people. Those who recognize and welcome him are celebrating. However, he will have to be rejected and killed precisely by his own; at that moment, during his Passion and death, the hour of mourning and fasting will come (Pope Benedict)
Cristo rivela la sua identità di Messia, Sposo d'Israele, venuto per le nozze con il suo popolo. Quelli che lo riconoscono e lo accolgono con fede sono in festa. Egli però dovrà essere rifiutato e ucciso proprio dai suoi: in quel momento, durante la sua passione e la sua morte, verrà l'ora del lutto e del digiuno (Papa Benedetto)
For the prodigious and instantaneous healing of the paralytic, the apostle St. Matthew is more sober than the other synoptics, St. Mark and St. Luke. These add broader details, including that of the opening of the roof in the environment where Jesus was, to lower the sick man with his lettuce, given the huge crowd that crowded at the entrance. Evident is the hope of the pitiful companions: they almost want to force Jesus to take care of the unexpected guest and to begin a dialogue with him (Pope Paul VI)
As the cross can be reduced to being an ornament, “to carry the cross” can become just a manner of speaking (John Paul II)
Come la croce può ridursi ad oggetto ornamentale, così "portare la croce" può diventare un modo di dire (Giovanni Paolo II)

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