Mag 21, 2026 Scritto da 

Gli altri si arrangino

«Tre modi di vivere la vita». Li ha indicati Papa Francesco durante la messa a Santa Marta di venerdì 29 maggio, attingendo al passo liturgico del Vangelo di Marco (11, 11-25) che propone appunto tre atteggiamenti legati ad altrettante figure: quella «dell’albero di fico», quella degli «affaristi nel tempio» e quella «dell’uomo di fede».

Già giovedì 28, nella celebrazione mattutina, Papa Francesco aveva tratteggiato le caratteristiche di tre tipi di discepoli di Gesù — quelli «che non sentivano il grido di aiuto» del cieco, quelli che «allontanavano la gente da Gesù» e, infine, «quelli che aiutavano la gente che aveva bisogno ad andare da Gesù» — invitando tutti a un esame di coscienza per individuare il gruppo nel quale riconoscersi. Il giorno successivo è tornato su una riflessione simile, ispirata al brano evangelico di Marco.

Il fico, ha spiegato in proposito, «rappresenta la sterilità, cioè una vita sterile, incapace di dare qualsiasi cosa». Una vita, cioè, che non porta frutti, «incapace di fare il bene», perché quel tipo di uomo «vive per sé; tranquillo, egoista», non vuole «problemi». Nel brano evangelico Gesù maledice l’albero di fico perché è sterile, «perché non ha fatto del suo per dare frutto», divenendo così il simbolo della «persona che non fa niente per aiutare, che vive sempre per se stessa, affinché non le manchi nulla».

Queste persone, ha continuato il Papa, alla fine «diventano nevrotiche». E «Gesù condanna la sterilità spirituale, l’egoismo spirituale» di chi pensa: «Io vivo per me: che a me non manchi nulla che gli altri si arrangino!».

C’è poi un secondo «modo di vivere la vita», ed è quello «degli sfruttatori, degli affaristi nel tempio». Costoro «sfruttano anche il luogo sacro di Dio per fare degli affari: cambiano le monete, vendono gli animali per il sacrificio, anche fra loro hanno come un sindacato per difendersi». Uno stile «non solo tollerato, ma anche permesso dai sacerdoti del tempio». Per far comprendere meglio, il Pontefice ha richiamato un’altra scena, «molto brutta», narrata nella Bibbia, che descrive «quelli che fanno della religione un affare»: è la storia del sacerdote i cui figli «spingevano la gente a dare offerte e guadagnavano tanto, anche dai poveri». Per questi «Gesù non risparmia le parole» e ai mercanti nel tempio dice: «La mia casa sarà chiamata casa di preghiera. Voi, invece, ne avete fatto un covo di ladri!». Un passaggio duro, sul quale il Papa si è soffermato: la gente «andava in pellegrinaggio lì a chiedere la benedizione del Signore, a fare un sacrificio» e proprio lì «quella gente era sfruttata»; i sacerdoti «non insegnavano a pregare, non davano loro la catechesi... Era un covo di ladri». Non interessava loro se ci fosse vera devozione: «pagate, entrate...». Compivano i riti «senza vera devozione». Da qui Francesco è partito per invitare a una riflessione: «Non so se ci farà bene pensare se da noi accade qualcosa del genere in qualche posto»: ossia «utilizzare le cose di Dio per il proprio profitto».

Vi è infine una terza tipologia, ed è quella «che consiglia Gesù e cioè la vita di fede». Per descriverlo, il Pontefice ha ripreso la lettura del Vangelo di Marco e ha ricordato come quando i discepoli videro l’albero di fichi secco fin dalla radice «perché Gesù lo aveva maledetto», Pietro gli disse: «Maestro, guarda! L’albero di fichi che hai maledetto si è seccato!». E Gesù cogliendo l’occasione per indicare il giusto «stile di vita» gli rispose: «Abbiate fede in Dio. Se uno dicesse a questo monte: “levati e gettati nel mare”, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò avverrà. Tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà». Quindi, ha spiegato il Papa, «accadrà proprio quello che noi con fede chiediamo: è lo stile di vita della fede».

Qualcuno potrebbe chiedere: «Padre, cosa devo fare per questo?». La risposta per Francesco è semplice: «Chiedilo al Signore, che ti aiuti a fare cose buone, ma con fede». Semplice, ma a «una condizione» che è lo stesso Gesù a dettare: «Quando voi vi metterete a pregare chiedendo questo, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate. È l’unica condizione, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni voi, le vostre colpe».

Vivere, quindi, «la fede per aiutare gli altri, per avvicinarsi a Dio», la fede «che fa miracoli», è il terzo stile di vita suggerito. Il Pontefice ha perciò riassunto le tre possibili strade che si presentano al cristiano: la prima è quella della «persona sterile» che non non desidera «dare frutti nella vita» e trascorre «la vita comoda, tranquilla, senza problemi e se ne va»: lo stile di chi non si preoccupa di fare il bene. Poi ci sono quelli «che sfruttano gli altri, anche nella casa di Dio; gli sfruttatori, gli affaristi del tempio», quelli che Gesù «caccia via» con la frusta. Infine lo stile di chi ha «fiducia in Dio» e sa che quello che chiede al Signore con fede, «accadrà». Ed è proprio questo «che Gesù ci consiglia: la strada di Gesù», che si può percorrere a una sola condizione: «perdonate, perdonate gli altri, affinché il Padre vostro perdoni voi di tante cose».

Concludendo, il Papa ha invitato tutti a chiedere al Signore — «nel sacrificio dell’Eucaristia» — che insegni a «ognuno di noi, alla Chiesa», a non cadere mai «nella sterilità e nell’affarismo».

[Papa Francesco, omelia a s. Marta, Osservatore Romano 30.05.15]

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

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This Parable of the Sower is somewhat the ‘mother’ of all parables […] Such is the heart of God! Each one of us is ground on which the seed of the Word falls; no one is excluded! [Pope Francis]
Questa del seminatore è un po’ la “madre” di tutte le parabole […] Così è il cuore di Dio! Ognuno di noi è un terreno su cui cade il seme della Parola, nessuno è escluso [Papa Francesco]
Are we not perhaps all afraid in some way? If we let Christ enter fully into our lives, if we open ourselves totally to him, are we not afraid that He might take something away from us? Are we not perhaps afraid to give up something significant, something unique, something that makes life so beautiful? Do we not then risk ending up diminished and deprived of our freedom? (Pope Benedict)
Non abbiamo forse tutti in qualche modo paura - se lasciamo entrare Cristo totalmente dentro di noi, se ci apriamo totalmente a lui – paura che Egli possa portar via qualcosa della nostra vita? Non abbiamo forse paura di rinunciare a qualcosa di grande, di unico, che rende la vita così bella? Non rischiamo di trovarci poi nell’angustia e privati della libertà? (Papa Benedetto)
«Is there an attitude for those who want to follow Jesus» so that «they do not end badly, that they do not end up eaten alive - as my mother used to say: "Eat raw" - by others»? (Pope Francis)
«Esiste un atteggiamento per quelli che vogliono seguire Gesù» in modo che «non finiscano male, che non finiscano mangiati vivi — come diceva mia mamma: “Mangiati crudi” — dagli altri»? (Papa Francesco)
For Christians, volunteer work is not merely an expression of good will. It is based on a personal experience of Christ (Pope Benedict)
Per i cristiani, il volontariato non è soltanto espressione di buona volontà. È basato sull’esperienza personale di Cristo (Papa Benedetto)
Christ reveals his identity of Messiah, Israel's bridegroom, who came for the betrothal with his people. Those who recognize and welcome him are celebrating. However, he will have to be rejected and killed precisely by his own; at that moment, during his Passion and death, the hour of mourning and fasting will come (Pope Benedict)
Cristo rivela la sua identità di Messia, Sposo d'Israele, venuto per le nozze con il suo popolo. Quelli che lo riconoscono e lo accolgono con fede sono in festa. Egli però dovrà essere rifiutato e ucciso proprio dai suoi: in quel momento, durante la sua passione e la sua morte, verrà l'ora del lutto e del digiuno (Papa Benedetto)
For the prodigious and instantaneous healing of the paralytic, the apostle St. Matthew is more sober than the other synoptics, St. Mark and St. Luke. These add broader details, including that of the opening of the roof in the environment where Jesus was, to lower the sick man with his lettuce, given the huge crowd that crowded at the entrance. Evident is the hope of the pitiful companions: they almost want to force Jesus to take care of the unexpected guest and to begin a dialogue with him (Pope Paul VI)
As the cross can be reduced to being an ornament, “to carry the cross” can become just a manner of speaking (John Paul II)
Come la croce può ridursi ad oggetto ornamentale, così "portare la croce" può diventare un modo di dire (Giovanni Paolo II)

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