Mag 14, 2026 Scritto da 

Come mi guarda?

«Come mi guarda oggi Gesù?». La domanda suggerita da Francesco raggiunge e interpella direttamente ciascun cristiano con la stessa forza dei «tre sguardi che il Signore ha avuto per Pietro». Sguardi che raccontano «l’entusiasmo della vocazione, il pentimento e la missione», ha spiegato il Papa nella messa celebrata venerdì 22 maggio, nella cappella della Casa Santa Marta.

Il brano che racconta il dialogo tra Gesù e Pietro, ha fatto notare il Pontefice, «è quasi alla fine» del vangelo di Giovanni» (21, 15-19) «Ricordiamo sempre — ha proseguito — la storia di quella notte di pesca», quando «i discepoli non hanno preso alcun pesce, niente». E per questo «erano un po’ arrabbiati». Perciò «quando si avvicinarono alla riva» e si sentirono domandare da un uomo se avessero «qualcosa da mangiare», ecco che «loro arrabbiati» risposero: «No!». Perché veramente «non avevano pescato niente». Ma quest’uomo gli disse di gettare la rete dall’altra parte: i discepoli l’hanno fatto «e la rete si riempì di pesce».

È «Giovanni, l’amico più vicino, a riconoscere il Signore». Da parte sua «Pietro, l’entusiasta, si butta in mare per arrivare prima dal Signore». Questa è davvero «una pesca miracolosa», ha osservato Francesco, ma «quando sono arrivati — qui incomincia il passo di oggi del Vangelo — trovano che Gesù aveva preparato la colazione: sulla griglia c’era il pesce». Così mangiano insieme. Poi «dopo aver mangiato, incomincia il dialogo fra Gesù e Pietro».

«Oggi nella preghiera — ha confidato il Papa — mi veniva al cuore, mi tornava com’era lo sguardo di Gesù su Pietro». E nel Vangelo, ha aggiunto, «ho trovato tre differenti sguardi di Gesù su Pietro».

«Il primo sguardo», ha fatto notare Francesco, si incontra «all’inizio del vangelo di Giovanni, quando Andrea va da suo fratello Pietro e gli dice: “Abbiamo trovato il Messia”». E «lo porta da Gesù», il quale «fissa il suo sguardo su di lui e dice: “Tu sei Simone, figlio di Giona. Sarai chiamato Pietro”». È «il primo sguardo, lo sguardo della missione che, più avanti a Cesarea di Filippo, spiega la missione: “Tu sei Pietro, e sopra questa pietra io edificherò la mia Chiesa”: questa sarà la tua missione».

«Nel frattempo — ha affermato il Pontefice — Pietro era diventato un entusiasta di Gesù: seguiva Gesù. Ricordiamo quel passo del sesto capitolo del vangelo di Giovanni, quando Gesù parla del mangiare il suo corpo e tanti discepoli in quel momento dicevano: “Ma è duro questo, questa parola è difficile”». Tanto che «incominciarono a tirarsi indietro». Allora «Gesù guarda i discepoli e dice: “Anche voi volete andarvene”?». Ed «è l’entusiasmo di Pietro che risponde: “No! Ma dove andremo? Tu solo hai parole di vita eterna!”». Dunque, ha spiegato Francesco, «c’è il primo sguardo: la vocazione e un primo annuncio della missione». E «com’è l’anima di Pietro in quel primo sguardo? Entusiasta». È «il primo tempo di andare con il Signore».

Poi, ha aggiunto il Papa, «ho pensato al secondo sguardo». Lo troviamo «la tarda notte del Giovedì santo, quando Pietro vuol seguire Gesù e si avvicina dove lui è, nella casa del sacerdote, in prigione, ma viene riconosciuto: “No, io questo non lo conosco!”». Lo rinnega «per tre volte». Poi «sente il canto del gallo e si ricorda: ha rinnegato il Signore. Ha perso tutto. Ha perso il suo amore». Proprio «in quel momento Gesù è portato in un’altra stanza, attraverso il cortile, e fissa lo sguardo su Pietro». Il vangelo di Luca dice che «Pietro pianse amaramente». Così «quell’entusiasmo di seguire Gesù è diventato pianto, perché lui ha peccato, lui ha rinnegato Gesù». Però «quello sguardo cambia il cuore di Pietro, più di prima». Dunque «il primo cambiamento è il cambio di nome e anche di vocazione». Invece «questo secondo sguardo è uno sguardo che cambia il cuore ed è un cambio di conversione all’amore».

«Non sappiamo come sia stato lo sguardo in quell’incontro, da soli, dopo la risurrezione» ha affermato Francesco. «Sappiamo che Gesù ha incontrato Pietro, dice il Vangelo, ma non sappiamo cosa hanno detto». E così quello raccontato nella liturgia di oggi «è un terzo sguardo: la conferma della missione; ma anche lo sguardo nel quale Gesù chiede conferma dell’amore di Pietro». Infatti «per tre volte — tre volte! — Pietro aveva rinnegato»; e ora il Signore «per tre volte chiede la manifestazione del suo amore». E «quando Pietro, ogni volta, dice di sì, che gli vuole bene, che lo ama, lui dà la missione: “Pasci i miei agnelli, pascola le mie pecore”». Di più, alla terza domanda — «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?» — Pietro «rimase addolorato, quasi piange». È dispiaciuto perché «per la terza volta» il Signore «gli domandava “Mi vuoi bene?”». E gli risponde: «Signore, tu sai tutto, tu sai che ti voglio bene». E di rimando Gesù: «Pasci le mie pecore». Ecco «il terzo sguardo: lo sguardo della missione».

Francesco ha quindi riproposto l’essenza dei «tre sguardi» del Signore su Pietro: «Il primo, lo sguardo della scelta, con l’entusiasmo di seguire Gesù; il secondo, lo sguardo del pentimento nel momento di quel peccato tanto grave di avere rinnegato Gesù; il terzo sguardo è lo sguardo della missione: “Pasci i miei agnelli, pascola le mie pecore, pasci le mie pecore”». Ma «non finisce lì. Gesù va più avanti: tu fai tutto questo per amore e poi? Sarai incoronato re? No». Anzi, il Signore afferma chiaramente: «Ti dico: quando eri più giovane, ti vestivi da solo e andavi dove volevi. Ma quando sarai vecchio, tenderai le tue mani e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Come a dire: «Anche tu, come me, sarai in quel cortile nel quale io ho fissato il mio sguardo su di te: vicino alla croce».

Proprio su questo il Papa ha proposto un esame di coscienza. «Anche noi possiamo pensare: qual è oggi lo sguardo di Gesù su me? Come mi guarda Gesù? Con una chiamata? Con un perdono? Con una missione?». Siamo certi che «sulla strada che lui ha fatto, tutti noi siamo sotto lo sguardo di Gesù: lui ci guarda sempre con amore, ci chiede qualcosa, ci perdona qualcosa e ci dà una missione».

Prima di proseguire la celebrazione — «adesso Gesù viene sull’altare» ha ricordato — Francesco ha invitato a pregare: «Signore, tu sei qui, tra noi. Fissa il tuo sguardo su me e dimmi cosa debbo fare; come devo piangere i miei sbagli, i miei peccati; quale sia il coraggio con il quale devo andare avanti sulla strada che tu hai fatto per primo». E «durante questo sacrificio eucaristico», è opportuno «che ci sia questo nostro dialogo con Gesù». Poi, ha concluso, «ci farà bene pensare durante tutta la giornata allo sguardo di Gesù su di me».

[Papa Francesco, omelia s. Marta, in L’Osservatore Romano  23/05/2015]

85
don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

Email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
For the prodigious and instantaneous healing of the paralytic, the apostle St. Matthew is more sober than the other synoptics, St. Mark and St. Luke. These add broader details, including that of the opening of the roof in the environment where Jesus was, to lower the sick man with his lettuce, given the huge crowd that crowded at the entrance. Evident is the hope of the pitiful companions: they almost want to force Jesus to take care of the unexpected guest and to begin a dialogue with him (Pope Paul VI)
Per la prodigiosa ed istantanea guarigione del paralitico, l’apostolo San Matteo è più sobrio degli altri sinottici, San Marco e San Luca. Questi aggiungono più ampi particolari, tra cui quello dell’avvenuta apertura del tetto nell’ambiente ove si trovava Gesù, per calarvi l’infermo col suo lettuccio, data l’enorme folla che faceva ressa all’entrata. Evidente è la speranza dei pietosi accompagnatori: essi vogliono quasi obbligare Gesù ad occuparsi dell’inatteso ospite e ad iniziare un dialogo con lui (Papa Paolo VI)
A life without love and without truth would not be life. The Kingdom of God is precisely the presence of truth and love and thus is healing in the depths of our being. One therefore understands why his preaching and the cures he works always go together: in fact, they form one message of hope and salvation (Pope Benedict)
Una vita senza amore e senza verità non sarebbe vita. Il Regno di Dio è proprio la presenza della verità e dell’amore e così è guarigione nella profondità del nostro essere. Si comprende, pertanto, perché la sua predicazione e le guarigioni che opera siano sempre unite: formano infatti un unico messaggio di speranza e di salvezza (Papa Benedetto)
His slumber causes us to wake up. Because to be disciples of Jesus, it is not enough to believe God is there, that he exists, but we must put ourselves out there with him; we must also raise our voice with him. Hear this: we must cry out to him. Prayer is often a cry: “Lord, save me!” (Pope Francis)
Il suo sonno provoca noi a svegliarci. Perché, per essere discepoli di Gesù, non basta credere che Dio c’è, che esiste, ma bisogna mettersi in gioco con Lui, bisogna anche alzare la voce con Lui. Sentite questo: bisogna gridare a Lui. La preghiera, tante volte, è un grido: “Signore, salvami!” (Papa Francesco)
May we obtain this gift [the full unity of all believers in Christ] through the Apostles Peter and Paul, who are remembered by the Church of Rome on this day that commemorates their martyrdom and therefore their birth to life in God. For the sake of the Gospel they accepted suffering and death, and became sharers in the Lord's Resurrection […] Today the Church again proclaims their faith. It is our faith (Pope John Paul II)
Ci ottengano questo dono [la piena unità di tutti i credenti in Cristo] gli Apostoli Pietro e Paolo, che la Chiesa di Roma ricorda in questo giorno, nel quale si fa memoria del loro martirio, e perciò della loro nascita alla vita in Dio. Per il Vangelo essi hanno accettato di soffrire e di morire e sono diventati partecipi della risurrezione del Signore […] Oggi la Chiesa proclama nuovamente la loro fede. E' la nostra fede (Papa Giovanni Paolo II)
God's grace does not suppress or suffocate the freedom of those who face martyrdom; on the contrary it enriches and exalts them: the Martyr is an exceedingly free person, free as regards power, as regards the world; a free person [Pope Benedict]
La grazia di Dio non sopprime o soffoca la libertà di chi affronta il martirio, ma al contrario la arricchisce e la esalta: il martire è una persona sommamente libera, libera nei confronti del potere, del mondo; una persona libera [Papa Benedetto]

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

duevie.art

don Giuseppe Nespeca

Tel. 333-1329741


Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001.
Le immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione.
L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno insindacabilmente rimossi.