Dio non può essere oggetto di negoziato. E la fede non prevede la possibilità di essere «tiepidi», «né cattivi né buoni», cercando con «una doppia vita» di arrivare a un compromesso per «uno status vivendi» con il mondo. Lo ha detto Papa Francesco all’omelia della messa, celebrata la mattina di giovedì 11 aprile, nella cappella della Domus Sanctae Marthae […]
Nelle letture, ha spiegato il Papa all’omelia, «appare per tre volte la parola “obbedire”: si parla dell’obbedienza. La prima volta, quando Pietro risponde “bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini”» davanti al sinedrio, come narrano gli Atti degli apostoli (5, 27-33).
Cosa significa — si è chiesto il Pontefice — «obbedire a Dio? Significa che noi dobbiamo essere come schiavi, tutti legati? No, perché proprio chi obbedisce a Dio è libero, non è schiavo! E come si fa questo? Io obbedisco, non faccio la mia volontà e sono libero? Sembra una contraddizione. E non è una contraddizione». Infatti «obbedire viene dal latino, e significa ascoltare, sentire l’altro. Obbedire a Dio è ascoltare Dio, avere il cuore aperto per andare sulla strada che Dio ci indica. L’obbedienza a Dio è ascoltare Dio. E questo ci fa liberi».
Proprio commentando il passo degli Atti degli apostoli, il Pontefice ha ricordato che Pietro «davanti a questi scribi, sacerdoti, anche il sommo sacerdote, ai farisei», era chiamato a «prendere una decisione». Pietro «sentiva quello che dicevano i farisei e i sacerdoti, e sentiva quello che Gesù diceva nel suo cuore: “cosa faccio?”. Lui dice: “Io faccio quello che mi dice Gesù, non quello che voi volete che io faccia”. E lui è andato avanti così».
«Nella nostra vita — ha detto Papa Francesco — sentiamo anche proposte che non vengono da Gesù, che non vengono da Dio. Si capisce, le nostre debolezze a volte ci portano su quella strada. O anche su quell’altra che è più pericolosa ancora: facciamo un accordo, un po’ di Dio e un po’ di voi. Facciamo un accordo e così andiamo nella vita con una doppia vita: un po’ la vita di quello che sentiamo che ci dice Gesù, e un po’ la vita di quello che sentiamo che ci dice il mondo, i poteri del mondo e tanto altro». Ma è un sistema che «non va». Infatti «nel libro dell’Apocalisse, il Signore dice: questo non va, perché così non siete né cattivi né buoni: siete tiepidi. Io vi condanno».
Il Pontefice ha messo in guardia proprio da questa tentazione. «Se Pietro avesse detto a questi sacerdoti: “parliamo da amici e stabiliamo uno status vivendi”, forse la cosa sarebbe andata bene». Ma non sarebbe stata una scelta propria «dell’amore che viene quando sentiamo Gesù». Una scelta che porta conseguenze. «Cosa succede — ha proseguito il Santo Padre — quando sentiamo Gesù? A volte quelli che fanno l’altra proposta si infuriano e la strada finisce nella persecuzione. In questo momento, l’ho detto, abbiamo tante sorelle e tanti fratelli che per obbedire, sentire, ascoltare quello che Gesù chiede loro sono sotto la persecuzione. Ricordiamo sempre questi fratelli e queste sorelle che hanno messo la carne al fuoco e ci dicono con la loro vita: “Io voglio obbedire, andare per la strada che Gesù mi dice”».
Con la liturgia odierna «la Chiesa ci invita» ad «andare per la strada di Gesù» e a «non sentire quelle proposte che ci fa il mondo, quelle proposte di peccato o quelle proposte così così, metà e metà»: si tratta, ha ribadito, di un modo di vivere che «non va» e «non ci farà felici».
In questa scelta di obbedienza a Dio e non al mondo, senza cedere al compromesso, il cristiano non è solo. «Dove abbiamo — si è domandato il Papa — l’aiuto per andare per la strada di sentire Gesù? Nello Spirito Santo. Di questi fatti siamo testimoni noi: è lo Spirito Santo che Dio ha dato a quelli che gli obbediscono». Dunque, ha detto, «è proprio lo Spirito Santo dentro di noi che ci dà forza per andare». Il vangelo di Giovanni (3, 31-36), proclamato nella celebrazione, con una bella espressione assicura: «“Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito”. Nostro Padre ci dà lo Spirito, senza misura, per ascoltare Gesù, sentire Gesù e andare per la strada di Gesù».
Papa Francesco ha concluso l’omelia con l’invito a essere coraggiosi nelle diverse situazioni della vita. «Chiediamo la grazia del coraggio. Sempre avremo peccati: siamo peccatori tutti». Ma serve «il coraggio di dire: “Signore, sono peccatore, alle volte obbedisco a cose mondane ma voglio obbedire a te, voglio andare per la tua strada”. Chiediamo questa grazia, di andare sempre per la strada di Gesù, e quando non lo facciamo, di chiedere perdono: il Signore ci perdona, perché Lui è tanto buono».
[Papa Francesco, omelia s. Marta, in L’Osservatore Romano 12/04/2013]







