Feb 24, 2026 Scritto da 

Non per spartirsi la torta

«Chiedere a Gesù la grazia di seguirlo da vicino», per non lasciarlo solo, superando così le tentazioni di guardare noi stessi per «spartirsi la torta» degli interessi personali: è il consiglio spirituale suggerito da Francesco nella messa celebrata, martedì 3 ottobre, a Santa Marta.

«Questo passo del Vangelo — ha subito fatto notare il Pontefice riferendosi al brano liturgico di Luca (9, 51-56) — ci racconta il momento nel quale si avvicina la passione del Signore: “Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto”». E così, ha spiegato, «Gesù va avanti, si avvicina il momento della croce, il momento della passione, e davanti a questo Gesù fa due cose».

Anzitutto, il Signore «prese la ferma decisione di mettersi in cammino — “accetto la volontà del Padre” — e va avanti». Poi, «annuncia questo ai suoi discepoli: Gesù è deciso a fare la volontà del Padre fino alla fine». E al Padre lo dice chiaramente: «È la tua volontà, io sono qui per obbedire; tu non vuoi sacrifici, ma tu vuoi obbedienza e io obbedisco e vado avanti».

Del resto, ha affermato il Papa, Gesù «soltanto una volta si è permesso di chiedere al Padre di allontanare un po’ questa croce»: quando nell’orto degli ulivi domanda al Padre: «Se possibile allontana da me questo calice, ma non sia fatta la mia, ma la tua volontà». Gesù è «obbediente a quello che il Padre vuole: deciso e obbediente e niente di più, e così, fino alla fine».

«Il Signore entra in pazienza» ha proseguito il Pontefice, perché «è un esempio di cammino non solo morire soffrendo sulla croce, ma camminare in pazienza». Così Gesù, «davanti a questa decisione ferma che lui prese, comunica ai suoi discepoli che si avvicina il tempo». Da parte loro, «i discepoli — tanti passi dei Vangeli raccontano il loro atteggiamento davanti a questo cammino verso Gerusalemme — alcune volte non capiscono cosa vuol dire o non vogliono capire, perché avevano paura, erano impauriti». Tanto che, ha fatto presente il Papa, «quando Gesù disse loro di andare da Marta e Maria perché Lazzaro era morto, loro cercarono di convincerlo a non andare lì in Giudea perché era pericoloso per la vita: avevano paura, erano impauriti».

Per questa ragione, dunque, i discepoli «non domandavano, non capivano», magari dicendosi fra sé che era «meglio non domandare su questo: “lasciamo che il tempo vada avanti, forse cambia, e no di questo argomento non si parla”». Insomma, è l’atteggiamento di «nascondere la verità sotto il tavolo, lì, che non si veda». Di più: «altri, in altri momenti, parlavano di cose loro, cose totalmente staccate da quello che Gesù diceva».

Difatti quando il Signore esortava: «andiamo a Gerusalemme, il figlio dell’uomo sarà crocifisso», loro non capivano di cosa parlasse. E «si vergognavano perché avevano parlato su chi tra loro fosse il più grande: “No, a te tocca questo quando viene il regno; a me alla destra, tu alla sinistra”. E si spartivano la torta, un pezzo a ognuno». Mentre Gesù restava «solo, solo». Invece «altre volte, come in questo caso, cercavano di fare qualcosa: “Signore c’è uno che caccia i demoni, ma non è di noi, che cosa facciamo?”». Oppure facevano «come i due figli di Zebedeo che volevano essere alla destra e alla sinistra di Gesù nel momento della venuta del regno». Luca, nel suo vangelo, racconta che i samaritani non vollero ricevere Gesù in un villaggio. E la reazione di Giacomo e Giovanni è forte: «Facciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Insomma, ha spiegato il Papa, «cercano di fare cose alienanti» ma, prosegue l’evangelista, «Gesù si voltò e li rimproverò».

In sostanza, ha affermato il Pontefice, i discepoli «cercavano un alibi per non pensare a questo che attendeva». E invece «Gesù» era «solo, non era accompagnato in questa decisione, perché nessuno capiva il mistero di Gesù, la solitudine di Gesù nel cammino verso Gerusalemme: solo!». Tutto «questo fino alla fine»: basti pensare, ha rilanciato il Papa, «all’abbandono dei discepoli, al tradimento di Pietro». Gesù è dunque «solo: il Vangelo ci dice che gli apparve soltanto un angelo dal cielo per confortarlo nell’orto degli ulivi. Soltanto quella compagnia. Solo!».

«Ma lui, solo, prese la decisione di andare avanti a fare la volontà del Padre», ha osservato Francesco. E i discepoli «non capivano: facevano altre cose, litigavano fra loro o cercavano alternative per non pensarci». Questa «solitudine di Gesù a volte si manifesta: ricordiamo quella volta che si accorse che non era capito: “O generazione incredula e perversa, fino a quando dovrei stare tra voi e sopportarvi?”». Il Signore, quindi, «sentiva questa solitudine».

Proprio in questa prospettiva, il Papa ha suggerito «che oggi tutti noi prendiamo un po’ di tempo per pensare: Gesù ci ha amato tanto e non è stato capito dai suoi». Persino «i parenti, dice il Vangelo, quando sono andati a trovarlo dicevano: “È fuori di testa, è fuori di testa”. Non era capito». E così, ha insistito Francesco, è importante «pensare a Gesù solo, verso la croce, deciso, in mezzo all’incomprensione dei suoi: pensare questo e vedere Gesù camminare decisivamente verso la croce e ringraziarlo». Dire, insomma: «Grazie Signore perché sei stato obbediente, sei stato coraggioso; hai amato tanto, mi hai amato tanto».

In questo modo si può «fare oggi un colloquio con lui: quante volte io cerco di fare tante cose e non guardo te, che hai fatto questo per me? Tu che sei entrato in pazienza — l’uomo paziente, Dio paziente — e che con tanta pazienza tolleri i miei peccati, i miei fallimenti?». E allora, ha detto ancora Francesco, si può «parlare con Gesù così — lui è deciso sempre ad andare avanti, a mettere la faccia — e ringraziarlo».

Dunque, ha concluso il Pontefice, «prendiamo oggi un po’ di tempo, pochi minuti — cinque, dieci, quindici — davanti al crocifisso forse, o con l’immaginazione vedere Gesù camminare decisamente verso Gerusalemme e chiedere la grazia di avere il coraggio di seguirlo da vicino».

[Papa Francesco, s. Marta, in L’Osservatore Romano 04/10/2017]

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

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Brothers and sisters, a frequent flaw of those in authority, whether civil or ecclesiastic authority, is that of demanding of others things — even righteous things — that they do not, however, put into practise in the first person. They live a double life. Jesus says: “They bind heavy burdens, hard to bear, and lay them on men’s shoulders; but they themselves will not move them with their finger (v.4). This attitude sets a bad example of authority, which should instead derive its primary strength precisely from setting a good example. Authority arises from a good example, so as to help others to practise what is right and proper, sustaining them in the trials that they meet on the right path. Authority is a help, but if it is wrongly exercised, it becomes oppressive; it does not allow people to grow, and creates a climate of distrust and hostility, and also leads to corruption (Pope Francis)
Fratelli e sorelle, un difetto frequente in quanti hanno un’autorità, sia autorità civile sia ecclesiastica, è quello di esigere dagli altri cose, anche giuste, che però loro non mettono in pratica in prima persona. Fanno la doppia vita. Dice Gesù: «Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito» (v.4). Questo atteggiamento è un cattivo esercizio dell’autorità, che invece dovrebbe avere la sua prima forza proprio dal buon esempio. L’autorità nasce dal buon esempio, per aiutare gli altri a praticare ciò che è giusto e doveroso, sostenendoli nelle prove che si incontrano sulla via del bene. L’autorità è un aiuto, ma se viene esercitata male, diventa oppressiva, non lascia crescere le persone e crea un clima di sfiducia e di ostilità, e porta anche alla corruzione (Papa Francesco)
This is the road Jesus points out to all who want to be his disciples: "Judge not... condemn not... forgive, and you will be forgiven; give, and it will be given to you.... Be merciful, even as your Father is merciful" (Lk 6: 36-38). In these words we find very practical instructions for our daily conduct as believers [Pope Benedict]
Questa è la strada che Gesù mostra a quanti vogliono essere suoi discepoli: "Non giudicate... non condannate... perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato... Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro" (Lc 6, 36-38). In queste parole troviamo indicazioni assai concrete per il nostro quotidiano comportamento di credenti [Papa Benedetto]
Path of Lent, learning a  little more how to “ascend” with prayer and listen to Jesus and to “descend” with brotherly love, proclaiming Jesus (Pope Francis)
Itinerario della Quaresima, imparando un po’ di più a “salire” con la preghiera e ascoltare Gesù e a “scendere” con la carità fraterna, annunciando Gesù (Papa Francesco)
Anyone who welcomes the Lord into his life and loves him with all his heart is capable of a new beginning. He succeeds in doing God’s will: to bring about a new form of existence enlivened by love and destined for eternity (Pope Benedict)
Chi accoglie il Signore nella propria vita e lo ama con tutto il cuore è capace di un nuovo inizio. Riesce a compiere la volontà di Dio: realizzare una nuova forma di esistenza animata dall’amore e destinata all’eternità (Papa Benedetto)
You ought not, however, to be satisfied merely with knocking and seeking: to understand the things of God, what is absolutely necessary is oratio. For this reason, the Saviour told us not only: ‘Seek and you will find’, and ‘Knock and it shall be opened to you’, but also added, ‘Ask and you shall receive’ [Verbum Domini n.86; cit. Origen, Letter to Gregory]

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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