Mar 24, 2025 Scritto da 

Specialisti nel chiudere. Psicologia di dottori della legge

La quaresima è tempo propizio per chiedere al Signore, «per ognuno di noi e per tutta la Chiesa», la «conversione alla misericordia di Gesù». Troppe volte, infatti, i cristiani «sono specialisti nel chiudere le porte alle persone» che, fiaccate dalla vita e dai loro errori, sarebbero invece disposte a ricominciare, «persone alle quali lo Spirito Santo muove il cuore per andare avanti».

La legge dell’amore è al centro della riflessione che Papa Francesco ha svolto, nella messa di martedì 17 marzo a Santa Marta, a partire dalla liturgia del giorno. Un parola di Dio che parte da un’immagine: «l’acqua che risana». Nella prima lettura il profeta Ezechiele (47, 1-9.12) parla infatti dell’acqua che scaturisce dal tempio, «un’acqua benedetta, l’acqua di Dio, abbondante come la grazia di Dio: abbondante sempre». Il Signore, infatti, ha spiegato il Papa, è generoso «nel dare il suo amore, nel risanare le nostre piaghe».

L’acqua torna nel vangelo di Giovanni (5, 1-16) dove si narra di una piscina — «in ebraico si chiamava betzaetà» — caratterizzata da «cinque portici, sotto i quali giaceva un gran numero di infermi: ciechi, zoppi e paralitici». In quel luogo, infatti, «c’era una tradizione» secondo la quale «di volta in volta, scendeva dal cielo un angelo» a muovere le acque, e gli infermi «che si buttavano lì» in quel momento «venivano risanati».

Perciò, ha spiegato il Pontefice, «c’era tanta gente». E perciò si trovava lì anche «un uomo che da trentotto anni era malato». Era lì che aspettava, e a lui Gesù domandò: «Vuoi guarire?». Il malato rispose: «Ma, Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita, quando viene l’angelo. Mentre, infatti, sto per andarvi, un altro scende prima di me». A Gesù, cioè, si presenta «un uomo sconfitto» che «aveva perso la speranza».

[…] aveva «amarezza nell’anima: “Ma l’altro arriva prima di me e io sono lasciato da parte”». E aveva «anche un po’ di risentimento». Era «davvero un’anima triste, sconfitta, sconfitta dalla vita».

«Gesù ha misericordia» di quest’uomo e lo invita: «Alzati! Alzati, finiamo questa storia; prendi la tua barella e cammina». Francesco ha quindi descritto la scena seguente: «All’istante quell’uomo guarì e prese la sua barella e incominciò a camminare, ma era tanto ammalato che non riusciva a credere e forse camminava un po’ dubitante con la sua barella sulle spalle». A questo punto entrano in gioco altri personaggi: «Era sabato e cosa trova quell’uomo? I dottori della legge», i quali gli chiedono: «Ma perché porti questo? Non si può, oggi è sabato». È l’uomo a rispondere: «Ma tu sai, sono stato guarito!». E aggiunge: «E quello che mi ha guarito, mi ha detto: “porta la tua barella”».

Accade quindi un fatto strano: «questa gente invece di rallegrarsi, di dire: “Ma che bello! Complimenti!”», si chiede: «Ma chi è quest’uomo?». I dottori, cioè, cominciano «un’indagine» e discutono: «Vediamo cosa è successo qui, ma la legge... Dobbiamo custodire la legge». L’uomo, da parte sua, continua a camminare con la sua barella, «ma un po’ triste». Ha commentato il Papa: «Io sono cattivo, ma alcune volte penso a cosa sarebbe successo se quest’uomo avesse dato un bell’assegno a quei dottori. Avrebbero detto: “Ma, vai avanti, sì, sì, per questa volta vai avanti!”».

Continuando nella lettura del Vangelo, si incontra Gesù che «trova quest’uomo un’altra volta e gli dice: “Ecco, sei guarito, ma non tornare indietro — cioè non peccare più — perché non ti accada qualcosa di peggio. Vai avanti, continua ad andare avanti”». E quell’uomo va dai dottori della legge, per dire: «La persona, l’uomo che mi ha guarito si chiama Gesù. È quello». E si legge: «Per questo i giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato». Di nuovo ha commentato Francesco: «Perché faceva il bene anche il sabato, e non si poteva fare».

Questa storia, ha detto il Papa attualizzando la sua riflessione, «avviene tante volte nella vita: un uomo — una donna — che si sente malato nell’anima, triste, che ha fatto tanti sbagli nella vita, a un certo momento sente che le acque si muovono, c’è lo Spirito Santo che muove qualcosa; o sente una parola». E reagisce: «Io vorrei andare!». Così «prende coraggio e va». Ma quell’uomo «quante volte oggi nelle comunità cristiane trova le porte chiuse». Forse si sente dire: «Tu non puoi, no, tu non puoi; tu hai sbagliato qui e non puoi. Se vuoi venire, vieni alla messa domenica, ma rimani lì, ma non fare di più». Succede così che «quello che fa lo Spirito Santo nel cuore delle persone, i cristiani con psicologia di dottori della legge distruggono».

Il Pontefice si è detto dispiaciuto per questo, perché, ha sottolineato, la Chiesa «è la casa di Gesù e Gesù accoglie, ma non solo accoglie: va a trovare la gente», così come «è andato a trovare» quell’uomo. «E se la gente è ferita — si è chiesto — cosa fa Gesù? La rimprovera, perché è ferita? No, viene e la porta sulle spalle». Questa, ha affermato il Papa, «si chiama misericordia». Proprio di questo parla Dio quando «rimprovera il suo popolo: “Misericordia voglio, non sacrificio!”».

Come di consueto il Pontefice ha concluso la riflessione suggerendo un impegno per la vita quotidiana: «Siamo in quaresima, dobbiamo convertirci». Qualcuno, ha detto, potrebbe ammettere: «Padre, ci sono tanti peccatori sulla strada: quelli che rubano, quelli che sono nei campi rom... — per dire una cosa — e noi disprezziamo questa gente». Ma a costui va detto: «E tu? Chi sei? E tu chi sei, che chiudi la porta del tuo cuore ad un uomo, a una donna, che ha voglia di migliorare, di rientrare nel popolo di Dio, perché lo Spirito Santo ha agitato il suo cuore?». Anche oggi ci sono cristiani che si comportano come i dottori della legge e «fanno lo stesso che facevano con Gesù», obiettando: «Ma questo, questo dice un’eresia, questo non si può fare, questo va contro la disciplina della Chiesa, questo va contro la legge». E così chiudono le porte a tante persone. Perciò, ha concluso il Papa, «chiediamo oggi al Signore» la «conversione alla misericordia di Gesù»: solo così «la legge sarà pienamente compiuta, perché la legge è amare Dio e il prossimo, come noi stessi».

[Papa Francesco, omelia s. Marta, in L’Osservatore Romano 18/03/2015]

9 Ultima modifica il Lunedì, 24 Marzo 2025 10:09
don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

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Christians are a priestly people for the world. Christians should make the living God visible to the world, they should bear witness to him and lead people towards him. When we speak of this task in which we share by virtue of our baptism, it is no reason to boast (Pope Benedict)
I cristiani sono popolo sacerdotale per il mondo. I cristiani dovrebbero rendere visibile al mondo il Dio vivente, testimoniarLo e condurre a Lui. Quando parliamo di questo nostro comune incarico, in quanto siamo battezzati, ciò non è una ragione per farne un vanto (Papa Benedetto)
Because of this unique understanding, Jesus can present himself as the One who reveals the Father with a knowledge that is the fruit of an intimate and mysterious reciprocity (John Paul II)
In forza di questa singolare intesa, Gesù può presentarsi come il rivelatore del Padre, con una conoscenza che è frutto di un'intima e misteriosa reciprocità (Giovanni Paolo II)
Yes, all the "miracles, wonders and signs" of Christ are in function of the revelation of him as Messiah, of him as the Son of God: of him who alone has the power to free man from sin and death. Of him who is truly the Savior of the world (John Paul II)
Sì, tutti i “miracoli, prodigi e segni” di Cristo sono in funzione della rivelazione di lui come Messia, di lui come Figlio di Dio: di lui che, solo, ha il potere di liberare l’uomo dal peccato e dalla morte. Di lui che veramente è il Salvatore del mondo (Giovanni Paolo II)
It is known that faith is man's response to the word of divine revelation. The miracle takes place in organic connection with this revealing word of God. It is a "sign" of his presence and of his work, a particularly intense sign (John Paul II)
È noto che la fede è una risposta dell’uomo alla parola della rivelazione divina. Il miracolo avviene in legame organico con questa parola di Dio rivelante. È un “segno” della sua presenza e del suo operare, un segno, si può dire, particolarmente intenso (Giovanni Paolo II)
That was not the only time the father ran. His joy would not be complete without the presence of his other son. He then sets out to find him and invites him to join in the festivities (cf. v. 28). But the older son appeared upset by the homecoming celebration. He found his father’s joy hard to take; he did not acknowledge the return of his brother: “that son of yours”, he calls him (v. 30). For him, his brother was still lost, because he had already lost him in his heart (Pope Francis)
Ma quello non è stato l’unico momento in cui il Padre si è messo a correre. La sua gioia sarebbe incompleta senza la presenza dell’altro figlio. Per questo esce anche incontro a lui per invitarlo a partecipare alla festa (cfr v. 28). Però, sembra proprio che al figlio maggiore non piacessero le feste di benvenuto; non riesce a sopportare la gioia del padre e non riconosce il ritorno di suo fratello: «quel tuo figlio», dice (v. 30). Per lui suo fratello continua ad essere perduto, perché lo aveva ormai perduto nel suo cuore (Papa Francesco)
Doing a good deed almost instinctively gives rise to the desire to be esteemed and admired for the good action, in other words to gain a reward. And on the one hand this closes us in on ourselves and on the other, it brings us out of ourselves because we live oriented to what others think of us or admire in us (Pope Benedict)
Quando si compie qualcosa di buono, quasi istintivamente nasce il desiderio di essere stimati e ammirati per la buona azione, di avere cioè una soddisfazione. E questo, da una parte rinchiude in se stessi, dall’altra porta fuori da se stessi, perché si vive proiettati verso quello che gli altri pensano di noi e ammirano in noi (Papa Benedetto)

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