Mar 24, 2025 Scritto da 

Come si cambia

Siamo noi il «sogno di Dio» che, da vero innamorato, vuole «cambiare la nostra vita». Per amore appunto. A noi chiede solo di avere la fede per lasciarlo fare. E così «possiamo solo piangere di gioia» davanti a un Dio che ci «ri-crea», ha detto Papa Francesco nella messa celebrata lunedì 16 marzo, nella cappella della Casa Santa Marta.

Nella prima lettura, tratta da Isaia (65, 17-21) «il Signore ci dice che crea nuovi cieli e nuove terre, cioè “ri-crea” le cose» ha fatto notare Francesco, ricordando anche che «parecchie volte abbiamo parlato di queste “due creazioni” di Dio: la prima, quella che è stata fatta in sei giorni, e la seconda, quando il Signore “rifà” il mondo, rovinato dal peccato, in Gesù Cristo». E, ha puntualizzato, «abbiamo detto tante volte che questa seconda è più meravigliosa della prima». Infatti, ha spiegato il Papa, «la prima è già una creazione meravigliosa; ma la seconda, in Cristo, è ancor più meravigliosa».

Nella meditazione, tuttavia, Francesco ha scelto di soffermarsi «su un altro aspetto», a partire proprio dal passo di Isaia nel quale, ha spiegato, «il Signore parla di quello che farà: un nuovo cielo, una nuova terra». E «troviamo che il Signore ha tanto entusiasmo: parla di gioia e dice una parola: “Godrò del mio popolo”». In sostanza, «il Signore pensa a quello che farà, pensa che lui, lui stesso sarà nella gioia con il suo popolo». Così «è come se fosse un “sogno” del Signore, come se il Signore “sognasse” di noi: come sarà bello quando ci troveremo tutti insieme, quando ci troveremo là o quando quella persona, quell’altra, quell’altra camminerà...».

Precisando ancora di più il suo ragionamento, Francesco è ricorso a «una metafora che ci possa fare capire: è come se una ragazza con il suo fidanzato o il ragazzo con la fidanzata pensasse: quando saremo insieme, quando ci sposeremo...». Ecco, appunto, «il “sogno” di Dio: Dio pensa a ognuno di noi, ci vuole bene, sogna di noi, sogna della gioia di cui godrà con noi». Ed è proprio «per questo il Signore vuole “ri-crearci”, fare nuovo il nostro cuore, “ri-creare” il nostro cuore per fare trionfare la gioia».

Tutto questo ha portato il Papa a suggerire qualche domanda: «Avete mai pensato: il Signore mi sogna? Mi pensa ? Io sono nella mente, nel cuore del Signore? Il Signore è capace di cambiarmi la vita?». Isaia, ha aggiunto Francesco, ci dice anche che il Signore «fa tanti piani: fabbricheremo case, pianteremo vigne, mangeremo insieme: tutti quei progetti tipici di un innamorato».

Del resto, «il Signore si manifesta innamorato del suo popolo» arrivando persino a dire: «Ma io non ti ho scelto perché tu sei il più forte, più grande, più potente; ma ti ho scelto perché tu sei il più piccolo di tutti». Di più, «si potrebbe dire: il più miserabile di tutti. Ma io ti ho scelto così, e questo è l’amore».

«Da lì — ha affermato il Papa — questa continua voglia del Signore, questo suo desiderio di cambiare la nostra vita. E noi possiamo dire, se ascoltiamo questo invito del Signore: “Hai mutato il mio lamento in danza”», ossia le parole «che abbiamo pregato» nel salmo 29. «Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato» dice ancora il salmo, riconoscendo così che il Signore «è capace di cambiarci, per amore: è innamorato di noi».

«Credo che non ci sia alcun teologo che possa spiegare questo: non si può spiegare» ha rimarcato Francesco. Perché «su questo si può soltanto riflettere, sentire e piangere di gioia: il Signore ci può cambiare». A questo punto viene spontaneo chiedersi: che cosa devo fare? La risposta è chiara: «Credere, credere che il Signore può cambiarmi, che lui può». Esattamente ciò che ha fatto quel funzionario del re che aveva un figlio malato a Cafàrnao, come racconta Giovanni nel suo Vangelo (4, 43-54). Quell’uomo, si legge, a Gesù «chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire». E Gesù gli risponde: «Va’, tuo figlio vive!». Dunque quel padre «credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino: credette, credette che Gesù aveva il potere di guarire il suo bambino. E ha avuto ragione».

«La fede — ha spiegato Francesco — è dare spazio a questo amore di Dio; è fare spazio alla potenza, al potere di Dio, al potere di uno che mi ama, che è innamorato di me e che desidera la gioia con me. Questa è la fede. Questo è credere: è fare spazio al Signore perché venga e mi cambi».

Il Papa ha concluso con una significativa annotazione: «È curioso: questo è stato il secondo miracolo che Gesù ha fatto. E lo ha fatto nello stesso posto nel quale aveva fatto il primo, a Cana di Galilea». Nel passo del Vangelo di oggi si legge infatti: «Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino». Di nuovo «a Cana di Galilea cambia anche la morte di questo bambino in vita». Davvero, ha detto Francesco, «il Signore può cambiarci, vuole cambiarci, ama cambiarci. E questo, per amore». A noi, ha concluso, «chiede soltanto la nostra fede: cioè, dare spazio al suo amore perché possa agire e fare un cambiamento di vita in noi».

[Papa Francesco, omelia s. Marta, in L’Osservatore Romano 16-17/03/2015]

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

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Christians are a priestly people for the world. Christians should make the living God visible to the world, they should bear witness to him and lead people towards him. When we speak of this task in which we share by virtue of our baptism, it is no reason to boast (Pope Benedict)
I cristiani sono popolo sacerdotale per il mondo. I cristiani dovrebbero rendere visibile al mondo il Dio vivente, testimoniarLo e condurre a Lui. Quando parliamo di questo nostro comune incarico, in quanto siamo battezzati, ciò non è una ragione per farne un vanto (Papa Benedetto)
Because of this unique understanding, Jesus can present himself as the One who reveals the Father with a knowledge that is the fruit of an intimate and mysterious reciprocity (John Paul II)
In forza di questa singolare intesa, Gesù può presentarsi come il rivelatore del Padre, con una conoscenza che è frutto di un'intima e misteriosa reciprocità (Giovanni Paolo II)
Yes, all the "miracles, wonders and signs" of Christ are in function of the revelation of him as Messiah, of him as the Son of God: of him who alone has the power to free man from sin and death. Of him who is truly the Savior of the world (John Paul II)
Sì, tutti i “miracoli, prodigi e segni” di Cristo sono in funzione della rivelazione di lui come Messia, di lui come Figlio di Dio: di lui che, solo, ha il potere di liberare l’uomo dal peccato e dalla morte. Di lui che veramente è il Salvatore del mondo (Giovanni Paolo II)
It is known that faith is man's response to the word of divine revelation. The miracle takes place in organic connection with this revealing word of God. It is a "sign" of his presence and of his work, a particularly intense sign (John Paul II)
È noto che la fede è una risposta dell’uomo alla parola della rivelazione divina. Il miracolo avviene in legame organico con questa parola di Dio rivelante. È un “segno” della sua presenza e del suo operare, un segno, si può dire, particolarmente intenso (Giovanni Paolo II)
That was not the only time the father ran. His joy would not be complete without the presence of his other son. He then sets out to find him and invites him to join in the festivities (cf. v. 28). But the older son appeared upset by the homecoming celebration. He found his father’s joy hard to take; he did not acknowledge the return of his brother: “that son of yours”, he calls him (v. 30). For him, his brother was still lost, because he had already lost him in his heart (Pope Francis)
Ma quello non è stato l’unico momento in cui il Padre si è messo a correre. La sua gioia sarebbe incompleta senza la presenza dell’altro figlio. Per questo esce anche incontro a lui per invitarlo a partecipare alla festa (cfr v. 28). Però, sembra proprio che al figlio maggiore non piacessero le feste di benvenuto; non riesce a sopportare la gioia del padre e non riconosce il ritorno di suo fratello: «quel tuo figlio», dice (v. 30). Per lui suo fratello continua ad essere perduto, perché lo aveva ormai perduto nel suo cuore (Papa Francesco)
Doing a good deed almost instinctively gives rise to the desire to be esteemed and admired for the good action, in other words to gain a reward. And on the one hand this closes us in on ourselves and on the other, it brings us out of ourselves because we live oriented to what others think of us or admire in us (Pope Benedict)
Quando si compie qualcosa di buono, quasi istintivamente nasce il desiderio di essere stimati e ammirati per la buona azione, di avere cioè una soddisfazione. E questo, da una parte rinchiude in se stessi, dall’altra porta fuori da se stessi, perché si vive proiettati verso quello che gli altri pensano di noi e ammirano in noi (Papa Benedetto)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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