Teresa Girolami

Teresa Girolami

Teresa Girolami è laureata in Materie letterarie e Teologia. Ha pubblicato vari testi, fra cui: "Pellegrinaggio del cuore" (Ed. Piemme); "I Fiammiferi di Maria - La Madre di Dio in prosa e poesia"; "Tenerezza Scalza - Natura di donna"; co-autrice di "Dialogo e Solstizio".

Gen 13, 2026

Osservanza e Persona

Pubblicato in Aforisma

Il Vangelo odierno evidenzia la durezza di cuore dei farisei pronti ad accusare Gesù per la guarigione di una mano paralizzata.

Per loro l’osservanza viene prima della persona. Ed è terrificante!

Francesco, il Piccolo d’Assisi invece, sulle orme di Cristo, metteva al centro la sanità dell’uomo, fisica e interiore.

Per lui il fratello (o la sorella) da curare veniva prima di ogni criterio.

Annunciare la salvezza e attuarla era la prima ragione che regge l’universo e per questo era pronto a tutto.

Nelle Fonti troviamo vicende di vita che pongono attenzione alla compassione di Francesco per chi aspetta d’essere guarito.

“Una bambina di Gubbio dalle mani rattrappite, già da un anno aveva perduto l’uso di tutte le membra. La balia, fiduciosa di ottenerne la guarigione, la porta sulla tomba di S. Francesco, recando con sé anche una figura di cera della misura della bimba*.

Dopo otto giorni di attesa, ecco avverarsi il miracolo: la piccola inferma recupera l’uso delle sue membra, così da essere ritenuta idonea alle faccende di prima” (FF 549). 

“Una donna della città di Gubbio aveva tutt’e due le mani rattrappite e secche, tanto che non poteva assolutamente farne uso. Appena il Santo le fece il segno della croce nel nome del Signore, guarì così perfettamente che, tornata subito a casa, si mise a preparare con le proprie mani il cibo, come un tempo la suocera di Simone, a servizio di Francesco e dei poveri” (FF 1217).

Ma il Santo, come anzidetto, fu colpito dalla durezza di cuore mostrata da alcuni romani, dinanzi alla predicazione della Parola.

Nelle Testimonianze successive alla morte di Francesco:

“Ma il popolo romano […] lo coprì di disprezzo, a tal punto che non solo non voleva ascoltarlo, ma disertava anche le sue prediche. E per molti giorni continuò a schernire la predicazione di lui. Allora Francesco li rimproverò per la durezza dei loro cuori, dicendo:

«Mi compiango assai per la vostra miseria, perché non soltanto coprite di disprezzo me, servo del Signore, ma in me fate vergogna a quel Redentore di cui vi annuncio la buona novella […]

Me ne andrò ad annunciare Cristo agli animali bruti e agli uccelli dell’aria; essi ascolteranno queste parole di salvezza e obbediranno a Dio con tutto il cuore» (FF 2288).

 

*Era una forma devozionale abbastanza diffusa nel Medioevo, quella di offrire, come ex voto, per strappare una grazia, figure di cera, di pane, di metallo, dello stesso peso o misura del supplicante.

 

 

Mercoledì 2.a sett. T.O.  (Mc 3,1-6)

Il sabato é stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato, dice il Signore. La priorità è la persona, non la legge che va pur rispettata.

In Francesco d’Assisi questa verità è alla base del suo cammino, motivo conduttore del suo squisito agire.

Libero da pastoie legaliste, pur sempre in una obbedienza fattiva alla Parola, dinanzi alle necessità della creatura era capace di andare oltre le apparenze a modo, che in realtà lo costernavano nell’impellenza dell’essenziale. 

Basta ricordare un episodio:

”Una volta venne a conoscenza che un frate ammalato aveva desiderio di mangiare un po’ d’uva.

Lo accompagnò in una vigna e, sedutosi sotto una vite, per infondergli coraggio, cominciò egli stesso a mangiare per primo” (FF 762).

 

Allo stesso modo Chiara evidenziava le medesime prerogative, comportandosi come colei che “signoreggiava” sulle regole,  perché la Regola per eccellenza è la Carità del Signore.

E alla luce di questa si comportava di conseguenza con le povere Dame di S. Damiano.

Le Fonti attestano:

«Le sorelle […] osservino ancora silenzio continuo in chiesa, in dormitorio e in refettorio soltanto quando mangiano.

Si eccettua l’infermeria, dove, per sollievo e servizio delle ammalate, sarà sempre permesso alle sorelle di parlare con moderazione. 

Possano tuttavia, sempre e ovunque, comunicare quanto necessario, ma con brevità e sottovoce» (FF 2783).

 

«Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato» (Mc 2,27)

 

 

Martedì 2a sett. T.O.  (Mc 2,23-28)

Gen 11, 2026

Il nuovo degli otri e del vino

Pubblicato in Aforisma

Mc sottolinea il non senso del digiuno mentre lo Sposo Gesù è ancora con i suoi ed è festa!

Quando sarà tolto lo Sposo allora digiuneranno.

Inoltre non si ripone il vino nuovo in otri vecchi, dice il Signore, altrimenti si perdono entrambi.

Guardiamo nelle Fonti.

Francesco pur essendo una creatura che ha praticato innumerevoli digiuni, sapeva ben discernere il come e il quando fosse opportuno farlo.

Aveva ben chiaro il digiuno non come fine a se stesso ma funzionale al valore della persona dinanzi a Dio.

Non fedeltà alla legge in sé, ma al Vangelo.

In tale contesto possiamo ben comprendere gli episodi offerti dalle Fonti.

Leggiamo:

“Molto egli aveva faticato nella vigna del Signore, sollecito e fervente nelle orazioni, nei digiuni, nelle veglie, nelle predicazioni e peregrinazioni evangeliche, nella cura e compassione verso il prossimo, nel disprezzo verso se stesso: e ciò dai primordi della conversione fino al giorno che migrò a Cristo.

Aveva amato Gesù con tutto il cuore, tenendo costantemente nel pensiero il suo ricordo, sempre lodando con la parola e glorificandolo con le sue opere fruttuose” (FF 1482).

Ancora:

“Dimostrava una grande compassione per gli infermi e una tenera sollecitudine per le loro necessità.

Se a volte la bontà dei secolari gli mandava qualche corroborante per la sua salute, lo regalava agli altri ammalati, mentre ne aveva bisogno più di tutti.

Faceva proprie le loro sofferenze e li consolava con parole di compassione, quando non poteva recare loro soccorso.

Mangiava perfino nei giorni di digiuno, perché gli infermi non provassero rossore, e non si vergognava nei luoghi pubblici della città di questuare carne per un fratello ammalato” (FF 761).

 

Chiara fece del digiuno il luogo della manifestazione della gioia per amore dello Sposo, esercizio di grande sollecitudine.

Le Fonti c’informano:

“E mentre avviene di solito che un’aspra macerazione fisica produce per conseguenza depressione di spirito, ben diverso era l’effetto che splendeva in Chiara: in ogni sua mortificazione manteneva infatti un aspetto gioioso e sereno, così che sembrava non avvertire o ridere delle angustie del corpo.

Da ciò si può chiaramente intuire che traboccava all’esterno la santa letizia di cui abbondava il suo intimo perché ai flagelli del corpo toglie ogni asprezza l’amore del cuore” (FF 3196).

 

Francesco e Chiara hanno testimoniato il vero digiuno;  cosa significa nel quotidiano vivere la Parola ‘vino nuovo in otri nuovi’ (Mc 2,22).

 

 

Lunedì 2a sett. T.O.  (Mc 2,18-22)

Gen 10, 2026

Testimone

Il Battista volge l’indice su Gesù-Agnello che toglie il peccato del mondo.

Egli è il Testimone della colomba che si posa e rimane sul Figlio di Dio.

Francesco, dono del Cielo inviato a preparare le vie di Dio, dopo che la Provvidenza lo condusse a una completa conversione, fu trasformato dallo Spirito in Profeta per il suo tempo e oltre.

Nella Leggenda maggiore s. Bonaventura ci porge la figura e l’esperienza del Povero assisano.

Come Giovanni, nato per additare l’Agnello di Dio, così il giovane figlio di mercante.

Rinnovato dalla nuova nascita spirituale, cantò il Mistero dell’Incarnazione nelle fibre della sua stessa carne.

Nelle Fonti:

“La Grazia di Dio, nostro Salvatore, in questi ultimi tempi è apparsa nel suo servo Francesco, a tutti coloro che sono veramente umili e veramente amici della Santa povertà.

Essi, infatti, mentre venerano in lui la sovrabbondanza della misericordia di Dio, vengono istruiti dal suo esempio a rinnegare radicalmente l’empietà e i desideri mondani, a vivere in conformità con Cristo e a bramare, con sete e desiderio insaziabili, la beata speranza.

Su di lui, veramente poverello e contrito di cuore, Dio posò il suo sguardo con grande accondiscendenza e bontà; non soltanto lo sollevò, mendico, dalla polvere della vita mondana, ma lo rese campione, guida e araldo della perfezione evangelica e lo scelse come luce, per i credenti, affinché divenuto testimone della luce, preparasse per il Signore la via della luce e della pace nel cuore dei fedeli” (FF 1020).

 

“Come la stella del mattino, che appare in mezzo alle nubi, con i raggi fulgentissimi della sua vita e della sua dottrina, attrasse verso la luce coloro che giacevano nell’ombra della morte; come l’arcobaleno che brilla tra le nubi luminose, portando in se stesso il segno del patto con il Signore, annunziò agli uomini il Vangelo della Pace e della salvezza.

Angelo della vera pace, anch’egli, a imitazione del Precursore, fu predestinato da Dio a preparargli la strada nel deserto della altissima povertà e a predicare la penitenza con l’esempio e la parola” (FF 1021).

 

«Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo, e rimase su di lui» (Gv 1,32)

 

 

2a domenica T.O. anno A  (Gv 1,29-34)

Gen 9, 2026

Vocazione Conversione

Pubblicato in Aforisma

Oggi la liturgia propone, attraverso il Vangelo di Marco, la metamorfosi di Levi, divenuto Matteo per seguire Gesù nell’avventura della sua vocazione.

È messa in evidenza la premura di Gesù, venuto a chiamare non i giusti, ma i peccatori.

 

Quando la Luce divina gli fece comprendere che il Signore lo chiamava a seguirne le orme, Francesco lasciò tutto immediatamente e si dedicò a come fare per meglio vivere il Vangelo.

Gesù gli aveva fatto capire che la Misericordia deve avere sempre la meglio nelle vicende.

Nelle Fonti:

“L’olio ed il vino, la verga e il bastone, lo zelo e l’indulgenza […] ogni cosa ha il suo tempo. Tutto ciò richiede il Dio delle vendette e il Padre delle misericordie: però preferisce la misericordia al sacrificio” (FF 763). 

Un giorno mentre stava pregando sentì dirsi:

«Francesco, se vuoi conoscere la mia volontà, devi disprezzare e odiare tutto quello che mondanamente amavi e bramavi possedere. Quando avrai cominciato a fare così, ti parrà insopportabile e amaro quanto per l’innanzi ti era attraente» (FF 1407). 

Da qui il suo amore per i lebbrosi:

“Trascorsi pochi giorni, prese con sé molto denaro e si recò all’ospizio dei lebbrosi; li riunì e distribuì a ciascuno l’elemosina, baciandogli la mano.

Nel ritorno, il contatto che dianzi gli riusciva repellente, quel vedere cioè e toccare dei lebbrosi, gli si trasformò veramente in dolcezza” (FF 1408).

Già, il divin Maestro fa convito con i malati, non li abborrisce, perché sono essi ad avere bisogno del medico e da essi Francesco fu guarito nell’anima.

“Un giorno, pieno di ammirazione per la misericordia del Signore in tutti i benefici a lui elargiti, desiderava conoscere dal Signore che cosa sarebbe stato della sua vita e di quella dei suoi frati.

A questo scopo si ritirò, come spesso faceva, in un luogo adatto alla preghiera. Vi rimase a lungo invocando con timore e tremore il Dominatore di tutta la terra, ripensando con amarezza gli anni passati malamente e ripetendo:

«O Dio, sii propizio a me peccatore!».

A poco a poco si sentì inondare nell’intimo del cuore di ineffabile letizia e immensa dolcezza.

Cominciò come a uscire da sé: l’angoscia e le tenebre, che gli si erano addensate nell’animo per timore del peccato, scomparvero, e gli fu infusa la certezza di essere perdonato di tutte le sue colpe e di vivere nello stato di grazia” (FF 363).

 

«Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori» (Mc 2,17b)

 

 

Sabato 1.a sett. T.O.  (Mc 2,13-17)

inanzi ad una folla straordinaria, ecco un fatto sbalorditivo per gli astanti: a Cafarnao Gesù guarisce e perdona i peccati ad un paralitico calato dal tetto per mano di quattro persone.

Le Fonti attribuiscono a Francesco 10 prodigi inerenti a paralisi guarite. Nella Leggenda Maggiore se ne parla ampiamente. 

Ne riportiamo qualcuno per testimoniare come il Signore operava attraverso il suo servo.

Leggiamo: “C’era vicino alla città di Orte, un bambino tutto rattrappito, che aveva la testa congiunta ai piedi e parecchie ossa rotte.

Commosso dalle lacrime e preghiere dei genitori, il Santo lo benedisse col segno della croce, e quello si rizzò con le membra ben distese, guarire all’istante” (FF 1216).

E ancora: “Nella diocesi di Rieti, una madre in lacrime gli presentò il suo bambino, da quattro anni così gonfio che non riusciva nemmeno a vedere le proprie gambe: il Santo lo toccò appena con le sue sacre mani e lo rese perfettamente sano” (FF 1215).

Laddove è viva la Fede eminente, Dio opera meraviglie con i suoi strumenti.

Francesco d’Assisi è il servo dell’Altissimo che scompare nel suo nulla per lasciare spazio alla potenza guaritrice dello Spirito.

È il giullare della Grazia su questa povera terra.

 

«E vedendo Gesù la loro fede, dice al paralitico: Figlio, sono perdonati i tuoi peccati» (Mc 2,5)

 

 

Venerdì 1.a sett. T.O.  (Mc 2,1-12)

Gesù mostra compassione verso un lebbroso ai margini della società, nella quale intende reintegrarlo.

L’incontro del Poverello con i lebbrosi costituisce una pagina fondamentale della sua esistenza, che lo modifica profondamente e cambia le coordinate della sua vita interiore.

Per loro prova compassione e “passione”, disposto ad aiutarli in ogni modo, perché scrigno del Servo Sofferente.

Leggiamo nel suo meraviglioso Testamento:

«Il Signore dette a me, frate Francesco, d’incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati, mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi; e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi Misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d’animo e di corpo» (FF 110).

Così “il Santo si reca tra i lebbrosi e vive con essi, per servirli in ogni necessità per amor di Dio. Lava i loro corpi in decomposizione e ne cura le piaghe virulente […]

La vista dei lebbrosi infatti, come egli attesta, gli era prima così insopportabile, che non appena scorgeva a due miglia di distanza il loro ricovero, si turava il naso con le mani.

Ma ecco quanto avvenne: nel tempo in cui aveva già cominciato, per Grazia e virtù dell’Altissimo, ad avere pensieri santi e salutari, mentre viveva ancora nel mondo, un giorno gli si parò innanzi un lebbroso: fece violenza a se stesso, gli si avvicinò e lo baciò. Da quel momento decise di disprezzarsi sempre più, finché per la misericordia del Redentore ottenne piena vittoria” (FF 348).

E Francesco di lebbrosi ne guarì molti:

“Nella città di Fano, un giovane di nome Bonomo, ritenuto da tutti i medici lebbroso e paralitico, appena viene offerto molto devotamente dai genitori al beato Francesco, è liberato dalla lebbra e dalla paralisi e riacquista piena salute” (FF 564).

La cura riservata da lui ai lebbrosi, quale Buon Samaritano del Vangelo, si trasformerà, per dono del Signore, in potenza ed efficacia nel guarire le malattie del corpo e dello spirito.

Aveva compassione viscerale di queste anime abbandonate a se stesse e visse alla lettera il Vangelo dei derelitti e dei messi ai margini, amando con straordinaria predilezione i Lazzaro del suo tempo e oltre.

 

 

Giovedì 1a sett. T.O.  (Mc 1,40-45)

Predicazione e guarigioni.

 

Nel Vangelo odierno Marco presenta Gesù durante la sua missione, mentre predica e guarisce molti, a partire dalla suocera di Pietro.

Colui che fu definito il Minimo, Francesco, si era talmente conformato a Gesù da ricevere da Lui energie taumaturgiche e potere d’innumerevoli guarigioni.

Nelle Fonti sono molteplici gli episodi di lebbrosi guariti, di ciechi che riacquistano la vista, di morti risuscitati, di donne scampate ai pericoli del parto, e così via.

Ne proponiamo qualcuno.

“Un idropico di Fano, col corpo paurosamente tumefatto, fu guarito in maniera perfetta per i meriti del glorioso servo di Dio.

Un abitante di Todi soffriva di gotta artritica talmente brutta, che non poteva neppure sedersi né starsene disteso sul letto. La veemenza della malattia lo gettava in preda a continui brividi, così da sembrare prossimo alla morte. Chiamò medici, moltiplicò bagni e farmaci, ma tutto era inutile. Un giorno però, alla presenza di un sacerdote, fece voto a S. Francesco, implorando la grazia della guarigione. E subito si vide guarito” (FF 558). 

“Nel contado di Arezzo, una donna da molti giorni soffriva il travaglio del parto ed era ormai vicina alla morte. In quella situazione disperata, non le restava più rimedio alcuno, se non da Dio. Ebbene, il servo di Cristo era appena passato, a cavallo, da quelle parti e capitò che, nel riportare la bestia al padrone, gli incaricati passassero dal villaggio della povera donna. La gente del luogo, visto il cavallo su cui il Santo aveva viaggiato, gli strapparono via le briglie e le andarono a porre sul corpo della donna.

A quel contatto miracoloso, scomparve ogni pericolo e la donna, sana e salva, subito partorì” (FF 1220).

 

Francesco “Alter Christus” sapeva che lo Spirito lo inviava a predicare ovunque la Buona Novella del Regno e per tale missione ricevuta non si risparmiava.

Leggiamo nelle Fonti:

“Aveva predicato una volta al popolo dì Terni ed il vescovo della città, mentre alla fine della predicazione gli rivolgeva parole di elogio davanti a tutti, si espresse così:

«In questa ultima ora, Dio ha illuminato la sua Chiesa con questo uomo poverello e di nessun pregio, semplice e senza cultura.

Perciò siamo tenuti a lodare sempre il Signore, ben sapendo che non ha fatto così con nessun altro popolo».

Udite queste parole, il Santo accettò con incredibile piacere parole tanto chiare, ed entrati in chiesa, si gettò ai suoi piedi, dicendo:

«In verità, signor vescovo, mi hai fatto grande onore, perché mentre altri me lo tolgono, tu solo hai lasciato intatto ciò che è mio.

Hai separato, voglio dire, il prezioso dal vile e, da uomo prudente come sei, dando lode a Dio e a me la mia miseria» (FF 725).

“Passò, poi, a predicare nei luoghi vicini” (FF 1207).

Francesco, ricco solo di Spirito Santo, viveva il suo mandato con la consapevolezza di chi sa di dover restituire a Dio il dono ricevuto.

 

«Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto» (Mc 1,38)

 

 

Mercoledì 1.a sett. T.O.  (Mc 1,29-39)

Pagina 1 di 11
Justification incorporates us into the long history of salvation that demonstrates God’s justice: faced with our continual falls and inadequacies, he did not give up, but wanted to make us righteous (Pope Francis)
La giustificazione ci inserisce nella lunga storia della salvezza, che mostra la giustizia di Dio: di fronte alle nostre continue cadute e alle nostre insufficienze, Egli non si è rassegnato, ma ha voluto renderci giusti (Papa Francesco)
Against this cultural pressure, which not only threatened the Israelite identity but also the faith in the one God and in his promises, it was necessary to create a wall of distinction, a shield of defence to protect the precious heritage of the faith; this wall consisted precisely in the Judaic observances and prescriptions (Pope Benedict)
Contro questa pressione culturale, che minacciava non solo l’identità israelitica, ma anche la fede nell’unico Dio e nelle sue promesse, era necessario creare un muro di distinzione, uno scudo di difesa a protezione della preziosa eredità della fede; tale muro consisteva proprio nelle osservanze e prescrizioni giudaiche (Papa Benedetto)
It is not an anecdote. It is a decisive historical fact! This scene is decisive for our faith; and it is also decisive for the Church’s mission (Pope Francis)
Non è un aneddoto. E’ un fatto storico decisivo! Questa scena è decisiva per la nostra fede; ed è decisiva anche per la missione della Chiesa (Papa Francesco)
Being considered strong, capable of commanding, excellent, pristine, magnificent, performing, extraordinary, glorious… harms people. It puts a mask on us, makes us one-sided; takes away understanding. It floats the character we are sitting in, above reality
Essere considerati forti, capaci di comandare, eccellenti, incontaminati, magnifici, performanti, straordinari, gloriosi… danneggia le persone. Ci mette una maschera, rende unilaterali; toglie la comprensione. Fa galleggiare il personaggio in cui siamo seduti, al di sopra della realtà
The paralytic is not a paralytic
Il paralitico non è un paralitico
The Kingdom of God is precisely the presence of truth and love and thus is healing in the depths of our being. One therefore understands why his preaching and the cures he works always go together: in fact, they form one message of hope and salvation (Pope Benedict)
Il Regno di Dio è proprio la presenza della verità e dell’amore e così è guarigione nella profondità del nostro essere. Si comprende, pertanto, perché la sua predicazione e le guarigioni che opera siano sempre unite: formano infatti un unico messaggio di speranza e di salvezza (Papa Benedetto)
To repent and believe in the Gospel are not two different things or in some way only juxtaposed, but express the same reality (Pope Benedict)
Convertirsi e credere al Vangelo non sono due cose diverse o in qualche modo soltanto accostate tra loro, ma esprimono la medesima realtà (Papa Benedetto)
The fire of God's creative and redeeming love burns sin and destroys it and takes possession of the soul, which becomes the home of the Most High! (Pope John Paul II)
Il fuoco dell’amore creatore e redentore di Dio brucia il peccato e lo distrugge e prende possesso dell’anima, che diventa abitazione dell’Altissimo! (Papa Giovanni Paolo II)
«The Spirit of the Lord is upon me, because he has anointed me to preach good news to the poor» (Lk 4:18). Every minister of God has to make his own these words spoken by Jesus in Nazareth [John Paul II]

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

duevie.art

don Giuseppe Nespeca

Tel. 333-1329741


Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001.
Le immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione.
L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno insindacabilmente rimossi.