Ago 10, 2026 Scritto da 

20a Domenica T.O.

20a Domenica T.O. (anno A)

(Rm 11,13-15.29-32)

 

Romani 11:13 A voi, genti, ecco che cosa dico: come apostolo delle genti, io faccio onore al mio ministero, 

Romani 11:14 nella speranza di suscitare la gelosia di quelli del mio sangue e di salvarne alcuni. 

Romani 11:15 Se infatti il loro rifiuto ha segnato la riconciliazione del mondo, quale potrà mai essere la loro riammissione, se non una risurrezione dai morti?

 

Paolo, che qui si autodefinisce "apostolo delle genti", si scopre in qualche modo attore principale di un progetto di Dio, quello di suscitare la gelosia degli Israeliti tramite l'annuncio della salvezza ai pagani, proprio per mezzo di lui, così che egli riterrà pienamente compiuto il suo ministero non solo se avrà annunciato Cristo ai pagani, ottenendone l'accettazione, ma anche, quale contropartita, suscitando la gelosia del suo popolo. Se il pagano entra nella grazia di Dio ed è un pagano, quanto più dovrebbe desiderare di possedere la grazia di Dio un giudeo che è discendente di Abramo, che è uno che ha stipulato un'alleanza con Dio? Vedendo i frutti che Paolo ha raccolto per il mondo, alcuni si dovrebbero chiedere: perché lui sta producendo tutti questi frutti?

«Se infatti il loro rifiuto ha segnato la riconciliazione del mondo, quale potrà mai essere la loro riammissione, se non una risurrezione dai morti?». La riconciliazione del mondo non è il frutto del rifiuto di Israele di accogliere il suo Messia. Il legame tra rifiuto di Israele e riconciliazione del mondo è solo storico, non è teologico. È storico perché lo stesso Paolo ha sempre iniziato la sua predicazione rivolgendosi ai giudei; una volta rifiutato da questi, andava dai pagani. Ma questa è storia, non è teologia della salvezza, e neanche metodo pastorale dettato da Gesù, il quale quando ha affidato la missione ai suoi disse espressamente: "Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli" (Mt 28,19). Anche quando si vuole rispettare la fase storica dell'evangelizzazione del mondo, è scritto negli Atti che la missione degli apostoli sarebbe dovuta iniziare da Gerusalemme, ed espandersi successivamente su tutta la terra. Teologicamente quindi il problema è risolto, storicamente però è successo che proprio il rifiuto dei giudei portava Paolo presso i pagani e in certo qual mondo la loro conversione è stata favorita e accelerata.

I pagani non sono stati chiamati per sostituire i giudei mancanti, ma sono stati chiamati per grazia di Dio indipendentemente dalla risposta data a Dio dal suo popolo. Questa verità deve essere affermata con certezza dogmatica. Tuttavia, il rifiuto dei giudei ha accelerato la diffusione del vangelo nel mondo pagano e lo ha anche liberato dalla sottomissione alla ritualità mosaica. Se il loro rifiuto ha generato un così grande beneficio, quale prezioso bene sarà dato al mondo con la riammissione del popolo giudaico?

La risposta di San Paolo non è chiara: una "risurrezione dai morti"! Ecco il prezioso bene che sarà dato al mondo. Cos'è questa risurrezione o vita dai morti? È la risurrezione dell'ultimo giorno? È una risurrezione spirituale del mondo? È qualcosa di paragonabile alla risurrezione finale? Queste parole, sono interpretate da molti Padri della Chiesa nel senso che la conversione dei giudei sarà un segno che è prossima la risurrezione dei morti e il trionfo finale di Cristo.

Non è comunque facile rispondere. Tutto il mondo, nel momento in cui i giudei si convertiranno a Cristo, avrà come un sussulto di novità; è come se tutto il mondo ritornasse in vita, poiché si apre per esso una porta nuova e questa porta è la professione della stessa fede tra giudei e gentili. In questo caso, la conversione d'Israele non sarà il segnale della risurrezione dei corpi, ma inaugurerà l'era del trionfo del vangelo sulla terra. L'apostolo parla in maniera indeterminata del bene che apporterà la conversione dei giudei e lo paragona ad una risurrezione.

Come si può constatare Paolo crede veramente nella conversione del suo popolo. Non solo ci crede, crede anche che questa conversione sarà l'inizio di una nuova fioritura di fede e di amore nel mondo, poiché egli la vede come il segno più grande della credibilità di Cristo offerta al mondo intero. È questa risurrezione spirituale del mondo che Paolo vede nella conversione del suo popolo a Cristo, e bisogna pregare il Signore che questa conversione avvenga presto.

Così Paolo vede che dal suo popolo, sia a causa del rifiuto che della sua reintegrazione, è sorto e sorgerà per il mondo un grande bene. È una rivelazione? È una profezia? È il suo grande amore che parla? Sono tutte queste cose messe insieme. Ciò che mai sapremo sono le modalità storiche. La conoscenza di queste modalità non è essenziale alla fede. Tante altre modalità noi non conosciamo e  tuttavia le crediamo, le speriamo, attendiamo che si compiano, perché un velo di tristezza si distende sulla famiglia di Dio finché le manca la presenza del figlio maggiore.    

 

 

 Argentino Quintavalle, autore dei libri 

- Apocalisse commento esegetico 

- L'Apostolo Paolo e i giudaizzanti – Legge o Vangelo?

  • Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo nel mistero trinitario
  • Il discorso profetico di Gesù (Matteo 24-25)
  • Tutte le generazioni mi chiameranno beata
  •  Cattolici e Protestanti a confronto – In difesa della fede
  •  La Chiesa e Israele secondo San Paolo – Romani 9-11

 

(Disponibili su Amazon)

152 Ultima modifica il Lunedì, 10 Agosto 2026 11:56
Argentino Quintavalle

Argentino Quintavalle è studioso biblico ed esperto in Protestantesimo e Giudaismo. Autore del libro “Apocalisse - commento esegetico” (disponibile su Amazon) e specializzato in catechesi per protestanti che desiderano tornare nella Chiesa Cattolica.

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That denarius clearly represents eternal life, a gift that God reserves for all. Indeed those who are considered the "last", if they accept, become the "first", whereas the "first" can risk becoming the "last" [Pope Benedict]
Quel denaro rappresenta la vita eterna, dono che Dio riserva a tutti. Anzi, proprio quelli che sono considerati "ultimi", se lo accettano, diventano "primi", mentre i "primi" possono rischiare di finire "ultimi" [Papa Benedetto]
The sower is Jesus. With this image, we can see that he presents himself as one who does not impose himself, but rather offers himself. He does not attract us by conquering us, but by donating himself: he casts seeds. With patience and generosity, he spreads his Word, which is not a cage or a trap, but a seed which can bear fruit (Pope Francis)
Il seminatore è Gesù. Notiamo che, con questa immagine, Egli si presenta come uno che non si impone, ma si propone; non ci attira conquistandoci, ma donandosi: butta il seme. Egli sparge con pazienza e generosità la sua Parola, che non è una gabbia o una trappola, ma un seme che può portare frutto (Papa Francesco)
The Church desires to give thanks to the Most Holy Trinity for the "mystery of woman" and for every woman - for that which constitutes the eternal measure of her feminine dignity, for the "great works of God", which throughout human history have been accomplished in and through her (Mulieris Dignitatem n.31)
La Chiesa desidera ringraziare la Santissima Trinità per il «mistero della donna», e, per ogni donna - per ciò che costituisce l'eterna misura della sua dignità femminile, per le «grandi opere di Dio» che nella storia delle generazioni umane si sono compiute in lei e per mezzo di lei (Mulieris Dignitatem n.31)
Simon, a Pharisee and rich 'notable' of the city, holds a banquet in his house in honour of Jesus. Unexpectedly from the back of the room enters a guest who was neither invited nor expected […] (Pope Benedict)
Simone, fariseo e ricco “notabile” della città, tiene in casa sua un banchetto in onore di Gesù. Inaspettatamente dal fondo della sala entra un’ospite non invitata né prevista […] (Papa Benedetto)
God excludes no one […] God does not let himself be conditioned by our human prejudices (Pope Benedict)
Dio non esclude nessuno […] Dio non si lascia condizionare dai nostri pregiudizi (Papa Benedetto)
«The Russian mystics of the first centuries of the Church gave advice to their disciples, the young monks: in the moment of spiritual turmoil take refuge under the mantle of the holy Mother of God». Then «the West took this advice and made the first Marian antiphon “Sub tuum Praesidium”: under your cloak, in your custody, O Mother, we are sure there» (Pope Francis)
The Gospel of Matthew written in Hebrew or Aramaic is no longer extant, but in the Greek Gospel that we possess we still continue to hear, in a certain way, the persuasive voice of the publican Matthew, who, having become an Apostle, continues to proclaim God's saving mercy to us. And let us listen to St Matthew's message, meditating upon it ever anew also to learn to stand up and follow Jesus with determination (Pope Benedict)
Non abbiamo più il Vangelo scritto da Matteo in ebraico o in aramaico, ma nel Vangelo greco che abbiamo continuiamo a udire ancora, in qualche modo, la voce persuasiva del pubblicano Matteo che, diventato Apostolo, séguita ad annunciarci la salvatrice misericordia di Dio e ascoltiamo questo messaggio di san Matteo, meditiamolo sempre di nuovo per imparare anche noi ad alzarci e a seguire Gesù con decisione (Papa Benedetto)

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