Ago 31, 2026 Scritto da 

23a Domenica T.O.

23a Domenica T.O. (anno A)

(Mt 18,15-20)

 

Matteo 18:15 Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello;

Matteo 18:16 se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni.

Matteo 18:17 Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all'assemblea; e se non ascolterà neanche l'assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano.

Matteo 18:18 In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo.

Matteo 18:19 In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà.

Matteo 18:20 Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro».

 

«In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo». Questo verso va letto e compreso nel contesto, cioè dipende esclusivamente dai vv. 15-17 e ne è la conclusione. In altri termini, questo versetto risponde alla domanda: che cosa succede se si perdona o meno, se si condanna o si assolve un proprio fratello? E ancora: l'azione in sé riguarda soltanto i rapporti interpersonali o ha, invece, anche un risvolto spirituale, una risonanza nel regno dei cieli, coinvolgendo Dio stesso? 

Questo versetto è molto simile a quello della preghiera del Padrenostro (Mt 6,12) che vede l'assoluzione delle proprie colpe da parte di Dio nella misura in cui si perdonano quelle degli altri; o, similmente, il proprio misurare gli altri ha un suo risvolto anche su se stessi, per cui si verrà misurati con la stessa misura. Sono espressioni che indicano come il proprio comportamento verso l'altro, il giudicarlo o meno, il perdonarlo o meno non è indifferente, ma trova una sua risonanza e un suo corrispettivo in cielo. In tal modo viene posto un stretto legame tra la terra e il cielo, tra il proprio modo di comportarsi e quello di Dio nei nostri confronti.

«In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d'accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà». È la preghiera della comunità, una preghiera che si fonda sulla comunione: “Si metteranno d'accordo”. Il verbo usato da Matteo è bellissimo, è «symphōnēsōsin», che letteralmente significa formare un accordo, una sinfonia, essere del medesimo parere. Il verbo è composto dalla preposizione “syn” + “phōnéō”; la preposizione significa “insieme, con”, mentre il verbo significa “parlare, dire, alzare la voce”. Il verbo, così composto, indica, quindi, un essere concordi e unanimi nel parlare. Anche qui torna il parallelismo terra-cielo e la rispondenza del comportamento di quaggiù che trova la sua risonanza lassù. Infatti, l'accordo, l'unanimità, la comunione tra i credenti nel loro rivolgersi, qui sulla terra, verso il Padre nei cieli, trova la sua immediata accoglienza, poiché in questo caso vi è perfetta sintonia tra Dio e i credenti, tra il cielo e la terra. Ancora una volta viene sottolineato come il comportamento che il credente tiene nel suo vivere quotidiano ha la sua risonanza nei cieli.

Viene posta in questo versetto la motivazione teologica che deve animare la preghiera comune. Perché la preghiera sia efficace presso il Padre non è sufficiente che sia comunitaria, cioè fatta da più persone, quasi che Dio si intimorisca per il numero di credenti; ma è indispensabile che tra questi credenti, indipendentemente dal numero (sono sufficienti due o tre credenti), regni la  concordia, l'unanimità, la comunione. Solo così l'amore qui sulla terra trova la sua risonanza in quello del cielo.

«Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro». Questa è la motivazione cristologica su cui deve fondarsi la preghiera comunitaria. Se al v. 19 si sottolineava la necessità della concordia e della comunione tra i fratelli, qui viene precisata la caratteristica che deve avere questa comunione, che non è frutto della buona volontà personale e degli sforzi umani, ma si radica in Cristo e in lui trova la sua giustificazione. È l'essere in Cristo che fa dei membri di una comunità una cosa sola; soltanto l'essere in comunione con lui fa sì tutti siano in comunione tra loro.

Significativa è l'espressione che Matteo usa per dire “riuniti nel mio nome” (sinegménoi eis tò emòn ónoma = riuniti insieme verso il mio nome). Innanzitutto il verbo “sinegménoi”, il quale, oltre che riunire, significa mettere insieme, convocare, unire, congiungere, condurre verso qualcosa o qualcuno. Ma parla anche di un operare insieme, di un agire in comunione, di un muoversi insieme. Il verbo, infatti, è un composto di syn+agō. Ci troviamo, quindi, di fronte ad un verbo che parla di un comune ed unanime movimento non nel nome di Gesù, ma “verso” il suo nome (eis), la qual cosa lascia presupporre come il vivere nel suo nome o, meglio, rivolti verso di lui, non sia un fatto scontato, ma comporti una continua conversione, un continuo riorientare la propria vita verso Gesù.

Gesù ha fatto una sostituzione fondamentale, non due o tre che si riuniscono per studiare la Torah, come dicono i rabbini, ma due o tre che si riuniscono nel nome di Gesù e possono sperimentare la presenza del Signore. Al centro della comunità non c’è la Torah, ma Gesù.

Il v. 20 si chiude con una sentenza rassicurante: “lì sono io in mezzo a loro”, che riprende il tema caro a Matteo: la presenza di Dio realizzata in Gesù. Non a caso il Gesù di Matteo, fin dall'inizio del vangelo, è chiamato Emmanuele, il Dio con noi (Mt 1,23), e vede in Gesù la dimora fissa di Dio in mezzo agli uomini, una presenza che si accompagna con la sua chiesa lungo il cammino della storia.  Gesù non parla al futuro, se due o tre si accorderanno io sarò, come se Lui dovesse venire, ma dice “io sono”, una realtà già presente, non parla di una promessa, ma di qualcosa che è già possibile sperimentare. Dal momento che si è in questa sinfonia, in questa concordia nel praticare lo stesso amore, il Signore si fa presente ed è in mezzo. Se le nostre preghiere non sono esaudite vuol dire che noi non suoniamo la musica divina, non siamo una sinfonia.

 

 

 Argentino Quintavalle, autore dei libri 

- Apocalisse – commento esegetico 

- L'Apostolo Paolo e i giudaizzanti – Legge o Vangelo?

  • Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo nel mistero trinitario
  • Il discorso profetico di Gesù (Matteo 24-25)
  • Tutte le generazioni mi chiameranno beata
  •  Cattolici e Protestanti a confronto – In difesa della fede
  •  La Chiesa e Israele secondo San Paolo – Romani 9-11

 

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128 Ultima modifica il Lunedì, 31 Agosto 2026 21:08
Argentino Quintavalle

Argentino Quintavalle è studioso biblico ed esperto in Protestantesimo e Giudaismo. Autore del libro “Apocalisse - commento esegetico” (disponibile su Amazon) e specializzato in catechesi per protestanti che desiderano tornare nella Chiesa Cattolica.

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Christianity cannot be, cannot be exempt from the cross; the Christian life cannot even suppose itself without the strong and great weight of duty [Pope Paul VI]
Il Cristianesimo non può essere, non può essere esonerato dalla croce; la vita cristiana non può nemmeno supporsi senza il peso forte e grande del dovere [Papa Paolo VI]
The horizon of friendship to which Jesus introduces us is the whole of humanity [Pope Benedict]
L’orizzonte dell’amicizia in cui Gesù ci introduce è l’umanità intera [Papa Benedetto]
The Church invites believers to regard the mystery of death not as the "last word" of human destiny but rather as a passage to eternal life (Pope John Paul II)
La Chiesa invita i credenti a guardare al mistero della morte non come all'ultima parola sulla sorte umana, ma come al passaggio verso la vita eterna (Papa Giovanni Paolo II)
The saints: they are our precursors, they are our brothers, they are our friends, they are our examples, they are our lawyers. Let us honour them, let us invoke them and try to imitate them a little (Pope Paul VI)
I santi: sono i precursori nostri, sono i fratelli, sono gli amici, sono gli esempi, sono gli avvocati nostri. Onoriamoli, invochiamoli e cerchiamo di imitarli un po’ (Papa Paolo VI)
Man rightly fears falling victim to an oppression that will deprive him of his interior freedom, of the possibility of expressing the truth of which he is convinced, of the faith that he professes, of the ability to obey the voice of conscience that tells him the right path to follow [Dives in Misericordia, n.11]
L'uomo ha giustamente paura di restar vittima di una oppressione che lo privi della libertà interiore, della possibilità di esternare la verità di cui è convinto, della fede che professa, della facoltà di obbedire alla voce della coscienza che gli indica la retta via da seguire [Dives in Misericordia, n.11]
We find ourselves, so to speak, roped to Jesus Christ together with him on the ascent towards God's heights (Pope Benedict)
Ci troviamo, per così dire, in una cordata con Gesù Cristo – insieme con Lui nella salita verso le altezze di Dio (Papa Benedetto)
There are also serious, dangerous omissions and we have to recognize with healthy realism that in this way things are not all right, it is not all right when errors are made. However, we must also be certain at the same time that if, here and there, the Church is dying because of the sins of men and women, because of their non-belief, at the same time she is reborn (Pope Benedict)
Ci sono anche cadute gravi, pericolose, e dobbiamo riconoscere con sano realismo che così non va, non va dove si fanno cose sbagliate. Ma anche essere sicuri, allo stesso tempo, che se qua e là la Chiesa muore a causa dei peccati degli uomini, a causa della loro non credenza, nello stesso tempo, nasce di nuovo (Papa Benedetto)
The question makes apparent the concern, present in ancient Jewish tradition, over finding a unifying principle in the various formulations of God's will […] Emphasis is placed on the totality of this dedication to God, listing the three faculties that define man in his deep psychological structures: heart, soul and mind. The word mind, diánoia, contains the rational element (Pope Benedict)
L’accento è posto sulla totalità di questa dedizione a Dio, elencando le tre facoltà che definiscono l’uomo nelle sue strutture psicologiche profonde: cuore, anima e mente. Il termine mente, diánoia, contiene l’elemento razionale (Papa Benedetto)

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