Ago 24, 2026 Scritto da 

22a Domenica T.O.

22a Domenica T.O. (anno A)

(Mt 16,21-27)

 

Matteo 16:24 Allora Gesù disse ai suoi discepoli: Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.

 

«Allora Gesù disse ai suoi discepoli: "Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua». Seguire Gesù significa accettare e fare proprio lo stile di vita del Messia sofferente, metabolizzandolo nella propria vita e far sì che lo stile di questo Messia sofferente divenga per il discepolo la sua nuova forma mentis. Gesù sta parlando ai discepoli, cioè a coloro che avevano già fatto una scelta per lui. Non era questa, però, l'idea del Messia che Israele attendeva. Ma è proprio perché il discorso è rivolto ai discepoli e soltanto a loro, che si chiede un radicale cambiamento nel proprio modo di pensare e di seguire Gesù.

Le sue parole iniziano con una espressione al condizionale: “Se qualcuno vuole venire dietro a me”. Andare dietro a Gesù è un atto di libertà e di volontà (“se qualcuno”); è un invito, uno può anche non volere. Nessuno è obbligato. Ma per chi lo segue la questione è: come passare dal modo di pensare degli uomini a quello di Dio? Soltanto una trasformazione interiore può consentire di pensare alle cose di Dio e non a quelle degli uomini.

Gesù dice: “Rinneghi se stesso”. Non si tratta di rifiutare se stessi, il proprio modo di essere, cosa che porterebbe a inevitabili conflitti di ordine psicologico ed esistenziale, che avrebbero delle nefaste conseguenze su di sé e sugli altri. Dio ha bisogno di uomini nella pienezza della loro maturità umana. Rinnegare se stessi non è una forma masochista di umiliazione della propria persona, ma significa che non dobbiamo credere a ciò che appare giusto alla nostra ragione. Significa abbandonare tutte quelle idee, quelle ideologie che ci hanno costruito; dobbiamo cambiare mentalità, riconfigurare il nostro modo di essere.

Rinnegare se stessi significa anche esser disposti a rinunciare alle cose e agli affetti più cari, significa spogliarsi dell'uomo vecchio e rivestirsi del nuovo, riconoscere la necessità di percorrere un cammino continuo di conversione verso Dio, perché il pensare di Dio diventi anche il nostro. Rinnegare se stessi significa decentrare il proprio Io per dare spazio e centralità alla Parola di Dio, quale elemento su cui riparametrare il proprio vivere. Concretamente, abbiamo tutti un falso Io che è da rinnegare in quanto basato su falsi criteri mondani. La nostra vera lotta è contro noi stessi. 

Nel contesto storico in cui si trovava la chiesa primitiva significava abnegazione di se stessi, rinuncia ai compromessi, che portava fatalmente a scontri sociali e religiosi, a persecuzioni, incarcerazioni e alla lacerazione degli stessi nuclei familiari. In tale contesto rinnegare se stessi significava mettere da parte le proprie giuste esigenze di sicurezza e tranquillità per dare spazio alle esigenze di Dio, che richiedevano, talvolta, una testimonianza cruenta.

Questa prima regola è l'inizio di tutto. Senza questa prima regola mai ci potrà essere vera sequela del Signore Gesù.

L'espressione “prendere la propria croce”, molto diffusa nel mondo cristiano, era già nota al mondo ebraico per la triste esperienza che ne ebbero i giudei sotto il regno del re asmoneo Alessandro Ianneo (103-76 a.C.), che aveva fatto crocifiggere 800 suoi oppositori. Fatto questo che provocò un grande scalpore, perché violava ogni principio etico proprio dell'Antico Testamento.

La croce, nei vangeli, non viene data da Dio, ma è presa volontariamente da coloro che vogliono seguire Gesù. L'invito, si noti, non è di prendere la croce di Gesù ma quella propria del discepolo; quella croce che nasce non tanto dalla difficoltà del vivere quotidiano, proprio di tutti gli uomini, ma dall'essere con Gesù, dal crederlo Figlio di Dio e vero Dio, testimoniarlo come Messia crocifisso. Prendere su di se la croce, significa accettare privazioni e sofferenze e persino il sacrificio della vita per amore di Gesù. Gesù dice: se non accettate di essere trattati come me, non pensate a venirmi dietro.

Non pensiamo che ciò fosse stato semplice per l'ebreo di quei tempi, poiché credere in queste cose significava abbandonare la tradizione, farsi dei nemici, crearsi ostilità e non pochi conflitti all'interno della propria famiglia, rischiando di essere denunciati dagli stessi familiari o sedicenti amici; significava essere espulsi dalla sinagoga e messi al bando. Questa è la croce a cui il vero discepolo è chiamato: non un cammino trionfale verso il potere e verso la realizzazione di un glorioso regno d'Israele, ma un cammino fondato sulla quotidianità di una testimonianza sofferente, che non di rado finiva con la morte.

Il verso inizia con il condizionale “Se qualcuno vuole venire dietro a me” e termina con l'esortazione “mi segua”. Il verbo greco “akoloutheítō” dice molto di più di un semplice seguire. Esso significa tener dietro, andare insieme, lasciarsi guidare, imitare e contiene implicitamente il concetto del servire, del dedicarsi. Posta in questo contesto, la sequela voluta da Gesù non è una semplice scampagnata tra amici, ma una dedizione esistenziale totale, un dono di sé, anche estremo.

Tutti i verbi delle parole di Gesù nel v. 24 sono posti al presente indicativo, per indicare l'attualità di una tale sequela esigente, che interpella ogni discepolo, il quale deve dare, ora, la sua risposta esistenziale perché il suo discepolato sia autentico.   

 

 

 Argentino Quintavalle, autore dei libri 

- Apocalisse commento esegetico 

- L'Apostolo Paolo e i giudaizzanti – Legge o Vangelo?

  • Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo nel mistero trinitario
  • Il discorso profetico di Gesù (Matteo 24-25)
  • Tutte le generazioni mi chiameranno beata
  •  Cattolici e Protestanti a confronto – In difesa della fede
  •  La Chiesa e Israele secondo San Paolo – Romani 9-11

 

(Disponibili su Amazon)

142 Ultima modifica il Lunedì, 24 Agosto 2026 11:29
Argentino Quintavalle

Argentino Quintavalle è studioso biblico ed esperto in Protestantesimo e Giudaismo. Autore del libro “Apocalisse - commento esegetico” (disponibile su Amazon) e specializzato in catechesi per protestanti che desiderano tornare nella Chiesa Cattolica.

Email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
The Cross of Jesus is our one true hope! That is why the Church “exalts” the Holy Cross, and why we Christians bless ourselves with the sign of the cross. That is, we don’t exalt crosses, but the glorious Cross of Christ, the sign of God’s immense love, the sign of our salvation and path toward the Resurrection. This is our hope (Pope Francis)
La Croce di Gesù è la nostra unica vera speranza! Ecco perché la Chiesa “esalta” la santa Croce, ed ecco perché noi cristiani benediciamo con il segno della croce. Cioè, noi non esaltiamo le croci, ma la Croce gloriosa di Gesù, segno dell’amore immenso di Dio, segno della nostra salvezza e cammino verso la Risurrezione. E questa è la nostra speranza (Papa Francesco)
In the divine attitude justice is pervaded with mercy, whereas the human attitude is limited to justice. Jesus exhorts us to open ourselves with courage to the strength of forgiveness, because in life not everything can be resolved with justice. We know this (Pope Francis)
Nell’atteggiamento divino la giustizia è pervasa dalla misericordia, mentre l’atteggiamento umano si limita alla giustizia. Gesù ci esorta ad aprirci con coraggio alla forza del perdono, perché nella vita non tutto si risolve con la giustizia; lo sappiamo (Papa Francesco)
The basis of Christian construction is listening to and the fulfilment of the word of Christ (Pope John Paul II)
Alla base della costruzione cristiana c’è l’ascolto e il compimento della parola di Cristo (Papa Giovanni Paolo II)
These divisions are seen in the relationships between individuals and groups, and also at the level of larger groups: nations against nations and blocs of opposing countries in a headlong quest for domination [Reconciliatio et Paenitentia n.2]
Queste divisioni si manifestano nei rapporti fra le persone e fra i gruppi, ma anche a livello delle più vaste collettività: nazioni contro nazioni, e blocchi di paesi contrapposti, in un'affannosa ricerca di egemonia [Reconciliatio et Paenitentia n.2]
Mary "Girl" [...] point of convergence and arrival of a complex of divine promises, mysteriously echoed in the very heart of history (Pope John Paul II)
Maria “Bambina” […] punto di convergenza e di arrivo di un complesso di promesse divine, echeggiate misteriosamente nel cuore stesso della storia (Papa Giovanni Paolo II)
Luke’s passage puts before the eyes a double slavery: that of man «with his hand paralyzed, slave of his illness», and that of the «Pharisees, scribes, slaves of their rigid, legalistic attitudes» (Pope Francis)
Il racconto di Luca mette davanti agli occhi una duplice schiavitù: quella dell’uomo «con la mano paralizzata, schiavo della sua malattia», e quella «dei farisei, degli scribi, schiavi dei loro atteggiamenti rigidi, legalistici» (Papa Francesco)
Origen says “we should practise this symphony” (Commentary on the Gospel according to Matthew, 14,1), in other words this harmony within the Christian community [Pope Benedict]
Dice Origene che “dobbiamo esercitarci in questa sinfonia” (Commento al Vangelo di Matteo 14, 1), cioè in questa concordia all’interno della comunità cristiana [Papa Benedetto]
Thus in communion with Christ, in a faith that creates charity, the entire Law is fulfilled. We become just by entering into communion with Christ who is Love (Pope Benedict)
Così nella comunione con Cristo, nella fede che crea la carità, tutta la Legge è realizzata. Diventiamo giusti entrando in comunione con Cristo che è l'amore (Papa Benedetto)

duevie.art

don Giuseppe Nespeca

Tel. 333-1329741


Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001.
Le immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione.
L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno insindacabilmente rimossi.