Lug 6, 2026 Scritto da 

15a Domenica T.O.

15a Domenica T.O. (anno A)

(Mt 13,1-23)

 

1Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. 2Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
3Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: "Ecco, il seminatore uscì a seminare. 4Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. 5Un'altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c'era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, 6ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. 7Un'altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. 8Un'altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. 9Chi ha orecchi, ascolti".
10Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: "Perché a loro parli con parabole?". 11Egli rispose loro: "Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. 12Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell'abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. 13Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. 14Così si compie per loro la profezia di Isaia che dice:
Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
15 Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!
 

 

“Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare”. Il brano inizia con una nota temporale (“quel giorno”), fatta seguire da una nota spaziale (“uscì di casa e sedette in riva al mare”), che offrono delle indicazioni utili per comprendere la situazione che si sta parando davanti. Una prima osservazione va fatta sull’espressione “in quel giorno” (en tē ēméra ekeínē), che richiama l’attenzione su quel giorno che si rivelerà essere non un giorno qualsiasi, ma un tempo in cui Gesù compie una scelta che segnerà una svolta radicale nella sua predicazione e nella sua missione: l'inizio del suo parlare in parabole (v. 10). Questa espressione, nel vangelo di Matteo si trova soltanto qui, mentre in tutto il Nuovo Testamento compare altre tre volte: due volte in cui si parla del giorno del giudizio (Lc 10,12; 2 Ts 1,10 ); una volta in cui si evidenzia il particolare successo dell’annuncio della parola (At 2,41). Quando compare questa espressione, quindi, gli autori sacri si riferiscono sempre a un tempo particolarmente rilevante o di particolare interesse, che ha a che fare, da un lato, con un’azione di giudizio e, dall’altro, con l’affermarsi inarrestabile della Parola. Ed è proprio ciò che accade qui. L’intero cap. 13, infatti, tematicamente è dominato da due elementi fondamentali: l’annuncio del Regno e la scelta discriminante che Gesù è costretto ad operare nell’ambito di tale annuncio, poiché se a tutti il Regno viene annunciato, non a tutti sono rivelati i suoi misteri.

Una seconda osservazione va fatta sulla duplice connotazione di tipo spaziale: Gesù esce di casa e siede presso il mare. Gesù non parla a persone che si trovano in casa, ma a quelli che sono fuori, fermi sulla riva del mare. A costoro non vengono rivelati i misteri del Regno (v. 11), viene invece dato l’annuncio attraverso il linguaggio delle parabole, il cui contenuto è criptato dalla metafora. Gesù opera dunque un discrimine tra i suoi ascoltatori. I due sostantivi “casa” e “mare”, sono due metafore. La casa, nel linguaggio simbolico dei vangeli, spesso indica la comunità credente, in cui si trova Gesù. Da qui egli esce per andare verso la gente (vv. 1-2). Che non si tratti di una casa qualsiasi, ma della nuova comunità credente, è suggerito anche dall’articolo determinativo, che nel testo greco precede il sostantivo “casa”. Gesù, infatti, non esce da una casa qualsiasi, ma “dalla casa” (tēs oikías).

Alla casa si contrappone il “mare”, per sua natura aperto e vasto, ma anche insidioso, poiché nasconde al di sotto della superficie un mondo sconosciuto. Un mare che spesso viene letto metaforicamente come l’immagine dei popoli; ed è proprio qui, in riva al mare, che Gesù si siede.

In sintesi, il v. 1 nel suo linguaggio metaforico e simbolico introduce l’intero tema del cap. 13: Gesù esce dalla casa-comunità credente per andare verso la gente, in mezzo alla quale si siede per ammaestrarla. Questo suo ammaestramento, tuttavia, per le modalità con cui viene compiuto, diviene anche una sorta di giudizio. Per questo, quanto avviene “in quel giorno” determina una svolta radicale nella predicazione di Gesù, che si trasforma in un atto di accusa a motivo dell’incredulità della gente (vv. 14-15).

Il v. 2, letto simbolicamente, conferma quanto setto. “Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia”. Il verso è scandito in tre momenti:

a) La folla si raduna attorno a Gesù;

b) Gesù prende le distanze dalla folla, salendo sulla barca, da dove impartisce il suo insegnamento;

c) La folla rimane ferma sulla spiaggia, in ascolto di Gesù, ma distaccata da lui, così che essa non lo può raggiungere

La folla da questo momento si viene a trovare a distanza nei confronti di Gesù. Ci saranno quelli che ascolteranno e accoglieranno il messaggio e altri che lo rifiuteranno. Al centro della narrazione si colloca Gesù che prende le distanze dalla folla e, da questa posizione di distacco, impartisce il suo insegnamento (b). Gesù, infatti, è sulla barca e la folla sulla spiaggia; ognuno, quindi, è fermo nelle sue posizioni. Attorno a Gesù si raggruppa una folla dal comportamento contraddittorio: lo cerca (a), ma nel contempo non si muove dalle proprie posizioni, rimanendo ferma sulla spiaggia (c). Il verbo “eistēkei” (stava ferma/rimaneva), posto al piuccheperfetto indicativo, descrive un’azione che nasce da un comportamento passato e che persiste nel presente. Pertanto, il rimanere della folla, lì ferma, senza alcun movimento verso Gesù, descrive l’atteggiamento di chiusura della folla stessa e, quindi, la sua incapacità di evolversi spiritualmente verso i tempi nuovi, che avanzano in Gesù. Il motivo di questo comportamento verrà descritto ai vv. 10-15.

Il verbo “eistēkei”, inoltre, che sottolinea l’immobilismo della folla, si contrappone a quello con cui inizia il v. 10 proselthóntes (si avvicinarono), che descrive il movimento opposto dei discepoli, che, invece, si avvicinano a Gesù e a lui si rendono disponibili. I due gruppi, quindi, sono caratterizzati dal loro atteggiamento di fondo: le folle rimangono ferme e chiuse nelle loro posizioni (eistēkei), senza alcun movimento di conversione; mentre i discepoli sono qualificati per il loro andare verso Gesù (proselthóntes).

 

 Argentino Quintavalle, autore dei libri 

- Apocalisse commento esegetico 

- L'Apostolo Paolo e i giudaizzanti – Legge o Vangelo?

  • Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo nel mistero trinitario
  • Il discorso profetico di Gesù (Matteo 24-25)
  • Tutte le generazioni mi chiameranno beata
  •  Cattolici e Protestanti a confronto – In difesa della fede
  •  La Chiesa e Israele secondo San Paolo – Romani 9-11

 

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Argentino Quintavalle

Argentino Quintavalle è studioso biblico ed esperto in Protestantesimo e Giudaismo. Autore del libro “Apocalisse - commento esegetico” (disponibile su Amazon) e specializzato in catechesi per protestanti che desiderano tornare nella Chiesa Cattolica.

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Christ reveals his identity of Messiah, Israel's bridegroom, who came for the betrothal with his people. Those who recognize and welcome him are celebrating. However, he will have to be rejected and killed precisely by his own; at that moment, during his Passion and death, the hour of mourning and fasting will come (Pope Benedict)
Cristo rivela la sua identità di Messia, Sposo d'Israele, venuto per le nozze con il suo popolo. Quelli che lo riconoscono e lo accolgono con fede sono in festa. Egli però dovrà essere rifiutato e ucciso proprio dai suoi: in quel momento, durante la sua passione e la sua morte, verrà l'ora del lutto e del digiuno (Papa Benedetto)
For the prodigious and instantaneous healing of the paralytic, the apostle St. Matthew is more sober than the other synoptics, St. Mark and St. Luke. These add broader details, including that of the opening of the roof in the environment where Jesus was, to lower the sick man with his lettuce, given the huge crowd that crowded at the entrance. Evident is the hope of the pitiful companions: they almost want to force Jesus to take care of the unexpected guest and to begin a dialogue with him (Pope Paul VI)
Per la prodigiosa ed istantanea guarigione del paralitico, l’apostolo San Matteo è più sobrio degli altri sinottici, San Marco e San Luca. Questi aggiungono più ampi particolari, tra cui quello dell’avvenuta apertura del tetto nell’ambiente ove si trovava Gesù, per calarvi l’infermo col suo lettuccio, data l’enorme folla che faceva ressa all’entrata. Evidente è la speranza dei pietosi accompagnatori: essi vogliono quasi obbligare Gesù ad occuparsi dell’inatteso ospite e ad iniziare un dialogo con lui (Papa Paolo VI)
A life without love and without truth would not be life. The Kingdom of God is precisely the presence of truth and love and thus is healing in the depths of our being. One therefore understands why his preaching and the cures he works always go together: in fact, they form one message of hope and salvation (Pope Benedict)
Una vita senza amore e senza verità non sarebbe vita. Il Regno di Dio è proprio la presenza della verità e dell’amore e così è guarigione nella profondità del nostro essere. Si comprende, pertanto, perché la sua predicazione e le guarigioni che opera siano sempre unite: formano infatti un unico messaggio di speranza e di salvezza (Papa Benedetto)
His slumber causes us to wake up. Because to be disciples of Jesus, it is not enough to believe God is there, that he exists, but we must put ourselves out there with him; we must also raise our voice with him. Hear this: we must cry out to him. Prayer is often a cry: “Lord, save me!” (Pope Francis)
Il suo sonno provoca noi a svegliarci. Perché, per essere discepoli di Gesù, non basta credere che Dio c’è, che esiste, ma bisogna mettersi in gioco con Lui, bisogna anche alzare la voce con Lui. Sentite questo: bisogna gridare a Lui. La preghiera, tante volte, è un grido: “Signore, salvami!” (Papa Francesco)
"The girl is not dead, but asleep". These words, deeply revealing, lead me to think of the mysterious presence of the Lord of life in a world that seems to succumb to the destructive impulse of hatred, violence and injustice; but no. This world, which is yours, is not dead, but sleeps (Pope John Paul II)
Let our prayer spread out and continue in the churches, communities, families, the hearts of the faithful, as though in an invisible monastery from which an unbroken invocation rises to the Lord (John Paul II)
La nostra preghiera si diffonda e continui nelle chiese, nelle comunità, nelle famiglie, nei cuori credenti, come in un monastero invisibile, da cui salga al Signore una invocazione perenne (Giovanni Paolo II)

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