Giu 29, 2026 Scritto da 

14a Domenica T.O.

14a Domenica T.O. (anno A)

(Mt 11,25-30)

 

Matteo 11:27 Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. 

Matteo 11:28 Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro .

 

Che cos’è piaciuto al Padre? È piaciuto dare tutto al Figlio. Il Figlio può comunicare a chi vuole la conoscenza che ha del Padre, perché egli è il solo Mediatore per il quale noi possiamo andare al Padre. In altri termini, l’onnipotenza divina del Padre, Signore del creato, viene trasferita a Gesù. In tal modo viene a crearsi una sorta di identificazione tra il Padre e il Figlio, che in virtù di questo trasferimento, si compenetrano reciprocamente.

Padre e Figlio si conoscono per comunione di natura divina e per generazione eterna. Il passaggio dei poteri dal Padre al Figlio non è una semplice autorizzazione giuridica ad agire in nome e per conto del Padre, come se Gesù fosse una sorta di rappresentante legale del Padre. Quando parliamo di Dio non si possono porre delle distinzioni tra le qualità proprie del Padre e il Padre stesso, poiché tali qualità del Padre sono il Padre stesso. Per questo il potere del Padre dato al Figlio è in realtà il Padre stesso che si consegna al Figlio, ed è proprio questa reciproca compenetrazione che fa dei due una cosa sola, pur nella distinzione rispettiva dei ruoli propri, per cui il Padre non è il Figlio, né il Figlio è il Padre. L’identità tra i due è nella comune ed unica natura divina. Per questo il Padre vive nel Figlio e il Figlio nel Padre; per questo la rivelazione del Figlio è la rivelazione stessa del Padre e l’operare di Gesù è l’operare del Padre, così che Gesù diventa il volto storico del Padre, il luogo storico della sua manifestazione.

Poiché nessun altro, al di fuori del Figlio, conosce il Padre, nessun altro ce lo può rivelare. La rivelazione che il Padre opera nel Figlio è un dono d’amore, che è riservato soltanto a coloro che sono in grado di riceverlo. Non sono i sapienti che possono conoscere il Padre, perché il Padre lo si conosce in un rapporto di gratuità, in un amore che si riceve e che si dona. Se questo non c’è, è impossibile fare esperienza di Dio.

"Venite a me…". È chiamata in causa la volontà dell'uomo. Il dono di Dio è per tutti, e si è invitati ad andare. Ma il dono di Dio non è per coloro che sono sazi, che stanno bene, che vivono nell’abbondanza e nella ricchezza delle cose di questo mondo. Costoro non sono invitati. A costoro Gesù Cristo non serve, non è di alcuna utilità. Essi hanno tutto, non hanno bisogno di Cristo. Hanno bisogno di Cristo invece tutti coloro che sono affaticati e oppressi. Sono affaticati per il duro lavoro di vivere la vita, di giungere alla sera. Sono affaticati per le gravi difficoltà che giorno per giorno incontrano sul loro cammino. Le difficoltà sono di ordine materiale e spirituale. L’oppressione invece è un peso aggiuntivo che viene messo sulle spalle di quanti sono già affaticati. È come se ad una persona che già porta un peso insopportabile gliene venisse aggiunto un altro ancora superiore. A costoro che sono senza prospettive di futuro, Gesù dice di andare a Lui.

“E io vi darò ristoro”. Il ristoro richiama il riposo del settimo giorno, il sabato che è il compimento della creazione. L'uomo resta sempre incompiuto perché non riesce a compiere l'amore, a compiere la legge. Se vai a Gesù, Gesù ti dà il riposo, il compimento. Il compimento dell'uomo è Dio. È questo il riposo. Il riposo poi, è sinonimo della terra promessa, finisce l'esilio, finisce l'esodo: finalmente arrivi a casa. Quindi a tutti gli sforzi della legge che indicano la via per raggiungere la vita, Gesù ti dà la vita, ti dà la casa, ti dà il riposo. E lì l'uomo riposa perché lì l'uomo sta di casa, cioè diventa figlio, non attraverso i suoi sforzi, ma andando da Gesù e accettando il suo riposo.

Quando la nostra umanità ritorna nella sua verità, esce dalla schiavitù del peccato, dall'oppressione del male, dalla dura fatica della disobbedienza. Entra nel ristoro che dona l'amicizia del Signore, che è pienezza di gioia. Il ristoro di Gesù è dono della vera libertà. La falsità opprime, la verità rende liberi. Il ristoro di Gesù è il dono della figliolanza adottiva, della Casa del Padre ritrovata. È questo il ristoro di Gesù Cristo: il ritorno dell'uomo nella Casa del Padre e il dono dell'antica dignità perduta.

 

 

 Argentino Quintavalle, autore dei libri 

- Apocalisse commento esegetico 

- L'Apostolo Paolo e i giudaizzanti – Legge o Vangelo?

  • Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo nel mistero trinitario
  • Il discorso profetico di Gesù (Matteo 24-25)
  • Tutte le generazioni mi chiameranno beata
  •  Cattolici e Protestanti a confronto – In difesa della fede
  •  La Chiesa e Israele secondo San Paolo – Romani 9-11

 

(Disponibili su Amazon)

135 Ultima modifica il Lunedì, 29 Giugno 2026 12:59
Argentino Quintavalle

Argentino Quintavalle è studioso biblico ed esperto in Protestantesimo e Giudaismo. Autore del libro “Apocalisse - commento esegetico” (disponibile su Amazon) e specializzato in catechesi per protestanti che desiderano tornare nella Chiesa Cattolica.

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That denarius clearly represents eternal life, a gift that God reserves for all. Indeed those who are considered the "last", if they accept, become the "first", whereas the "first" can risk becoming the "last" [Pope Benedict]
Quel denaro rappresenta la vita eterna, dono che Dio riserva a tutti. Anzi, proprio quelli che sono considerati "ultimi", se lo accettano, diventano "primi", mentre i "primi" possono rischiare di finire "ultimi" [Papa Benedetto]
The sower is Jesus. With this image, we can see that he presents himself as one who does not impose himself, but rather offers himself. He does not attract us by conquering us, but by donating himself: he casts seeds. With patience and generosity, he spreads his Word, which is not a cage or a trap, but a seed which can bear fruit (Pope Francis)
Il seminatore è Gesù. Notiamo che, con questa immagine, Egli si presenta come uno che non si impone, ma si propone; non ci attira conquistandoci, ma donandosi: butta il seme. Egli sparge con pazienza e generosità la sua Parola, che non è una gabbia o una trappola, ma un seme che può portare frutto (Papa Francesco)
The Church desires to give thanks to the Most Holy Trinity for the "mystery of woman" and for every woman - for that which constitutes the eternal measure of her feminine dignity, for the "great works of God", which throughout human history have been accomplished in and through her (Mulieris Dignitatem n.31)
La Chiesa desidera ringraziare la Santissima Trinità per il «mistero della donna», e, per ogni donna - per ciò che costituisce l'eterna misura della sua dignità femminile, per le «grandi opere di Dio» che nella storia delle generazioni umane si sono compiute in lei e per mezzo di lei (Mulieris Dignitatem n.31)
Simon, a Pharisee and rich 'notable' of the city, holds a banquet in his house in honour of Jesus. Unexpectedly from the back of the room enters a guest who was neither invited nor expected […] (Pope Benedict)
Simone, fariseo e ricco “notabile” della città, tiene in casa sua un banchetto in onore di Gesù. Inaspettatamente dal fondo della sala entra un’ospite non invitata né prevista […] (Papa Benedetto)
God excludes no one […] God does not let himself be conditioned by our human prejudices (Pope Benedict)
Dio non esclude nessuno […] Dio non si lascia condizionare dai nostri pregiudizi (Papa Benedetto)
«The Russian mystics of the first centuries of the Church gave advice to their disciples, the young monks: in the moment of spiritual turmoil take refuge under the mantle of the holy Mother of God». Then «the West took this advice and made the first Marian antiphon “Sub tuum Praesidium”: under your cloak, in your custody, O Mother, we are sure there» (Pope Francis)
The Gospel of Matthew written in Hebrew or Aramaic is no longer extant, but in the Greek Gospel that we possess we still continue to hear, in a certain way, the persuasive voice of the publican Matthew, who, having become an Apostle, continues to proclaim God's saving mercy to us. And let us listen to St Matthew's message, meditating upon it ever anew also to learn to stand up and follow Jesus with determination (Pope Benedict)
Non abbiamo più il Vangelo scritto da Matteo in ebraico o in aramaico, ma nel Vangelo greco che abbiamo continuiamo a udire ancora, in qualche modo, la voce persuasiva del pubblicano Matteo che, diventato Apostolo, séguita ad annunciarci la salvatrice misericordia di Dio e ascoltiamo questo messaggio di san Matteo, meditiamolo sempre di nuovo per imparare anche noi ad alzarci e a seguire Gesù con decisione (Papa Benedetto)

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