Ott 6, 2025 Scritto da 

28a Domenica T.O. (anno C)

(Lc 17,11-19)

 

Luca 17:11 Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la Galilea.

Luca 17:12 Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza,

Luca 17:13 alzarono la voce, dicendo: «Gesù maestro, abbi pietà di noi!».

Luca 17:14 Appena li vide, Gesù disse: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono sanati.

Luca 17:15 Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce;

Luca 17:16 e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano.

Luca 17:17 Ma Gesù osservò: «Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono?

Luca 17:18 Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all'infuori di questo straniero?». E gli disse:

Luca 17:19 «Alzati e và; la tua fede ti ha salvato!».

 

La venuta di Gesù, la sua vita, la sua predicazione, il suo muoversi tra gli uomini hanno come finalità primaria e unica la loro salvezza che si compie a Gerusalemme, dove egli sta andando.

La scena descritta in questo brano ha come oggetto un gruppo di persone colpite dalla lebbra. Se si tratti della lebbra così come oggi noi la intendiamo, come l'infezione causata dal Bacillo di Hansen, non ci è dato di sapere. Il termine che ricorre nel testi biblici è sāra'at che la LXX traduce con “lépra”. Termini entrambi generici molto imprecisi per indicare delle macchie e delle rugosità che potevano comparire sulla pelle, ma anche sugli abiti e sugli stessi muri domestici. La Legge prevedeva che la diagnosi dovesse essere fatta dal sacerdote.

Una volta che il sacerdote dichiarava immondo chi si sottoponeva alla sua valutazione, l'uomo colpito doveva abitare fuori dalla città o dal villaggio e vivere in segregazione o assieme ad altri sfortunati, gridando a tutti il suo essere immondo al fine di evitare che altri gli si avvicinassero. Ma il grido di “immondo” è qui sostituito da una invocazione di aiuto: “Gesù maestro, abbi pietà di noi!”. Questa sostituzione che Luca ha registrato non va trascurata, poiché è indice di come la nuova fede che ha per fondamento Gesù, di fatto ha sostituito le stesse prescrizioni della Legge mosaica, la quale permetteva all'uomo colpito soltanto un grido che rilevava il suo stato di condanna e non gli dava alcuno scampo. Come dire che la Legge condanna, ma Gesù salva.

Ciò che qui appare è un gruppo di dieci lebbrosi. Il dieci in termini simbolici dice totalità, pienezza, compiutezza e sta a simboleggiare il mondo giudaico preso nel suo insieme e valutato nel suo rapporto con Gesù. Sono lebbrosi che invocano il nome di Gesù, gli vanno incontro, ma rimangono lontano da lui, sono ancora legati alla Legge mosaica, ritenendo che la vera salvezza si possa ottenere soltanto attraverso di essa. Infatti, nel loro andare dai sacerdoti, cioè nel loro continuare a sottostare alla Legge mosaica, i dieci non sono veramente guariti, ma soltanto purificati. Non c'è stato contatto con Gesù, non ci sono state parole di guarigione da parte di Gesù, ma soltanto un comando, quello di continuare sotto la Legge mosaica, che può garantire la purificazione, ma non produce la vera salvezza. Gesù, del resto, non disconosce la Legge mosaica, ma non le attribuisce un potere salvifico intrinseco, che solo lui può dare. Una Legge, quindi, che salva a metà, cioè è capace di indicare la retta via all'uomo; di indicare ciò che è bene e ciò che è male, ma la vera capacità di salvezza, che trascende le capacità umane, dipende soltanto dalla fede in Gesù, dal proprio aprirsi esistenzialmente a lui, accogliendolo nella propria vita. Ed è ciò che farà il Samaritano.

Il brano mette in luce una fondamentale distinzione tra guarigione e salvezza: la prima riguarda soltanto l'aspetto fisico, ma non dice niente di più; mentre la seconda dà un significato nuovo alla guarigione, essa diventa segno di una rigenerazione interiore. La guarigione dice soltanto ciò che il guarito riesce a vedere, ma per lui non diventa segno, è soltanto un colpo di fortuna per aver trovato un guaritore a buon mercato. Per cui il guarito è soltanto risanato, ma non salvato. Ma non è questo che avviene per il Samaritano, che ritornato sui suoi passi riconosce nella sua guarigione l'operare della potenza di Dio, manifestatasi in Gesù. Per questo egli non è solo guarito, ma anche salvato (v. 19).

Significativi per la comprensione della dinamica della salvezza sono i vv. 15-16, scanditi in tre parti: a) la presa di coscienza da parte del risanato: “vedendosi guarito”. Il verbo è qui posto al passivo teologico o divino (“iathē” = fu guarito), che nel linguaggio dei vangeli rimanda a Dio l'azione del guarire. Il risanato, pertanto, riconosce che quanto è avvenuto in lui non è opera di un semplice guaritore, ma è opera di Dio stesso. b) Il suo lodare Dio a gran voce, dando pubblica testimonianza di quanto è avvenuto in lui. c) Una lode che è preceduta e accompagnata da due movimenti, che rivelano quanto è avvenuto in quest'uomo: “tornò indietro” e “si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo” (v. 16). Quel “tornare indietro” descrive l'atto proprio della conversione e del riavvicinamento a Gesù. Quest'uomo, alla pari degli altri, si fermò lontano da Gesù e assieme agli altri lo aveva lasciato per sottoporsi alla ritualità mosaica. Ma la lettura di fede che egli ha sviluppato sulla sua guarigione (“visto che fu guarito”), lo spinge a rientrare in se stesso e ripercorrere il cammino inverso: dal giudaismo al cristianesimo. Un ritorno che si conclude con il suo prostrarsi davanti a Gesù ringraziandolo per la salvezza che gli aveva donato.

Il v. 16 si conclude con una nota polemica, che contrappone il mondo pagano a quello giudaico: “Era un Samaritano”, ritenuto dai giudei un eretico, un traditore della fede dei Padri ed equiparato ai pagani. Una polemica che prosegue con i vv. 17-18, finalizzati a mettere in rilievo la figura del Samaritano, volutamente posto in un duro confronto vincente con il giudaismo e che suonano come un giudizio di condanna del giudaismo stesso.

Il v. 19 fornisce la chiave di lettura della guarigione, che per questo Samaritano si trasforma in vera e propria salvezza, la cui natura è significata tutta in quel “alzati” (Anastàs), un termine tecnico che nel linguaggio della chiesa primitiva alludeva alla risurrezione di Gesù. La guarigione di questo Samaritano, pertanto, è in qualche modo equiparata alla risurrezione di Gesù ed è ad essa legata - e da questa fluisce in lui. Questa guarigione, pertanto, assume i connotati di una vera e propria rigenerazione a vita nuova, che fa del Samaritano una nuova creatura in Cristo, mentre il suo risanamento fisico ne diventa segno. E ciò che produce questa salvezza è la fede di questo Samaritano: “la tua fede ti ha salvato”. Gesù è fonte di salvezza per tutti, ma la sua salvezza opera efficacemente soltanto nella fede, cioè in chi si apre esistenzialmente a lui, riconoscendosi bisognoso di guarigione (“abbi pietà di noi”) e vedendo in Gesù la sua guida e il suo fondamento sicuro (“Gesù, maestro”).

 

 

 Argentino Quintavalle, autore dei libri 

- Apocalisse commento esegetico 

- L'Apostolo Paolo e i giudaizzanti – Legge o Vangelo?

  • Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo nel mistero trinitario
  • Il discorso profetico di Gesù (Matteo 24-25)
  • Tutte le generazioni mi chiameranno beata
  •  Cattolici e Protestanti a confronto – In difesa della fede
  •  La Chiesa e Israele secondo San Paolo – Romani 9-11

 

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Argentino Quintavalle

Argentino Quintavalle è studioso biblico ed esperto in Protestantesimo e Giudaismo. Autore del libro “Apocalisse - commento esegetico” (disponibile su Amazon) e specializzato in catechesi per protestanti che desiderano tornare nella Chiesa Cattolica.

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An ancient hermit says: “The Beatitudes are gifts of God and we must say a great ‘thank you’ to him for them and for the rewards that derive from them, namely the Kingdom of God in the century to come and consolation here; the fullness of every good and mercy on God’s part … once we have become images of Christ on earth” (Peter of Damascus) [Pope Benedict]
Afferma un antico eremita: «Le Beatitudini sono doni di Dio, e dobbiamo rendergli grandi grazie per esse e per le ricompense che ne derivano, cioè il Regno dei Cieli nel secolo futuro, la consolazione qui, la pienezza di ogni bene e misericordia da parte di Dio … una volta che si sia divenuti immagine del Cristo sulla terra» (Pietro di Damasco) [Papa Benedetto]
And quite often we too, beaten by the trials of life, have cried out to the Lord: “Why do you remain silent and do nothing for me?”. Especially when it seems we are sinking, because love or the project in which we had laid great hopes disappears (Pope Francis)
E tante volte anche noi, assaliti dalle prove della vita, abbiamo gridato al Signore: “Perché resti in silenzio e non fai nulla per me?”. Soprattutto quando ci sembra di affondare, perché l’amore o il progetto nel quale avevamo riposto grandi speranze svanisce (Papa Francesco)
The Kingdom of God grows here on earth, in the history of humanity, by virtue of an initial sowing, that is, of a foundation, which comes from God, and of a mysterious work of God himself, which continues to cultivate the Church down the centuries. The scythe of sacrifice is also present in God's action with regard to the Kingdom: the development of the Kingdom cannot be achieved without suffering (John Paul II)
Il Regno di Dio cresce qui sulla terra, nella storia dell’umanità, in virtù di una semina iniziale, cioè di una fondazione, che viene da Dio, e di un misterioso operare di Dio stesso, che continua a coltivare la Chiesa lungo i secoli. Nell’azione di Dio in ordine al Regno è presente anche la falce del sacrificio: lo sviluppo del Regno non si realizza senza sofferenza (Giovanni Paolo II)
For those who first heard Jesus, as for us, the symbol of light evokes the desire for truth and the thirst for the fullness of knowledge which are imprinted deep within every human being. When the light fades or vanishes altogether, we no longer see things as they really are. In the heart of the night we can feel frightened and insecure, and we impatiently await the coming of the light of dawn. Dear young people, it is up to you to be the watchmen of the morning (cf. Is 21:11-12) who announce the coming of the sun who is the Risen Christ! (John Paul II)
Per quanti da principio ascoltarono Gesù, come anche per noi, il simbolo della luce evoca il desiderio di verità e la sete di giungere alla pienezza della conoscenza, impressi nell'intimo di ogni essere umano. Quando la luce va scemando o scompare del tutto, non si riesce più a distinguere la realtà circostante. Nel cuore della notte ci si può sentire intimoriti ed insicuri, e si attende allora con impazienza l'arrivo della luce dell'aurora. Cari giovani, tocca a voi essere le sentinelle del mattino (cfr Is 21, 11-12) che annunciano l'avvento del sole che è Cristo risorto! (Giovanni Paolo II)
Christ compares himself to the sower and explains that the seed is the word (cf. Mk 4: 14); those who hear it, accept it and bear fruit (cf. Mk 4: 20) take part in the Kingdom of God, that is, they live under his lordship. They remain in the world, but are no longer of the world. They bear within them a seed of eternity a principle of transformation [Pope Benedict]

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don Giuseppe Nespeca

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