Feb 1, 2026 Scritto da 

Presentazione di Gesù al Tempio

Presentazione di Gesù al Tempio [2 Febbraio 2026]

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga! Ecco anche un breve commento dei testi della liturgia della festa della presentazione di Gesù al Tempio.

 

*Prima Lettura dal libro del profeta Malachia (3,1-4)

Il testo di Malachia nasce in un contesto di crisi: non c’è più il re davidico, il popolo è sottomesso ai Persiani e l’autorità è nelle mani dei sacerdoti. Per questo il profeta insiste sull’alleanza con i leviti, ricordandone l’origine divina e denunciandone la corruzione presente. L’annuncio centrale è la venuta imminente del Signore nel suo tempio, chiamato anche Angelo dell’Alleanza: non un semplice messaggero, ma Dio stesso che viene a ristabilire l’Alleanza. Questa venuta è insieme desiderata e temibile, perché è una venuta di giudizio che purifica: non distrugge l’uomo, ma elimina il male che è in lui. Prima di questa venuta, Dio invia un messaggero che prepara il cammino mediante la chiamata alla conversione. Il Nuovo Testamento riconoscerà in Giovanni Battista questo precursore e in Gesù stesso l’Angelo dell’Alleanza annunciato da Malachia. Il messaggio resta attuale: Dio entra nel suo tempio per rinnovare l’Alleanza, purificare il culto e ricondurre il suo popolo alla fedeltà del cuore.

 

*Salmo responsoriale (23/24, 7, 8, 9, 10)

L’espressione poetica “Alzate, o porte, la vostra fronte” (v.9) è un’iperbole che celebra la maestà del “re della gloria”, cioè Dio stesso, che entra solennemente nel Tempio di Gerusalemme. Le porte non si aprono soltanto: si innalzano, come se l’edificio stesso dovesse farsi più grande per accogliere la presenza divina. Il salmo rimanda alla solenne dedicazione del primo Tempio da parte di Salomone (circa 950 a.C.), quando l’Arca dell’Alleanza fu portata in processione nella Città santa, tra canti, musiche e sacrifici. L’Arca, posta nel Santo dei Santi sotto le ali dei cherubini, rappresentava il trono invisibile di Dio in mezzo al suo popolo. I cherubini, lontani dall’immaginario degli angioletti, erano figure maestose e simboliche, segno della sovranità divina. Il salmo sembra strutturato come un dialogo liturgico tra due cori: uno invita le porte ad aprirsi, l’altro proclama l’identità del re della gloria come il Signore forte e vittorioso. I titoli guerrieri ricordano che Dio ha accompagnato Israele nelle sue lotte per la libertà e la sopravvivenza: l’Arca era il segno della sua presenza nei combattimenti del popolo. Anche dopo la scomparsa dell’Arca, soprattutto dopo l’Esilio babilonese, questo salmo continuò a essere cantato nel Tempio. Proprio l’assenza dell’Arca ne accrebbe il valore spirituale: Israele imparò che la presenza di Dio non è legata a un oggetto, per quanto sacro e carico di memoria. Col passare dei secoli, il salmo assunse un significato messianico: l’invocazione “entri il re della gloria” divenne l’espressione dell’attesa del Messia, il re definitivo che avrebbe vinto il male e inaugurato un’umanità rinnovata. Il “Signore degli eserciti” venne progressivamente compreso come Dio dell’universo, non più solo Dio di Israele ma Signore di tutta l’umanità. Per questo la liturgia cristiana canta questo salmo nella festa della Presentazione di Gesù al Tempio: è una professione di fede che riconosce in quel bambino il vero re della gloria, Dio stesso che entra nel suo Tempio e viene incontro al suo popolo.

 

*Seconda Lettura dalla lettera a gli Ebrei (2,14-18)

La Lettera agli Ebrei nasce in un clima di polemica: i cristiani di origine ebraica venivano accusati di seguire un Messia che non poteva essere sacerdote secondo la Legge. L’autore risponde mostrando che Gesù realizza il sacerdozio in modo nuovo e definitivo. Pur non appartenendo alla tribù di Levi, Gesù è sacerdote secondo l’ordine di Melchisedek, cioè in una forma più antica e universale. Egli non riproduce il sacerdozio dell’Antico Testamento, ma lo porta a compimento, realizzandone la finalità profonda. Gesù è vero sacerdote perché:è pienamente solidale con l’umanità, condividendone debolezza, sofferenza e morte; è in piena comunione con Dio, come dimostra la sua risurrezione; ristabilisce l’Alleanza, liberando l’uomo dalla paura e dalla schiavitù della morte. La salvezza è offerta a tutti, ma riguarda in particolare i “figli di Abramo”, cioè coloro che vivono nella fede come fiducia. L’Alleanza è dono gratuito di Dio, ma richiede una risposta libera: accoglierla o rifiutarla resta responsabilità dell’uomo.

 

*Dal vangelo secondo san Luca (2, 22 – 40)

  Il racconto della Presentazione di Gesù al Tempio è costruito con grande cura e mette in evidenza due elementi fondamentali: la Legge e lo Spirito. Nei primi versetti Luca insiste più volte sulla Legge d’Israele, non come semplice insieme di prescrizioni, ma come espressione della fede e dell’attesa del popolo. La vita di Gesù inizia all’interno della fede d’Israele: Maria e Giuseppe compiono i gesti prescritti con devozione, inserendo il bambino nella storia e nella speranza del loro popolo. Il primo messaggio di Luca è chiaro: la salvezza dell’umanità nasce dentro la Legge d’Israele. È in questo contesto che il Verbo di Dio si è incarnato e che il progetto di amore di Dio per l’umanità ha preso forma. Subito dopo entra in scena Simeone, guidato dallo Spirito Santo, anch’esso nominato più volte. È lo Spirito che gli rivela l’identità del bambino: Gesù è il Salvatore preparato da Dio davanti a tutti i popoli. Le parole di Simeone riassumono l’intero Antico Testamento come una lunga preparazione al compimento della salvezza, che non riguarda solo Israele ma tutta l’umanità. Israele è la “gloria” perché è stato scelto come strumento di salvezza universale. L’evento avviene nel Tempio di Gerusalemme, luogo decisivo per Luca: qui si realizza la profezia di Malachia sull’ingresso improvviso del Signore nel suo Tempio. Gesù è riconosciuto come l’Angelo dell’Alleanza, il Signore stesso che viene a visitare il suo popolo. Le immagini di luce e di gloria usate da Simeone si collocano pienamente in questa prospettiva. Il racconto richiama anche il Salmo del “re della gloria”: l’atteso Messia regale entra nel Tempio, non con la potenza esteriore, ma nella povertà di un neonato. Tuttavia la scena è solenne e carica di gloria, perché in quel bambino è presente tutta l’attesa d’Israele, rappresentata da Simeone e Anna, figure della speranza fedele. Con il cantico di Simeone si afferma che Gesù è il Messia e la gloria di Dio: con lui la gloria divina entra nel Santuario. Questo significa che Gesù non solo porta la gloria di Dio, ma è la gloria di Dio, è Dio stesso presente in mezzo al suo popolo. Con la sua venuta, il tempo della Legge giunge al suo compimento: l’Angelo dell’Alleanza è entrato nel Tempio per donare lo Spirito, illuminare le nazioni e inaugurare il tempo nuovo della salvezza universale.

+Giovanni D’Ercole

9
don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

Email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
The ability to be amazed at things around us promotes religious experience and makes the encounter with the Lord more fruitful. On the contrary, the inability to marvel makes us indifferent and widens the gap between the journey of faith and daily life (Pope Francis)
La capacità di stupirsi delle cose che ci circondano favorisce l’esperienza religiosa e rende fecondo l’incontro con il Signore. Al contrario, l’incapacità di stupirci rende indifferenti e allarga le distanze tra il cammino di fede e la vita di ogni giorno (Papa Francesco)
An ancient hermit says: “The Beatitudes are gifts of God and we must say a great ‘thank you’ to him for them and for the rewards that derive from them, namely the Kingdom of God in the century to come and consolation here; the fullness of every good and mercy on God’s part … once we have become images of Christ on earth” (Peter of Damascus) [Pope Benedict]
Afferma un antico eremita: «Le Beatitudini sono doni di Dio, e dobbiamo rendergli grandi grazie per esse e per le ricompense che ne derivano, cioè il Regno dei Cieli nel secolo futuro, la consolazione qui, la pienezza di ogni bene e misericordia da parte di Dio … una volta che si sia divenuti immagine del Cristo sulla terra» (Pietro di Damasco) [Papa Benedetto]
And quite often we too, beaten by the trials of life, have cried out to the Lord: “Why do you remain silent and do nothing for me?”. Especially when it seems we are sinking, because love or the project in which we had laid great hopes disappears (Pope Francis)
E tante volte anche noi, assaliti dalle prove della vita, abbiamo gridato al Signore: “Perché resti in silenzio e non fai nulla per me?”. Soprattutto quando ci sembra di affondare, perché l’amore o il progetto nel quale avevamo riposto grandi speranze svanisce (Papa Francesco)
The Kingdom of God grows here on earth, in the history of humanity, by virtue of an initial sowing, that is, of a foundation, which comes from God, and of a mysterious work of God himself, which continues to cultivate the Church down the centuries. The scythe of sacrifice is also present in God's action with regard to the Kingdom: the development of the Kingdom cannot be achieved without suffering (John Paul II)
Il Regno di Dio cresce qui sulla terra, nella storia dell’umanità, in virtù di una semina iniziale, cioè di una fondazione, che viene da Dio, e di un misterioso operare di Dio stesso, che continua a coltivare la Chiesa lungo i secoli. Nell’azione di Dio in ordine al Regno è presente anche la falce del sacrificio: lo sviluppo del Regno non si realizza senza sofferenza (Giovanni Paolo II)
For those who first heard Jesus, as for us, the symbol of light evokes the desire for truth and the thirst for the fullness of knowledge which are imprinted deep within every human being. When the light fades or vanishes altogether, we no longer see things as they really are. In the heart of the night we can feel frightened and insecure, and we impatiently await the coming of the light of dawn. Dear young people, it is up to you to be the watchmen of the morning (cf. Is 21:11-12) who announce the coming of the sun who is the Risen Christ! (John Paul II)
Per quanti da principio ascoltarono Gesù, come anche per noi, il simbolo della luce evoca il desiderio di verità e la sete di giungere alla pienezza della conoscenza, impressi nell'intimo di ogni essere umano. Quando la luce va scemando o scompare del tutto, non si riesce più a distinguere la realtà circostante (Giovanni Paolo II)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

duevie.art

don Giuseppe Nespeca

Tel. 333-1329741


Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001.
Le immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione.
L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno insindacabilmente rimossi.