Mar 23, 2026 Scritto da 

Dare la vita e rapidamente tradire

(Gv 13,21-33.36-38)

 

«Darò la mia vita per te» - pur di comandare.

Il Signore desidera che ciascuno di noi commensali si ponga il quesito se per caso non siamo implicati in qualche tradimento.

Non per colpevolizzare e piantarsi lì, ma per incontrarci: ciascuno è ammiratore ‘e’ avversario del Maestro.

Siamo fulgore ‘e’ tenebra - fianchi compresenti, più o meno integrati; anche competitivi.

Aspetti che diventano come cibi da neonato, per ogni nuova ‘genesi’ - i quali una volta emersi possono diventare punti di forza.

La strada si blocca solo davanti alla persona che continua a farsi condizionare. Lì non si rivela nulla; non avverrà il prodigio della trasmutazione del nostro abisso.

 

La liturgia della Parola ci mette a contatto con un Gesù pervaso dal senso di debolezza; la sua solitudine si fa acuta.

In missione, anche noi siamo talvolta in balia dello sconforto: forse Dio ci ha ingannati, trascinandoci in una impresa assurda?

No, non siamo ingaggiati e abbandonati a una logica ignobile, a una generazione perversa: la stessa forza della Vita è disseminata di ‘pietre tombali’ ed ha varie facce. Influssi benefici.

Il cammino favorevole è spoglio di prestigio, di mansioni riconosciute e maestà: esse tendono a placarci, e non scavare.

Spesso sono proprio i disturbi che migliorano la capacità di giudizio.

Lo stillicidio può suscitare la Voce della parte più autentica di noi stessi; farsi ‘eco’ incisivo per ritrovarsi e completarsi - portando avanti il cuore pioniere, invece di trattenerlo.

La strada della prova e dello squilibrio ci desta dall’invecchiamento nocivo dello spirito. Recupera le energie contrarie, i versanti opposti, i desideri incompatibili, le passioni [alleate] cui non abbiamo dato spazio.

 

Anche nell’esperienza torturante del limite, Dio vuole raggiungere la nostra ‘semente’ variegata, affinché essa non si lasci depredare - neppure dallo sgomento di aver attinto insieme il «boccone» ed essere stati noi i traditori.

Nulla è invalidante.

 

C’è un solo ambito tossico, cronico, di morte, che annienta tutto e non ha insito nessun germe attivo: quello che offusca e detesta il cambiamento primario.

Lì l’orizzonte si stringe e rimane solo un baratro - o il blando che contagia per farci mollare e arretrare.

Restano infine solo le paure, le mezze scelte, le nevrosi tacitate dal compromesso che tenta di colmare il prezioso senso di vuoto.

La storia dell’incomprensibile solitudine del Cristo accanto al traditore e al rinnegato ci sta scritta nel cuore. È tutta realtà - ma per la salvezza, per una rinnovata intimità e convinzione.

La vocazione missionaria si spegne e ristagna solo nelle zavorre del calcolo e della mentalità comune - ove non si scuote (né tintinna) la nuda povertà dell’essere discorde che siamo.

 

Senza l’abbandono subìto, l’uomo non diventa universale, anzi tende ad attenuare i migliori strumenti della potenza di Dio.

Su quel terreno stepposo il Signore ci sta donando l’amicizia di uno spostamento di sguardo.

Senza l’inquietudine del turbamento profondo e umiliante, senza la consegna della propria umanità - nell’estrema debolezza - la nostra marionetta insoddisfatta indugia, accontentandosi.

Malgrado l’ammirazione per i valori, diviene anch’essa larva residuale. Una caricatura dell’essere che potevamo: donne e uomini dall’occhio contemplativo.

Compiuti a partire da dentro, come Gesù.

 

 

[Martedì Santo, 31 marzo 2026]

236 Ultima modifica il Martedì, 31 Marzo 2026 12:00
don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

In addition to physical hunger man carries within him another hunger — all of us have this hunger — a more important hunger, which cannot be satisfied with ordinary food. It is a hunger for life, a hunger for eternity which He alone can satisfy, as he is «the bread of life» (Pope Francis)
Oltre alla fame fisica l’uomo porta in sé un’altra fame – tutti noi abbiamo questa fame – una fame più importante, che non può essere saziata con un cibo ordinario. Si tratta di fame di vita, di fame di eternità che Lui solo può appagare, in quanto è «il pane della vita» (Papa Francesco)
The Eucharist draws us into Jesus' act of self-oblation. More than just statically receiving the incarnate Logos, we enter into the very dynamic of his self-giving [Pope Benedict]
L'Eucaristia ci attira nell'atto oblativo di Gesù. Noi non riceviamo soltanto in modo statico il Logos incarnato, ma veniamo coinvolti nella dinamica della sua donazione [Papa Benedetto]
Jesus, the true bread of life that satisfies our hunger for meaning and for truth, cannot be “earned” with human work; he comes to us only as a gift of God’s love, as a work of God (Pope Benedict)
Gesù, vero pane di vita che sazia la nostra fame di senso, di verità, non si può «guadagnare» con il lavoro umano; viene a noi soltanto come dono dell’amore di Dio, come opera di Dio (Papa Benedetto)
The locality of Emmaus has not been identified with certainty. There are various hypotheses and this one is not without an evocativeness of its own for it allows us to think that Emmaus actually represents every place: the road that leads there is the road every Christian, every person, takes. The Risen Jesus makes himself our travelling companion as we go on our way, to rekindle the warmth of faith and hope in our hearts and to break the bread of eternal life (Pope Benedict)
La località di Emmaus non è stata identificata con certezza. Vi sono diverse ipotesi, e questo non è privo di una sua suggestione, perché ci lascia pensare che Emmaus rappresenti in realtà ogni luogo:  la strada che vi conduce è il cammino di ogni cristiano, anzi, di ogni uomo. Sulle nostre strade Gesù risorto si fa compagno di viaggio, per riaccendere nei nostri cuori il calore della fede e della speranza e spezzare il pane della vita eterna (Papa Benedetto)
Romano Guardini wrote that the Lord “is always close, being at the root of our being. Yet we must experience our relationship with God between the poles of distance and closeness. By closeness we are strengthened, by distance we are put to the test” (Pope Benedict)
Romano Guardini scrive che il Signore “è sempre vicino, essendo alla radice del nostro essere. Tuttavia, dobbiamo sperimentare il nostro rapporto con Dio tra i poli della lontananza e della vicinanza. Dalla vicinanza siamo fortificati, dalla lontananza messi alla prova” (Papa Benedetto)
In recounting the "sign" of bread, the Evangelist emphasizes that Christ, before distributing the food, blessed it with a prayer of thanksgiving (cf. v. 11). The Greek term used is eucharistein and it refers directly to the Last Supper, though, in fact, John refers here not to the institution of the Eucharist but to the washing of the feet. The Eucharist is mentioned here in anticipation of the great symbol of the Bread of Life [Pope Benedict]
Narrando il “segno” dei pani, l’Evangelista sottolinea che Cristo, prima di distribuirli, li benedisse con una preghiera di ringraziamento (cfr v. 11). Il verbo è eucharistein, e rimanda direttamente al racconto dell’Ultima Cena, nel quale, in effetti, Giovanni non riferisce l’istituzione dell’Eucaristia, bensì la lavanda dei piedi. L’Eucaristia è qui come anticipata nel grande segno del pane della vita [Papa Benedetto]

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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don Giuseppe Nespeca

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