Feb 5, 2026 Scritto da 

Iniziazione alla Fede, nel vuoto dei sensi interiori

Stura le orecchie, affinché non restiamo sordi e balbuzienti

(Mc 7,31-37)

 

Lo sfondo del passo di Vangelo è il tema dell’iniziazione alla Fede, che investe i ‘sensi’ [interiori] i quali rischiano di spegnersi.

Anche ogni credente infatti corre il pericolo di affievolire la percezione, circoscrivere l’energia vitale, ridurre in modo drastico il rapporto con la realtà profonda, e l’orizzonte del suo cammino.

«Effatà» era una formula liturgica globalmente espressiva, impiegata dalle chiese primitive nel Battesimo.

L’itinerario inverosimile di Gesù (v.31) suggerisce quasi un suo essere restio a tornare indietro, trattenendosi piuttosto fra pagani. Perché?

Si rende conto che i “lontani” sembrano meno sordi alla Parola di Dio, rispetto alla gente d’Israele: hanno una coscienza ancora viva.

I seguaci non espongono messaggi autentici. Si mostrano intimi, però malgrado le apparenze non sanno ancora ascoltare.

Ciò per il fatto che le orecchie di alcuni di loro sono aperte alle sole furbizie: devono essere «sturate» senza troppi complimenti.

Infatti l’azione di Gesù è violenta [v.33 testo greco].

Gli apostoli ritenevano che il Tesoro di Dio fosse esclusivamente destinato agli “interni” - non ai popoli.

Ma il giovane Rabbi non vuole che il discepolo si rassegni, si ripieghi, si affezioni alla propria malattia.

Condizione di vita trasandata e vuota di senso, da cui i ‘padrini’ del Battesimo vorrebbero emanciparci (v.32a).

Sono i veri collaboratori del Messia, che gli portano un «sordo» [non muto ma] «balbuziente».

Cristo allora ci tira fuori, «in disparte» (v.33). Vuole separarci dal modo di ragionare attorno; distaccarci dagli obbiettivi qualunquisti.

«Apriti!» resta l’invito pressante a spalancare ancora nuovi percorsi: slacciare il dialogo, essere concreti e rispettosi, rimettere in causa la vita. Arricchendo se stessi e gli altri.

Unico ‘miracolo’ grande è dischiudere ogni persona alla percezione e comunicazione, prolungando l’Azione creatrice.

Perché cercando la verità nell’ascolto profondo, non si balbetta più.

Nella cultura semitica la ‘saliva’ [v.33: «e avendo sputato, toccò la sua lingua»] era considerata alito condensato.

Immagine dello stesso Spirito che libera da alienazioni - beninteso, non a partire da fuori.

Anche l’evangelizzazione deve configurarsi in tale concomitanza, solidale con la realizzazione, e impegnata nei processi; da dentro.

Così vivremo in modo fluente, e proclameremo la Buona Notizia in favore della nostra Felicità; trovando soluzioni inattese.

Purtroppo i discepoli più “stretti” continuavano a voler predicare il «Figlio dell’uomo» come «il» [quel] Messia che si attendevano (v.36).

Così però si turavano le orecchie e legavano la lingua, rattrappendo anima, spirito, e mani.

Nel Battesimo - al contrario - il Maestro e Signore ci abilita all’ascolto della «Parola» che si fa «evento», affinché facciamo risuonare agli altri quanto viene proclamato.

Attraverso questo dissigillo siamo stati costituiti credenti e profeti. Prima eravamo balbettoni.

 

L’attitudine del ‘figlio’? Spalancare l’anima al mondo.

E la missione della Chiesa non è quella di decidere tutto, bensì far udire e parlare. Senza l’a-priori di riferimenti inutili.

 

«Aprirci» resta la nostra Vocazione decisiva.

 

 

[Venerdì 5.a sett. T.O. 13 febbraio 2026]

211 Ultima modifica il Venerdì, 13 Febbraio 2026 11:59
don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

The mystery of ‘home-coming’ wonderfully expresses the encounter between the Father and humanity, between mercy and misery, in a circle of love that touches not only the son who was lost, but is extended to all (Pope John Paul II)
Il mistero del ‘ritorno-a-casa’ esprime mirabilmente l’incontro tra il Padre e l’umanità, tra la misericordia e la miseria, in un circolo d’amore che non riguarda solo il figlio perduto, ma si estende a tutti (Papa Giovanni Paolo II)
The image of the vineyard is clear: it represents the people whom the Lord has chosen and formed with such care; the servants sent by the landowner are the prophets, sent by God, while the son represents Jesus. And just as the prophets were rejected, so too Christ was rejected and killed (Pope Francis)
L’immagine della vigna è chiara: rappresenta il popolo che il Signore si è scelto e ha formato con tanta cura; i servi mandati dal padrone sono i profeti, inviati da Dio, mentre il figlio è figura di Gesù. E come furono rifiutati i profeti, così anche il Cristo è stato respinto e ucciso (Papa Francesco)
‘Lazarus’ means ‘God helps’. Lazarus, who is lying at the gate, is a living reminder to the rich man to remember God, but the rich man does not receive that reminder. Hence, he will be condemned not because of his wealth, but for being incapable of feeling compassion for Lazarus and for not coming to his aid. In the second part of the parable, we again meet Lazarus and the rich man after their death (vv. 22-31). In the hereafter the situation is reversed [Pope Francis]
“Lazzaro” significa “Dio aiuta”. Lazzaro, che giace davanti alla porta, è un richiamo vivente al ricco per ricordarsi di Dio, ma il ricco non accoglie tale richiamo. Sarà condannato pertanto non per le sue ricchezze, ma per essere stato incapace di sentire compassione per Lazzaro e di soccorrerlo. Nella seconda parte della parabola, ritroviamo Lazzaro e il ricco dopo la loro morte (vv. 22-31). Nell’al di là la situazione si è rovesciata [Papa Francesco]
Brothers and sisters, a frequent flaw of those in authority, whether civil or ecclesiastic authority, is that of demanding of others things — even righteous things — that they do not, however, put into practise in the first person. They live a double life. Jesus says: “They bind heavy burdens, hard to bear, and lay them on men’s shoulders; but they themselves will not move them with their finger (v.4). This attitude sets a bad example of authority, which should instead derive its primary strength precisely from setting a good example. Authority arises from a good example, so as to help others to practise what is right and proper, sustaining them in the trials that they meet on the right path. Authority is a help, but if it is wrongly exercised, it becomes oppressive; it does not allow people to grow, and creates a climate of distrust and hostility, and also leads to corruption (Pope Francis)
Fratelli e sorelle, un difetto frequente in quanti hanno un’autorità, sia autorità civile sia ecclesiastica, è quello di esigere dagli altri cose, anche giuste, che però loro non mettono in pratica in prima persona. Fanno la doppia vita. Dice Gesù: «Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito» (v.4). Questo atteggiamento è un cattivo esercizio dell’autorità, che invece dovrebbe avere la sua prima forza proprio dal buon esempio. L’autorità nasce dal buon esempio, per aiutare gli altri a praticare ciò che è giusto e doveroso, sostenendoli nelle prove che si incontrano sulla via del bene. L’autorità è un aiuto, ma se viene esercitata male, diventa oppressiva, non lascia crescere le persone e crea un clima di sfiducia e di ostilità, e porta anche alla corruzione (Papa Francesco)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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